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Il Giornale dell’Arte si rinnova, la sfida del nuovo direttore

Torino, 28 apr. (askanews) – Una storica rivista culturale italiana che si rinnova e guarda al futuro. Il Giornale dell’Arte, dopo l’acquisizione della casa editrice Allemandi da parte di Intesa Sanpaolo, ha iniziato un nuovo corso. “Il Giornale dell’Arte – ha detto ad askanews Michele Coppola, direttore Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo – è un fiore all’ochiello della storia, del percorso di crescita e di affermazione del ruolo della casa editrice Allemandi. Il Giornale dell’Arte è un luogo conosciuto e riconosciuto, è lo spazio fisico e anche il luogo ideale dove il dibattito e l’approfondimento delle più importanti notizie che riguardano l’arte, riguardano la cultura in Italia e non solo in Italia, trovano spazio e trovano casa. In queste prime settimane di lavoro congiunto abbiamo registrato una grande attenzione e una fortissima disponibilità intorno a questo nuovo percorso, intorno a questo secondo tempo del Giornale dell’Arte”.

Dopo la storica direzione di Umberto Allemandi, ora alla guida della rivista c’è Luca Zuccala, giornalista under 40 esperto di mostre e mercato. “Siamo certificatori di qualità – ha detto Zuccala ad askanews – siamo una rivista storicamente istituzionale dell’editoria culturale italiana e vogliamo sempre più esserlo. In che modo? Occupandoci del patrimonio culturale italiano, di restauro, archeologia, insomma tutte quelle che sono le peculiarità italiane e la forza dell’italianità, ma poi c’è tutto quello che è l’internazionale, le nuove geografie del mondo, dal Sud America all’estremo Oriente, al vicino Oriente, all’Africa e tutto quello che è il mercato dell’arte”.

Il mercato ha un peso importante, ma lo sguardo della rivista è più ampio e articolato. “Vediamo il mercato dell’arte, l’economia dell’arte anche come stimolo e facilitatore di un afflato, di una portata culturale – ha aggiunto il direttore -. Vediamo le grandi gallerie che riescono a compensare tutto quello che per esempio uno Stato non fare e non può dare: penso alle grandi case d’asta Sotheby’s e Christie’s a Londra che in alcune grandi aste hanno fatto conoscere tutto quello che è il Novecento italiano, con grandi opere di Fontana, di Morandi, di Burri e Kounellis e quant’altro”.

La nuova direzione ha anche il mandato di guardare alle nuove tecnologie e alle forme di comunicazione digitale. Ma come intende muoversi in questo senso il direttore? “Potenziare e implementare tutto quello che è la portata digitale dell’istituzione Giornale dell’Arte – ci ha risposto Luca Zuccala – e tutto quello che sono i social media. Si conciliano redazione online e redazione cartacea e si mettono a terra tutti quelli che sono gli strumenti che 43 anni fa, quando nato il Giornale dell’Arte, non esistevano, quindi si sta al passo coi tempi e si cerca di prevedere dove sta andando il mondo dell’informazione culturale”.

La sfida, come si vede è interessante; il mondo della cultura è cambiato profondamente e continua a evolversi, lo stesso sono chiamati a fare coloro i quali lo osservano e lo raccontano.

Il Conclave, come cambia la formula "extra omnes" nell’era digitale

Città del Vaticano, 28 apr. (askanews) – La formula dell’ “Extra omnes”, o del “Fuori tutti” in italiano, segnerà l’inizio ufficiale del prossimo Conclave per elezione del successore di papa Francesco, è sarà pronunciata nel pomeriggio di mercoledì 7 maggio dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, mons. Diego Ravelli. Un’antichissima formula, (tra le più note e conosciute del Conclave fino ad entrare a far parte del gergo comune) che trae la sua origine nel 1270, in occasione dell’elezione di papa Gregorio X a Viterbo. All’epoca, gli abitanti della città laziale, per garantire una elezione libera, rinchiusero i cardinali all’interno del palazzo papale, scoperchiando letteralmente il tetto per assicurarsi che nessuno potesse influenzarli dall’esterno. Ma nel 2025, con i satelliti di magnati e governi che affollano l’orbita geostazionaria della terra e, più prosaicamente, l’evolversi di telefoni cellulari e dispositivi elettronici di vario genere e tra i più sofisticati, l’antica formula assumerà tutto un altro senso e dimensione.

Oggi stesso, nel giorno dell’annuncio nella data di inizio Conclave, la cosa è emersa, spiegando il possibile perché della scelta del 7 maggio, cioè due giorni dopo il termine dei Novendiali.

Gli esperti del settore sottolineano che quelle intraprese in Vaticano per granatire la massima segretezza del Conclave saranno vere e proprie “misure antispionaggio” con l’intero apparato del Vaticano, e in particolare nella Cappella Sistina, chediverrà un vero e proprio “bunker digitale”, nel tentativo di renderlo impenetrabile a qualsiasi intrusione, non solo fisica ma soprattutto elettronica. Riguardo a quest’ultimo aspetto, ad esempio, sono in atto operazioni di bonifica e l’uso di jammer, dispositivi che disturbano le comunicazioni cellulari con l’esterno.

Come già per gli ultimi due Conclave i cellulari e i dispositivi portatili, dovranno essere consegnati dai porporati prima di entrare nella Sistina mentre i luoghi dove risiederanno (certamente Casa Santa Marta e l’attigua Santa Marta vecchia) verranno sigillate e ogni finestra verrà oscurata, impedendo il contatto con il mondo esterno oltre che una vera e propria bonifica ambientale per escludere la presenza di microspie, dispositivi di trasmissione o strumenti di intercettazione di vario genere.

Nato, Rutte: a 70 anni adesione Germania potenza leader in Europa

Milano, 28 apr. (askanews) – Una cerimonia a Bruxelles che ha segnato un traguardo estremamente importante: il 70esimo anniversario dell’adesione della Germania alla NATO. Evidenziando i significativi contributi tedeschi all’Alleanza, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha chiamato a riflettere sul ruolo di Berlino e della Germania riunita rispetto alla sicurezza comune, e ha detto: “Oggi la Germania può contare su 31 amici e alleati, e noi possiamo contare sulla Germania”.

La spesa per la difesa della Germania è aumentata al 2% del PIL ed è il più grande contributore europeo agli aiuti militari per l’Ucraina. “Oggi, la Germania è una potenza leader in Europa e una forza trainante nella NATO, contribuendo in modo significativo alla nostra sicurezza condivisa. Con truppe lungo la parte orientale della nostra Alleanza, jet che pattugliano i cieli del Baltico e navi che proteggono le principali linee di rifornimento e le infrastrutture critiche nel Mar Baltico”, ha aggiunto Rutte.

Il presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier ha sottolineato l’urgenza di mantenere la forza della NATO: la Germania ha mobilitato 500 miliardi di euro per i prossimi 12 anni per rafforzare le sue forze armate. E come ha promesso Steinmeier, Berlino continuerà a essere il più forte sostegno dell’Ucraina in Europa, per la sua libertà, la sua sovranità e il suo futuro europeo. Steinmeier ha pure sottolineato l’importanza dei principi della NATO e la necessità di un’Europa e di un Nord America forti per garantire la sicurezza futura. E ha inoltre elogiato il generale italoamericano Chris Cavoli (SACEUR), comandante supremo alleato in Europa e comandante delle forze USA nel vecchio continente, definendolo tra l’altro “una forza trainante”.

E ha annunciato l’intenzione di rendere la Germania con la sua infrastruttura la spina dorsale della difesa convenzionale in Europa: il fatto che il Parlamento tedesco abbia mobilitato, con un ampio consenso super partes, 500 miliardi di euro nei prossimi 12 anni dovrebbe dimostrare la serietà tedesca al riguardo, ha detto. Poi ricordando le origini della Nato, nel Novecento, Steinmeier ha aggiunto: “Nessuno, neppure gli Stati Uniti non sarebbero in grado di creare una tale alleanza di nuovo nel XXI secolo. Ma tutti noi, anche i più forti, avranno bisogno di alleati in questo XXI secolo. Quindi assicuriamoci di ricordare cosa c’è in gioco”.

Teatro, riparte da Forlì la tournée de I Tre Moschettieri-Opera Pop

Roma, 28 apr. (askanews) – Dopo il successo della prima stagione teatrale, con oltre 30.000 bliglietti venduti, riparte da Forlì, l’11 ottobre 2025, la tournée de “I Tre Moschettieri – Opera Pop”, la nuova versione musicale italiana del più celebre romanzo di Alexandre Dumas prodotta da Stefano Francioni e dal Teatro Stabile d’Abruzzo, (di cui è direttore artistico Giorgio Pasotti). Un’occasione per vivere, in un live, una storia senza tempo dove i tre protagonisti portano in scena tutta la potenza del loro legame. Dopo Forlì lo spettacolo arriverà nei più importanti teatri italiani a: Catanzaro, Livorno, Genova, Firenze, Padova, Torino, Pescara, Bari, Roma, Milano. (Dal 28 aprile sarà possibile acquistare i biglietti su TicketOne).

Sempre dal 28 aprile sarà finalmente disponibile negli store digitali e su tutte le piattaforme di streaming “12 Diamanti”, la prima compilation di brani estratti dallo spettacolo.

“Tutti per uno, uno per tutti!”, il motto simbolo di un’amicizia incorruttibile, si rinnova in questo spettacolo in cui musica, prosa e danza si intrecciano in un racconto coinvolgente e emozionante con Giò Di Tonno, Vittorio Matteucci, Graziano Galatone nei ruoli di Athos, Porthos e Aramis e il tocco innovativo ed elegante di Giuliano Peparini al quale sono affidate la direzione artistica e la regia. Le coreografie sono curate da Veronica Peparini e Andreas Müller con la partecipazione degli allievi della Peparini Academy, la preparazione dei duelli è del maestro d’armi Renzo Musumeci Greco, i testi sono scritti da Alessandro Di Zio e le musiche composte da Gio’ Di Tonno, gli arrangiamenti sono di Giò Di Tonno e Giancarlo Di Maria che ha curato anche le orchestrazioni.

Lo spettacolo inizia prima dello spettacolo in una fabbrica di scatoloni dove il tempo è scandito dalla monotonia delle azioni da compiere giorno dopo giorno. In questo luogo si intravede un libro dimenticato o forse lasciato lì da qualcuno volontariamente. Un lavoratore lo prende, lo apre e, incuriosito, inizia a leggere appassionandosi subito alla storia e a ciò che questo libro rappresenta, un oggetto sempre più raro in un’epoca dove tutto si smaterializza. La sua voce che legge attira anche gli altri lavoratori che, via via, diventano i personaggi della storia catapultando lo spettatore nella Parigi dell’800.

Giuliano Peparini racconta il suo intento artistico: “Se devo affrontare un argomento storico o mettere in scena la vita di personaggi la cui azione si svolge in un’epoca passata, penso sempre a come farla risuonare nella nostra epoca e a come potrebbe raggiungere il pubblico di oggi. È il caso di Alexandre Dumas, autore e romanziere la cui forza supera il passare del tempo. L’amicizia, le differenze tra classi sociali, l’onore, la vendetta, i segreti e la seduzione sono al centro del romanzo ‘I Tre Moschettieri’ e sono temi ancora attuali nel XXI secolo. Ciò che personalmente mi colpisce dei personaggi di Dumas è il loro modo di crescere ed evolvere continuamente di fronte agli eventi che affrontano. In particolare, un giovane come D’Artagnan che cerca di trovare la sua identità e un posto nel mondo, è di grande attualità per i nostri giovani, una generazione che mette fortemente in discussione i suoi riferimenti e modelli”.

“Considero I Tre Moschettieri l’inizio di una nuova vita artistica che mi vedrà sempre più impegnato come compositore – ha detto Giò Di Tonno – ho messo tutto me stesso in questo progetto che finalmente vede la luce”.

Il trionfo dell’amicizia, ma anche il trionfo del potere e dell’ambizione in questa storia senza tempo dove “buoni” e “cattivi” combattono una lotta quasi archetipica mettendo al centro valori quali onore, fedeltà, onestà, troppo spesso messi in crisi dal mito dell’uomo contemporaneo e che i tre moschettieri portano fieri sulla punta delle loro spade. Accanto all’amicizia trova spazio anche l’amore, motore di ogni azione che qui si sublima nell’incontro tra D’Artagnan e Costanza, un amore che verrà spezzato dalla sete di vendetta dell’altra protagonista femminile, la perfida Milady.

Tennis, Atp Madrid: Arnaldi agli ottavi

Roma, 28 apr. (askanews) – Continua il cammino di Matteo Arnaldi al Masters 1000 di Madrid. Dopo la vittoria su Djokovic, il ligure ha eliminato anche il bosniaco Damir Dzumhur, staccando così il pass per gli ottavi di finale. Una buona prova del n. 44 al mondo che ha chiuso con il punteggio di 6-3, 6-4 in poco meno di due ore di gioco. Alcuni alti e bassi (soprattutto per numero di prime messe in campo), ma grande solidità nei momenti decisivi da parte di Arnaldi che ha indirizzato la partita dal 3-3 del primo set con una serie di cinque giochi consecutivi vinti. Il break decisivo per il parziale e un altro per indirizzare il secondo set. Poi dal 3-2 del secondo parziale il “buio”, a causa di un problema di energia elettrica alla Caja Magica. Un match concluso senza immagini televisive e senza l’ausilio della tecnologia, con il giudice di sedia Lahyani che non ha avuto a disposizione l’occhio di falco nei game finali.

