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Lepore (MS Desk): Italia protagonista a Big 5 Construct Saudi

Roma, 27 feb. – Il Regno dell’Arabia Saudita ha ospitato la Big 5 Construct Saudi, il pi grande evento fieristico del settore delle costruzioni nel Paese e nel GCC (Gulf Cooperation Council). Durante queste due settimane, le duemila aziende presenti come espositori, provenienti da pi di sessanta Paesi, hanno dato vita a un evento straordinario, con oltre settantacinquemila visitatori e cento convegni specialistici. In questa importante Kermesse, l’Italia si distinta come il Paese con il maggior numero di espositori, con oltre duecento imprese che hanno partecipato attivamente all’esposizione. I numeri sono davvero impressionanti, in un mercato caratterizzato da progetti di portata straordinaria come Neom, Al Lula, Green Riyadh, Red Sea, solo per citarne alcuni. Per le imprese italiane, entrare nel mercato saudita una sfida che richiede non solo competenze interne, ma anche un forte supporto esterno. fondamentale disporre di un network di consulenti e partner istituzionali che siano non solo esperti, ma radicati nel territorio e in grado di interpretare le complesse dinamiche culturali e di business del Regno. MS Desk Italy, con una presenza consolidata a Roma e Riyadh e un’esperienza di oltre dieci anni nel mercato saudita, si propone come partner strategico per le imprese italiane che desiderano approcciare questo mercato. Grazie alla nostra competenza, etica e professionalit, siamo pronti a supportare le aziende italiane in ogni fase del loro percorso nel Regno, offrendo soluzioni su misura per affrontare le sfide e cogliere le opportunit che l’Arabia Saudita ha da offrire.”

Lo dichiara Giuseppe Lepore, Presidente di MS Desk Italy.

Al via da Gallipoli il tour "Incanti 2025", tra teatro e illusionismo

Roma, 27 feb. (askanews) – Torna nei teatri dopo gli applausi della scorsa stagione, “Incanti”, spettacolo di 6 dei più giovani e premiati illusionisti italiani che promette di meravigliare ancora una volta il pubblico con numeri inediti e nuovi interrogativi sulla natura dell’incanto.

Il tour (qui i biglietti: https://incantishow.com/events/) parte il 28 febbraio da Gallipoli, prosegue il 2 marzo a Bari, dal 7 al 9 marzo a Napoli, l’11 marzo ad Ancona, il 13 marzo a San Benedetto del Tronto, il 15 marzo a Ferrara, il 23 marzo a Varese, dal 28 al 30 marzo a Milano, il 4 aprile ad Alessandria, il 6 aprile a Montecatini, dall’11 al 13 aprile a Bologna, il 16 aprile a Genova e si chiude a Roma dal 18 al 20 aprile.

Scritto e diretto dal campione italiano di mentalismo Andrea Rizzolini e prodotto da Officine dell’Incanto, lo show riunisce sul palco sei illusionisti under 30, personalità artistiche dal background e abilità diverse.

Accanto a Rizzolini – che interpreta il narratore dello spettacolo e lascia a bocca aperta il pubblico indovinandone i sogni con una manciata di indizi – ecco alternarsi sul palco Dario Adiletta, uno sciamano capace di dominare l’acqua; Piero Venesia, il personaggio “fantozziano” perseguitato da una nuvola; e Francesco Della Bona con la sua capacità di controllare il tempo. Ancora, Niccolò Fontana regala la vita a un automa apparentemente inerte, mentre Filiberto Selvi rivisita la storia di Re Mida interpretando un romantico violinista di strada che cerca di vivere della sua musica.

Incanti 2025 è una nuova versione 2.0 dello spettacolo con nuovi testi, illusioni inedite, più interazione con il pubblico e una scenografia “magica” disegnata da Laura Benzi.

Shakespeare, Goethe e De Filippo sono tra gli autori che ispirano la drammaturgia di questo show, che intreccia sul palco un costante dialogo tra teatro e illusionismo per portare in scena l’importanza di preservare la bellezza e la magia, la capacità di meravigliarci di ciò che troppo spesso diamo per scontato.

Tornando a lavorare sullo spettacolo ci siamo resi conto che la riflessione sull’incanto era il pretesto per indagare il ruolo che ha assunto figura del mago all’interno della storia del teatro: spiega Andrea Rizzolini. Abbiamo di fronte autori che sono dei veri e propri incantatori (da in-cantare, “entrare in un canto”) capaci di fare entrare il loro pubblico in una realtà parallela grazie alle loro storie, nello stesso modo in cui i maghi che hanno creato sono capaci di stregare gli altri personaggi. Noi Incanti siamo entrambe le cose: siamo al contempo gli autori e i personaggi, streghiamo il pubblico con le narrazioni che portiamo in scena e diventiamo così capaci di veri e propri incantesimi.

Lo spettacolo è consigliato a un pubblico dai 7 anni in su

Pompei, una candidatura che guarda ai giovani e alla sostenibilit

Roma, 27 Feb. – Sostenuta da pi di 100 Sindaci del territorio e da svariate realt culturali, Pompei lavora per diventare Capitale Italiana della Cultura 2027, con l’obiettivo di trasformare la citt in un faro di cultura e sviluppo sostenibile. “Un sogno collettivo” -lo ha definito Il sindaco Carmine Lo Sapio. Il progetto a sostegno della candidatura, denominato “Pompei Continuum”, una promessa solenne di utilizzare il patrimonio archeologico unico della citt come catalizzatore per uno sviluppo sostenibile, creando opportunit concrete per i giovani e rigenerando le aree urbane.

Con un indice di vecchiaia pari a 144,6 anziani ogni 100 giovani, il percorso intrapreso in un chiaro squilibrio demografico mira ad invertire questa tendenza. Come? Attraverso iniziative come “Pompei Emissioni Zero”, la Biennale d’Arte presso il nuovo Museo Civico, l’EXPO Pompei, la rigenerazione urbana di piazze e strade in collaborazione con l’UNESCO : “Non ci limitiamo a valorizzare un patrimonio archeologico unico al mondo, ma intendiamo utilizzare questa eredit come catalizzatore per uno sviluppo sostenibile, mirato principalmente ad offrire al Paese una Capitale della Cultura di rango internazionale per il 2027, ben organizzata e pronta all’accoglienza” – ha affermato il sindaco Lo Sapio.

L’inclusione sociale un altro pilastro fondamentale del progetto. Andreina Esposito, vicesindaco e assessore alla Cultura, ha sottolineato l’importanza di coinvolgere le nuove generazioni: “Il nostro sguardo -ha affermato- volto, oggi pi che mai, verso le nuove generazioni. I bambini e i giovani che abbracciamo sono assai pi che custodi della nostra inestimabile eredit culturale; sono il fulcro di un futuro che sogniamo radioso”. Attraverso programmi come i nuovi corsi di formazione archeologica di respiro internazionale e Il protocollo d’intesa con la Fondazione Teatro San Carlo di Napoli, Pompei si propone di offrire un approccio sostenibile che abbraccia l’ambiente, la cultura e il tessuto sociale.

“Pompei Continuum” del resto non solo mira a preservare il patrimonio culturale, ma anche a creare nuove opportunit lavorative, soprattutto per i giovani. “Siamo certi di poter offrire all’Italia e all’Europa un’esperienza unica, un esempio di rinascita e sviluppo dove la leva quella culturale”, ha dichiarato il sindaco. Con un impegno cos forte verso la cultura e la sostenibilit, Pompei si posiziona come un modello virtuoso che coniuga tradizione e innovazione, storia e futuro. Un Continuum , appunto.

La rigenerazione urbana finanziata per oltre 40 milioni di euro, con esempi tangibili come la nuova illuminazione degli scavi e il Porto di Marina di Stabia Pompei, sono un segno concreto capace comunque di rimanere sul territorio e sulla qualit di vita. Inoltre, eventi di portata nazionale come l’arrivo della fiamma olimpica e paraolimpica e il Giro d’Italia E-ENEL testimoniano la vitalit del progetto. “La nostra candidatura non un atto di presunzione, ma un atto di fiducia: fiducia nel nostro potenziale, fiducia nel progetto, fiducia nella forza della cultura come motore di cambiamento” -ha concluso Lo Sapio.

MotoGp, Marquez: "Io e Pecco un team"

Roma, 27 feb. (askanews) – Marc Marquez ha confermato con forza la sua candidatura al titolo 2025 nei test prestagionali in Thailandia. Adesso non si prova più e si farà sul serio, e proprio in quella Buriram dove due settimane fa ha rifilato mezzo secondo al compagno Pecco Bagnaia adesso vuole costruire i primi mattoncini del nono Mondiale. “Abbiamo preso la stessa strada a livello tecnico ed era la cosa importante: alla fine dobbiamo lavorare come un team per provare a prendere la strada più giusta e avere la moto più competitiva possibile”, queste le parole dello spagnolo a Sky Sport MotoGP. “Poi quando inizia la prima gara ognuno ha il suo stile, ognuno sceglierà le sue gomme e per questo devi seguire il tuo istinto, ma siamo un team e l’obiettivo è che il titolo rimanga in Ducati. In vista di domani, chi dice che non ha le farfalle allo stomaco mente, perché è la prima gara ed è sempre emozionante. Io comunque sono rilassato, ora iniziano le gare, che sono la parte importante. Anche i test lo sono e abbiamo fatto un bel lavoro, ma le gare ci dicono la realtà”. L’otto volte iridato ha poi mandato un messaggio a Jorge Martin, che salterà non solo Buriram ma anche il GP di Argentina per via del suo infortunio in allenamento: “Ho sofferto tanto nella mia carriera e lo capisco. Gli ho mandato un messaggio dicendogli di stare calmo, a riposo e di rispettare il suo corpo, proprio perché so l’esperienza che ho avuto io”.

Formula1, Hamilton: "Guidare la SF-25 mi piace moltissimo"

Roma, 27 feb. (askanews) – Lewis Hamilton è stato il più veloce nel turno mattutino del Day-2 di Sakhir, risollevandosi anche in classifica dopo un primo giorno un po’ più complicato del previsto. “Fin qui – ha detto Hamilton in conferenza stampa – sono state due giornate molto positive, anche se il meteo ci ha un po’ ostacolato oggi e quindi non siamo riusciti a fare tutti i giri che avevamo pensato. Però abbiamo ultimato gran parte del programma. Ci stiamo concentrando sull’esplorazione di varie cose e per me si tratta anche di cercare di ambientarmi all’interno del team il più rapidamente possibile. Sembra che sia passato tanto tempo dal mio arrivo, ma in realtà sono qui solo da un mese all’interno del team e non puoi fare troppo in un periodo di tempo così breve. Ma abbiamo fatto già parecchia strada insieme, e la macchina è andata molto bene in pista”.

A proposito della macchina, il feeling di Hamilton con la Ferrari SF-25 sembra sul punto di poter sbocciare: “È presto per dire se questa monoposto è vicina a quella per me ideale. Ma diciamo che la SF-25 mi sta piacendo molto e che lentamente stiamo creando un legame. Ieri è stata una giornata così così, ma abbiamo svolto tutto il nostro programma. Stiamo testando varie cose, non sto ancora facendo dei cambiamenti d’assetto, ma semplicemente seguendo la procedura. Oggi invece ho esplorato maggiormente la mia interazione con l’ingegnere di pista (l’ex di Vettel e Sainz, Riccardo Adami, ndr). Fino a ora direi che mi piace moltissimo guidare questa macchina”.

“Questi giorni servono a esplorare il potenziale della macchina – ha poi concluso Hamilton – per portarla al limite. Al momento credo che ci sia ancora margine e che ci sto arrivando passo dopo passo, rosicchiando qualcosina ogni volta. Differenze dalla Mercedes? Tutte le regolazioni sono diverse, non solo il bilanciamento dei freni e devo un po’ imparare questo nuovo metodo di lavoro. La macchina deve essere guidata in modo diverso ed è un percorso di apprendimento molto piacevole e divertente. Finora posso dire che sento la macchina sotto di me, sento che la macchina risponde alle mie sollecitazioni. Oggi è stata una giornata importante nel fare dei passi ulteriori in termini di preparazione dell’assetto. Ma abbiamo ancora tanto lavoro da fare e dobbiamo concentrarci sul nostro programma. Tra un paio di settimane capiremo in che posizione saremo, e magari domani cominceremo ad avere una piccola idea. Probabilmente saremo tutti molto vicini”.

“Materie STEM e lavoro, pi opportunit per ragazze e donne”

Rho, 27 feb. (askanews) – Tra i temi affrontati nel corso della sesta edizione del Social Innovation Campus di Fondazione Triulza, dedicata alle “Competenze nella complessit”, c’ stato anche quello del numero ancora troppo basso di ragazze che scelgono di studiare le materie STEM.

“La percentuale di ragazze tra tutti gli iscritti sulle scienze dure, sulle discipline STEM – ha spiegato ad askanews Monica Diluca, prorettore alla Ricerca dell’Universit degli Studi di Milano – purtroppo si assesta al 32%: non siamo ancora a livello che vorremmo, purtroppo le iscrizioni sono ancora limitate, ma stiamo veramente impegnandoci fortemente perch questi numeri cambino e cambino in un futuro molto molto rapido. Bisogna insistere ed necessario che cresca il vivaio delle giovani ragazze che crescono con l’idea che una leadership femminile una leadership importante”.

La scelta di puntare sulle discipline scientifiche rappresenta poi anche un’ulteriore possibilit in vista dell’ingresso nel mondo del lavoro. “In questo momento c’ una grande opportunit per le giovani donne – ha aggiunto Giuseppe Venier, amministratore delegato di Umana -. Noi siamo un Paese che ancora soffre per mancanza e carenza di figure e professioni STEM, contemporaneamente soffriamo una forte componente di sottooccupazione femminile. Abbiamo una grande opportunit da sfruttare, dobbiamo veicolare di pi questi percorsi di studio che offrono fra l’altro anche possibilit di lavoro e di carriera interessanti proprio per le donne”.