Bce, De Guindos: dati inflazione positivi, frenata proseguirà

Roma, 28 apr. (askanews) – Sull’inflazione, alla Bce “i dati che abbiamo adesso sono positivi e ci attendiamo che il processo disinflazionistico prosegua”. Lo ha affermato il vicepresidente dell’istituzione monetaria, Luis de Guindos durante un’audizione al Parlamento europeo.

De Guindos ha ribadito che in questa fase di elevata incertezza l’istituzione mantiene un approccio decisionale basato sui dati, in cui le scelte vengono compiute “volta per volta” dal Consiglio direttivo, senza vincolarsi a un percorso predeterminato sui tassi.

Spagna, De Guindos: possibili problemi su Atm, Bce valuta ricadute

Roma, 28 apr. (askanews) – La Banca centrale europea sta monitorando la situazione in Spagna per verificare se vi siano problemi sul funzionamento dei terminali automatici per la distribuzione di banconote a seguito del blackout che ha colpito il Pese. Lo ha riferito il vicepresidente dell’istituzione, lo spagnolo Luis de Guindos durante un’audizione al Parlamento europeo.

“Non ho maggiori informazioni da darvi se non il fatto che anche io ho cercato di chiamare a casa e non ci sono riuscito: le reti i mobili non funzionano e non ho potuto collegarmi. Presumo che ci siano problemi anche con gli Atm in Spagna”, ha detto. “Di sicuro valuteremo le potenziali conseguenze del backout, perché dobbiamo imparare delle distorsioni per il futuro”.

Bce, De Guindos: a rischio investimenti imprese e spese consumi

Roma, 28 apr. (askanews) – I dati più recenti “suggeriscono che l’attività economica dell’area euro sia stata modesta nel primo trimestre. Tuttavia i rischi si sono intensificati a seguito di incertezza eccezionale, ampiamente correlata al commercio” e ai dazi. Lo ha afferma il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos nelle sue dichiarazioni iniziali durante un’audizione al Parlamento europeo sul rapporto annuale dell’istituzione.

“Ora gli esportatori dell’area euro fronteggiano nuove barriere, mentre è probabile che le tensioni nei mercati finanziari e geopolitiche pesino sugli investimenti delle imprese. In questo contesto – ha proseguito – i consumatori potrebbero diventare più cauti sul futuro e limitare le spese”. (fonte immagine: ECB 2025).

Su Rai3, Radio2 e RaiPlay il "Concertone" del Primo Maggio

Roma, 28 apr. (askanews) – Appuntamenti istituzionali, ampi spazi informativi e la lunga diretta del tradizionale concerto da Piazza San Giovanni in Laterano a Roma per celebrare la Festa dei Lavoratori con una maratona di musica, impegno e spettacolo. “Uniti per un lavoro sicuro” è lo slogan scelto dai Sindacati per questo 1° Maggio, dedicato al tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I segretari generali saranno presenti in tre diverse manifestazioni che si svolgeranno a Roma (intervento del segretario generale CGIL Maurizio Landini), a Casteldaccia in provincia di Palermo (Intervento della segretaria generale CISL Daniela Fumarola) e a Montemurlo in provincia di Prato (intervento del segretario generale UIL Pierpaolo Bombardieri). Le tre diverse località sono state scelte in ricordo dei tragici infortuni verificatisi in alcuni siti di quei territori e divenuti, poi, per certi aspetti, un simbolo del dramma delle morti sul lavoro.

Si comincia su Rai 3 dove, dalle 12 alle 13 sarà trasmessa in diretta, a cura del Tg3, la manifestazione unitaria dei sindacati confederali che si svolgerà rispettivamente e contemporaneamente dalle piazze di Roma, Casteldaccia (PA) e Montemurlo (PO) sui temi del Primo Maggio 2025 con gli interventi dei leader sindacali e le voci del corteo. Anche Rai News darà ampia copertura alle varie iniziative previste su tutto il territorio nazionale. In particolare, seguirà in diretta, con ampie finestre sul canale televisivo, le manifestazioni organizzate dai sindacati: a Roma con il segretario generale della Cgil, a Casteldaccia con il segretario generale della Cisl e a Prato con il segretario generale della Uil. Nel pomeriggio filo diretto con il Concerto di Piazza San Giovanni. Ospiti in studio e inviati animeranno la diretta con spazi dedicati alla musica e alle interviste con gli artisti che si alterneranno sul palco. Il Concerto verrà anche trasmesso integralmente in streaming sul sito web www.rainews.rai.it. Il Giornale Radio Rai seguirà come sempre il Primo Maggio sia nella parte musicale che negli appuntamenti sindacali. A seguire il Concertone con servizi e collegamenti nelle varie edizioni del GR, ma anche nei programmi di Rai Radio1 per tutto l’arco della giornata, ci sarà l’inviata Marcella Sullo. Invece i giornalisti dell’economico seguiranno i leader sindacali nei loro interventi programmati nei luoghi scelti da Cgil, Cisl e Uil.

Sulla piattaforma RaiPlay il Concertone sarà integralmente visibile in diretta. Inoltre, le clip di tutte le esibizioni musicali, dei momenti più emozionanti e delle interviste realizzate nel backstage, saranno pubblicate in tempo reale. Anche le altre testate televisive e radiofoniche proporranno spazi e approfondimenti sui temi del lavoro e sulle manifestazioni che si svolgeranno in tutta Italia. Poi, la lunga diretta dedicata al Concerto del Primo Maggio, promosso da Cgil, Cisl e Uil e giunto alla 35ma edizione, organizzato da iCompany, con la direzione artistica di Massimo Bonelli e la regia di Fabrizio Guttuso Alaimo. Un appuntamento che dal 1990 raduna a Piazza San Giovanni decine di artisti e migliaia di spettatori per uno degli eventi musicali più seguiti dal pubblico. Quasi nove ore di musica ma anche il tema dei diritti, come da tradizione.

Saranno Ermal Meta, Noemi e BigMama a condurre il Concertone, ai quali si affiancherà per una serie di incursioni il professore star dei social Vincenzo Schettini, che sarà trasmesso da Rai 3, RaiPlay, Rai Italia e Rai Radio2 dalle 15 a mezzanotte. Su RaiPlay Sound, oltre alla diretta radiofonica, sarà possibile riascoltare il Concertone on demand. Sulla piattaforma radio, inoltre, saranno presenti tantissimi contenuti Original e documentari a tema.

Su Rai 3 si parte con l’anteprima (dalle 15.15 alle 16.30), poi con la prima parte del concerto (dalle 16.30 alle 19), la seconda parte (dalle 20 alle 21) e si conclude con la terza parte (dalle 21.05 alle 24.15).

La lineup del Primo Maggio di Roma attraversa generazioni e generi diversi che si intrecciano, creando un mosaico sonoro che riflette l’Italia di oggi, uno spaccato autentico e contemporaneo della nuova scena d’autore italiana, in cui convivono anime pop, elettroniche, urban, cantautorali e rock. Sul palco, in ordine alfabetico: Achille Lauro, Alfa, Andrea Cerrato, Anna and Vulkan, Anna Carol, Anna Castiglia, Arisa, Bambole di Pezza, Brunori Sas, Carl Brave, Centomilacarie, Dente, Ele A, Elodie, Eugenio in Via di Gioia, Federica Abbate, Franco126, Fulminacci, Gabry Ponte, Gaia, Gazzelle, Ghali, Giglio, Giorgia, Giorgio Poi, Giulia Mei, i Benvegnù, Il Mago del Gelato, Joan Thiele, Legno & Gio Evan, Leo Gassmann, Luchè, Lucio Corsi, Mimì, Mondo Marcio, Orchestraccia ft. Mundial, Patagarri, Pierdavide Carone, Rocco Hunt, Senhit, Serena Brancale, Shablo con special guests, The Kolors, Tredici Pietro.

Grande black-out elettrico in Spagna e Portogallo

Roma, 28 apr. (askanews) – Un blackout elettrico ha colpito oggi tutta la penisola iberica. Lo ha riferito Red Eléctrica (Ree), l’azienda che gestisce la distribuzione, aggiungendo che l’anomalia coinvolgerebbe anche altri paesi europei.

Sul proprio account X, Ree ha fatto sapere di aver attivato i piani per ripristare la fornitura di energia elettrica, in collaborazione con le aziende del settore, e che “si stanno analizzando le cause e si stanno dedicando tutte le risorse disponibili per risolvere il problema”.

Il blackout ha provocato gravi disagi nelle città spagnole: a Madrid, gli agenti di mobilità sono stati dispiegati per regolare manualmente il traffico, con i semafori fuori servizio. La situazione si sovrappone a una sciopero dei lavoratori della manutenzione semaforica iniziato oggi, che, secondo il delegato municipale Borja Carabante, avrebbe dovuto avere “scarsa ripercussione”. Negli ospedali, le sale operatorie sono alimentate da generatori elettrici. Anche i trasporti pubblici sono fermi. All’aeroporto di Lisbona, in Portogallo, è grande la confusione di migliaia di passeggeri, secondo quanto riportato da El Pais.

Ucraina, la Russia annuncia una tregua da mezzanotte dell’8 fino all’11 maggio

Roma, 28 apr. (askanews) – Il Cremlino ha annunciato che oggi che la Russia osserverà un cessate il fuoco in Ucraina dalla mezzanotte dell’8 maggio alla mezzanotte dell’11 maggio, a cavallo del 9 maggio, quando la Federazione Russa celebra il Giorno della Vittoria, la sconfitta del nazismo e la fine della Seconda guerra mondiale che Mosca chiama la Grande Guerra Patriottica.

“Per decisione del Comandante in Capo Supremo delle Forze Armate russe Vladimir Putin, basata su considerazioni umanitarie, durante i giorni dell’80esimo anniversario della vittoria – dalla mezzanotte dell’8 maggio alla mezzanotte dell’11 maggio – la parte russa dichiara un cessate il fuoco. Tutte le azioni militari sono sospese per questo periodo”, ha dichiarato il Cremlino in una nota.

La Russia ritiene che la parte ucraina debba seguire questo esempio e, in caso di violazioni del cessate il fuoco da parte ucraina, le forze armate russe forniranno una risposta adeguata ed efficace, si legge nella nota.

“La parte russa dichiara ancora una volta la sua disponibilità a colloqui di pace senza precondizioni, volti a eliminare le cause profonde della crisi ucraina e a un’interazione costruttiva con i partner internazionali”, si legge in una nota del Cremlino.

Lucio Corsi, Elodie e Achille Lauro sul palco del Primo maggio

Milano, 28 apr. (askanews) – Lucio Corsi, Elodie e Achille Lauro sono fra gli artisti che saliranno sul palco del Concerto del Primo maggio di Roma, in piazza San Giovanni, promosso da Cgil, Cisl e Uil e organizzato da iCompany con la direzione artistica di Massimo Bonelli e la regia di Fabrizio Guttuso Alaimo.

Una maratona di musica, impegno e spettacolo sotto lo slogan “Uniti per un lavoro sicuro”, per un Primo maggio dedicato al tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

A presentare e guidare il lungo spettacolo musicale, al via dalle 13.30 per oltre 10 ore di musica dal vivo, Noemi, Ermal Meta e Bigmama ai quali si affiancherà per una serie di incursioni il professore star dei social Vincenzo Schettini. Il Concertone sarà come sempre a libero accesso e sarà trasmesso in diretta su Rai 3 e Rai Radio2 e in onda su RaiPlay e Rai Italia.

La lineup attraversa gusti di diverse generazioni e sonorità di ogni genere interpretati da oltre 50 artisti e artiste; oltre ai già citati Lauro, Elodie e Corsi, si esibiranno Alfa, Andrea Cerrato, Anna and Vulkan, Anna Carol, Anna Castiglia, Arisa, Bambole di Pezza, Brunori Sas, Carl Brave, Centomilacarie, Dente, Ele A, Eugenio in Via di Gioia, Federica Abbate, Franco126, Fulminacci, Gabry Ponte, Gaia, Gazzelle, Ghali, Giglio, Giorgia, Giorgio Poi, Giulia Mei, i Benvegnù, Il Mago del Gelato, I Patagarri, Joan Thiele, Legno & Gio Evan, Leo Gassmann, Luchè, Mimì, Mondo Marcio, Orchestraccia ft. Mundial, Pierdavide Carone, Rocco Hunt, Senhit, Serena Brancale, Shablo con special guests, The Kolors, Tredici Pietro.

L’opening dalle 13.30 vedrà sul palco Cyrus, Cosmonauti Borghesi, Joao Ratini, SOS – Save Our Souls, Vincenzo Capua e i 3 vincitori del contest 1mnext cordio, Dinìche e Fellow per la sfida finale.

Difesa, Germania chiede clausola nazionale sospensione Patto Ue conti

Roma, 28 apr. (askanews) – La Germania ha inviato alla Commissione europea una richiesta di attivazione della clausola nazionale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita per effettuare maggiori spese in difesa e armamenti. Lo ha confermato un portavoce della commissione Ue, Balazs Ujvari. precisando che al momento la Germania è l’unico paese ad aver presentato questo tipo richiesta, ma che “diversi altri Paesi stanno lavorando” in stretto contatto di Bruxelles a ipotesi simili.

La Commissione aveva presentato una proposta in cui auspicava che i Paesi si muovessero in maniera coordinata su questo versante, presentanto richieste sulla clausola nazionale di sospensione nel termine non perentorio di fine aprile. Il portavoce ha ribadito che i Paesi potranno formulare eventuali domande anche successivamente.

“I linea di principio i Paesi possono farlo in qualunque momento”, ha detto. Ma dato che si puntava a una manovra coordinata “noi speriamo, eravamo dell’idea di avere per fine aprile. L’indicazione per ora è che molti stanno lavorando ma se una richiesta arriva qualche giorno dopo non è un problema. Per ora ci sta una richiesta”, ha detto, sempre in riferimento a quella tedesca “ma la situazione potrebbe cambiare nelle prossime ore e giorni”.

Secondo la Commissione “la situazione non è cambiata nell’ultimo mese: stiamo fronteggiando una minaccia esterna senza precedenti. E per questo a marzo abbiamo lanciato l’iniziativa RearmEU, per dare più spazio di bilancio ai Paesi per preparare le spese in difesa. In questo ambito abbiamo proposto di attivare collettivamente le clausole nazionali con un termine ‘soft'”, ha detto ancora il portavoce.

Mattarella: la cultura ha una forza immane, porta al dialogo e alla pace

Roma, 28 apr. (askanews) – “La cultura ha una forza immane. Ci conduce sulla strada della conoscenza, del confronto, del dialogo, della crescita”. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale una delegazione del Fondo per l’ambiente italiano (Fai) in occasione del 50esimo anniversario.

La cultura conduce al “rispetto delle identità di ciascuno” e alla “costruzione di identità condivise e comuni. E’ quella che si chiama civiltà, che genera capitale sociale, incontro, pace, sviluppo: unisce la nostra identità europea”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Mattarella ha aggiunto: “Destino dell’uomo e destino dell’ambiente non sono mai stati così strettamente connessi. Voi lo sapete bene perché, in questi decenni di attività, avete preso in carico parti del territorio, le avete risanate e siete riusciti a ricostruire oasi di sostenibilità, vivibilità – ha aggiunto -. Non si tratta di imbalsamare luoghi, bensì di mettere a disposizione della comunità risorse che si rischia di disperdere se non più valorizzate”.

Ue, Conte: governo Meloni ha grave responsabilità storica su riarmo

Roma, 28 apr. (askanews) – “Finita la falsa retorica di pace di questi giorni, si torna alla cruda realtà dei fatti e delle decisioni. Il Governo Meloni si è assunto una gravissima responsabilità storica, mettendo la firma sulla fine dell’Europa di pace costruita in questi anni”. Lo scrive su Facebook il presidente del M5s, Giuseppe Conte.

“Poco fa la Germania ha annunciato l’attivazione della clausola e della relativa richiesta a Bruxelles per andare oltre i vincoli europei di bilancio per armi e nuove spese militari. Pensate: con i sondaggi che accreditano gli estremisti di destra come primo partito, la Germania potrà riarmarsi senza più limiti, stracciando via quel che è stato sin qui il mercato unico europeo, gli equilibri e le simmetrie perseguiti in tutti questi anni- prosegue Conte -. Tutto questo grazie alla furba complicità di Meloni, Tajani e Crosetto, che hanno realizzato un capolavoro: hanno premuto in Europa per far spendere ai singoli Stati di più in armi e hanno esultato quando Bruxelles ha detto sì a questa possibilità. Parliamo della stessa Meloni che due anni fa ha invece firmato l’accordo franco-tedesco per i vincoli europei e i tagli su sanità, scuola, infrastrutture, imprese e lavoro. Un disastro a danno dei cittadini: risponderanno alla storia di questa pericolosa strategia di riarmo a spese dei diritti e delle emergenze economiche e sociali delle persone. Pericolosi e irresponsabili!”.

Engineering: si è dimesso Ceo Ibarra, Bisio al suo posto

Milano, 28 apr. (askanews) – Maximo Ibarra, Ceo di Engineering dal 2021, si è dimesso per motivi personali con effetto a partire da oggi 28 aprile. Il Cda di Engineering ha nominato nuovo Ceo del gruppo Aldo Bisio con decorrenza dallo stesso giorno.

Aldo Bisio, laureato in ingegneria meccanica, ha ricoperto il ruolo di Ad di Vodafone Italia e di group chief commercial officer. In precedenza, è stato Ad e dg del gruppo Ariston e direttore generale di Rcs Quotidiani.

La decisione di Ibarra arriva dopo la presentazione dei risultati finanziari che confermano il percorso di crescita degli ultimi anni, registrando un significativo incremento organico dell’Ebitda e di tutti gli indicatori di performance.

“Nel prendere atto della decisione di Maximo Ibarra, desidero esprimere a nome degli azionisti, Bain Capital e Renaissance Partners, del Consiglio di Amministrazione e mio personale, la più sincera gratitudine per il contributo straordinario che ha offerto alla crescita di Engineering. Auguro a Maximo i migliori successi per il futuro e lo ringrazio per la dedizione, la responsabilità e la collaborazione dimostrate in questi anni. Al contempo, rivolgo un caloroso benvenuto ad Aldo Bisio, certo che saprà guidare Engineering in una nuova fase di sviluppo e innovazione”, ha dichiarato il presidente del Cda Gaetano Miccichè.

“È stato un onore e un privilegio guidare Engineering in questi quattro anni di profonda trasformazione. Negli ultimi mesi ho maturato la volontà di prendermi del tempo per valutare nuovi progetti professionali e avviare una nuova fase della mia carriera. Lascio ora il timone ad Aldo, convinto che rappresenti la scelta migliore per questa nuova fase di Engineering. Da parte mia, come richiesto dall’azienda, ho dato la disponibilità a rimanere nel Gruppo fino al prossimo 1 settembre per garantire un efficace e completo passaggio di consegne. Continuerò, inoltre, ad essere un investitore in Engineering, fiducioso del percorso dei prossimi anni grazie alla solidità delle sue ambizioni e dei suoi valori”, ha detto Maximo Ibarra.

L’omaggio di 110 cardinali alla tomba del Papa a Santa Maria Maggiore

Roma, 28 apr. (askanews) – Pi di 110 i cardinali a Roma hanno reso omaggio alla tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore.

I porporati, presieduti dal cardinale Rolandas Makrickas, sono arrivati nella basilica mariana colma di fedeli passando per la Porta Santa.

Al via alla Corte Onu le udienze sugli obblighi di Israele in Palestina

Roma, 28 apr. (askanews) – La Corte internazionale di giustizia ha aperto oggi i lavori delle udienze pubbliche in programma fino al prossimo 2 maggio sugli obblighi di Israele in relazione alla presenza e alle attività delle Nazioni Unite, di altre organizzazioni internazionali e di Stati terzi nel Territorio Palestinese Occupato. Nel corso dei cinque giorni di udienze, stando al calendario diffuso dalla stessa Corte, interverranno 40 Stati e quattro organizzazioni internazionali.

Le udienze si tengono dopo che l’Assemblea generale Onu ha adottato, lo scorso dicembre, una risoluzione in cui si chiede alla Corte un parere consultivo su quali siano “gli obblighi di Israele, in quanto potenza occupante e membro delle Nazioni Unite, riguardo alla presenza e alle attività delle Nazioni Unite, comprese le sue agenzie e le sue organizzazioni, e di altre organizzazioni internazionali e Stati terzi, nel Territorio Palestinese Occupato”. Risoluzione presentata dalla Norvegia dopo la decisione di Israele di vietare all’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) di operare nei territori controllati da Israele.

Canada oggi al voto, è sfida tra liberali e conservatori

Roma, 28 apr. (askanews) – I cittadini del Canada si recheranno oggi alle urne per l’elezione federale anticipata dei nuovi membri del Parlamento che, secondo gli ultimi sondaggi, vedranno il Partito Liberale del primo ministro Mark Joseph Carney e i Conservatori di Pierre Poilievre contendersi la vittoria. I seggi in palio sono 343.

Le prime urne apriranno alle 7:30 locali (le 14:30 in Italia), le altre a distanza di un’ora circa; mentre tutti i seggi saranno chiusi per le 22. I primi risultati saranno pubblicati poco dopo le 19, quando si concluderanno le votazioni nelle quattro province atlantiche, che rappresentano poco meno del 10% dei seggi in gioco. La stragrande maggioranza dei risultati sarà pubblicata alle 21:30 locali, ora in cui si concluderanno le votazioni nella maggior parte del Paese, compresi Ontario e Quebec, dove i seggi sono più numerosi. L’esito delle elezioni potrebbe essere noto poco dopo l’inizio della trasmissione dei risultati.

Il voto arriva in un contesto di forti tensioni politiche e segue le dimissioni dell’ex primo ministro Justin Trudeau all’inizio di quest’anno. I primi sondaggi di gennaio mostravano i Liberali in svantaggio rispetto ai Conservatori di oltre 20 punti, ma da allora la corsa si è inasprita. Un recente sondaggio di Leger Marketing ha collocato i Liberali al 43% dei consensi, di poco avanti ai Conservatori (39%), con Carney in vantaggio di 10 punti come primo ministro preferito. Le restrizioni commerciali sui beni canadesi imposte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la sua controversa proposta di annettere il Canada come 51esimo stato americano hanno contribuito ad aumentare l’incertezza nella corsa.

Il voto anticipato ha registrato una partecipazione record, con 7,3 milioni di canadesi che hanno votato tra il 18 e il 21 aprile, con un aumento del 25% rispetto ai 5,8 milioni di voti anticipati del 2021. Elections Canada ha registrato un’elevata affluenza in tutte le province, a dimostrazione di un elevato coinvolgimento in quella che potrebbe essere una delle elezioni più importanti degli ultimi decenni nel Paese.

Trump ha detto che Zelensky è disposto a cedere la Crimea

Roma, 28 apr. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha detto di ritenere che il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky sia disposto a cedere la Crimea alla Russia nell’ambito di un accordo di pace. Parlando alla stampa al suo rientro negli Stati Uniti da Roma dove ha incontrato Zelensky in Vaticano, Trump ha risposto “credo di sì” alla domanda se ritenga che il leader ucraino sia disposto a “rinunciare” alla penisola.

Il presidente americano ha quindi aggiunto che l’incontro è “andato bene” e che la questione della Crimea è stata discussa “molto brevemente”.

Spesa militare, Sipri: nel 2024 il più forte aumento da Guerra Fredda

Roma, 28 apr. (askanews) – La spesa militare mondiale ha raggiunto i 2.718 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 9,4% in termini reali rispetto al 2023 e il più forte incremento annuo dalla fine della Guerra Fredda. La spesa militare è aumentata in tutte le regioni del mondo, con una crescita particolarmente rapida sia in Europa che in Medio Oriente. I cinque maggiori investitori militari – Stati Uniti, Cina, Russia, Germania e India – hanno rappresentato il 60% del totale globale, con una spesa complessiva di 1.635 miliardi di dollari, secondo i nuovi dati pubblicati oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). La spesa militare italiana è aumentata dell’1,4% a 38 miliardi di dollari.

La spesa complessiva è aumentata nel 2024 del 9,4% rispetto al 2023, registrando il decimo anno consecutivo di aumento. L’Europa, Russia inclusa, è stata la regione che ha speso di più: la spesa militare è aumentata del 17%, arrivando a 693 miliardi di dollari. Nel 2024 la Russia ha speso 149 miliardi di dollari per le sue forze armate, con un aumento del 38% rispetto all’anno precedente e il doppio rispetto al 2015.

Il bilancio militare dell’Ucraina, invasa dalla Russia, è aumentato del 2,9%, raggiungendo i 64,7 miliardi. Sebbene ciò rappresenti solo il 43% dell’equivalente delle risorse russe, Kiev ha registrato il più alto onere militare al mondo, con il 34% del suo Prodotto interno lordo dedicato alla difesa.

Il rapporto sottolinea che in questo ambito si distinguono alcuni Paesi europei. Ad esempio, la spesa militare della Germania è aumentata del 28%, raggiungendo gli 88,5 miliardi di dollari, superando l’India e diventando il quarto maggiore consumatore militare al mondo. “Per la prima volta dalla sua riunificazione, la Germania è diventata il maggiore contributore alla difesa dell’Europa centrale e occidentale”, ha osservato Xiao Liang, ricercatore del programma Spese militari e produzione di armi del SIPRI.

Gli Stati Uniti, il maggiore consumatore mondiale di risorse militari, hanno aumentato il loro budget del 5,7% nel 2024, raggiungendo i 997 miliardi di dollari, pari al 37% della spesa globale e al 66% di quella dei paesi membri della NATO.

I 32 membri dell’Alleanza Atlantica, impegnati in una dinamica di riarmo in vista di un possibile disimpegno americano, hanno tutti considerevolmente aumentato questa voce di spesa. “Entro il 2024, 18 dei 32 Paesi avranno raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL” destinato alla spesa militare, un livello senza precedenti dalla fondazione della NATO, secondo il ricercatore del SIPRI. “Nei prossimi anni sono previsti massicci progetti di acquisizione nel settore delle armi”, ha affermato.

La stessa tendenza si riscontra anche in Medio Oriente. Israele continua la sua guerra nella Striscia di Gaza e, nel 2024, la sua spesa militare sarà aumentata del 65%, raggiungendo i 46,5 miliardi di dollari: l’aumento più grande dalla Guerra dei sei giorni del 1967, secondo il SIPRI.