La tecnologia e l’innovazione sono al centro degli incontri e dei dibattiti del Social Innovation Campus, dove ovviamente si affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale. “Il divario tra i maschi e le femmine rispetto alle competenze digitali – ha detto Federica Rossi, AI National Skills Director di Microsoft – ancora abbastanza elevato, per ci auguriamo comunque che l’intelligenza artificiale possa essere anche uno strumento per le ragazze, poich una tecnologia anche pi semplice da utilizzare rispetto alle tecnologie del passato, e crediamo che possa essere anche un’occasione per aiutare a colmare questo divario di genere”.

Quello che sembra certo, percependo l’energia che scorre tra i giovani del campus, il desiderio di essere pi rilevanti nella societ, di dare un contributo di cambiamento che possa servire per costruire un mondo diverso.

Ocalan chiede al Pkk di deporre le armi e sciogliersi

Roma, 27 feb. (askanews) – Dopo 40 anni di rivolta contro lo stato turco, il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) Abdullah Öcalan ha chiesto giovedì ai membri del gruppo curdo bandito di deporre le armi e sciogliere definitivamente l’organizzazione.

In una dichiarazione attesa da tempo, letta dai deputati del Partito per la libertà e la democrazia del popolo (DEM) filo-curdo a Istanbul, il leader del PKK incarcerato ha affermato che il gruppo “ha completato la sua vita come le sue controparti e ha reso necessario il suo scioglimento”.

“Nel corso della storia che supera i 1.000 anni, turchi e curdi hanno sempre ritenuto necessario rimanere in un’alleanza, con un aspetto prevalentemente volontario, per mantenere la loro esistenza e sopravvivere contro i poteri egemonici”, ha scritto Öcalan.

“In questo clima creato dall’appello fatto da (leader del Partito del Movimento Nazionalista) Devlet Bahçeli, dalla volontà dimostrata dal Presidente (Recep Tayyip Erdogan) e dagli approcci positivi di altri partiti politici verso l’appello noto, invito a deporre le armi e ad assumermi la responsabilità storica di questo appello”, ha concluso.

Giovedì mattina, alti funzionari del DEM hanno incontrato Öcalan, come parte dei rinnovati sforzi di pace tra Ankara e il gruppo curdo bandito.

L’appello potrebbe potenzialmente porre fine a un conflitto che dura da oltre quattro decenni e ha causato decine di migliaia di vittime.

Öcalan, 75 anni, è imprigionato sull’isola di Imrali, al largo di Istanbul, dal 1999 dopo essere stato condannato per tradimento.

Nonostante la sua incarcerazione, continua a esercitare una notevole influenza sul PKK. Ci si aspetta che la leadership del gruppo ascolti qualsiasi appello di Öcalan, anche se alcune fazioni all’interno del gruppo potrebbero opporre resistenza, affermano gli analisti.

Fondato da Öcalan nel 1978, il PKK ha guidato un’insurrezione nel sud-est della Turchia dal 1984. Il gruppo è considerato un’organizzazione terroristica dalla Turchia e dai suoi alleati occidentali.

I precedenti tentativi di pace con il PKK si sono conclusi con un fallimento, il più recente nel 2015.

Sciopero delle toghe, l’Anm: a difesa cittadini.

Roma, 27 feb. (askanews) – Da Trieste a Palermo, coccarda tricolore in bella vista sulla toga e costituzione in mano, i magistrati hanno incrociato le braccia contro la riforma della giustizia che punta alla separazione delle carriere tra pm e giudici. Lo sciopero di oggi dei magistrati – con un’adesione tra 75-80% – “non è stato organizzato contro qualcuno, ma in difesa di una serie di princìpi della Costituzione nei quali crediamo fermamente e crediamo che siano la soluzione migliore, non per i magistrati ma per i cittadini”, ha detto il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che ha partecipato alla mobilitazione delle toghe davanti alla Corte di Cassazione a Roma. “È la prima manifestazione importante di un movimento di pensiero nel quale cerchiamo di farci conoscere dai cittadini in modo diverso da quello con il quale siamo stati purtroppo fino ad oggi rappresentati”, ha detto ancora.

Mentre i magistrati disertavano in tutta Italia le aule dei tribunali in segno di protesta contro la separazione delle carriere, a Palazzo Chigi questa mattina la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni si è riunita con i vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio e il sottosegretario, Alfredo Mantovano. Al termine dell’incontro fonti dell’esecutivo hanno confermato “la disponibilità a un confronto costruttivo, con particolare attenzione al dialogo con l’Associazione Nazionale Magistrati”, in vista di un faccia a faccia, già programmato, per il 5 marzo prossimo, prima con l’Unione delle Camere Penali e successivamente con l’Anm. La riforma della giustizia “non è stata concepita contro i magistrati, ma nell’interesse dei cittadini”, hanno sottolineato dalla maggioranza.

Critiche alla serrata dei magistrati sono arrivate dal deputato di Forza Italia, Enrico Costa. “Pm e giudici che manifestano a braccetto sono il miglior spot per la separazione delle carriere. E’ lo sciopero delle correnti. Dicono di voler difendere la Costituzione, in realtà sono terrorizzati dal perdere i tre mega privilegi: gli avanzamenti di carriera per tutti, anche per chi commette ripetutamente errori, le promozioni discrezionali grazie agli accordi tra le correnti, le sanzioni inesistenti per chi sbaglia”, ha rimarcato l’ex viceministro della Giustizia.

Per Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, si è trattato di uno “sciopero dal sapore eversivo” che “non bloccherà il cammino della democrazia. Vogliamo la certezza della pena, una giustizia rapida e la fine dell’uso politico della giustizia. Non ci faremo fermare”.

Si schiera al fianco dei magistrati la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha definito la separazione delle carriere, “una riforma sbagliata” e “che porta al sogno malcelato della destra: giudici assoggettati alla politica”. Per il capogruppo di Avs nella commissione Giustizia della Camera, Devis Dori “la destra al governo pensa di poter stravolgere la Costituzione, calpestare i suoi principi e agire con ostilità ideologica contro l’indipendenza dei magistrati. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra siamo con i magistrati a tutela della Costituzione democratica”.

Sciopero toghe, Anm: a difesa dei cittadini. Governo: pronti a confronto

Roma, 27 feb. (askanews) – Da Trieste a Palermo, coccarda tricolore in bella vista sulla toga e costituzione in mano, i magistrati hanno incrociato le braccia contro la riforma della giustizia che punta alla separazione delle carriere tra pm e giudici. Lo sciopero di oggi dei magistrati – con un’adesione tra 75-80% – “non è stato organizzato contro qualcuno, ma in difesa di una serie di princìpi della Costituzione nei quali crediamo fermamente e crediamo che siano la soluzione migliore, non per i magistrati ma per i cittadini”, ha detto il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che ha partecipato alla mobilitazione delle toghe davanti alla Corte di Cassazione a Roma. “È la prima manifestazione importante di un movimento di pensiero nel quale cerchiamo di farci conoscere dai cittadini in modo diverso da quello con il quale siamo stati purtroppo fino ad oggi rappresentati”, ha detto ancora.

Mentre i magistrati disertavano in tutta Italia le aule dei tribunali in segno di protesta contro la separazione delle carriere, a Palazzo Chigi questa mattina la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni si è riunita con i vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio e il sottosegretario, Alfredo Mantovano. Al termine dell’incontro fonti dell’esecutivo hanno confermato “la disponibilità a un confronto costruttivo, con particolare attenzione al dialogo con l’Associazione Nazionale Magistrati”, in vista di un faccia a faccia, già programmato, per il 5 marzo prossimo, prima con l’Unione delle Camere Penali e successivamente con l’Anm. La riforma della giustizia “non è stata concepita contro i magistrati, ma nell’interesse dei cittadini”, hanno sottolineato dalla maggioranza.

Critiche alla serrata dei magistrati sono arrivate dal deputato di Forza Italia, Enrico Costa. “Pm e giudici che manifestano a braccetto sono il miglior spot per la separazione delle carriere. E’ lo sciopero delle correnti. Dicono di voler difendere la Costituzione, in realtà sono terrorizzati dal perdere i tre mega privilegi: gli avanzamenti di carriera per tutti, anche per chi commette ripetutamente errori, le promozioni discrezionali grazie agli accordi tra le correnti, le sanzioni inesistenti per chi sbaglia”, ha rimarcato l’ex viceministro della Giustizia.

Per Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, si è trattato di uno “sciopero dal sapore eversivo” che “non bloccherà il cammino della democrazia. Vogliamo la certezza della pena, una giustizia rapida e la fine dell’uso politico della giustizia. Non ci faremo fermare”.

Si schiera al fianco dei magistrati la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha definito la separazione delle carriere, “una riforma sbagliata” e “che porta al sogno malcelato della destra: giudici assoggettati alla politica”. Per il capogruppo di Avs nella commissione Giustizia della Camera, Devis Dori “la destra al governo pensa di poter stravolgere la Costituzione, calpestare i suoi principi e agire con ostilità ideologica contro l’indipendenza dei magistrati. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra siamo con i magistrati a tutela della Costituzione democratica”.

Ucraina, l’accordo su minerali non include truppe Usa sul campo

Roma, 27 feb. (askanews) – Gli Stati Uniti non hanno intenzione di inviare truppe in Ucraina come parte dell’accordo sui minerali con l’Ucraina, ha affermato giovedì un alto funzionario dell’amministrazione statunitense.

Il funzionario ha sottolineato che non ci sono truppe statunitensi sul campo e nessuna garanzia specifica di finanziamento per i futuri combattimenti scritta nell’accordo sui minerali, secondo il pool stampa presidenziale.

“Ma questa è ovviamente una cosa molto in alto nell’agenda dei nostri alleati europei, guardando a cosa sembra, vedendo cosa offrono loro le loro capacità di difesa”, ha affermato il funzionario. Il funzionario ha sottolineato che la forza sarebbe meno un deterrente di una forza di mantenimento della pace.

“Il tipo di forza dipende molto dall’accordo politico che viene raggiunto per porre fine alla guerra, e penso che questo compromesso sia parte di ciò di cui i leader discuteranno oggi”, ha aggiunto.

Mercoledì, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che gli Stati Uniti e l’Ucraina sono molto vicini a raggiungere un accordo sui minerali delle terre rare, che è un accordo “buono” e “importante”.

Tennis, Nardi si ferma ai quarti a Dubai

Roma, 27 feb. (askanews) – Luca Nardi si ferma ai quarti di finale all’Atp 500 di Dubai. Al primo quarto in carriera nel circuito maggiore, il pesarese ha perso in tre set contro il francese Quentin Halys, n. 77 al mondo: 2-6, 6-3, 7-6 il punteggio in poco più di due ore di gioco. Una sconfitta con qualche rimpianto per Nardi, soprattutto per la gestione del secondo set in cui era avanti di un break e ha perso quattro game consecutivi. Un passaggio a vuoto che ha indirizzato la partita e ha ridato energie ad Halys, più lucido e brillante alla distanza.

Coni, 43 presidenti federali: "Si vada oltre 3° mandato"

Roma, 27 feb. (askanews) – Quarantatré presidenti di federazioni sportive nazionali hanno indirizzato una lettera al Governo per chiedere l’equiparazione delle norme elettorali del Coni a quelle delle federazioni sportive. Attualmente la legge preclude a Giovanni Malagò, numero 1 dell’ente che Governa lo sport azzurro, di ricandidarsi. Come a lui anche a molti presidenti di comitato regionale perché giunti al terzo mandato. Sono stati esclusi dal coinvolgimento nel documento indirizzato al governo i tre enti pubblici (Aci, Aeroclub d’Italia e Tiro a segno), non sono stati interpellati i rappresentanti del nuoto e dei medici sportivi i cui presidenti, Barelli e Casasco sono parlamentari. Fredda la risposta del ministro dello sport Abodi: “Non mi è arrivato ancora nulla, ma se e’ una lettera per andare oltre il terzo mandato del presidente del Coni non mi sembra una novità, io invece cerco novita” ha aggiunto Abodi a margine di un evento a Palazzo Montecitorio.

Turchia, Ocalan chiede al Pkk di deporre le armi e sciogliersi

Roma, 27 feb. (askanews) – Dopo 40 anni di rivolta contro lo stato turco, il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) Abdullah Öcalan ha chiesto giovedì ai membri del gruppo curdo bandito di deporre le armi e sciogliere definitivamente l’organizzazione.

In una dichiarazione attesa da tempo, letta dai deputati del Partito per la libertà e la democrazia del popolo (DEM) filo-curdo a Istanbul, il leader del PKK incarcerato ha affermato che il gruppo “ha completato la sua vita come le sue controparti e ha reso necessario il suo scioglimento”.

“Nel corso della storia che supera i 1.000 anni, turchi e curdi hanno sempre ritenuto necessario rimanere in un’alleanza, con un aspetto prevalentemente volontario, per mantenere la loro esistenza e sopravvivere contro i poteri egemonici”, ha scritto Öcalan.

“In questo clima creato dall’appello fatto da (leader del Partito del Movimento Nazionalista) Devlet Bahçeli, dalla volontà dimostrata dal Presidente (Recep Tayyip Erdogan) e dagli approcci positivi di altri partiti politici verso l’appello noto, invito a deporre le armi e ad assumermi la responsabilità storica di questo appello”, ha concluso.

Giovedì mattina, alti funzionari del DEM hanno incontrato Öcalan, come parte dei rinnovati sforzi di pace tra Ankara e il gruppo curdo bandito.

L’appello potrebbe potenzialmente porre fine a un conflitto che dura da oltre quattro decenni e ha causato decine di migliaia di vittime.

Öcalan, 75 anni, è imprigionato sull’isola di Imrali, al largo di Istanbul, dal 1999 dopo essere stato condannato per tradimento.