Le spese dell’Iran, d’altro canto, sono diminuite del 10% e ammonteranno a 7,9 miliardi di dollari nel 2024, “nonostante il suo coinvolgimento in conflitti regionali”, sottolinea il SIPRI, perché “l’impatto delle sanzioni ha fortemente limitato la sua capacità di aumentare la spesa”.

Seconda solo agli Stati Uniti, la Cina, che sta investendo nella modernizzazione delle sue forze armate, nell’espansione delle sue capacità di guerra informatica e del suo arsenale nucleare, è ora responsabile della metà della spesa militare in Asia e Oceania. Nel 2024 ha aumentato il suo bilancio militare del 7%, raggiungendo i 314 miliardi di dollari.

“Questo” aumento generale della spesa militare “dimostra davvero le elevate tensioni geopolitiche”, ha affermato Xiao Liang. “È senza precedenti. Si tratta del maggiore aumento dalla fine della Guerra Fredda”. Più di 100 Paesi hanno aumentato i loro bilanci per la difesa lo scorso anno, si legge nel rapporto.

Il pesante incremento avrà anche “un profondo impatto socio-economico e politico”, ha osservato Xiao Liang, perché “i paesi dovranno scendere a compromessi nelle loro scelte di bilancio”. “Abbiamo visto, ad esempio, molti Paesi europei tagliare altre voci di bilancio, come gli aiuti internazionali, per finanziare l’aumento delle risorse destinate all’esercito, (…) o addirittura prendere in considerazione l’aumento delle tasse o l’indebitamento”, ha commentato l’esperto.

Mediobanca lancia un’Offerta pubblica di scambio Generali, uscirà dal Leone

Milano, 28 apr. (askanews) – Mediobanca lancia un’offerta pubblica di scambio volontaria sulla totalità delle azioni di Banca Generali, offrendo in cambio l’intera partecipazione che detiene nel Leone di Trieste. L’operazione, si legge in una nota, valorizza Banca Generali per 6,3 miliardi di euro. “L’aggregazione – spiega Piazzetta Cuccia – consente l’evoluzione del rapporto tra Mediobanca e Generali che da finanziario si trasforma in una forte partnership industriale”.

La mossa arriva nel pieno del risiko bancario italiano, con l’istituto di Piazzetta Cuccia sotto scalata da parte del Monte dei Paschi. Non a caso l’istituto guidato da Alberto Nagel ha convocato l’assemblea ordinaria il prossimo 16 giugno per sottoporre agli azionisti l’offerta, che per essere lanciata necessita dell’approvazione dei soci, essendo Mediobanca sottoposta a passivity rule.

Il rapporto di concambio dell’Ops è fissato in 1,7 azioni Generali per ogni azione Banca Generali ex dividendo, in base ai prezzi del 25 aprile 2025. L’offerta comporta un prezzo implicito pari a 54,17 euro per azione con un premio dell’11,4% rispetto ai prezzi undisturbed del 25 aprile 2025; 9,3% sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi (Vmap) dell’ultimo mese; 6,5% sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi 3 mesi.

Dopo l’assemblea ordinaria del 16 giugno prossimo, a settembre invece è attesa l’approvazione Consob, a valle delle autorizzazioni regolatorie, a cui seguirà il periodo di accettazione nei mesi di settembre e ottobre. La chiusura dell’Ops, subordinata all’accettazione del 50% + 1 azione e alle approvazioni Antitrust, è attesa entro fine ottobre, ha detto l’Ad di Mediobanca, Alberto Nagel, durante la call con gli analisti. Mediobanca, nella nota, spiega che alla data odierna, detiene il 13,02% di Assicurazioni Generali.

Il via libera in cda all’Ops è arrivato con l’astensione dei consiglieri Sandro Panizza e Sabrina Pucci, espressione della lista di Delfin, cassaforte della famiglia Del Vecchio.

L’Ops “imprime una forte accelerazione all’esecuzione del Piano ‘One Brand – One Culture’ trasformando il gruppo Mediobanca in un leader nel Wealth Management per attivi in gestione (210 mld Tfa), ricavi (2 mld), capacità di crescita (oltre 15 mld Nnm annui)”, si legge nella nota. Il wealth management diviene il business prevalente, oltre che prioritario, del gruppo Mediobanca: ricavi raddoppiati a 2 miliardi di euro (45% dei ricavi consolidati) e utile netto quadruplicato a 0,8 mld (50% dell’utile di gruppo).

La combinazione crea “un leader nel mercato Europeo, distintivo per posizionamento, brand, qualità del capitale umano. Il comune Dna di eccellenza e la forte complementarità manageriale e di competenze tra Mediobanca e Banca Generali rafforzano ulteriormente il razionale industriale dell’operazione, rendendo il conseguimento delle sinergie visibile e a basso rischio di esecuzione”. Le sinergie attese sono di 300m, 50% da costi, 28% da ricavi, 22% da funding. Significativa creazione di valore per gli azionisti di Mediobanca con un Rote dal 14% ad oltre il 20%; utile netto consolidato a 1,5 mld, in crescita del 15%; Eps accretive: mid single digit reported Eps, double digit banking EPS2 CET1 al 14%. Confermata la distribuzione cumulata di 4mld del Piano 23-26, coerente con uno yield cumulato del 22% nei prossimi 18 mesi.

“L’unione tra Banca Generali e Mediobanca tramite la riallocazione del capitale detenuto in Assicurazioni Generali completa il percorso di trasformazione del gruppo Mediobanca iniziato oltre dieci anni fa quando, alla progressiva vendita del portafoglio partecipazioni, si è affiancato l’avvio delle attività di Wealth Management ed il forte potenziamento di quelle di Investment Banking e di Credito al Consumo”, ha detto l’Ad di Mediobanca Alberto Nagel. “La creazione di un Gruppo diversificato, focalizzato in business con prospettive di crescita ben superiori al mercato, a basso assorbimento di capitale e capaci di produrre ricavi ed utili visibili e ricorrenti è l’obiettivo ultimo che da sempre guida la nostra strategia. Un Gruppo solido e profittevole, che eccelle per creazione di valore per tutti gli stakeholder. Nasce oggi un leader del Wealth Management, che unendo una comune filosofia di eccellenza e performance, si pone come riferimento nel panorama del sistema finanziario italiano ed europeo”.

Trump: "rivoglio il Columbus Day", Axios: non ha poteri per farlo

Milano, 28 apr. (askanews) – Forse anche ispirato dal recente viaggio a Roma, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha dichiarato che intende ripristinare il Columbus Day come festività federale, incolpando i democratici per averlo voluto “distruggere”. Immediatamente Axios ha fatto notare che un presidente non può cancellare o dichiarare unilateralmente le festività federali (per una mossa del genere è necessario il Congresso) e il Columbus Day è ancora una festività federale, sebbene l’Indigenous Peoples Day lo abbia sostituito in oltre 200 città e in diversi stati a partire dall’anno scorso.

Il Maine, il Vermont, il New Mexico, Washington DC, Los Angeles e Seattle sono tra gli stati che celebrano l’Indigenous Peoples Day il secondo lunedì di ottobre, la stessa data del Columbus Day. Tre stati, New York, Rhode Island e Nebraska, riconoscono entrambe le festività.

Nell’ottobre 2024, una ricerca condotta da Axios ha scoperto che oltre la metà degli stati Usa non riconosce nessuno dei due giorni come festività nazionale.

“Sto facendo risorgere il Columbus Day dalle sue ceneri. I Democratici hanno fatto tutto il possibile per distruggere Cristoforo Colombo, la sua reputazione e tutti gli italiani che lo amano così tanto”, ha scritto Trump domenica su Truth.

“Hanno abbattuto le sue statue e non hanno messo altro che ‘WOKE’, o peggio ancora, niente del tutto! Beh, sarete felici di sapere che Christopher (Cristoforo Colombo) farà un grande ritorno”, ha detto. Trump ha aggiunto che avrebbe ripristinato la festività “con le stesse regole, date e luoghi di tutti i decenni precedenti!” Ma i poteri presidenziali per istituire festività federali sono limitati, come l’emissione di un ordine esecutivo per una giornata di lutto nazionale, sottolinea Axios. Il Congresso è tenuto a istituire una festività federale utilizzando lo stesso processo utilizzato per approvare qualsiasi legge. Ogni ordine esecutivo presidenziale avrebbe validità una sola volta e dovrebbe essere rinnovato ogni anno successivo per restare attivo.

Il senatore del New Mexico Martin Heinrich ha presentato un disegno di legge e diversi rappresentanti hanno fatto lo stesso alla Camera nell’autunno del 2023 per far diventare l’Indigenous Peoples Day una festività federale al posto del Columbus Day. Nessuno dei due progetti di legge è stato sottoposto a votazione in aula.

La Giornata dei popoli indigeni è partita negli anni ’90 e da allora ha acquisito sempre più importanza, anche quando il presidente Joe Biden è diventato il primo presidente a riconoscere formalmente la festività con una proclamazione.

L’amministrazione Biden ha continuato a celebrare il Columbus Day e ha pubblicato vari documenti sulla festività durante tutta la sua presidenza. Mentre Cristoforo Colombo è diventato una figura dibattuta negli Usa: molti si oppongono alla celebrazione di una giornata in onore dell’esploratore del XVI secolo, dati i trascorsi di colonizzazione, tortura e genocidio dei popoli indigeni.

Le proteste contro Colombo e la festa a lui dedicata sono culminate nell’estate del 2020, quando diverse statue di Colombo sono state vandalizzate o danneggiate dal movimento Black Lives Matter. Secondo un rapporto della CBS News , nel settembre 2020 almeno 33 statue sono state rimosse o sono in procinto di essere rimosse.

Ma ovviamente oltre a questo c’è il simbolo della scoperta che resta e il rapporto forte degli Stati Uniti d’America con quello che è ancora un punto di riferimento per la comunità italiana.

Mediobanca lancia Ops su Banca Generali, uscirà dal Leone

Milano, 28 apr. (askanews) – Mediobanca lancia un’offerta pubblica di scambio volontaria sulla totalità delle azioni di Banca Generali, offrendo in cambio l’intera partecipazione che detiene nel Leone di Trieste. L’operazione, si legge in una nota, valorizza Banca Generali per 6,3 miliardi di euro. “L’aggregazione – spiega Piazzetta Cuccia – consente l’evoluzione del rapporto tra Mediobanca e Generali che da finanziario si trasforma in una forte partnership industriale”.

La mossa arriva nel pieno del risiko bancario italiano, con l’istituto di Piazzetta Cuccia sotto scalata da parte del Monte dei Paschi. Non a caso l’istituto guidato da Alberto Nagel ha convocato l’assemblea ordinaria il prossimo 16 giugno per sottoporre agli azionisti l’offerta, che per essere lanciata necessita dell’approvazione dei soci, essendo Mediobanca sottoposta a passivity rule.

Il rapporto di concambio dell’Ops è fissato in 1,7 azioni Generali per ogni azione Banca Generali ex dividendo, in base ai prezzi del 25 aprile 2025. L’offerta comporta un prezzo implicito pari a 54,17 euro per azione con un premio dell’11,4% rispetto ai prezzi undisturbed del 25 aprile 2025; 9,3% sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi (Vmap) dell’ultimo mese; 6,5% sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi 3 mesi.

Dopo l’assemblea ordinaria del 16 giugno prossimo, a settembre invece è attesa l’approvazione Consob, a valle delle autorizzazioni regolatorie, a cui seguirà il periodo di accettazione nei mesi di settembre e ottobre. La chiusura dell’Ops, subordinata all’accettazione del 50% + 1 azione e alle approvazioni Antitrust, è attesa entro fine ottobre, ha detto l’Ad di Mediobanca, Alberto Nagel, durante la call con gli analisti. Mediobanca, nella nota, spiega che alla data odierna, detiene il 13,02% di Assicurazioni Generali.

Il via libera in cda all’Ops è arrivato con l’astensione dei consiglieri Sandro Panizza e Sabrina Pucci, espressione della lista di Delfin, cassaforte della famiglia Del Vecchio.

L’Ops “imprime una forte accelerazione all’esecuzione del Piano ‘One Brand – One Culture’ trasformando il gruppo Mediobanca in un leader nel Wealth Management per attivi in gestione (210 mld Tfa), ricavi (2 mld), capacità di crescita (oltre 15 mld Nnm annui)”, si legge nella nota. Il wealth management diviene il business prevalente, oltre che prioritario, del gruppo Mediobanca: ricavi raddoppiati a 2 miliardi di euro (45% dei ricavi consolidati) e utile netto quadruplicato a 0,8 mld (50% dell’utile di gruppo).

La combinazione crea “un leader nel mercato Europeo, distintivo per posizionamento, brand, qualità del capitale umano. Il comune Dna di eccellenza e la forte complementarità manageriale e di competenze tra Mediobanca e Banca Generali rafforzano ulteriormente il razionale industriale dell’operazione, rendendo il conseguimento delle sinergie visibile e a basso rischio di esecuzione”. Le sinergie attese sono di 300m, 50% da costi, 28% da ricavi, 22% da funding. Significativa creazione di valore per gli azionisti di Mediobanca con un Rote dal 14% ad oltre il 20%; utile netto consolidato a 1,5 mld, in crescita del 15%; Eps accretive: mid single digit reported Eps, double digit banking EPS2 CET1 al 14%. Confermata la distribuzione cumulata di 4mld del Piano 23-26, coerente con uno yield cumulato del 22% nei prossimi 18 mesi.

“L’unione tra Banca Generali e Mediobanca tramite la riallocazione del capitale detenuto in Assicurazioni Generali completa il percorso di trasformazione del gruppo Mediobanca iniziato oltre dieci anni fa quando, alla progressiva vendita del portafoglio partecipazioni, si è affiancato l’avvio delle attività di Wealth Management ed il forte potenziamento di quelle di Investment Banking e di Credito al Consumo”, ha detto l’Ad di Mediobanca Alberto Nagel. “La creazione di un Gruppo diversificato, focalizzato in business con prospettive di crescita ben superiori al mercato, a basso assorbimento di capitale e capaci di produrre ricavi ed utili visibili e ricorrenti è l’obiettivo ultimo che da sempre guida la nostra strategia. Un Gruppo solido e profittevole, che eccelle per creazione di valore per tutti gli stakeholder. Nasce oggi un leader del Wealth Management, che unendo una comune filosofia di eccellenza e performance, si pone come riferimento nel panorama del sistema finanziario italiano ed europeo”.

Spesa militare mondiale: nel 2024 il più forte aumento dalla Guerra Fredda

Roma, 28 apr. (askanews) – La spesa militare mondiale ha raggiunto i 2.718 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 9,4% in termini reali rispetto al 2023 e il più forte incremento annuo dalla fine della Guerra Fredda. La spesa militare è aumentata in tutte le regioni del mondo, con una crescita particolarmente rapida sia in Europa che in Medio Oriente. I cinque maggiori investitori militari – Stati Uniti, Cina, Russia, Germania e India – hanno rappresentato il 60% del totale globale, con una spesa complessiva di 1.635 miliardi di dollari, secondo i nuovi dati pubblicati oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). La spesa militare italiana è aumentata dell’1,4% a 38 miliardi di dollari.

La spesa complessiva è aumentata nel 2024 del 9,4% rispetto al 2023, registrando il decimo anno consecutivo di aumento. L’Europa, Russia inclusa, è stata la regione che ha speso di più: la spesa militare è aumentata del 17%, arrivando a 693 miliardi di dollari. Nel 2024 la Russia ha speso 149 miliardi di dollari per le sue forze armate, con un aumento del 38% rispetto all’anno precedente e il doppio rispetto al 2015.

Il bilancio militare dell’Ucraina, invasa dalla Russia, è aumentato del 2,9%, raggiungendo i 64,7 miliardi. Sebbene ciò rappresenti solo il 43% dell’equivalente delle risorse russe, Kiev ha registrato il più alto onere militare al mondo, con il 34% del suo Prodotto interno lordo dedicato alla difesa.

Il rapporto sottolinea che in questo ambito si distinguono alcuni Paesi europei. Ad esempio, la spesa militare della Germania è aumentata del 28%, raggiungendo gli 88,5 miliardi di dollari, superando l’India e diventando il quarto maggiore consumatore militare al mondo. “Per la prima volta dalla sua riunificazione, la Germania è diventata il maggiore contributore alla difesa dell’Europa centrale e occidentale”, ha osservato Xiao Liang, ricercatore del programma Spese militari e produzione di armi del SIPRI.

Gli Stati Uniti, il maggiore consumatore mondiale di risorse militari, hanno aumentato il loro budget del 5,7% nel 2024, raggiungendo i 997 miliardi di dollari, pari al 37% della spesa globale e al 66% di quella dei paesi membri della NATO.

I 32 membri dell’Alleanza Atlantica, impegnati in una dinamica di riarmo in vista di un possibile disimpegno americano, hanno tutti considerevolmente aumentato questa voce di spesa. “Entro il 2024, 18 dei 32 Paesi avranno raggiunto l’obiettivo del 2% del PIL” destinato alla spesa militare, un livello senza precedenti dalla fondazione della NATO, secondo il ricercatore del SIPRI. “Nei prossimi anni sono previsti massicci progetti di acquisizione nel settore delle armi”, ha affermato.

La stessa tendenza si riscontra anche in Medio Oriente. Israele continua la sua guerra nella Striscia di Gaza e, nel 2024, la sua spesa militare sarà aumentata del 65%, raggiungendo i 46,5 miliardi di dollari: l’aumento più grande dalla Guerra dei sei giorni del 1967, secondo il SIPRI.

Le spese dell’Iran, d’altro canto, sono diminuite del 10% e ammonteranno a 7,9 miliardi di dollari nel 2024, “nonostante il suo coinvolgimento in conflitti regionali”, sottolinea il SIPRI, perché “l’impatto delle sanzioni ha fortemente limitato la sua capacità di aumentare la spesa”.

Seconda solo agli Stati Uniti, la Cina, che sta investendo nella modernizzazione delle sue forze armate, nell’espansione delle sue capacità di guerra informatica e del suo arsenale nucleare, è ora responsabile della metà della spesa militare in Asia e Oceania. Nel 2024 ha aumentato il suo bilancio militare del 7%, raggiungendo i 314 miliardi di dollari.

“Questo” aumento generale della spesa militare “dimostra davvero le elevate tensioni geopolitiche”, ha affermato Xiao Liang. “È senza precedenti. Si tratta del maggiore aumento dalla fine della Guerra Fredda”. Più di 100 Paesi hanno aumentato i loro bilanci per la difesa lo scorso anno, si legge nel rapporto.

Il pesante incremento avrà anche “un profondo impatto socio-economico e politico”, ha osservato Xiao Liang, perché “i paesi dovranno scendere a compromessi nelle loro scelte di bilancio”. “Abbiamo visto, ad esempio, molti Paesi europei tagliare altre voci di bilancio, come gli aiuti internazionali, per finanziare l’aumento delle risorse destinate all’esercito, (…) o addirittura prendere in considerazione l’aumento delle tasse o l’indebitamento”, ha commentato l’esperto.

Calcio, classifica di serie A: il Napoli vola, +3 sull’Inter

Roma, 28 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Torino 2-0, Atalanta-Lecce 1-1

Venezia-Milan 0-2, Como-Genoa 1-0; Fiorentina-Empoli 2-1, Inter-Roma 0-1; Juventus-Monza 2-0; Napoli-Torino 2-0, Atalanta-Lecce 1-1, Lunedì 28 aprile, ore 18.30 Udinese-Bologna; ore 20.45 Verona-Cagliari, Lazio-Parma.

Classifica: Napoli 74, Inter 71, Atalanta 65, Juventus 62, Bologna, Roma 60, Lazio, Fiorentina 59, Milan 54, Torino 43, Como 42, Udinese 40, Genoa 39, Verona 32, Parma 31, Cagliari 30, Lecce 27, Empoli, Venezia 25, Monza 15.

Giornata 35. Venerdì 2 maggio, ore 20.45: Torino-Venezia. Sabato 3 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lecce-Napoli; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Il lascito di Francesco: un sindacato unito contro la cultura dello scarto

La tristezza per la scomparsa di Papa Francesco ha attraversato trasversalmente tutto il mondo del lavoro. L’attenzione al lavoro e ai lavoratori ha caratterizzato in modo significativo gli anni del suo pontificato; numerosi sono stati i suoi interventi a favore dei diritti dei lavoratori, espressi con la chiarezza che ne ha sempre contraddistinto lo stile.

Rileggendo alcuni documenti ufficiali (Laudato si’, Fratelli tutti), riascoltando suoi interventi, omelie, messaggi e post sui social, emerge una costante attenzione al tema: dal lavoro alla sua mancanza, dalla disoccupazione allo sfruttamento, dalla schiavitù al diritto al riposo e alla sicurezza.

Limitandoci alle esperienze vissute in Italia, si ricordano le visite agli stabilimenti industriali di Genova, gli incontri con i lavoratori in Piemonte e Sardegna, e le udienze dedicate a importanti aziende ed enti pubblici italiani.

Francesco ha dedicato grande attenzione anche alla specificità del sindacalismo italiano, con un approccio non formale, mostrando anzi una conoscenza approfondita delle capacità e dei limiti del movimento sindacale nazionale e dei suoi dirigenti.

È intervenuto parlando a tutte le Confederazioni, consapevole che, pur nella giusta laicità dei sindacati, non esiste più da tempo un’organizzazione caratterizzata in modo specifico dall’ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa. Oggi dirigenti e militanti cattolici sono ampiamente presenti in tutte e tre le grandi centrali confederali.

Ciò che un tempo fu primato della CISL, da anni non è più tale: la stessa CISL non privilegia più sistematicamente quadri dirigenti provenienti da esperienze di ispirazione cattolica. La generazione di dirigenti cislini tra i quaranta e i cinquant’anni, salvo alcune eccezioni legate all’esperienza ciellina, ne è testimonianza.

In questo quadro si colloca il duro richiamo di Papa Francesco alla trasparenza e all’impegno nelle periferie, durante l’udienza ai delegati del XVIII Congresso confederale del 2017:

«Forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei “diritti del non ancora”: nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani sotto i 25 anni che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì! Sono periferie esistenziali. […] Non c’è una buona società senza un buon sindacato, e non c’è un buon sindacato che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell’economia in pietre angolari. Sindacato è una bella parola che viene dal greco “syn” e “dike”: giustizia insieme».

Parole forti, che turbavano molti di noi presenti. Sta ora ai conoscitori e ai dirigenti attuali della CISL valutare se questi richiami siano stati recepiti e tradotti in praticaUn altro momento storico fu l’udienza ai quadri e dirigenti della CGIL nel dicembre 2022, chiesta dal segretario generale Landini e concessa dal Papa come pastore di tutti, senza pregiudizi. Un incontro che segnò uno spartiacque: mai prima cinquemila delegati del sindacato storicamente legato alla sinistra erano entrati nell’Aula Paolo VI. Anche diverse federazioni della UIL, nella quale oggi militano dirigenti provenienti dal cattolicesimo sociale, furono ricevute.

L’omaggio al feretro e la presenza ai funerali dei Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL potrebbero essere auspicio di una ritrovata unità del movimento sindacale confederale italiano. Sarebbe un “piccolo”, ma importante, lascito di Francesco al mondo del lavoro.

I cambiamenti organizzativi in atto, le crescenti diseguaglianze sociali e la lotta contro la “cultura dello scarto” richiedono il superamento di divisioni e un impegno sindacale congiunto.

Forse anche così si potrà lenire il senso di tristezza che la scomparsa di Francesco lascia in questi giorni.

Alexey Gromyko: l’Italia fra gli Stati più influenti al mondo per soft power

Foto di jacqueline macou da Pixabay
Foto di jacqueline macou da Pixabay

Proponiamo una sintesi della recensione critica, realizzata da Giuseppe Davicino, nostro collaboratore, giornalista professionista e studioso dei Brics, dell’ultimo Rapporto sull’Italia dell’Istituto d’Europa (IE) dell’Accademia Russa delle Scienze, nella convinzione che la cultura, ora come in passato, possa servire a aprire spiragli di dialogo anche nei periodi più difficili. Il direttore dell’IE, Alexey Gromyko, nipote dell’ex ministro degli Esteri dell’Urss, è noto per aver criticato dall’interno del sistema di potere russo le scelte di Putin sull’Ucraina.

Qui il testo integrale dello studio

https://www.agendadomani.it/?p=16369

L’interesse costante di grandi istituzioni scientifiche di Paesi Brics verso l’Italia è un fenomeno che merita di essere analizzato. Anche la Russia, come Cina, India, Brasile e altri Paesi, dedica molta attenzione al Belpaese. L’ultimo Rapporto intitolato “L’Italia in un mondo turbolento: politica, economia e società”, dell’Istituto d’Europa (IE) dell’Accademia Russa delle Scienze (RAS), costituisce un documento importante non solo per capire come la Russia veda realmente l’Italia ma anche perché è destinato a incidere sulla classe dirigente russa nella formazione delle opinioni sul nostro Paese. 

Questa Monografia sull’Italia ci restituisce una visione davvero unica, da un diverso punto di vista, sul sistema politico italiano. Interessante non solo sotto il profilo delle relazioni bilaterali, ma anche sul piano storico e sulle convinzioni che esprime sul presente, talvolta smentendo consolidati luoghi comuni. Come il giudizio che il team di ricercatori russi riserva alle formazioni populiste, Lega, M5S e FdI. Accomunate da una medesima polemica anti-sistema quando erano all’opposizione, rivelatasi una volta giunte al governo prevalentemente come espediente per raccogliere consensi. Accomunate, dunque, da un simile percorso trasformista, che ha riguardato prima Lega e Cinque Stelle: “i due principali partiti populisti – osserva il Rapporto IE RAS – sono passati dall’opposizione al governo, diventando vittime della spirale di protesta che loro stessi avevano contribuito a creare”. Questo ha favorito il partito della Meloni, che si è tenuto sempre all’opposizione dalla sua fondazione alle elezioni del 2022. Ma lo “spostamento della coalizione di destra verso il centro” e la continuazione della linea di Draghi sui principali dossier interni ed esteri, se da un lato appare rassicurare gli alleati europei e atlantici dell’Italia, dall’altro rischia di creare dei problemi con l’elettorato di Fratelli d’Italia. In generale, secondo il Rapporto russo, “il panorama politico [italiano, ndr] non sembra avviato verso la stabilizzazione. Al contrario, le tendenze chiave sono: crescente volatilità elettorale, trasformismo ideologico e de-istituzionalizzazione”.