Nonostante la sua incarcerazione, continua a esercitare una notevole influenza sul PKK. Ci si aspetta che la leadership del gruppo ascolti qualsiasi appello di Öcalan, anche se alcune fazioni all’interno del gruppo potrebbero opporre resistenza, affermano gli analisti.

Fondato da Öcalan nel 1978, il PKK ha guidato un’insurrezione nel sud-est della Turchia dal 1984. Il gruppo è considerato un’organizzazione terroristica dalla Turchia e dai suoi alleati occidentali.

I precedenti tentativi di pace con il PKK si sono conclusi con un fallimento, il più recente nel 2015.

Appalti: FM Specialist lancia la sfida per un sistema nazionale

Roma, 26 feb. – Il tema della trasparenza e della qualit nella gestione degli appalti pubblici tornato al centro del dibattito nazionale. Si discusso infatti del tema nel corso dell’evento “Il controllo che vorrei”, un’importante iniziativa promossa da FM Specialist, guidata dal Presidente Claudio Campion, co-ideatore di CLAUDIT. L’incontro ha visto la partecipazione di esperti del settore, amministratori pubblici e rappresentanti istituzionali, riuniti per discutere le criticit e le prospettive future della regolamentazione e del monitoraggio dei servizi appaltati in Italia.

Tra i partecipanti di spicco figuravano il Dott. Paolo Mansi, il Dott. Vittorio Serafini della Fondazione Scuola Nazionale Servizi, l’Avv. Massimiliano Brugnoletti e il Dott. Francesco Veneri, responsabile del rischio clinico per gli ospedali della Toscana. A moderare i lavori, il Dott. Andrea Lucotti, affiancato dall’Onorevole Alessia Ambrosi, deputata e promotrice di iniziative legislative sulla trasparenza negli appalti pubblici.

Calcio, paura per Zeman, ricoverato al Gemelli di Roma

Roma, 27 feb. (askanews) – Paura per Zdenek Zeman. L’ex allenatore di Foggia, Lazio e Roma è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma in codice rosso. Settantasette anni, nell’ultima settimana era stato colpito da una forte influenza che aveva preoccupato non poco i suoi familiari. Oggi il boemo non sarebbe più riuscito a parlare in modo normale, oltre ad avere difficoltà a muovere una gamba. Per queste ragioni è stato portato in ospedale. Un anno fa Zeman era stato sottoposto ad un’operazione al cuore (per l’impianto di quattro bypass) che gli aveva causato la decisione, sofferta, di abbandonare la guida del Pescara (Serie C). Lo scorso ottobre, invece, era stato colpito da un ictus  Zeman ha presentato questa mattina un deficit di forza e un disturbo di produzione del linguaggio compatibile con ischemia cerebrale in pazienti con pregressa comorbidità cardiologica e pregresso ictus. E’ stata confermata terapia antiaggregante e anticoagulante. Le condizioni cliniche sono al momento stabili pur rimanendo in prognosi riservata. Vigile e collaborante. E’ attualmente ricoverato presso la Stroke Unit del Policlinico Gemelli dove sono monitorati costantemente i parametri e dovrà essere sottoposto a controlli cardiologici e neuroradiologici.

Peppa Pig presto avrà un altro fratellino o una sorellina

Milano, 27 feb. (askanews) – Chi non ha mai sentito parlare di Peppa Pig, la simpatica maialina che, dal suo debutto sullo schermo, è diventata uno dei personaggi più amati e riconoscibili dai bambini di tutto il mondo? E ora, una grande novità è in arrivo per lei e la sua famiglia! Il 6 marzo 2025, su Rai Yoyo – il canale televisivo preferito dai più piccoli – andrà in onda “Il Grande Annuncio”, l’episodio speciale in cui Mamma e Papà Pig condivideranno con Peppa e George una notizia che cambierà tutto: presto avranno un altro fratellino o una sorellina! Un momento emozionante che coinvolgerà tante famiglie, accompagnando grandi e piccini in un viaggio fatto di sorprese, attesa e nuove avventure.

“Una nuova era per Peppa Pig sta per cominciare! L’arrivo di un bebè porta sempre grandi emozioni e cambiamenti, e i fan di Peppa avranno l’opportunità di vivere questo magico momento insieme a lei e alla sua famiglia,” ha dichiarato Esra Cafer, Hasbro SVP of Franchise Strategy and Management, Preschool & Fashion.

Le sue avventure hanno catturato l’immaginazione e i cuori di milioni di piccoli fan, veicolando con entusiasmo messaggi molto importanti e significativi sull’amicizia, la famiglia, il rispetto per l’ambiente e la passione per la lettura. Con l’arrivo del nuovo bebè, Peppa e George impareranno a collaborare e a condividere nuove esperienze, accompagnando i giovani spettatori in un viaggio emozionante alla scoperta di cosa significa crescere insieme. E Mamma e Papà Pig? Con tre piccoli in casa, dovranno ingegnarsi per affrontare questa nuova avventura con ancora più energia… e forse qualche pozzanghera di fango in più!

Ma le sorprese non finiscono qui! Negli episodi della nuova serie verranno svelati dettagli esclusivi sul bebè: il nome, il genere e, naturalmente il giorno in cui nascerà. Un anno ricco di novità, con eventi speciali e prodotti inediti pensati per celebrare al meglio questo nuovo arrivo nella famiglia Pig.

Dal suo debutto Peppa ha raggiunto ogni angolo del pianeta, tanto che oggi le sue avventure vengono tradotte in più di 40 lingue e sono trasmesse in 180 Paesi. Approdata in Italia nel 2008, è la serie più amata dai bambini dai 3 ai 5 anni, che ha conquistato tutti con le sue storie semplici e genuine, capaci di trasformare piccole avventure quotidiane in esperienze entusiasmanti. Negli anni poi è diventata molto più di una serie televisiva: ormai è un vero e proprio fenomeno di costume che abbraccia ogni aspetto della vita dei più piccoli, dai giocattoli ai libri, dai vestiti agli articoli da festa, passando per magazine, biciclette, videogiochi, app e addirittura snack dolci e salati per far merenda in compagnia della propria amichetta.

Tra giochi, parchi a tema e spettacoli teatrali, Peppa ha fatto breccia nei cuori delle famiglie di tutto il mondo grazie ai suoi messaggi positivi, che le hanno permesso di trasformare il gioco e l’avventura in un fantastico e funzionale veicolo di apprendimento. E adesso una nuova avventura sta per partire: il 2025 sarà un anno pieno di sorprese, a cominciare dall’arrivo del nuovo bebè di casa Pig!

Le vittime di Khojaly ricordate a Roma

Roma, 27 feb. – Un bilancio di 613 vittime, uccise in una sola notte, tra il 25 e il 26 febbraio 1992 nella citt di Khojaly, in Azerbaigian. Tra loro bambini, donne e anziani. Sono questi i numeri di una tragedia che rappresenta uno dei momenti pi atroci della Guerra del Karabakh e che l’Azerbaigian ha ricordato con due eventi, il 23 e il 24 febbraio, a Roma. Domenica 23 febbraio la suggestiva cornice della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura ha ospitato il concerto “Khojaly: Ritorno alla Vita”. Il 24 febbraio nella Sala stampa della camera dei deputati si svolta, invece, la conferenza “Khojali 33 anni dopo. Nel tempo del ritorno, giustizia per la riconciliazione”, su iniziativa dell’On. Naike Gruppioni ed alla presenza dell’Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, Rashad Aslanov. Obiettivo dell’incontro quello di mettere in luce come parlarne sia fondamentale perch simili tragedie non avvengano mai pi.

Abbiamo parlato con Rashad Aslanov, Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia:

“In quella notte i civili azerbaijani che abitavano nella citt Khojaly sono stati oggetto di un crimine di guerra, un crimine contro l’umanit. Per noi e anche per vari paesi questa una cosa che noi non dobbiamo scordare, noi dobbiamo commemorare perch l’importante che quella gente che hanno fatto questi crimini devono andare al tribunale, devono avere una giustizia. Oggi dopo 33 anni noi abbiamo alcune di queste persone che hanno partecipato in questo massacro nel tribunale dell’Azerbaijan. Questo da un punto di vista anche importante per riconciliazione del popolo, per portare pace nella regione, per dare vita a quelle citt che durante 33 anni aspettava la sua abitante”.

A moderare l’incontro il Prof. Antonio Stango, Presidente Federazione Italiana Diritti Umani. Tra i relatori il Sen. Giuliomaria Terzi di Sant’Agata, Presidente Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato, Fabrizio Conti dell’ArtCloud network international, che ha raccontato la sua esperienza nel Karabakh e a Khojaly, ed infine il Sen. Marco Scurria, che ha espresso il dovere delle istituzioni di presenziare un simile evento, con un accenno al valore del tema dell’identit e al dolore di chi deve abbandonare le proprie terre.

Trump non voleva ricevere Zelensky, ha mediato Macron

Roma, 27 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump inizialmente ha rifiutato di ricevere il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy negli Stati Uniti questa settimana, ma il presidente francese Emmanuel Macron lo ha convinto del contrario, ha riferito giovedì l’emittente francese BFMTV, citando una fonte diplomatica francese.

Trump ha confermato mercoledì che Zelenskyy avrebbe visitato gli Stati Uniti venerdì per firmare un accordo “molto importante” sui metalli delle terre rare.

Zelenskyy avrebbe dovuto recarsi a Washington ieri, ma qualcuno dell’amministrazione Trump ha chiamato e gli ha detto di non salire sull’aereo invano, dato che Trump si è rifiutato di riceverlo e ha annullato il loro incontro, ha affermato l’emittente francese. Ciò ha causato “panico” a Kiev, poiché Zelenskyy era ansioso di fare questa visita “molto simbolica” e firmare l’accordo, ha affermato la fonte citando il conduttore di BFMTV Patrick Sauce.

Il leader ucraino ha chiamato Macron per chiedergli di risolvere la situazione, questi poi ha contattato Trump per garantire per Zelenskyy e chiedere che il presidente degli Stati Uniti lo ricevesse, ha detto il giornalista. Il 3 febbraio, Trump ha detto che gli Stati Uniti si aspettavano che l’Ucraina fornisse l’accesso alle sue terre rare in cambio di assistenza finanziaria e militare. Durante i negoziati con la delegazione statunitense, guidata dal vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco più avanti nel mese, Zelenskyy ha respinto l’accordo originale, sostenendo che era contrario agli interessi dell’Ucraina. L’accordo è stato poi rivisto, secondo i resoconti che citano funzionari ucraini.

Mercoledì, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto che gli Stati Uniti e l’Ucraina erano molto vicini a raggiungere un accordo.

Trump vuol dividere Cina e Russia? Pechino: non ci riuscirà

Roma, 27 feb. (askanews) – Uno degli evidenti obiettivi strategici dell’amministrazione Trump nella competizione globale tra potenze, cioè infilare un cuneo nel rapporto tra Russia e Cina che si è stretto durante l’amministrazione Biden, è diventato oggi un elemento aperto di polemica, dopo che il segretario di Stato Marco Rubio ha candidamente fatto capire che Washington non vuole che Pechino e Mosca siano allineate. Gli ha immediatamente risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jiang, che ha detto che i tentativi di seminare zizzania tra i due paesi sono “destinati a fallire”.

La questione si è posta dopo che, martedì, Rubio ha parlato in un’intervista al network populista di destra Breitbart News, chiarendo che la struttura di relazioni che vede oggi la Russia come “partner minore” della Cina sarebbe un problema per gli Stati uniti, che si troverebbero “due potenze nucleare allineate” sul fronte opposto al suo. “Non so se riusciremo mai a separarli completamente”, ha detto ancora Rubio, che vede i russi “sempre più dipendenti dai cinesi”.

Questa visione per quale il presidente Donald Trump avrebbe come obiettivo quello di dividere Russia e Cina è molto diffusa tra gli analisti di politica internazionale ed è corroborata anche dall’approccio che Trump ha avuto con il presidente russo Vladimir Putin e il suo sforzo per porre termine alla guerra in Ucraina. Un’operazione, quella di inserirsi tra Mosca e Pechino, che ebbe successo nel 1972, quando Richard Nixon mise in campo un disgelo che minò le relazioni tra la Repubblica popolare cinese e l’Unione sovietica. Rubio, in realtà, ha anche detto che non sarebbe positivo avere “Cina e Russia in contrasto” tra loro, visto che si tratta di due potenze nucleari.

In effetti la geografia dei due imperi ha messo storicamente spesso in contrasto Russia e Cina, in competizione per il controllo dell’Asia centrale e del vago e lungo confine che che le divide. L’ultimo conflitto armato tra i due giganti è avvenuto nel 1969, quando Unione sovietica e Cina combatterono una guerra (non formalmente dichiarata) per questioni di confine, con circa un migliaio di morti tra tutte e due le parti. Il conflitto fu per il controllo, in particolare, di una piccola isola nel fiume Ussuri, che divide Russia e Cina. L’isola Zhenbao, Damansky per i russi, alla fine – in base all’accordo territoriale del 1991, restò ai cinesi.

Anche oggi, per quanto sotto la cenere della sintonia geopolitica di questi ultimi anni tra Pechino e Mosca, in realtà cova la brace di una competizione per il controllo dell’Asia centrale, fondamentale per i progetti di riapertura delle Vie della Seta per i cinesi, con la possibilità di un collegamento per i ricchi mercati europei, ma anche per le importanti risorse energetiche dell’area. Negli ultimi anni, Pechino ha fortemente aumentato la sua influenza nella regione – per esempio, diventando il primo mercato di export per il gas del Turkmenistan – nonostante il tradizionale grip della Russia su questi paesi che facevano parte integrante dell’Unione sovietica durante la Guerra fredda.

Elementi, insomma, su cui far leva per spezzare la relazione sino-russa, volendo, ce ne sarebbero. Questo spiega, in parte, anche l’irritazione con cui Pechino ha risposto alle osservazioni di Rubio. Lin Jian, nella quotidiana conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulle affermazioni del capo della diplomazia Usa, ha detto che “le strategie di sviluppo e le politiche estere di Cina e Russia sono molto lungimiranti e le relazioni sino-russe progrediranno serenamente, indipendentemente dai cambiamenti globali”. Pertanto, ha continuato, “è del tutto inutile per gli Stati uniti cercare di seminare discordia nelle relazioni sino-russe”.

La Cina, su questo fronte, è certamente molto attenta a tutto ciò che si muove negli scenari internazionali. In particolare, il disgelo promosso da Trump tra Usa e Russia è stato osservato con una certa attenzione. Non a caso, Putin ha sentito il bisogno di chiedere un appuntamento telefonico col presidente cinese Xi Jinping per rassicurarlo che – a quanto ha scritto l’agenzia di stampa statale Xinhua – Russia e CIna sono “buoni vicini” e “veri amici”.

Trump vuol dividere Cina e Russia? Pechino: non ci riuscirà

Roma, 27 feb. (askanews) – Uno degli evidenti obiettivi strategici dell’amministrazione Trump nella competizione globale tra potenze, cioè infilare un cuneo nel rapporto tra Russia e Cina che si è stretto durante l’amministrazione Biden, è diventato oggi un elemento aperto di polemica, dopo che il segretario di Stato Marco Rubio ha candidamente fatto capire che Washington non vuole che Pechino e Mosca siano allineate. Gli ha immediatamente risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jiang, che ha detto che i tentativi di seminare zizzania tra i due paesi sono “destinati a fallire”.

La questione si è posta dopo che, martedì, Rubio ha parlato in un’intervista al network populista di destra Breitbart News, chiarendo che la struttura di relazioni che vede oggi la Russia come “partner minore” della Cina sarebbe un problema per gli Stati uniti, che si troverebbero “due potenze nucleare allineate” sul fronte opposto al suo. “Non so se riusciremo mai a separarli completamente”, ha detto ancora Rubio, che vede i russi “sempre più dipendenti dai cinesi”.

Questa visione per quale il presidente Donald Trump avrebbe come obiettivo quello di dividere Russia e Cina è molto diffusa tra gli analisti di politica internazionale ed è corroborata anche dall’approccio che Trump ha avuto con il presidente russo Vladimir Putin e il suo sforzo per porre termine alla guerra in Ucraina. Un’operazione, quella di inserirsi tra Mosca e Pechino, che ebbe successo nel 1972, quando Richard Nixon mise in campo un disgelo che minò le relazioni tra la Repubblica popolare cinese e l’Unione sovietica.

Rubio, in realtà, ha anche detto che non sarebbe positivo avere “Cina e Russia in contrasto” tra loro, visto che si tratta di due potenze nucleari.

In effetti la geografia dei due imperi ha messo storicamente spesso in contrasto Russia e Cina, in competizione per il controllo dell’Asia centrale e del vago e lungo confine che che le divide. L’ultimo conflitto armato tra i due giganti è avvenuto nel 1969, quando Unione sovietica e Cina combatterono una guerra (non formalmente dichiarata) per questioni di confine, con circa un migliaio di morti tra tutte e due le parti. Il conflitto fu per il controllo, in particolare, di una piccola isola nel fiume Ussuri, che divide Russia e Cina. L’isola Zhenbao, Damansky per i russi, alla fine – in base all’accordo territoriale del 1991, restò ai cinesi.

Anche oggi, per quanto sotto la cenere della sintonia geopolitica di questi ultimi anni tra Pechino e Mosca, in realtà cova la brace di una competizione per il controllo dell’Asia centrale, fondamentale per i progetti di riapertura delle Vie della Seta per i cinesi, con la possibilità di un collegamento per i ricchi mercati europei, ma anche per le importanti risorse energetiche dell’area. Negli ultimi anni, Pechino ha fortemente aumentato la sua influenza nella regione – per esempio, diventando il primo mercato di export per il gas del Turkmenistan – nonostante il tradizionale grip della Russia su questi paesi che facevano parte integrante dell’Unione sovietica durante la Guerra fredda.

Elementi, insomma, su cui far leva per spezzare la relazione sino-russa, volendo, ce ne sarebbero. Questo spiega, in parte, anche l’irritazione con cui Pechino ha risposto alle osservazioni di Rubio. Lin Jian, nella quotidiana conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulle affermazioni del capo della diplomazia Usa, ha detto che “le strategie di sviluppo e le politiche estere di Cina e Russia sono molto lungimiranti e le relazioni sino-russe progrediranno serenamente, indipendentemente dai cambiamenti globali”. Pertanto, ha continuato, “è del tutto inutile per gli Stati uniti cercare di seminare discordia nelle relazioni sino-russe”.

La Cina, su questo fronte, è certamente molto attenta a tutto ciò che si muove negli scenari internazionali. In particolare, il disgelo promosso da Trump tra Usa e Russia è stato osservato con una certa attenzione. Non a caso, Putin ha sentito il bisogno di chiedere un appuntamento telefonico col presidente cinese Xi Jinping per rassicurarlo che – a quanto ha scritto l’agenzia di stampa statale Xinhua – Russia e CIna sono “buoni vicini” e “veri amici”.

Dazi, Orsini: l’Ue agisca subito per tutelare famiglie e imprese

Roma, 27 feb. (askanews) – “È saltato un paradigma: serve coraggio e serve agire subito con una visione di lungo termine. L’Europa deve mettere al centro la competitività del sistema industriale e quindi la crescita sociale”. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ribadisce così la necessità di agire all’indomani dell’annuncio dei dazi sull’Ue da parte dell’amministrazione Trump.

“La preoccupazione è innegabile. È un cambio di paradigma impensabile e tutti noi imprenditori europei confidavamo che non accadesse – ha spiegato Orsini che oggi ha ospitato al Consiglio Generale, il Presidente di BusinessEurope, Fredrik Persson -. Abbiamo solo una possibilità: cambiare subito con misure straordinarie per un momento straordinario”.

“Con BusinessEurope stiamo costruendo un percorso che coinvolgerà le confindustrie europee. Siamo tutti europeisti, ma – ha aggiunto Orsini – quello che è uscito ieri da Bruxelles, sul pacchetto Omnibus e sul Clean Industrial Deal sono misure insufficienti. I tempi sono cambiati e le azioni dell’Europa devono sterzare decisamente per tutelare le imprese e le famiglie. Le democrazie occidentali si basano sul patto tra impresa e lavoro: mettiamoli finalmente al centro con azioni decise”.

“Costo dell’energia, sburocratizzazione, transizione ambientale e credito sono aree su cui si deve intervenire – ha concluso il presidente di Confindustria – Chiediamo alle forze politiche e alle parti sociali un patto bipartisan per il Paese e per l’Europa. USA, Cina, India, si sono date una visione e la perseguono. Serve che l’Europa faccia lo stesso, subito”.

Eni in 2024 utile a 5,2 mld (-37%), in piano 2025-28 cresce il dividendo

Roma, 27 feb. (askanews) – Eni ha chiuso il 2024 con un utile netto adjusted, depurato delle componenti straordinarie, di 5,2 miliardi di euro in calo del 37% rispetto al 2023 e, nel quarto trimestre, di 892 milioni, in calo del 46%. In un contesto particolarmente complesso per le oscillazioni dei prezzi di gas e petrolio e con una domanda in calo, la società guidata da Claudio Descalzi ha presentato anche un aggiornamento del Piano strategico per il 2025-28 incrementando il dividendo per gli azionisti per il 2025 a 1,05 euro ad azione (+5%) dall’attuale cedola a 1 euro, con una policy sul dividendo in crescita.

Il gruppo ha spiegato, infatti, che il dividendo sarà integrato da un piano di riacquisto di azioni proprie che porta il payout complessivo compreso tra 35% e 40% del cash flow da operations, aumentato rispetto al range precedente pari al 30-35%. Il riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi è portato fino a 3,5 miliardi. Sempre oggi Eni ha annunciato un memorandum in esclusiva con Petronas per definire la costituzione di una joint venture per la gestione di una selezione di asset upstream in Indonesia e Malesia. Il focus sarà sul Gnl, garantendo nel medio termine una produzione sostenibile di 500 mila barili di olio equivalente al giorno.

Le riserve della joint venture ammontano a circa 3 miliardi di barili di olio equivalente (boe), e il potenziale esplorativo è di circa 10 miliardi di boe.

Tornando al 2024, l’ad Claudio Descalzi, ha evidenziato come “nel 2024, crescita e creazione di valore hanno raggiunto un livello di eccellenza, supportati dalla struttura finanziaria e dalla disciplina nei costi”. La società ha raggiunto “oltre 21 miliardi di valore d’impresa nel corso dell’anno”, ha sottolineato Descalzi. Soddisfacenti per la società i risultati di 14,3 miliardi di utile operativo proforma adjusted e 13,6 miliardi di flusso di cassa adjusted, “entrambi ben superiori alle previsioni”.

Nell’aggiornamneto del piano 2025-28, Eni prevede investimenti, al netto delle operazioni di portafoglio, pari a 7 miliardi all’anno nel corso del piano, in linea con lo scorso anno. Per il 2025 si prevedono investimenti organici inferiori a 9 miliardi, e tra 6,5 e 7 miliardi al netto del portafoglio.

Il gruppo porta avanti inoltre il suo modello satellitare con l’ingresso nel capitale di altre società, mantenendo la quota di maggioranza. Sia per Plenitude che per Enilive si prevede di continuare a ricevere manifestazioni di interesse, ed è probabile che Eni accoglierà anche per Plenitude, “come fatto per Enilive, investimenti esterni fino a un livello di partecipazione di circa il 30%”.

La capacità installata di energia rinnovabile di Plenitude è prevista crescere di circa 4 volte, fino a 15GW, entro il 2030, emerge dall’aggiornamento del Piano 2025-28 del gruppo Eni.

Avanti poi con la ristrutturazione di Versalis, il gruppo della raffinazione tradizionale in perdita. Si prevede che Versalis raggiunga un Ebit a break even entro il 2027, un miglioramento dell’Ebit adjusted di circa 900 milioni entro il 2028 (rispetto al 2024) e una riduzione degli investimenti di circa 350 milioni rispetto al Piano precedente, che condurrà al pareggio del Fcf entro il 2028 con un Roace relativo alle nuove piattaforme di business di circa il 10% entro il 2030.

Migranti, Piantedosi: il Consiglio di Stato fa chiarezza su critiche pretestuose

Roma, 27 feb. (askanews) – “Il Consiglio di Stato, con recente sentenza del 25 febbraio (a seguito di ricorso relativo a precedenti interventi in mare effettuati proprio dalla ‘Geo Barents’), ha stabilito che è pienamente corretto che sia il Ministero dell’Interno, sulla base delle sue valutazioni, a stabilire il porto di sbarco delle navi che trasportano i migranti. Questo perché, in casi del genere, oltre alla logistica, devono essere valutati anche i profili dell’ordine pubblico e dell’accoglienza, per garantire sicurezza, efficienza e sostenibilità nella gestione dei flussi migratori. Sono sentenze che confermano la nostra linea e fanno chiarezza rispetto alle critiche, talvolta a mio giudizio anche pretestuose, mosse talvolta contro l’operato del Governo”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, rispondendo al question time del Senato.

“Riaffermo, pertanto, – ha aggiunto Piantedosi – l’impegno del Governo nelle iniziative di cooperazione con i Paesi di origine e transito dei flussi, ivi compresa la Libia. Oggi stesso – ha proseguito – ho incontrato il Ministro dell’interno libico per consolidare le iniziative di cooperazione in atto che spaziano, dalla prevenzione delle partenze che pongono a rischio le vite umane e dal costante impegno nelle operazioni di ricerca e soccorso nel rispetto del diritto internazionale, al potenziamento del sistema dei corridoi umanitari e dei rimpatri volontari assistiti, con il pieno coinvolgimento di istituzioni internazionali umanitarie, come OIM e UNHCR”.

Calcio, la sfida dei "Maranza": ‘Napoli sabato sarà guerra’

Roma, 27 feb. (askanews) – C’è apprensione in vista di Napoli-Inter, match clou del campionato di serie A in programma sabato alle ore 18 al Maradona di Napoli. I cosiddetti gruppi “maranza”, giovani del nord Italia abbigliati come trapper e con la tendenza a creare risse e tafferugli, hanno lanciato su TikTok una challenge nei confronti dei ragazzi del Sud in particolare napoletani in occasione della partita. Nei video postati annunciano con toni provocatori e di sfida: “Sud preparati, il 1 marzo arriviamo noi e sarà guerra. Tutti con il Frecciarossa, prima tappa Roma, poi Napoli e Sicilia…Faremo un macello e scapperanno tutti…perchè quelli del Sud parlano male di noi del Nord”. Le risposte di alcuni ragazzi del sud non si sono fatte attendere: Ancora più inquietante la risposta di un altro utente social: “Stamm tutt pronti…ve scassammo, maranza, ve facimme capi’ comm’e’ ‘o sistema”

MotoGp, Bagnaia: "Rivalità con Marquez la chiave del 2025″

Roma, 27 feb. (askanews) – “E’ pur sempre la prima gara. E’ una sensazione fantastica. L’emozione cresce fin dalla foto tradizionale sulla griglia del circuito, tutti insieme, senti che si sta ripartendo”. Tensione? “Sto dormendo bene, è tutto a posto”. Così Pecco Bagnaia alla vigilia del debutto stagionale della MotoGp in Thailandia. Lui e Marquez, seduti di fianco, sembrano amici di lunga data. “Firmerei subito per una lotta a due, sappiamo quanto sia forte Marc, ma non credo che si ripeterà una situazione come in Argentina 2016 (quando Iannone stese Dovizioso, il suo compagno di squadra di allora in Ducati, ndr). Entrambi vogliamo vincere il titolo, d’altronde è anche l’ambizione del nostro team. La rivalità con Marc sarà la chiave: so che io e lui lotteremo diverse volte, ma non penso certo di iniziare a fare strategia alla prima gara”. La Desmosedici resta il punto di riferimento? “Dobbiamo anche pensare a migliorarla, non vogliamo che i nostri avversari chiudano il gap. Lavoreremo insieme, io e Marc, per migliorare e poi vinca il migliore in gara”. Per questa stagione Ducati ha puntato su scelte tecniche conservative, glielo fanno notare. “Nei test invernali abbiamo provato tanto materiale, ma abbiamo evitato i rischi legati alle incognite di un motore nuovo che ha anche dei punti forza, ma abbiamo preferito puntare entrambi su quello del 2024, molto più efficace in frenata. E non credo che ci mancherà velocità sul rettilineo”. E il resto? “La moto è molto simile a quella della scorsa stagione, ad eccezione del forcellone e di altri dettagli. Ma avremo tempo per provare il nuovo telaio e la nuova carenatura”. Bagnaia chi teme di più tra gli avversari? “L’Aprilia si è avvicinata come gli altri piloti Ducati, Morbidelli e Alex Marquez su tutti. Difficile dire ora chi sarà l’avversario principale. Ma per la prima gara tutti i piloti Ducati, oltre ad Aprilia con Bezzecchi e Ktm con Acosta, potranno lottare per la vittoria”. Alla prima gara mancherà il campione in carica, Martin. “Gli ho scritto mandandogli un grande abbraccio e dicendogli di stare calmo, di non avere fretta. Un altro incidente potrebbe mettere a rischio la sua carriera”. E allora chi è il favorito tra lui e Marquez in Thailandia? “Vincere subito sarebbe fantastico, ma non obbligatorio. Ho imparato che a volte è meglio mantenere la calma e analizzare la situazione, ma se vedrò la possibilità di vincere ci proverò. Mi auguro ad ogni modo una bella battaglia”.