La Monografia considera come una delle prove della svolta moderata del governo Meloni il ritiro del progetto del presidenzialismo in favore del premierato. Una decisione su cui ha influito anche, sottolineano gli studiosi russi, il fatto che “intorno alla figura di Sergio Mattarella si è consolidato un solido consenso nella società”, che rende “la Presidenza della Repubblica l’istituzione che gode della maggiore fiducia dei cittadini”.

Tra i numerosi approfondimenti storici sull’Italia repubblicana contenuti nel Rapporto, spicca quello sul multilateralismo come fattore chiave della politica estera italiana, dall’immediato dopoguerra ad oggi. Sebbene il termine “multilateralismo” sia apparso in politologia solo negli anni ‘70, l’Istituto di ricerche moscovita svela una cosa poco nota anche agli “addetti ai lavori” della politica italiana. Fu Giulio Andreotti a introdurre per primo il concetto di multilateralismo nel dibattito politico internazionale, nel 1988 durante un intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In virtù di questo attivo sostegno al multilateralismo lo Studio russo riconosce che “l’Italia è una media potenza con interessi globali”, fra i primi Paesi al mondo per soft power, con maggior capacità di influenzare le scelte di altre nazioni senza ricorrere a coercizioni militari o economiche.

Le conclusioni di questo Rapporto non mancheranno certo di far discutere la nostra opinione pubblica. Non foss’altro perché talora pongono questioni oggettivamente centrali per la democrazia italiana, senza risentire della tensioni dell’attuale difficile fase.

Germania, la CDU di Merz rischia di perdere la propria identità

L’ambigua postura della CDU di Friedrich Merz nei confronti dell’AfD solleva inquietudini crescenti, non solo in Germania, ma nell’intero panorama politico europeo. Non si tratta semplicemente dell’influenza dell’ultradestra tedesca, ma del nodo cruciale che stringe un grande partito democratico europeo: conciliare la sua identità, forgiata nell’antinazismo di Adenauer, con la pressione incalzante degli estremisti di destra.

L’editoriale di Mariam Lau su Die Zeit (23 aprile) è un atto d’accusa contro la linea della CDU, rea di non aver assunto una posizione inequivocabile verso l’AfD. Dichiarazioni come quelle di Jens Spahn, vice di Merz, che suggeriscono una “normalizzazione” dei rapporti con l’estrema destra, rimangono sospese, prive di una smentita autorevole. Secondo Lau, il pericolo incombente è che l’assenza di una condanna esplicita dell’AfD finisca per legittimare un partito che non si limita a criticare l’ordine democratico, ma lo minaccia apertamente.

L’errore politico di Merz e della sua CDU è duplice e grave: da un lato, l’incapacità di percepire il disorientamento che questa contiguità con l’AfD genera nell’elettorato moderato, oggi orfano di una guida chiara; dall’altro, l’illusione che i principi democratici possano ammettere smagliature. La storia della CDU insegna che la sua forza non risiedeva nella paura della sconfitta, ma nella coerenza con i valori fondanti di libertà, solidarietà e giustizia sociale.

È doveroso riflettere sul moderatismo della CDU, a confronto con la tradizione più progressista della DC. Tuttavia, lungo l’asse italo-tedesco, la stella polare della visione democristiana è sempre stata la difesa intransigente dei valori democratici. Pertanto, la CDU ha il dovere di mantenere alta la guardia verso l’AfD, non solo per la propria credibilità, ma per la salvaguardia dell’intera Europa democratica.

Lo smarrimento dell’identità democristiana non sarebbe solo una sconfitta elettorale, ma una resa etica. Questa deriva dovrebbe allarmare il Partito Popolare Europeo, riunito oggi e domani a Siviglia: l’incertezza verso l’estrema destra non solo indebolisce la CDU, ma rafforza chi mina le fondamenta della nostra democrazia.

Veneto popolare, la scommessa dell’unità: la nuova sfida cattolico-democratica

Nel Veneto si intensificano i movimenti tra le diverse anime dell’area popolare e democratico-cristiana. Incontri e iniziative si sono svolti in varie città: i democratici cristiani legati a Totò Cuffaro a Vicenza, i Popolari per il Veneto a Padova. In vista delle prossime elezioni regionali e comunali, l’obiettivo è chiaro: ricostruire una presenza politica autonoma e radicata.

Una nuova base per ripartire

I Popolari per il Veneto hanno presentato un Manifesto e una bozza di programma che puntano a un progetto costruito dal basso, lontano da logiche romane, con forti connotati autonomisti. Nell’incontro del 23 aprile a Padova, la sala dell’Hotel Crown Plaza era gremita: il segnale di un interesse crescente per una proposta che vuole partire dai territori.

Dopo il dibattito, ho scritto all’ex assessore regionale Iles Braghetto che, se si vuole dare forza a un nuovo centro, la priorità resta l’unità: ricomporre le diverse esperienze cattoliche, popolari, liberali e cristiano-sociali presenti nella regione. L’appuntamento elettorale d’autunno può essere l’occasione decisiva.

Il centrodestra in crisi apre spazi nuovi

Lo scenario politico veneto è in forte movimento. Dopo vent’anni di leadership tra Forza Italia e Lega, Fratelli d’Italia rivendica ora la guida della Regione. Ma la Lega, ancora forte del consenso raccolto da Luca Zaia, non intende cedere facilmente il passo. In questo contesto di tensione, una proposta seria di centro popolare potrebbe rivelarsi decisiva.

Dalle realtà locali, come Bassano del Grappa, arrivano segnali concreti di ricomposizione. Anche Scelta Popolare di Giorgio Merlo guarda al Veneto come laboratorio di un centro nuovo, saldamente ancorato al Partito Popolare Europeo.

Una nuova stagione per il Veneto

La sfida è grande: superare la frammentazione, costruire un progetto inclusivo, valorizzare le grandi tradizioni politiche venete – democristiana, liberale, socialista, repubblicana – e formare una nuova classe dirigente, capace di radicarsi nei territori e interpretare i bisogni dei ceti produttivi e popolari.

Il Veneto ha già vissuto stagioni straordinarie di protagonismo politico civile. Oggi, con coraggio e unità, potrebbe nascere una nuova stagione di Veneto Popolare.

Usa, Rubio esorta Ucraina e Russia a raggiungere rapidamente accordo

Milano, 27 apr. (askanews) – Il Segretario di Stato americano Marco Rubio sta aumentando la pressione su Ucraina e Russia affinché negozino rapidamente un accordo di pace. “Questa sarà una settimana molto importante, in cui dovremo decidere se vogliamo continuare a partecipare a questo progetto o se è giunto il momento di concentrarci su altre questioni altrettanto importanti, se non di più”, ha detto Rubio alla televisione statunitense Nbc, riferendosi al ruolo di mediazione degli Stati Uniti. Rubio, tuttavia, non ha voluto dare una risposta concreta alla domanda specifica su quanto tempo mancasse a Kiev e Mosca per raggiungere un accordo. Sarebbe “sciocco” stabilire una data specifica, ha affermato il segretario, mentre da Mosca il Cremlino attraverso i media statali dichiarava che la comprensione della situazione da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump include “molti elementi che coincidono” con la posizione della Russia.

Riguardo a un possibile accordo, Rubio ha affermato che l’obiettivo non è stato ancora raggiunto. “Ci sono motivi per essere ottimisti, ma ovviamente anche per essere realisti. Siamo vicini, ma non abbastanza”, ha affermato il ministro. “Abbiamo fatto dei veri progressi, ma gli ultimi passi di questo viaggio saranno sempre i più difficili”. Gli Stati Uniti non potrebbero continuare a dedicare tempo e risorse a questi sforzi se questi non portassero al successo.

Rubio ha anche escluso sanzioni a Mosca. “Nel momento in cui inizi a fare questo genere di cose, te ne vai via (dal tavolo): ti sei condannato ad altri due anni di guerra, e non vogliamo vederlo accadere… Nessun altro parla con entrambe le parti tranne noi” ha detto al programma Meet the press, rispondendo alla domanda: Perché non ha imposto sanzioni alla Russia?

E dopo la foto storica che ha ritratto Trump e Zelensky seduti uno di fronte all’altro in San Pietro, arriva il commento del consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, Mike Waltz. In Vaticano Donald Trump “era determinato a parlare faccia a faccia con Zelensky e discutere di come porre fine alla più grande guerra terrestre in Europa”. Così Waltz a Fox News rispondendo a Maria Bartiromo alla quale ha dichiarato che Donald Trump desiderava incontrare personalmente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Vaticano per far avanzare i negoziati per un accordo di pace in Ucraina. Ha definito inoltre l’occasione “iconica”. “In Vaticano, è stato davvero speciale stare lì, con gli altri leader mondiali che guardavano, mentre il presidente Trump faceva da apripista”, ha aggiunto.

Oggi è uscita anche la trascrizione dell’intervista al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, alla Cbs. “Sapete cosa hanno detto l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas e il Segretario generale della NATO Mark Rutte in merito al cessate il fuoco e all’accordo?” ha detto polemicamente Lavrov, secondo quanto reso pubblico dal ministero degli esteri russo. “Hanno dichiarato direttamente che sosterranno solo l’accordo che alla fine renderà l’Ucraina più forte e la renderà un “vincitore”. Quindi, se questo è l’obiettivo del cessate il fuoco, allora non credo che sia ciò che vuole il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questo è ciò che gli europei, insieme con Volodymyr Zelensky vogliono fare dell’iniziativa del presidente Donald Trump”.

Calcio, classifica di serie A: Juve quarta, Monza quasi in B

Roma, 27 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Monza 2-0

Venezia-Milan 0-2, Como-Genoa 1-0; Fiorentina-Empoli 2-1, Inter-Roma 0-1; Juventus-Monza 2-0; ore 20.45 Napoli-Torino, Atalanta-Lecce. Lunedì 28 aprile, ore 18.30 Udinese-Bologna; ore 20.45 Verona-Cagliari, Lazio-Parma.

Classifica: Inter, Napoli 71, Atalanta 64, Juventus 62, Bologna, Roma 60, Lazio, Fiorentina 59, Milan 54, Torino 43, Como 42, Udinese 40, Genoa 39, Verona 32, Parma 31, Cagliari 30, Lecce 26, Empoli, Venezia 25, Monza 15.

Giornata 35. Venerdì 2 maggio, ore 20.45: Torino-Venezia. Sabato 3 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lecce-Napoli; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Ue, ieri sera telefonata Meloni-Von der Leyen sul dossier dazi

Roma, 27 apr. (askanews) – Ieri sera la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno avuto una conversazione telefonica sui principali temi dell’attualità politica, tra cui spiccano la questione dei dazi Usa, imposti a mezzo mondo il 2 aprile e poi sospesi – tranne che alla Cina – per 90 giorni, e il sostegno all’Ucraina. Lo ha confermato ad Askanews il capo portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho.

Ieri Von der Leyen e il presidente Usa Donald Trump, entrambi a Roma per i funerali di papa Francesco, hanno avuto un breve incontro nel quale si sono detti d’accordo per un vertice Usa-Ue per affrontare le dispute commerciali. La data ancora non è stata fissata ma si presume possa essere a ridosso o in concomitanza del vertice fra i capi di Stato e capi di governo dei Paesi Nato, che si terrà a L’Aia, nei Paesi Bassi, dal 24 al 26 giugno. Difficile che l’incontro tra Von Der Leyen e Trump possa slittare molto oltre quella data, visto che lo stesso Trump, a bordo dell’Air Force One, ha bollato come “improbabile” una proroga, decisa il 9 aprile, della sospensione dei dazi (a cui la Ue ha replicato con una analoga sospensione dei propri ‘controdazi’). Un dossier che tutti gli osservatori ritengono molto tecnico, complesso e dunque di non rapida soluzione affinché si arrivi, come dicono di auspicare entrambi le parti in causa, ad un accordo commerciale.

Calcio, classifica di serie A: Roma quarta in classifica

Roma, 27 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Fiorentina-Empoli 2-1, Inter-Roma 0-1

Venezia-Milan 0-2, Como-Genoa 1-0; Fiorentina-Empoli 2-1, Inter-Roma 0-1; ore 18 Juventus-Monza; ore 20.45 Napoli-Torino, Atalanta-Lecce. Lunedì 28 aprile, ore 18.30 Udinese-Bologna; ore 20.45 Verona-Cagliari, Lazio-Parma.

Classifica: Inter, Napoli 71, Atalanta 64, Bologna, Roma 60, Juventus, Lazio, Fiorentina 59, Milan 54, Torino 43, Como 42, Udinese 40, Genoa 39, Verona 32, Parma 31, Cagliari 30, Lecce 26, Empoli, Venezia 25, Monza 15.

Giornata 35. Venerdì 2 maggio, ore 20.45: Torino-Venezia. Sabato 3 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lecce-Napoli; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

I cardinali alla tomba di Francesco a Santa Maria Maggiore, basilica piena

Roma, 27 apr. (askanews) – Sono arrivati passando attraverso la Porta Santa e poi, in una Basilica colma di fedeli, hanno reso omaggio alla tomba di Francesco: i cardinali del Collegio cardinalizio sono a Santa Maria Maggiore per la recita dei secondi Vespri, presieduti dal cardinale Rolandas Makrickas. Prima della recita una preghiera dei porporati alla Salus Populi Romani.