Sci di fondo, Federico Pellegrino argento mondiale

Roma, 27 feb. (askanews) – Federico Pellegrino monumentale ai Mondiali di sci di fondo di Trondheim, in Norvegia. A 34 anni e all’ultimo Mondiale in carriera, il campione azzurro ha conquistato la medaglia d’argento nella sprint in tecnica libera. La settima medaglia mondiale (eguagliato il record italiano di Silvio Fauner) in otto partecipazioni, 14 anni dopo la prima volta a Oslo. Dalla Norvegia alla Norvegia, la chiusura di un cerchio con uno splendido secondo posto alle spalle del fuoriclasse norvegese Johannes Klaebo, al decimo oro iridato in carriera. “Sarà la mia ultima sprint mondiale e voglio godermela” aveva detto Pellegrino alla vigilia e così è stato. La condotta di gara dell’azzurro è stata perfetta: quarto dopo le qualificazioni, il valdostano ha rischiato soltanto nel quarto di finale (poi vinto, ma fino a poche centinaia di metri dal traguardo era quarto), poi è stato impeccabile sia in semifinale che in finale, l’unico a tenere il passo dell’imbattibile Klaebo. Medaglia di bronzo, invece, al finlandese Vuorinen.

Calcio, l’Inter recupera Thuram e perde Darmian per il Napoli

Roma, 27 feb. (askanews) – I quarti di finale di Coppa Italia hanno portato nuovi problemi per gli allenatori. In vista del big match Napoli-Inter c’è da registrare l’indisponibilità di Matteo Darmian, fermatosi nel corso del primo tempo contro la Lazio. Gli esami hanno evidenziato una distrazione muscolare al semimembranoso della coscia destra. L’ex United salterà anche gli ottavi di Champions contro il Feyenoord e dovrebbe tornare direttamente dopo la sosta, per il match contro l’Udinese. Problemi sugli esterni per Simone Inzaghi, che non potrà contare nemmeno su Carlos Augusto e Zalewski. In attacco però è pronto a tornare Marcus Thuram: dopo aver giocato con la Juve a mezzo servizio e aver saltato Genoa e Lazio, da giovedì 27 febbraio è tornato ad allenarsi in gruppo per tutta la seduta dopo il lavoro parziale del giorno precedente.

Schlein: Pd sosterrà referendum, ma non chiedo abiure

Roma, 27 feb. (askanews) – Tra qualche mese si voterà per i referendum e “il Pd li supporterà e invita tutte e tutti ad andare a votare, anche quelli che non sono d’accordo. La destra ha paura della partecipazione”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando alla direzione del partito. “So bene che nel partito c’è anche chi non li ha firmati tutti e non chiediamo abiure a nessuno”.

La leader dem ha rivendicato il valore del “pluralismo”, aggiungendo: “Ma un partito deve saper scegliere. Noi supporteremo il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. Con rispetto di chi non li ha firmati tutti, ma la posizione del partito deve essere chiara e lineare. Il Jobs act è una legge di dieci anni fa ampiamente rivisitata dalla Corte costituzionale. Siamo in un’altra era, una discussione l’abbiamo fatta anche al congresso, partendo dal programma 2022 che ne chiedeva il superamento. Di Passi avanti ne abbiamo fatti parecchi cercando sempre la massima condivisione interna”.

Schlein: ok difesa europea, ma in un piano di autonomia strategica

Roma, 27 feb. (askanews) – Il Pd è favorevole alla difesa eurpea, purché sia inserita in un piano complessivo che porti alla “autonomia strategica” dell’Unione. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando alla direzione del partito.

“Su due punti – ha spiegato – vogliamo sfidare il governo Meloni: primo, occorre superare l’unanimità, neanche un condominio si gestisce con l’unanimità. Anche con le cooperazioni rafforzate”.

“Secondo, un Next generation Eu da 800 miliardi all’anno per puntare all’autonomia strategica europea. Se non ci diamo una mossa saremo stritolati da competizione Usa-Cina”. E, ha aggiunto, “dentro questo schema c’è anche la difesa europea, che per noi non è la corsa al riarmo di ogni singolo stato dell’Unione”. Il Pd vuole “una vera difesa europea” con “economie di scala, interoperabilità dei sistemi di difesa… Il problema non è la spesa complessiva, la terza più alta al mondo, ma la sua efficienza”.

Insomma, “oggi l’Ue non può più affidarsi a nessun per la difesa. Nessuna forza progressista è contraria alla difesa comune, dobbiamo dire come si fa. Vogliamo essere chiari: se l’Europa adesso procedesse soltanto su questo fronte lasciando indietro le altre priorità ambientali e sociali sarebbe un grave errore. La spesa in difesa non deve andare a scapito della spesa sociale. Serve anche il debito comune, molto più dello scorporo degli investimenti dal patto di stabilità perché incentivano la spesa nazionale”.

Schlein: Trump e Musk attaccano Ue e Ucraina, Meloni tace

Roma, 27 feb. (askanews) – “Sono giorni che Trump, Vance e Musk alternano insulti e attacchi a Ue e Ucraina ed è gravissimo che la presidente Meloni non abbia detto una parola su questo”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in direzione del partito. “Diceva che sarebbe stata la pontiera tra Trump e Ue. E’ arrivato il momento di scegliere, da prima della classe a vassalla il passo è molto breve”.

“Meloni – ha concluso – deve dire da che parte sta, se sceglie di stare dalla parte dell’Europa o continuare a mettere il cappellino di Trump”.

Netanyahu: "Lavorerò instancabilmente" per il rilascio degli ostaggi rimasti

Roma, 27 feb. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è impegnato a “lavorare instancabilmente” per riportare indietro tutti gli ostaggi da Gaza, dopo che Hamas ha restituito quattro ostaggi morti in prigionia che erano stati rapiti durante l’attacco del movimento islamico palestinese il 7 ottobre. “Finché tutti i nostri figli e figlie non torneranno a casa”, ha scritto Netanyahu in un comunicato del suo ufficio.

In un’altra nota, Netanyahu ha espresso le condoglianze alle famiglie dei quattro ostaggi, i cui corpi sono stati restituiti a Israele durante la notte. “Tutto Israele vi abbraccia e condivide il vostro dolore”, ha scritto.

Giustizia, governo: riforma non contro toghe, disponibili a confronto

Roma, 27 feb. (askanews) – Sulla riforma della giustizia la maggioranza conferma “la propria disponibilità a un confronto costruttivo, con particolare attenzione al dialogo con l’Anm. La riforma Giustizia non è concepita contro i magistrati, ma nell’interesse dei cittadini”. E’ quanto viene spiegato al termine della riunione a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, il ministro Carlo Nordio, il sottosegretario Alfredo Mantovano

L’incontro, viene spiegato, è stato finalizzato a preparare le consultazioni già programmate per il 5 marzo, prima con l’Unione delle Camere Penali e successivamente con l’Associazione Nazionale Magistrati.

Zelensky sulla via degli Usa incontra oggi il premier irlandese Martin

Roma, 27 feb. (askanews) – Il primo ministro irlandese Micheal Martin incontrerà oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che dovrebbe fare tappa in Irlanda durante il suo viaggio verso Washington.

“Il Taoiseach [primo ministro, ndr] incontrerà il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, all’aeroporto di Shannon [giovedì] a mezzogiorno”, ha riferito Rte, l’emittente pubblica irlandese. Il presidente ucraino è atteso a Washington domani per incontrare Donald Trump.

A inizio settimana, il leader irlandese ha ribadito il sostegno del suo Paese all’Ucraina, tre anni dopo l’inizio dell’invasione russa del Paese. Martin si è poi impegnato ad aumentare gli aiuti finanziari umanitari a Kiev.

Tajani: Imola e il suo Gran Premio simboli del Made in Italy

Roma, 27 feb. (askanews) – “Per me è un grande piacere ospitare Imola e il Gran Premio qui al ministero degli Esteri, perché Imola con il suo Gran Premio, con la sua industria dell’auto, con la rossa Ferrari, non è soltanto un fenomeno che riguarda lo sport ma è molto di più, è il simbolo del Made in Italy, è il simbolo di una Italia vincente, è il simbolo di una Italia che piace è un simbolo di una Italia che può continuare ad esportare anche in un settore così importante come quello dello sport”. E’ quanto ha dichiarato il ministero degli Esteri Antonio Tajani, in occasione dell’evento “Imola & Made in Italy”, stamattina alla Farnesina.

“Ritengo che questo comparto – ha proseguito il ministro – sia fondamentale anche per la nostra politica estera. Non è un caso che abbiamo deciso di dar vita anche a una ‘Giornata dello sport italiano nel mondo’, non è un caso che abbiamo già costituito al ministero una unità che si occupa proprio della diplomazia sportiva, e non è un caso che nella riforma del ministero degli Esteri, che stiamo realizzando, nel comparto della diplomazia economica, ci sarà uno spazio importante anche per la diplomazia dello sport. Teniamo presente che lo sport rappresenta l’1,5% del Pil, che abbiamo anche un importante settore sportivo che esporta, abbiamo anche l’industria che realizza impianti sportivi di altissima qualità. Quindi si concentra nel caso di Imola automotive, Made in Italy, immagine, impiantistica; quindi un po’ un simbolo di quello che io voglio fare attraverso lo sport, cioè valorizzare il nostro Paese inserendo lo sport in un contesto più ampio di politica estera, più moderno, più competitivo, perché le nostre ambasciate devono diventare un trampolino per lanciare l’immagine dell’Italia, i prodotti italiani nel mondo, e ogni imprenditore di qualsiasi settore dovrà sentirsi protetto dall’iniziativa e dall’azione del Ministero”.

“Noi continuiamo a valorizzare e a sostenere – grazie all’azione determinante dell’Ice (Istituto per il commercio estero, ndr.) – il Gran Premio, che è anche una calamita straordinaria per attirare turisti nel nostro Paese. Attraverso ogni evento – come abbiamo fatto con la Ryder Cup, lo possiamo fare ogni anno con Imola – possiamo accendere i riflettori sul nostro Paese e richiamare il maggior numero di turisti, che attraverso il Gran Premio vengono poi a visitare le bellezze italiane. Quindi va tutto visto in un contesto complessivo, non è soltanto il grande evento, è parte di una strategia di politica internazionale, di politica della crescita del nostro governo. Continueremo a sostenere questa iniziativa, perché siamo assolutamente convinti che Imola che sia uno strumento fondamentale per la crescita e per la promozione del Made in Italy nel mondo”.

Green deal, Urso: l’Ue esca dall’ideologia e torni alla ragione

Roma, 27 feb. (askanews) – “Se si vuole raggiungere in Europa la piena decarbonizzazione vanno poste le condizioni perché le imprese lo possano fare. Se vogliamo che gli altri continenti vadano sulla strada delle piena decarbonizzazione dobbiamo dimostrare che questo modello è vincente. Oggi è invece perdente e se resta perdente nessuno ci seguirà. Vogliamo che l’Europa esca dall’ideologia e torni alla ragione, al buonsenso”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, nella conferenza finale del vertice a Parigi sul futuro dell’industria siderurgica.

“Per diventare vincente – ha proseguito – bisogna mettere in condizione le imprese europee, che producono con l’energia green i prodotti dell’acciaio, di essere competitive anche sui mercati extra Ue. Se il nostro modello porta alla deindustrializzazione dell’Europa e non alla piena decarbonizzaizone nessuno nel mondo ci seguirà. Avranno vinto altri modelli”.

Per quanto riguarda l’acciaio “il costo dell’energia elettrica è fondamentale – ha aggiunto Urso – è stato chiesto di fare forni elettrici, ma bisogna garantire che sia possibile produrre a costi competitivi. I forni elettrici vengono alimentati in gran parte con i rottami ferrosi. E poi si consente che i rottami ferrosi prodotti in Europa siano esportati fuori dall’Europa? Devono restare in Europa. Questa non è ideologia, ma buonsenso”.

Monsterland Halloween Festival torna nel 2025, unisce musica e motori

Milano, 27 feb. (askanews) – Monsterland Halloween Festival torna nel 2025, venerdì 31 ottobre, per festeggiare il 15° compleanno dell’evento di Halloween più grande d’Europa. In occasione di un anniversario così importante nella storia del format, Monsterland Halloween Festival, prodotto da Unconventional Events, cambia location e si trasferisce all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola. I biglietti saranno disponibili sui circuiti di vendita ufficiali a partire da lunedì 10 marzo. I primi nomi che comporranno la line up 2025 verranno svelati prossimamente. Per maggiori informazioni: https://monsterland.it

“The Psychedelic Circuit” sarà il tema che caratterizzerà il format di quest’anno, in celebrazione dell’inedita location che l’ospiterà, l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, una delle strutture più iconiche nel panorama motorsport, arricchito da tante novità e sorprese speciali con ampia ottimizzazione degli spazi e l’integrazione di nuove aree d’intrattenimento. Ogni area del circuito, infatti, compresi i vari box, paddock, sarà parte integrante del Festival per offrire un’esperienza ancora più coinvolgente. Per una notte, ogni box si trasformerà in uno stage indoor allestito con effetti scenografici e ciascuno dedicato a un genere musicale diverso, per permettere al pubblico di scatenarsi sul dancefloor più affine ai propri gusti. Come da tradizione di Monsterland, anche per l’edizione 2025 saranno allestiti dei palchi esterni in grandi tendoni circensi pensati appositamente per ospitare artisti selezionati tra i nomi più acclamati del momento, tra DJ e performer nazionali e internazionali.

Monsterland Halloween Festival non è solo musica, ma divertimento in tutti i suoi generi: per l’evento dei 15 anni, il format offrirà anche giostre e attrazioni adrenaliniche in tema con la notte più paurosa dell’anno.

Nel corso degli anni, Monsterland si è consacrato come il più grande e importante festival in maschera d’Europa che unisce diversi mondi musicali ed experience immersive di vario tipo, consolidandosi come il punto di riferimento per il pubblico amante dell’intrattenimento a 360°. In 14 edizioni, Monsterland ha riunito oltre 300mila persone provenienti da più di 50 nazioni e raggiungendo il record nel 2024 con oltre 40mila presenze. Sui palchi del Monsterland si sono esibiti negli anni più di 1000 artisti nazionali e internazionali, tra dj, cantanti, showman, tra i nomi più amati della scena musicale attuale e headliner di livello mondiale e campioni della musica techno, house ed elettronica, come Nina Kraviz, Marco Carola, Salmo, Gigi D’Agostino, Sfera Ebbasta, Guè, Amelie Lens e molti altri. In pochi anni il team di Unconventional Event ha saputo trasformare Monsterland Halloween Festival da un evento one-stage a un’intera città dell’intrattenimento, con oltre 10 palchi tematici outdoor e indoor, un luna park horror e altre experience correlate. Il cambio location all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola sottolinea la portata e il prestigio di questo festival che, giunto al suo quindicesimo compleanno, si conferma un evento unico nel suo genere.

Papa, Vaticano: proseguono le analisi e le adeguate terapie

Città del Vaticano, 27 feb. (askanews) – Le condizioni di salute di Papa Francesco “restano stabili e permangono quelle illustate ieri sera” nel bollettinno medico, che mostrava alcuni parametri incoraggianti come quelli della “conta delle diverse sostanze nel sangue che appaiono migliori”. Lo riferiscono fonti Vaticane che rimandano alle valutazioni dei sanitari, su possibili date sulla durata della degenza al Policlinico Gemelli di Roma e sulle tempistiche di uscita dalla “fase critica”, emersa dopo il ricovero del pontefice il 14 febbraio scorso. Le stesse fonti aggiungo inoltre, che “l’umore del Papa resta buono”. Papa Francesco, giunto al quattordicesimo giorno di ricovero al Policlinico Gemelli di Roma, “si è svegliato, ha fatto colazione e sta proseguendo nelle terapie, facendo altre analisi cliniche”. Lo affermano fonti vaticane, spiegano che il periodo di riposo assoluto prescritto ha comportato che il pontefice non abbia ricevuto visite nella sua stanza d’ospedale al decimo piano del Policlinico Gemelli di Roma dove è ricoverato dal 14 febbraio scorso.

Papa Francesco è, comunue, “informato di ciò che avviene – proseguono le stesse fonti – ringraziando delle preghiere organizzate per lui e per i malati”, “viene ancora aiutato con l’ossigeno e si sposta dal suo letto alla poltrona”.

Giustizia, Parodi(Anm): non siamo eroi né difendiamo privilegi

Milano, 27 feb. (askanews) – “Non difendiamo alcun privilegio, nessuna situazione di particolare vantaggio, mi spiace che” alcune persone “lo pensino, lo capisco, perché si è formata una narrativa che non corrisponde alla realtà”. Lo ha detto il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, a Radio24, nel giorno dello sciopero proclamato dallo stesso ente di rappresentanza sindacale dei magistrati per protestare contro il disegno di legge per la riforma costituzionale della giustizia. “Non siamo eroi, ma cittadini che lavorano seriamente e credono nella giustizia” ha proseguito.

Giustizia, Parodi(Anm): non siamo eroi né difendiamo privilegi

Milano, 27 feb. (askanews) – “Non difendiamo alcun privilegio, nessuna situazione di particolare vantaggio, mi spiace che” alcune persone “lo pensino, lo capisco, perché si è formata una narrativa che non corrisponde alla realtà”. Lo ha detto il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, a Radio24, nel giorno dello sciopero proclamato dallo stesso ente di rappresentanza sindacale dei magistrati per protestare contro il disegno di legge per la riforma costituzionale della giustizia. “Non siamo eroi, ma cittadini che lavorano seriamente e credono nella giustizia” ha proseguito.

L’Istat: a febbraio aumenta la fiducia dei consumatori ma cala per le imprese

Roma, 27 feb. (askanews) – A febbraio si stima un aumento del clima di fiducia dei consumatori (da 98,2 a 98,8) mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 95,7 a 94,8. Lo ha reso noto l’Istat. Tra i consumatori, si evidenzia un miglioramento delle opinioni sulla situazione personale, corrente e futura mentre peggiorano le valutazioni sulla situazione economica generale: il clima personale aumenta da 97,1 a 98,3, quello corrente sale da 99,8 a 100,5 e il clima futuro passa da 96,1 a 96,6; invece il clima economico diminuisce da 101,3 a 100,2.

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta lievemente solo nella manifattura (da 86,8 a 87,0) mentre diminuisce negli altri tre comparti indagati (nelle costruzioni l’indice scende da 104,2 a 103,4, nei servizi di mercato cala da 99,0 a 97,5 e nel commercio al dettaglio si riduce da 106,3 a 104,0).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nel comparto manifatturiero migliorano i giudizi sugli ordinativi, le scorte sono giudicate stabili e le aspettative sulla produzione sono in calo; nelle costruzioni e nei servizi di mercato tutte le componenti registrano una dinamica negativa. Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, i giudizi e le attese sulle vendite sono improntati al pessimismo mentre il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce.

“A febbraio 2025 – è il commento dell’Istat – l’indice di fiducia delle imprese diminuisce di quasi un punto percentuale segnalando un peggioramento in tutti i comparti indagati ad eccezione della manifattura dove aumenta lievemente. L’aumento del clima di fiducia dei consumatori è trainato da valutazioni in miglioramento soprattutto sulla situazione economica personale; dinamica decisamente positiva anche per il saldo dei giudizi sull’opportunità di effettuare acquisti di beni durevoli nella fase attuale”.

Alla Camera confronto su Lobbying e Advocacy contro la povert

Roma, 27 feb. (askanews) – Dare vita a un proficuo momento di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, operatori del settore e il mondo accademico per discutere e ricercare quali siano le misure e le azioni pi efficaci per supportare coloro che vivono in povert. Questo l’obiettivo dell’evento Lobbying e Advocacy contro la povert, nato da una collaborazione tra Caritas Italiana, Sapienza Universit di Roma e FB & Associati (prima societ indipendente in Italia specializzata in public affairs, advocacy e lobbying), promosso su iniziativa dell’On. Nazario Pagano, Presidente della Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni presso la Sala della Regina della Camera dei deputati.

Un evento realizzato nell’ambito del Master in Rappresentanza di Interessi: Lobbying & Advocacy della Sapienza, nato nel 2023 in collaborazione con FB & Associati al quale ha partecipato tra oltre ai promotori istituzionali e accademici e ai responsabili del Master il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

La povert oggi in Italia infatti ai massimi storici: secondo l’Istat quasi una persona su dieci vive in uno stato di povert assoluta. Si tratta di oltre 5 milioni di persone (pi di 2 milioni di famiglie), che non raggiungono, cio, uno standard di vita dignitoso. E i dati del Rapporto Caritas sulla povert presentati evidenziano come dal periodo pre-Covid a oggi le richieste di aiuto siano aumentate di oltre il 40%. Necessario e urgente dunque dare vita a un dibattito approfondito sul tema del contrasto alla povert. Caritas Italiana, su questa base, svolge da tempo attivit di advocacy, allo scopo di contribuire alla costruzione di misure pubbliche il pi possibile adeguate ad affrontare la povert nel nostro Paese. Importante quindi l’annuncio del suo ingresso in qualit di partner del Master.

Paola Perrotti, AD di FB & Associati:

“L’ingresso di Caritas Italiana in qualit di partner del Master in Rappresentanza di Interessi: Lobbying & Advocacy sottolinea il valore di un approccio alla rappresentanza di interessi condiviso anche da chi opera nel sociale. Una conferma che il metodo di lavoro di FB & Associati, basato su professionalit, etica e trasparenza, rappresenta un punto di riferimento per realt differenti tra loro, ma unite da principi e valori comuni. Lobbying e advocacy – se realizzati con professionalit e responsabilit- sono strumenti essenziali di democrazia e partecipazione capaci di portare, grazie al confronto e al dialogo con le Istituzioni, “soluzioni” a problematiche complesse.”

Durante l’evento sono state esaminate proprio le politiche di contrasto alla povert introdotte negli ultimi anni e analizzate da Caritas Italiana nei suoi rapporti di valutazione, in un’ottica non solo di possibilit di intervento ma soprattutto in ottica di prevenzione.

Don Marco Pagniello, Direttore Caritas Italiana:

“Credo che in una situazione complessa come quella che stiamo vivendo abbiamo bisogno di stringere alleanze, di saperci confrontare anche con mondi diversi dai nostri, anche per contaminarli. Per trasmettere quello che il patrimonio della dottrina sociale della Chiesa”.

Papa, Vaticano: ha dormito bene e sta riposando

Città del Vaticano, 27 feb. (askanews) – “Il Papa nella notte ha dormito bene e ora sta riposando”. E’ quanto si legge su una nota della Santa Sede sulla notte appena trascorsa da Papa Francesco all’Ospedale Gemelli di Roma, la quattordicesima dalla data del suo ricovero, avvenuto il 14 febbraio scorso.

“Anche questa sera, alle ore 21, in Piazza San Pietro, prosegue la recita del Santo Rosario per la salute di Papa Francesco”. A presiederla sarà ilCard. Baldassare Reina, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma. Lo rende noto la Segreteria di Stato della Santa Sede su X.

Mfe: 2024 in crescita, P.S. Berlusconi: pronti alla sfida europea

Milano, 27 feb. (askanews) – Numeri in crescita anche nel 2024 per Mfe-MediaForEurope, in controtendenza rispetto agli altri competitor europei e nonostante gli eventi sportivi internazionali (Europei di Calcio e Olimpiadi) non fossero nella disponibilità del gruppo. Il Biscione si dice pronto alla sfida europea, convinto che “il domani dei broadcaster passa da una crescita dimensionale indispensabile per poter resistere ai giganti globali”.

I ricavi del gruppo Mfe sfiorano i 3 miliardi (2,95 mld), in crescita del 5%, l’utile netto consolidato, escludendo il contributo generato dalla partecipazione detenuta in Prosieben, che svelerà i conti la prossima settimana, sale a 251 milioni (+15%). Il risultato operativo adjusted raggiunge i 370 milioni e il free cash flow cresce a 343 milioni (+23%), determinando una significativa riduzione dell’indebitamento finanziario netto sceso dai 903 milioni di fine 2023 a 692 milioni, nonostante la distribuzione di dividendi per 140 milioni. “I dati preliminari parlano chiaro: i risultati del 2024 sono ottimi, in controtendenza rispetto a tutti gli altri broadcaster. Il nostro indebitamento è ai minimi da dieci anni, un segnale chiaro della solidità del gruppo”, ha sottolineato l’AD, Pier Silvio Berlusconi. “In Italia abbiamo battuto il mercato. La nostra quota raggiunge per la prima volta il 40,9%”.

Mfe, ha sottolineato, “cresce, investe e rafforza la sua leadership in Europa, nonostante una concorrenza che opera senza gli obblighi degli editori tradizionali. Siamo pronti alla sfida europea, ma è arrivato il momento di regole più giuste per tutti. Le big tech e i colossi dello streaming – ha sottolineato – godono di vantaggi che, alla lunga, penalizzeranno non solo il settore dei media, ma tutte le aziende nazionali ed europee. Potere finanziario e poche regole, peraltro non rispettate, nel medio e lungo termine rischiano di indebolire l’intera economia, colpendo i livelli occupazionali e i salari dei lavoratori italiani ed europei. L’Europa deve agire per difendere il proprio mercato e garantire una concorrenza equa”.

La raccolta pubblicitaria in Italia e Spagna nel 2024 è cresciuta del 4,7%, al di sopra delle aspettative. In Italia, in particolare, ha registrato una performance complessiva migliore del mercato (+6,8%). Il 2025 è iniziato con un andamento positivo per il gruppo, con una raccolta pubblicitaria che a gennaio ha segnato in entrambi i paesi circa un +1% su base annua. Sebbene la visibilità sull’andamento del mercato pubblicitario per il 2025 rimanga limitata, assicura Mfe, “ci sono buone aspettative per il 2025 grazie al contesto favorevole di un anno dispari, privo di grandi eventi sportivi”.