Sono necessarie almeno due ore di coda per visitare e pregare sulla tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore. Un lungo serpentone attraversa tutta la piazza e gira fino a dietro. Il pellegrinaggio dei fedeli, infatti, si è spostato ora da San Pietro a Santa Maria Maggiore dove da ieri pomeriggio riposa Francesco.

Un Conclave breve o lungo? “Non lo so, dipenderà. C’è una atmosfera eccellente e amabile”. Lo afferma il cardinale Sean Brady, arcivescovo emerito irlandese, arrivando a Santa Maria Maggiore per l’omaggio del collegio cardinalizio alla tomba di Francesco che l’arcivescovo ricorda così: “Con grande gioia, felicità e gratitudine”.

Tennis, Cobolli si arrende a Nakashima a Madrid

Roma, 27 apr. (askanews) – Disco rosso a Madrid per Flavio Cobolli (n.36) contro Brandon Nakashima (n.32). Ad imporsi è stato l’americano in due set col punteggio di 75 63, ma il confronto – al di là di quanto dica il risultato – è stato acceso ed equilibrato almeno fino alla fine del primo parziale.

L’azzurro fin dall’avvio aveva confermato la buona intesa con le condizioni madrilene: l’altura, il caldo, la propensione a doversi costruire il punto colpo dopo colpo. E di buon auspicio era sembrato il break messo a segno nel terzo game grazie a un gran lungolinea di rovescio scagliato dal fondo. A metà parziale invece, inattesi, due fisioterapisti hanno fatto visita a Cobolli, apparso stanco e fiacco e – come da lui spiegato – incapace di recuperare a dovere le energie tra un game e l’altro.

MotoGp, Alex Marquez: "Vincere qui un sogno"

Roma, 27 apr. (askanews) – Festeggia Alex Marquez dopo aver centrato il successo nel Gran Premio di Spagna, quinto appuntamento del Mondiale di MotoGP 2025. “Penso sia il miglior regalo di compleanno che potessi sognare – dice lo spagnolo a Sky – Vincere qui, a Jerez de la Frontera, è letteralmente un sogno per me. Già questa notte ho vissuto tutto in maniera particolare. Ho voluto riposare nel migliore dei modi perchè volevo presentarmi al massimo al via, convinto di potermi giocare la gara”.

Ultima battuta su quanto avvenuto in pista: “La gara? Penso di essere stato molto intelligente nella gestione di tutti i momenti. All’inizio ho spinto forse un po’ troppo e, per un errore in curva 6, ho perso qualche posizione e diversi decimi. A quel punto ho cercato di gestire moto e gara e, quando sono salito in vetta, ho provato a scavare un vantaggio solido per non dare opportunità agli altri di avvicinarsi ed attaccarmi. Nel complesso una gara quasi perfetta”.

Tennis, Jasmine Paolini si arrende alla greca Sakkari a Madrid

Roma, 27 apr. (askanews) – Maria Sakkari è tornata decisa a riprendersi un ruolo da protagonista. Se n’è accorta Jasmine Paolini, uscita di scena al terzo turno del “Mutua Madrid Open”, WTA 1000 dotato di un montepremi di 7.854.000 euro che si sta disputando sulla terra rossa della Caja Magica di Madrid, in Spagna (combined con un Masters 1000 Atp).

La 26enne di Bagni di Lucca, n.6 WTA e sesta favorita del seeding, reduce dalla semifinale di Stoccarda (stoppata da Sabalenka), dopo il netto successo all’esordio sulla britannica Boulter, n.40 WTA, ha ceduto per 62 61, in un’ora e 19 minuti di partita, alla greca Maria Sakkari, n.82 WTA, subendo l’ottava sconfitta in stagione (a fronte di 16 vittorie).

Prestazione maiuscola quella offerta dalla 29enne di Atene, arrivata fino al terzo gradino del podio mondiale a marzo del 2022 ed ancora tra le top ten fino a settembre dello scorso anno, che è stata semifinalista a Madrid nel 2023 (stoppata da Sabalenka, poi vincitrice del torneo): per lei è il primo successo su una top ten da un anno a questa parte.

MotoGP, a Jerez prima vittoria in carriera di Alex Marquez

Roma, 27 apr. (askanews) – Prima vittoria in MotoGP per Alex Marquez, che trionfa a Jerez, quinto appuntamento del motomondiale e torna in testa alla classifica generale piloti. Ora lo spagnolo del Team Gresini ha 1 punto di vantaggio su suo fratello Marc, scivolato nel corso del terzo giro e 12° al traguardo con la moto danneggiata. Sul podio anche Quartararo e Pecco Bagnaia (che si porta a -20 dal leader del mondiale). 4° Vinales, seguito da Di Giannantonio e Binder. Out Aldeguer, Morbidelli, Mir, Miller e Chantra.

Gara in salita per Marc Marquez superato da Bagnaia in curva 2 alla partenza dietro il leader Quartararo che conserva la leadership. Marquez alle spalle di Pecco Bagnaia al terzo giro scivola ed è penultimo. Alex Marquez passa Bagnaia e si prende la 2^ posizione. Quartararo continua a spingere. A 15 giri dalla fine Alex Marquez passa Quartararo e si prende la prima posizione. A questo punto tra Marquez e la sua prima vittoria in MotoGP non c’è più distanza con il pilota del Team Gresini che si limita a controllare Quartararo e Bagnaia che chiudono nell’ordine

Calcio, classifica di serie A: Milan continua la rincorsa Europa

Roma, 27 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Venezia-Milan 0-2, Como-Genoa 1-0;

Venezia-Milan 0-2, Como-Genoa 1-0; ore 15 Fiorentina-Empoli, Inter-Roma; ore 18 Juventus-Monza; ore 20.45 Napoli-Torino, Atalanta-Lecce. Lunedì 28 aprile, ore 18.30 Udinese-Bologna; ore 20.45 Verona-Cagliari, Lazio-Parma.

Classifica: Inter, Napoli 71, Atalanta 64, Bologna 60, Juventus, Lazio 59, Roma 57, Fiorentina 56, Milan 54, Torino 43, Como 42, Udinese 40, Genoa 39, Verona 32, Parma 31, Cagliari 30, Lecce 26, Empoli, Venezia 25, Monza 15.

Giornata 35. Venerdì 2 maggio, ore 20.45: Torino-Venezia. Sabato 3 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lecce-Napoli; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

In Italia è emergenza inquinamento da amianto, allarme in scuole e ospedali

Milano, 27 apr. (askanews) – L’emergenza inquinamento da amianto in Italia è drammatica con un preoccupante ritardo delle bonifiche: più di 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto, assenza di una mappatura completa, mancata attuazione per larga parte della legge 257/92. Sono stati censiti ufficialmente in Italia circa 100 mila mila siti. Secondo le stime diffuse dall’Osservatorio Nazionale Amianto, sono invece circa 1 milione i siti e i micro siti con amianto, e ci sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento-amianto.

L’amianto è ancora tra noi: presente in migliaia di edifici pubblici e privati, scuole, ospedali, treni, tetti, tubature. Ed è allarme scuola: l’Ona continua a ricevere segnalazioni di nuove scuole con amianto, perfino asili nido, scuole materne ed elementari. Nel passato è stato usato DAS con amianto, e questo ha esposto ancor di più, in particolare le maestre di asilo e elementari fino al 1993, contenente il 30% di crisotilo. Sono arrivate le segnalazioni di 4 casi di mesotelioma nel personale docente solo in queste ultime settimane, e per di più altri casi di segnalazioni di tecnici ovvero professori di educazione tecnica e/o similari per l’uso del minerale all’interno degli strumenti dei laboratori, specialmente nelle scuole di avviamento professionale. Emergenza anche negli ospedali: l’Osservatorio ha ricevuto segnalazione per la presenza di amianto in più di 250 ospedali (stima per difetto, perché la mappatura è ancora in corso). Ed ancora la nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA), inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500 mila totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992 quando il minerale veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive).

Sparatoria per futili motivi a Monreale, 3 giovani morti

Milano, 27 apr. (askanews) – E’ di 3 il numero dei ragazzi morti nella sparatoria avvenuta la notte scorsa, per futili motivi dalle prime informazioni, in piazza Duomo a a Monreale, nel cuore della provincia di Palermo. Riferisce il sito del Quotidiano di Sicilia, è morto anche uno dei tre feriti, un 26enne che era stato ricoverato in ospedale a Palermo. Le altre due vittime avevano 24 e 26 anni ed erano entrambe di Monreale. Restano gravi le condizioni degli altri due feriti di 33 e 16 anni.

Folla di fedeli a Santa Maria Maggiore sulla tomba di Francesco

Città del Vaticano, 27 apr. (askanews) – Il pellegrinaggio dei fedeli per pregare sulla tomba di Papa Francesco da oggi si è spostato, con l’apertura di Santa Maria Maggiore, nella Basilica papale che dista circa sei chilometri da quella di San Pietro e dove, da ieri, riposano le spoglie mortali del pontefice.

Anche oggi si prevede un flusso massiccio di quanti si recheranno a dare l’ultimo saluto a Papa Frncesco la cui tomba, di sempice marmo bianco, secondo le foto diffuse dopo la tumulazione dal Vaticano, è adornata solo al centro, dalla riproduzione della sua croce pettorale illuminata da un piccolo fascio di luce, e, quasi sul pavimento, dalla scritta “Franciscus”. Nel pomeriggio i cardinali che sono a Roma per i funerali e poi per il Conclave, si recheranno anche loro nella basilica.

Papa Francesco, Parolin: ci sentiamo orfani e smarriti

Città del Vaticano, 27 apr. (askanews) – La Chiesa ed il mondo intero si sente orfano e smarrito per la morte di Papa Francesco ma, come cristiani, certi che la vita risorge e che Dio salva. Questo il messaggio dell’ex Segretario di Stato, card. Pietro Parolin che stamane ha tenuto l’omelia della messa per la II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, nel secondo giorno dei Novendiali che ha coinciso anche con il Giubileo degli adolescenti.

Una messa, anche questa molto partecipata (stime arrivano a contare in circa 100 mila le presenze), celebrata sul sagrato della Basilica di San Pietro, e che ha avuto il suo cuore nel ricordo e nel suffragio per Francesco.

Facendo riferimento al brano evangelico letto nella messa, il porporato ha ricordato le porte sbarrate del cenacolo dopo la morte e la risurrezione del Cristo “perché – ha detto – il Maestro e Pastore che avevano seguito lasciando tutto era stato inchiodato sulla croce. Hanno vissuto cose terribili e si sentono orfani, soli, smarriti, minacciati e indifesi. L’immagine iniziale che il Vangelo ci offre in questa domenica può rappresentare bene – ha poi detto Parolin – anche lo stato d’animo di tutti noi, della Chiesa e del mondo intero. Il Pastore che il Signore ha donato al suo popolo, Papa Francesco, ha terminato la sua vita terrena e ci ha lasciati. Il dolore per la sua dipartita, il senso di tristezza che ci assale, il turbamento che avvertiamo nel cuore, la sensazione di smarrimento: stiamo vivendo tutto questo, come gli apostoli addolorati per la morte di Gesù”. Eppure, il Vangelo insegna che proprio “in questi momenti di oscurità il Signore viene a noi con la luce della risurrezione, per rischiarare i nostri cuori. Papa Francesco ce lo ha ricordato fin dalla sua elezione e ce lo ha ripetuto spesso, mettendo al centro del pontificato quella gioia del Vangelo che – come scriveva in ‘Evangelii gaudium’ – ‘riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia’”, citando l’esortazione apostolica.

Difesa e sicurezza: la realtà che i facili slogan dei populisti non raccontano

“No alle armi”: chi non sarebbe d’accordo, emotivamente? Eppure, la realtà impone di chiarire un equivoco. Ieri a San Pietro, durante i funerali del Papa, si è consumata una delle più eccezionali prove di sicurezza mai viste. Una folla immensa, un parterre di autorità unico, una occasione irripetibile per chi avesse voluto colpire il cuore della cristianità e delle istituzioni mondiali.

Lo Stato italiano ha risposto schierando 10.000 uomini delle forze dell’ordine, ma questo è solo l’aspetto visibile. Intorno e sopra Roma si è mosso un sofisticato apparato militare: controllo dello spazio aereo, sistemi antimissile, difesa contraerea, radar avanzati, sottomarini pronti a reagire a ogni minaccia.

Un dispiegamento silenzioso ed efficiente che ha garantito a milioni di persone un momento di raccoglimento senza paura.

Tutto questo si chiama capacità di difesa e forza di dissuasione. Non un’idea astratta: senza queste misure, la cerimonia sarebbe stata esposta a qualunque azione di uno Stato canaglia o di terroristi suicidi.

La difesa costa, richiede investimenti aggiornamenti, comporta un’immane attività di “manutenzione”: non è mai superflua, come si vorrebbe far credere, perché serve a tutelare la nostra libertà e la nostra stessa vita.

Se allarghiamo lo sguardo, la domanda è inevitabile: possiamo davvero permetterci, in un mondo carico di minacce e tensioni, di rinunciare alla nostra sicurezza? O vogliamo continuare a chiudere gli occhi, cullandoci nell’illusione degli slogan facili contro le armi, come fanno certi populismi di destra e di sinistra?

P.S. Un applauso va a tutte le forze di sicurezza, che ieri hanno dato prova concreta di efficienza, intelligenza e dedizione, assicurando il pacifico svolgimento di un evento di portata storica.