Eni, intesa con Petronas per joint venture su asset in Indonesia e Malesia

Roma, 27 feb. (askanews) – Eni e Petronas hanno annunciato un Memorandum of understanding esclusivo per definire la costituzione di una joint venture per la gestione di una selezione di asset upstream in Indonesia e Malesia. “Le società ritengono che questa jv – sottolinea una nota – creerà significative opportunità di crescita, sia in Malesia che in Indonesia, e potrà generare sinergie efficaci per diventare uno dei principali operatori nel settore del Gnl nella regione, garantendo nel medio termine una produzione sostenibile di 500 mila barili di olio equivalente al giorno”.

Le riserve della joint venture, spiega la società, “ammontano a circa 3 miliardi di barili di olio equivalente (boe), e il potenziale esplorativo è di circa 10 miliardi di boe. La joint venture si concentrerà su investimenti in nuovi progetti di sviluppo di gas, riflettendo l’impegno delle società nella transizione energetica e supportando la crescente domanda regionale di gas. errà sviluppato un business plan completo per cogliere le opportunità future nell’ambito dell’esplorazione, dello sviluppo e della potenziale crescita del portafoglio”.

“In base a questo accordo, gli asset manterranno la loro attuale struttura operativa, con un’attenzione particolare alla salute, la sicurezza e l’ambiente (Hse), alle tempistiche di realizzazione dei progetti e all’efficienza, mentre entrambe le società continueranno a mantenere i rispettivi impegni nell’ambito della sostenibilità. La nuova società farà leva sulle competenze e sulle capacità finanziarie di Eni e PETRONAS e si prevede che possa auto finanziarsi anche attraverso contributi esterni”.

Eni e Petronas “mirano a garantire la stabilità della produzione per gli asset in Malesia, e al contempo sostenere gli investimenti necessari per i nuovi sviluppi in Indonesia. Eni e Petronas hanno informato i governi indonesiano e malese delle loro intenzioni. Qualsiasi transazione finale sarà soggetta alle approvazioni governative, regolatorie e dei partner”.

Accordo con Ucraina, Trump voleva rimuovere garanzie sicurezza

Roma, 27 feb. (askanews) – L’Amministrazione Trump ha provato a rimuovere il paragrafo sulle garanzie di sicurezza dal testo degli accordi con l’Ucraina per lo sfruttamento delle risorse minerarie: è quanto riporta il New York Times.

La giustificazione addotta dall’Amministrazione è che la questione andava troppo al di là degli accordi minerari; tuttavia il paragrafo è stato mantenuto nelle successive versioni del documento, sia pure in forma ambigua.

a frase infatti recita “Gli Stati Uniti sostengono gli sforzi dell’Ucraina per ottenere le garanzie di sicurezza necessarie ad una pace durevole”, ma non è chiaro se ciò significhi delle iniziative dirette da parte di Washington o non piuttosto europee.

Le dichiarazioni rese ieri dallo stesso Donald Trump sembrerebbero indicare la seconda alternativa: il Presidente – che ha invitato Kiev a “scordarsi della Nato” – ha ribadito che dovrà essere l’Europa, in quanto “vicina di casa” a farsi carico della sicurezza ucraina.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarà domani a Washington, con l’obiettivo di ottenere un qualche chiarimento sul punto cruciale delle garanzie, di sicurezza.

Il centro (di gravità) permanente

L’inglese è una lingua essenziale e complessa allo stesso tempo: può capitare che la stessa parola abbia più significati in una lingua più variegata come l’italiano. Il termine “right” può significare “bene” “diritto” “destra”, “esatto”, “giusto”. Anche per questo, lunedì mattina in Parlamento europeo, lo scambio di battute più in voga tra tedeschi e resto d’Europa era “Hai votato bene (right) ieri?”. “Certo, ho votato bene (right). Per questo non ho votato a destra (right)”.

Dietro queste battute c’è tutta la cultura della Cdu/Csu, un partito che esiste dal Dopoguerra e ha governato per lunghi cicli, prima dal ‘49 al ‘69 con Adenauer, Erhard e Kiesinger, con Kohl dall’82 al ‘98, poi con Merkel dal 2005 al 2021 e ora torna al governo con Merz. Un partito aperto e diffuso che fa delle esperienze locali (un terzo dei consiglieri dei Länder sono Cdu) il punto di forza per interpretare i bisogni dei territori e della visione geopolitica la risorsa chiave per agire a livello mondiale: basti ricordare, al riguardo, il peso specifico dei cancellieri federali nello scacchiere globale prima e il ruolo di Ursula von der Leyen oggi. Non a caso, sono stati i democristiani tedeschi a gestire passaggi cruciali per la Germania e l’Europa, dalla ricostruzione all’inizio del processo di integrazione europea, dal crollo del Muro di Berlino, alla riunificazione tedesca, agli accordi di Maastricht. Da sempre saldamente ancorata al centro, la Cdu ha mostrato di essere anche un partito contendibile, al punto da aver cambiato leader tre volte negli ultimi anni passando da Annegret Kramp-Karrenbauer (2021) a Friedrich Merz nel 2022, con, in mezzo, il breve mandato di Armin Laschet: piattaforme politiche diverse dentro lo stesso soggetto politico.

Guardando ai Paesi maggiori, insieme a quello spagnolo e polacco, il Ppe tedesco gode di splendida forma, a differenza di quanto, purtroppo, accade in Francia e Italia. Sono due casi diversi ma simili: alle ultime primarie dei Républicains si sono sfidati 5 candidati, troppi per un partito che vale il 6,5% delle preferenze dei francesi. In Italia, specie negli ultimi anni, si avverte la necessità di un centro più forte, concreto, distinto e distante sia dalla deriva antieuropeista della destra sia dalle ideologie scriteriate della sinistra. Punti di forza, oltre la leadership, devono essere, come in Germania, la capacità di aprirsi localmente a esperienze territoriali e il posizionamento internazionale. E qui ritorna il peso della politica estera. Se i popolari tedeschi e quelli europei agiscono per un’Europa più forte, questo poco si concilia con le posizioni ondivaghe che si riscontrano in Italia, dove la Meloni non ha ancora deciso cosa fare da grande, se lavorare alla rinascita dell’Ue o il tentativo di fare da pontiera fra le politiche antieuropee di Trump e il resto dell’Unione. Tentativo che rischia di naufragare ora che il Ppe, con 15 Capi di Stato e di governo, 15 Commissari europei (tra cui la Presidente) e la Presidente del Parlamento europeo cambierà marcia, imponendo una svolta. Solo una forza europeista, aperta e responsabile può assolvere a un ruolo fondamentale per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

L’unità europea non passa per i nazionalismi

È ormai sempre più evidente che la volontà europeista opposta al credo nazionalista e sovranista diverrà un discrimine fondamentale, forse addirittura il principale, fra le diverse forze politiche del continente. Se questa è la nuova condizione sarà buona cosa affrontare più nel dettaglio le urgenze che l’UE, questa costruzione intrinsecamente ancora debole anche dopo quasi 70 anni di vita, deve comprendere e superare.

Il superamento della rigida regola dell’unanimità è dai più considerato il primo, essenziale, passo per consegnare all’Unione una più efficace azione politica. E pure lo strumento delle “cooperazioni rafforzate”, già utilizzato in alcune circostanze, può tornare utile allo scopo. Ma – considerando l’avversione a questo cambiamento da parte dei governi, che sanno di trovare proprio nell’unanimità di voto un alleato ogni qualvolta lo reputino necessario – questa eventuale e al momento ipotetica innovazione non sarebbe neppure essa sufficiente se alla base non fosse determinata dalla ragionata consapevolezza di quanto solo l’unità fra noi europei ci può rendere forti in un mondo nel quale stanno prevalendo pulsioni autoritarie opposte ai nostri valori condivisi di libertà, democrazia, forza e cultura del diritto, pace. Che potranno essere difesi solo attraverso una vera unità politica continentale, dalla quale tutto il resto discende e senza la quale ogni iniziativa, per quanto lodevole, rischia di essere sterile.

Ora, come ha testimoniato da ultimo la clamorosa spaccatura elettorale tedesca, quasi che oltre 35 anni dalla caduta del Muro fossero trascorsi invano, è chiaro che il ceto politico dirigente, ma pure quello economico e finanziario, non possa non interrogarsi sui perché di questa frattura fra ceti popolari e democrazia liberale. Questo è un tema ormai ineludibile. Se si vuole davvero por mano alla questione prima che l’onda populista e biecamente sovranista travolga tutto, consegnando il continente a un futuro inquietante ove solo si rammenti a cosa portò nella prima metà dello scorso secolo l’esplosione nazionalista divampata alla fine del XIX°.

Anni fa, ai tempi della forte ondata migratoria proveniente dall’Africa, quando – pure allora – ne derivò uno spostamento generalizzato a destra dell’elettorato europeo proprio in ragione di quegli eventi scrissi un libro il cui titolo era “Europa al bivio”. Oggi quel bivio si presenta innanzi a noi in tutta la sua nettezza, in seguito all’incredibile cambiamento di approccio alla nostra realtà politica imposto dalla presidenza Usa. Che impone, a noi europei Gran Bretagna inclusa, di “fare qualcosa” (come ha implorato con un po’ di sarcasmo Mario Draghi) per non ritrovarci a breve isolati, disuniti e deboli.

Questo “qualcosa” non può che essere una unione politica federativa alleata con quanti, britannici e altri, non vorranno farne parte ma parteciperanno ad alcuni progetti comuni fondamentali, primo fra tutti quello relativo alla Difesa. Una sorta di confederazione imperniata su alcuni temi basilari che raccolga la federazione europea (i 27) più i Paesi in attesa di entrare a farne parte o che aderiranno al solo accordo confederativo e non anche a quello federativo: ciò per poter agire da subito, nel mentre che maturino (o meno) i percorsi formali di adesione dei paesi balcanici e di quelli sottoposti alla minaccia russa (Ucraina, Moldavia, Georgia…).

Come ormai è noto a chiunque sono la politica estera e quella di difesa le principali – ma non uniche – unità federative che la UE deve conseguire, ora con una celerità imposta dalla nuova e, bene ribadirlo, incredibile e assurda postura statunitense (che potrà cambiare in futuro con una nuova Amministrazione ma che in ogni caso segna un mutamento che si riverberà comunque nel tempo e che pertanto è impossibile non registrare).

È di tutta evidenza che politica estera e di difesa comportano unità politica. E dunque, al di là degli aspetti tecnici, di per sé già assai complicati, è quello prettamente politico l’ambito nel quale governi e parlamenti dovranno operare con lucidità e consapevolezza in una dimensione strategica.

Il momento è adesso, ogni ulteriore rinvio sarebbe deleterio e potrebbe divenire determinare la fine, anziché l’apice, della ancora imperfetta costituzione europea. Il voto in Germania ha dimostrato che esiste ancora una maggioranza popolare anti-sovranista, ma che ad ogni turno elettorale è più debole: ragion per cui solo un cambio di passo radicale nel senso unitario potrà offrire ai cittadini una prospettiva nuova, una ragione per non farsi attrarre nel gorgo oscuro del nazionalismo.

È questa ormai la sfida alla quale sono chiamati i popoli europei attraverso il loro consenso ad una classe dirigente, espressa democraticamente dalla politica, che dovrà guidare la nuova fase. Accadrà? Non sappiamo. Ma questa volta il pessimismo della ragione potrebbe lasciare spazio all’ottimismo della volontà. La volontà di rispondere con un atto di dignità e di forza a un Presidente americano che vuole disarticolare, con linguaggio e metodi rozzi oltreché imperiali, 80 anni di collaborazione nella pace, nella democrazia e nel progresso economico e sociale fra le due sponde dell’Atlantico. 

Critici, rari e preziosi: una strategia per la sostenibilitá.

Ci sono molti modi per difendere ed ampliare il ruolo dell’ Unione Europa. E dobbiamo perseguirli con lo stesso impegno, e contemporaneamente. Si devono rafforzare e modificare le istituzioni in senso realmente federale. Si deve far crescere la consapevolezza dei cittadini europei con la comunicazione. Bisogna unire le forze in settori dove non lo abbiamo fatto per secoli addietro oltre che – come era naturale – negli ultimi cinquanta anni. Però bisogna anche guardare avanti, comprendere il futuro e posizionarsi nel mondo sapendo cosa ci aspetta.

Uno dei settori dove l’Unione Europea ha cominciato un cammino che guarda avanti è quello dei materiali critici e delle Terre Rare. Potrà apparire un settore secondario e molto specializzato, ma se si guarda a ciò che accade nel mondo e lo si mette nella giusta relazione, così non è.

Ci riferiamo ad un atto che diventerà decisivo mano a mano che gli anni passeranno, ovvero il Critical raw materials act del marzo 2023 che sta entrando nel suo flusso di lavoro in questo anno  e che ha come obiettivo quello di rendere il mercato delle materie prime del futuro accessibile e sostenibile.

Non molti hanno compreso il valore di un atto che può avere influenza non solo sulla sostenibilità e sugli impegni del Green Deal ma anche sulla politica estera e sul ruolo che l’Unione Europea potrà spendere nel mondo.

Si tratta certamente di un atto che prende spunto dai problemi creatisi prima con la pandemia e le ristrettezze economiche del periodo, e poi dalla Guerra in Ucraina, quest’ ultima molto più facile da “leggere” visto che in Ucraina e nelle zone dove si combatte ci sono ampie risorse che entrano a pieno titolo nell’ elenco di questo atto UE; ma vedremo che non solo di questo si tratta.

L’ Atto europeo si riferisce ad oltre 30 materiali – minerali tra cui le famose 17 Terre Rare e si pone il problema della autosufficienza dei Paesi Ue, dandosi un obiettivo di garantire che  “….Entro il 2030 non più del 65 per cento del consumo annuale dell’Unione di ciascuna materia prima strategica, in ogni fase di lavorazione pertinente, deve provenire da un unico Paese terzo”. Sembrerà cosa facile da ottenere ma non è così. E non è così dunque solo per l’approvvigionamento del Gas dalla Russia, evidentemente. L’Unione Europea dovrà essere quindi in grado di mettere in piedi nei prossimi anni un sistema capace di “estrarre almeno il 10 per cento del proprio consumo annuale di materie prime critiche, di lavorarne almeno il 40 per cento e di riciclarne almeno il 15 per cento”. Quanti sanno che dipendiamo per alcune materie, Terre rare in primis, per il 90 per cento da Paesi Terzi e che per alcune in particolare legate all’ elettronica e al digitale oppure ai magneti, per oltre il 90 per cento dalla Cina o dalla Turchia?

Le materie prime elencate sono 34 e ben 16 sono essenziali per garantire al mercato europeo smartphone, sistemi digitali di guida e di comando, sistemi fondati sull’idrogeno o sull’eolico, batterie elettriche (e quindi auto elettriche) e tutte le innovazioni tecnologiche che vogliano puntare su energie alternative ai fossili e rinnovabili.

Fin qui sembra un dibattito relativo al sistema industriale ed al limite alle risorse energetiche e di ricambio sostenibile dei sistemi industriali, ma al di là del rischio “dipendenza”, che come abbiamo visto dall’inizio della guerra in Ucraina ci tocca direttamente, in realtà la politica estera, la geopolitica e il posto dell’Europa nel mondo sono molto più legate a queste scelte di quanto sembri a prima vista.

Guardiamo per un attimo lontano da noi e spostiamoci in Asia. Quanti ricordano che proprio su una questione di politica estera, le isole Senkaku, ora ufficialmente giapponesi ma rivendicate dalla Cina, è nata una querelle che ha portato al blocco delle Materie critiche e delle Terre Rare dalla Cina che ne dispone per alcune per oltre il 90 per cento dell’ estrazione del pianeta, al Giappone?

La conseguenza è stata interessante economicamente e geopoliticamente: il Giappone ha deciso di fare economia di queste materie riavviando la ricerca e cercando altri produttori (Australia, Myanmar, Usa) ed alla fine ha ridotto l’ importazione al 58 per cento da oltre il 90 per cento precedente.

La Cina non è stata in finestra ed ha dedotto che un monopolio potrebbe anche spezzarsi, decidendo di estrarre di meno (anche per tenere alto il prezzo e la rendita di posizione futura) ed elevando la sua percentuale di raffinazione e produzione del materiale finito.

I Paesi più attenti e soprattutto quelli che con il Pacifico hanno presenza e relazioni stabili hanno anch’essi fatto tesoro dell’accaduto e in soli dieci anni la geopolitica dell’estrazione è cambiata per tutte le Terre Rare ed i materiali critici vedendo in campo nuovi protagonisti  tra cui Australia, Canada, Myanmar, India, la Groenlandia ed ovviamente gli Stati Uniti d’ America. 

E che dire del confronto continuo tra Stati Uniti e Cina?

Chips sempre più piccoli e raffinati richiedono Terre Rare con cui produrre semiconduttori. Chi ha le terre rare come la Cina ha bisogno di venderle ma anche di conquistare quote di mercato di una produzione che gli Usa ritengono strategica e che li vede primi protagonisti. Non è una trattativa che rimane fissata dal mercato, a cui pure i capitalisti autorizzati dalla Cina fanno ricorso, perché in gioco ci sono chips e semiconduttori che sono il volano del digitale per l’ innovazione delle industrie ma anche per il controllo dei servizi strategici per la società e anche ovviamente per il settore militare e difensivo.

Ecco allora che seguendo il mercato e le quote di produzione, le filiere di “know how” e di relazione tra Stati scopriamo che i contrasti e gli accordi momentanei degli ultimi Presidenti Usa, Trump e Biden, al di là delle simpatie personali ed ideologiche, con la Cina, avvengono alla luce di questi materiali critici e del loro uso.

Senza contare che assistiamo anche all’ interno del mercato ad uno scontro verticale, non solo orizzontale, tra Stati. I capitalisti del digitale, sia in Cina che in Usa, sono altra cosa dai capitalisti della industria classica e perseguono obiettivi diversi che trovano talvolta accordi  più nello Stato “concorrente” che non nello stesso proprio Stato nazionale. Il lavoro delle lobbies nei Parlamenti, e in Cina nel Partito, e tra i consiglieri dei leader è incessante e risponde a criteri economici assolutamente fuori dagli schemi dei confini nazionali.

Ecco allora che viene a comprendersi come la questione divenga un asset fondamentale nel futuro di chiunque voglia essere un soggetto protagonista di politica estera e di relazioni tra gli Stati. Si vanno a sovrapporre infatti tre strati di geopolitica diversi: il primo è quello dei Paesi che si occupano dell’ estrazione ed in questo non solo la Cina  ma anche alcuni Paesi africani come il Congo, alcuni Paesi del Brics , Brasile e Russia in particolare, oltre ai già citati Myanmar, Australia ed ovviamente Usa. Qui l’Europa deve potenziare la ricerca e l’ estrazione perché in teoria le Terre Rare non sono così scarse anche in Europa, ma vanno raffinate perché estraibili assieme ad altri metalli ed impurità e finora tornava più utile acquistare che impiantare sistemi di estrazione.

Poi lo strato geopolitico che governa la filiera della raffinazione e produzione, in cui c’è sempre – come abbiamo detto – il monopolio cinese ma la vicenda sino-giapponese dimostra come sia possibile intervenire costruendo più filiere che non facciano cadere dalla padella alla brace gli acquirenti mondiali e su cui principalmente si appunta l’ attenzione dell’ Atto europeo.

Infine lo strato di una “nuova” geopolitica, ovvero quello più innovativo – diremmo innovativo per necessità – ed affine all’ Europa, che come gli Stati Uniti d’ America è un grande centro di consumo e dunque ,però, potrebbe far tesoro dei suoi “scarti” industriali e privati riciclando i molti materiali che fanno parte delle strumentazioni elettroniche desuete. In questo senso sono molti i campi di ricerca, ne esiste anche uno avanzatissimo alla Università Bicocca di Milano (progetto RARE ), che scommettono sul riciclo a prezzi “possibili” e prodotti finiti riutilizzabili. Il che vorrebbe dire anche un modo concreto di fare “economia circolare”. In teoria gli spazi sono amplissimi considerato lo “scarto” di materiali tecnologici che le nostre società molto consumistiche offrono. In pratica siamo solo all’inizio, con progetti di ricerca avanzati ma ancora da applicare e poco più di un paio di aziende specializzate per Paese (e in Usa sfiorano in tutto la quindicina di numero). Il futuro è dietro l’angolo ma ancora da conquistare.

E peraltro l’Unione Europea su questo campo cerca di essere anche all’ avanguardia tecnologica con il suo Consorzio  EIT che finanzia la ricerca e gli studi del settore e tra di essi anche ricerche che puntano a costruire motori elettrici con  magneti, che sono fondamentali per l’eolico e per tutti i motori elettrici in generale, con materiali che siano già presenti in Europa senza farla dipendere dall’acquisto in Stati terzi, come il progetto Passenger.

Questi progetti sono affiancati oggi dalla ricerca di siti dove estrarre Terre Rare e materiali critici che fino a ieri venivano messi da parte per disinteresse dovuto a poca innovazione tecnologica ed anche perché mettere insieme una struttura di estrazione e la filiera dedicata alla produzione, veniva considerato troppo oneroso. È accaduto anche in Italia dove pure alcuni giacimenti sono stati identificati nel tempo tra quelli in uso e quelli abbandonati o scarsamente censiti e ricercati: stiamo parlando soprattutto dell’ arco alpino  e della costa Tirrenica e della Sardegna. In tutti vi è presenza di almeno uno o due dei 34 materiali critici indicati dalla Ue e tra di essi delle 17 Terre Rare tra cui, specie in Toscana e Sardegna si segnala il litio, essenziale per le batterie elettriche delle future auto elettriche, almeno fino a quando la tecnologia dell’ idrogeno non sarà stabilizzata (come sappiamo progetti su auto e treni sono anch’essi finanziati dalla Ue e sono anche nel Pnrr).

A qualcuno sembrerà fantascienza e ad altri invece una bestemmia (laica) che questi minerali possano decidere le sorti della presenza dell’ Italia e della Ue nel mondo. O peggio ancora dei rapporti tra Cina e Stati Uniti o delle ambizioni frustrate della Russia.

Tuttavia, è bene ripensare la storia e riviverla anche se la ricordiamo solo tra i banchi di scuola: quando ci sono stati salti di qualità e nuove egemonie? Ricorda qualcosa lo scontro tra armi di ferro e di bronzo oppure l’arrivo dell’acciaio o della polvere pirica? E la conquista dell’America Latina oppure l’avanzare delle ferrovie? La geopolitica non è tutto, certo, ma le condizioni di sviluppo dei metalli e dei materiali critici hanno avuto una parte insostituibile nell’ avventura del genere umano e nella formazione di Nazioni ed Alleanze.

Sarà certamente poco romantico ma, credetemi, una tabella di 34 materiali ed il possesso di 17 Terre Rare sono oggi tra le armi più potenti a disposizione degli Stati e che la diplomazia utilizza come pezzi di una scacchiera nelle relazioni internazionali.

Bene che per una volta l’Unione Europea lo abbia compreso e si sia impadronita di una conoscenza dei mezzi che la pone all’ avanguardia. Parafrasando Napoleone (ma alcuni dicono fosse suggerita da Talleyrand e non fatico a crederlo) con le baionette si può far tutto, tranne che sedervisi sopra e con le Terre Rare ci si può far tutto, oggi nel 2024, tranne che passeggiarci sopra  indifferenti.

N.B. Questo piccolo saggio (“Terre Rare e politiche UE”) era stato preparato per il numero di giugno 2024 della rivista di temi europei “Semestre” (Francesco Tufarelli, Monica Didò coordinatori). D’accordo con l’autore, abbiamo deciso di ripubblicarlo visto che mantiene tutta la sua attualità a fronte del dibattito in corso su Trump, Ucraina e Grenlandia.

Per approfondire l’argomento

Comunicato dell’Ue

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_24_2748

Video animazione

Dhttps://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-238887

Il testo approvato

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401252

Non sbatteva mai i pugni sul tavolo: nuovo profilo del card. Rampolla.

…] Nell’ultima parte del volume, l’attenzione dell’autore si concentra sugli ultimi dieci anni di vita del porporato, quando Rampolla condusse un’esistenza quasi certosina, dedito allo studio, sebbene senza venir meno ai propri compiti, che assolse in pieno, tanto che i suoi interventi alla Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari fecero autorità, come scrive Ticchi. Furono quelli gli anni in cui egli rimase in silenzio, assumendo una posizione defilata nella lotta antimodernista (significativa la lettera di padre Genocchi al cardinal Capecelatro, del 2 ottobre 1910), stemperando la visione intransigente nei riguardi del governo italiano e mantenendo inalterato anzi, addirittura accrescendo il fascino che la sua personalità sapeva esercitare sugli interlocutori. 

A tale proposito, mi sembra significativo il profilo pieno di ammirazione  – solo in parte citato da Ticchi -, che nell’aprile 1912 l’ambasciatore austro-ungarico Vaticano, Johan Schönburg- Hartenstein, tracciò di Rampolla: a suo giudizio, la personalità del porporato sovrastava «di molto tutti gli altri cardinali di Curia», poiché in lui «l’autorità eminente sembra[va] traboccare direttamente» dalla carne e dal sangue.

A conclusione di quest’interessante lettura, credo che una questione debba porsi: senza il veto austro-ungarico, Rampolla avrebbe avuto concrete possibilità di succedere a Leone XIII? Per quanto mi riguarda, non lo ritengo possibile, poiché erano in particolare i cardinali italiani a voler voltare pagina a proposito della Questione Romana e quindi ad auspicare una qualche forma di conciliazione con il Regno d’Italia. E tutti erano ben decisi a non votare – né a far votare – Rampolla. Se a essi s’aggiungono i nemici naturali del porporato, vale a dire i membri vicini alla Triplice, e il fatto che in Conclave i francesi inizialmente lo votarono senza gran convinzione, dimostrandosi pronti a cambiare subito direzione di fronte a una situazione di stallo, la risposta viene da sé.

Ben diversa sarebbe stata la cosa se Rampolla fosse sopravvissuto a Pio XI: allora sì che il Sacro Collegio sarebbe stato davvero – e a larga maggioranza – orientato su di lui. Non resta quindi che complimentarci con Jean-Marc Ticchi se sul porporato siciliano ora sappiamo molto di più: di certo oggi, in un tempo in cui – com’è stato detto – la diplomazia che si esercita sembra essere quella dei pugni sbattuti sul tavolo, una personalità come la sua, forte di un superiore talento diplomatico, sarebbe tanto necessaria alla politica.

Fonte – L’Osservatore Romano – 26 febbraio 2025

Titolo originale – Non sbatteva mai i pugni sul tavolo. Una biografia del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato di Leone XIII.

 

Nvidia: ricavi in crescita del 78% grazie a domanda per Ia

Roma, 26 feb. (askanews) – Ricavi in crescita del 78% per Nvidia, nel quarto trimestre 2024. La compagnia che produce processori grafici ha annunciato i dati dopo la chiusura della Borsa di Wall street e i risultati sono superiori alle attese: i ricavi sono stati di 39,33 miliardi di dollari, contro i 38,05 previsti. Per l’intero anno fiscale i ricavi sono di 130,5 miliardi, in crescita del 114%. L’utile per azione, inoltre, è di 0,89 dollari, contro gli 0,84 previsti dagli analisti.