Marx: “Un Papa credibile e universale. Il Conclave sarà breve”

“Non è una questione di conservatori o progressisti. Conta la credibilità e la capacità di dialogare”. Con queste parole il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, ha indicato i criteri che, a suo giudizio, guideranno l’elezione del nuovo Papa. In un incontro con la stampa a Villa Mater Dei, a Roma, Marx ha escluso logiche di contrapposizione ideologica nella scelta del futuro Pontefice: “Tutto è aperto. Non è una questione di lingua, di Paese o di cultura. È la persona che conta”.

Secondo il porporato tedesco, uno dei tre elettori del suo Paese, il Conclave che si prepara in Vaticano sarà caratterizzato da una volontà chiara: scegliere un Papa capace di proseguire nel solco di Francesco, mettendo al centro “la credibilità del Vangelo” e mantenendo “una visione universale”. “Il nuovo Papa – ha spiegato – dovrà sapere comunicare con la gente. È una questione di saper guardare al Vangelo in modo autentico”.

Marx ha anche offerto una previsione sulla durata del Conclave: “Durerà pochi giorni”, ha detto con convinzione, sottolineando che “i cardinali non possono ignorare il sentimento del popolo di Dio”, visibile in queste settimane di preghiera e di commozione popolare per la morte di Francesco.

Infine, il cardinale ha respinto ogni suggestione che lo vedrebbe come possibile “kingmaker” del prossimo Papa: “Non cerchiamo un re”, ha detto sorridendo. “Sono un semplice membro del Collegio cardinalizio. Questa settimana servirà per conoscersi meglio”. Un richiamo sobrio e determinato al senso autentico del Conclave: non una competizione, ma un discernimento comunitario nello spirito del Vangelo.

L’equilibrio della Chiesa servirebbe anche alla politica

Facciamo subito una premessa d’obbligo per non ingenerare equivoci e fraintendimenti vari. Non esiste affatto una correlazione tra un Centro – meglio definirlo come un ipotetico ed ancora indefinito Centro – nella politica italiana e un centro di governo nella Chiesa cattolica. Ma questo tema, piaccia o non piaccia, ha iniziato a far breccia in questi giorni su molti organi di informazione del nostro paese, per non dire su tutti, parlando dell’eredità di Papa Francesco. E, di conseguenza, della individuazione della nuova guida spirituale della Chiesa cattolica a livello mondiale. Certo, parliamo prevalentemente di quello che comunemente viene definito come “fantapapa” ma che, tuttavia, interessa non solo i cattolici ed i credenti di tutto il mondo ma anche, e soprattutto, i credenti e i non credenti del nostro paese.

Ora, se è vero com’è vero che in Italia, anche in una fase caratterizzata da una forte polarizzazione ideologica e radicalizzazione della lotta politica, si continua a sostenere – e giustamente – che si può e si deve governare “dal centro e al centro”, comincia a farsi largo, almeno stando alle più diverse interpretazioni, che anche nella individuazione del successore di Francesco è sempre più necessaria una figura che sappia rappresentare le diverse e molteplici anime presenti oggi nella Chiesa cattolica universale e che, probabilmente, si può tranquillamente definire come una figura “che si colloca al centro” nel panorama composito e articolato della Chiesa stessa. Centro, in questo caso, che non coincide affatto con le categorie politiche a noi

consuete ma che, semmai, individua nel futuro Pontefice una guida che sia in grado di farsi carico di tutte le diverse sensibilità che compongono l’arcipelago cattolico mondiale. Una complessità che, come tutti ben sappiamo e non solo i cattolici e i credenti, richiede una figura apicale fortemente carismatica e, al contempo, in grado di rappresentare le varie anime nella concreta declinazione del messaggio evangelico e nella predicazione teologica e pastorale.

Certo, le dinamiche che precedono l’elezione di un Papa non sono minimamente paragonabili rispetto a quelle che vengono scelte per la guida politica di un partito o di una coalizione. Ma è pur vero che, seppur in assenza dello Spirito Santo per quanto riguarda le concrete scelte della politica, ci sono delle modalità organizzative che non appaiono poi così distanti. Mi riferisco, almeno sotto il profilo del metodo, al dibattito, al confronto e agli accordi che necessariamente precedono l’elezione del Pontefice e alle dinamiche concrete che sono sotto gli occhi di tutto il mondo e di cui ci deliziano propio le cronache giornalistiche quotidiane.

Ecco perché, tanto nella politica quanto nella Chiesa cattolica, le categorie che appaiono così desuete, antiche o addirittura fuori moda, a volte ritornano protagoniste e di grande attualità. E, nel caso specifico, la ricchezza, la mission e il ruolo specifico che possono rivestire il centro o la politica di centro o una figura di centro nella capacità di sciogliere nodi che apparentemente appaiono insolubili. Ieri come oggi e come sempre.

Francesco, il Papa degli ultimi: un addio che abbraccia il mondo

Non è stata quella di ieri a Roma una giornata particolare e basta, ma la manifestazione del legame profondo tra un “capo” religioso e il popolo. Tanta gente a Roma, per i funerali di un pontefice, non si era mai vista: non solo piazza San Pietro e via della Conciliazione, ma una marea umana, accorsa da tutto il mondo, che cresceva man mano che il corteo funebre procedeva verso Santa Maria Maggiore.

Un fiume infinito di persone ha riconosciuto in Francesco l’esempio più autentico, più sincero, più vicino a quello del Cristo, incarnato secoli fa dal poverello di Assisi, San Francesco.

Nessuno, prima di lui, tra i pontefici, aveva assunto il nome di Francesco come programma e simbolo di una Chiesa che si fa povera e ritorna ai poveri, secondo il messaggio originario di Cristo.

Papa Francesco è stato capace di risvegliare le coscienze autentiche del cristianesimo, riportando alle origini il messaggio di attenzione verso gli ultimi, i diversi, coloro che oggi, in una società materialistica e consumistica, sono trattati come scarti.

Ieri l’Italia e il mondo intero hanno vissuto un evento straordinario: quello di un uomo che si è speso per il riscatto dei poveri e degli esclusi, ricordando che il dovere di ogni buon cristiano (e non solo) è quello di orientare la vita e la politica su schemi diversi da quelli dell’economicismo, dell’affarismo, del profitto fine a sé stesso.

È possibile continuare l’opera e il magistero di Francesco?

Il popolo accorso a Roma dimostra che non solo è possibile, ma anche doveroso, per evitare alla Chiesa una triste chiusura nei confronti di quella società che Francesco ha saputo comprendere e aiutare.

Tornare indietro sarebbe deleterio, non solo per la Chiesa ma per il popolo di Dio; sarebbe un passo inconsueto e incomprensibile per un’istituzione religiosa chiamata a camminare con il suo popolo e ad affrontare le sfide del Terzo millennio.

Certo, il Conclave, libero da influenze esterne, saprà trovare la soluzione migliore per questa fase cruciale non solo della Chiesa universale, ma dell’umanità intera. Papa Francesco è stato la meteora che ha saputo risvegliare una coscienza cristiana assopita dalla consuetudine, dalla tradizione, dalla liturgia chiusa e inconcludente. È stato il Papa di tutti, e il bagno di folla ai suoi funerali ne è la testimonianza più viva e concreta.

Testimonianza ed eredità di Francesco

Papa Francesco ci ha lasciato in un modo molto coerente con il senso del suo pontificato. Già con la scelta del nome aveva risvegliato in molti cuori una fede tiepidamente presente. Fino all’ultimo è stato in mezzo al suo popolo impartendo la benedizione “Urbi et orbi” per ribadire che l’amore per le persone – per il nostro prossimo – non può conoscere confini o barriere di tipo geografico o politico, né di tipo etnico o culturale. Francesco se ne è andato senza risparmiarsi, seppure in una condizione di oggettiva e visibile difficoltà di salute, senza rinunciare fino alle ultime ore di vita al contatto con le persone; quel contatto che ha sempre considerato importante e che – lo ha detto più volte – nobilita qualunque gesto di donazione materiale.

Francesco è stato probabilmente il papa più anticlericale della storia, nel senso che può avere l’anticlericalismo per un pontefice chiamato a guidare la Chiesa di Cristo nel mondo; ma comunque fortemente non-clericale, per non aver difeso una condizione da “casta” nella quale una parte della gerarchia ecclesiastica ha spesso la tentazione di rifugiarsi per evitare il confronto con la modernità e con la società che inevitabilmente (e in alcuni casi anche fortunatamente) cambia e si evolve. I suoi richiami al clero, avvolte anche ruvidi, hanno sempre avuto l’obiettivo di mettere la Chiesa in uscita per non farla rimanere chiusa e relegata tra le mura del tempio. Una chiesa come “ospedale da campo” che come tale si deve occupare di chi ha maggiormente bisogno di cura; ecco la chiesa di Francesco che va incontro agli ultimi, agli esclusi e ai dimenticati da una società che pensa a correre e accelerare senza occuparsi di chi non riesce a tenere il passo e si ritrova sospinto in una periferia esistenziale.

Anche la volontà testamentaria di essere sepolto a Santa Maria Maggiore e quindi fuori dal perimetro di San Pietro-Vaticano conferma la sua unicità e il suo voler essere cristiano tra i cristiani, prima ancora che Vescovo di Roma e Pontefice. Così anche con il suo ultimo “atto terreno” ha confermato di essere il Papa dei gesti più che delle parole, delle azioni più che dei proclami. E ci tornano alla mente i paradigmi espressi nella “Evangelii gaudium”, l’Esortazione apostolica che è considerata il programma del pontificato di Francesco: “Il tempo è superiore allo spazio”-“l’unità prevale sul conflitto”-“la realtà è più importante dell’idea”-“il tutto è superiore alla parte”.

Fino all’ultimo Francesco ha mostrato la sua coerenza con questi principi per la convivenza sociale, che ha indicato come necessari per “la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune”. Francesco ha lasciato un altro importante segno con la Laudato Sì, prima enciclica di un papa dedicata all’ambiente e ai danni che può provocare l’uomo con un uso sbagliato delle risorse disponibili; con quel documento scritto nel 2015 introdusse i concetti di “ecologia integrale” e “conversione ecologica”; un forte richiamo all’intera umanità affinché il pianeta giunga alle future generazioni in condizioni di decenza ambientale, anziché di totale e irreversibile degrado.

A ben guardare, l’immagine iconica del pontificato di Francesco potrebbe essere – quasi paradossalmente – proprio quella delle sue spoglie che a bordo della papamobile traversano Ponte Vittorio Emanuele II lasciandosi alle spalle il cosiddetto “Oltretevere”. Un’immagine suggestiva e significativa quella del Papa che, terminata la sua missione terrena, lascia la Santa Sede per tornare nella città tra gli uomini e le donne del suo e del nostro tempo.

Il Patto Educativo Globale di Papa Francesco: un’eredità da non dimenticare

La società della conoscenza globale, contaminata dalle tecnologie emergenti nelle sue diverse declinazioni, cambia lo scenario e muta la prospettiva del ruolo dell’educazione nel senso più ampio del termine: una metamorfosi della “quarta missione” del sistema della conoscenza scientifica e didattica.

Parlo di “quarta missione”: quella che, agendo tra input e output, interviene per superare le disuguaglianze sociali e combattere la povertà educativa.

Fine ultimo è la piena realizzazione dello sviluppo umano integrale della persona.

L’Enciclica Laudato si’ e la Fratelli tutti di Papa Francesco ci consegnano quotidianamente idee, pensieri, riflessioni su quella “mistica che ci anima”, rispetto all’impegno delle persone nelle dimensioni più alte dell’umanesimo contemporaneo.

La lezione di Maritain, che aleggia in questi testi, rievoca una profonda riflessione: “Considerato in sé stesso, l’insegnamento non è opera di contemplazione”. È impegno, è l’umanesimo dell’impegno.

In questa lineare “algebra sociale” si alza il grido del Global Compact on Education lanciato nel 2019 dallo stesso Papa Francesco, oggi troppo spesso dimenticato.

Un Patto Educativo Globale come leva di dialogo tra popoli e generazioni, davanti alle sfide dei conflitti, del cambiamento climatico e della transizione digitale.

“Il Global Compact on Education può essere paragonato a quelle piante che si rigenerano continuamente, come una foresta che cresce e si allarga sempre più” (José Tolentino de Mendonça).

Mettere al centro la persona, ascoltare le nuove generazioni, promuovere la donna, aprire all’accoglienza, rinnovare l’economia e la politica, custodire la casa comune, valorizzare la cultura: sono solo alcuni dei punti da cui ripartire, proposti dal Patto Educativo Globale.

È l’intuizione straordinaria di creare una prima “Università del Senso”: un organismo educativo civile, pubblico e universale, per formare le leadership di domani.

È lo stimolo rivolto non solo alle università e alla ricerca, ma anche alla società civile, alle parti sociali, al terzo settore e alle istituzioni, affinché diventino autentici civic, open e soprattutto engaged networks.

“La governance glocale deve tradursi in reti innovative – human grids – di persone, saperi e dispositivi tecnologici per connettere in modo virtuoso partecipazione e stili di vita, gestione dei bisogni e risorse ambientali, dignità umana e comunicazione” (Pierluigi Malavasi).

Una sfida ineludibile: costruire un patto globale che unisca nella conoscenza le persone di tutte le età, per sostenere la speranza e promuovere una generatività sociale senza tempo e senza limiti, in una rifondata alleanza per il progresso.