11.1 C
Roma
domenica, 25 Gennaio, 2026
Home Blog Pagina 61

Perché serve una nuova forza democratica di ispirazione cristiana

Una diagnosi lucida dell’opposizione

Ho letto con molta attenzione l’intervista di Elisa Calessi a Lucio D’Ubaldo apparsa su “Libero” del 12 novembre scorso.

In estrema sintesi, il direttore di questa testata ha sicuramente colto i limiti di ciascuna proposta dell’opposizione attualmente sul tappeto: la confusa deriva “radicale” della Schlein, l’astratto e contraddittorio ulivismo di Ruffini, la “protesi dem” di Renzi e l’insufficiente (anche se lodevole) posizione liberale di Calenda.

I loro difetti – come D’Ubaldo giustamente mette in evidenza – fanno sorgere la necessità di riesumare una forza di matrice democratico cristiana, quella stessa forza che, sotto la irrepetibile fattispecie della Dc, per mezzo secolo ha governato il Paese con perizia e lungimiranza.

Meloni e il voto cattolico

Non è un caso che Giorgia Meloni abbia raggiunto un pressoché stabile livello di consensi maggioritario, poiché dà a vedere che l’azione di governo è ispirata a molti di quei principi. Una ulteriore espansione elettorale le è probabilmente preclusa per il “peccato d’origine missino” che la perseguita e sul quale l’opposizione (che fa il suo mestiere) non perde occasione, a proposito ed a sproposito, di rivangare.

Ecco pertanto la necessità di intercettare il voto dei seguaci del cattolicesimo popolare, che si nascondono probabilmente in quell’ampia porzione di astensionismo elettorale.

Tre quesiti aperti

A questo punto però occorrerebbe introdurre un caveat circa la reale dimensione di questa forza politica basato su tre quesiti:

  1. Quanto influisce sull’astensionismo il grave degrado etico e morale in cui è gradualmente caduta la nostra società?
  2. Quanto pesa la minore capacità di attrazione della Chiesa tra i fedeli che contano?
  3. A quanto, infine, ammonta il tasso di crescente indifferenza verso la politica e addirittura di diffidenza nei confronti di chi la pratica?

Mi sembra trattarsi di tre domande fondamentali che sorgono dalla semplice lettura giornaliera della stampa, dalla visione dei sempre più numerosi dibattiti televisivi (troppo spesso faziosi) nonché da semplici conversazioni anche con occasionali interlocutori di ogni età e ceto sociale.

Il dovere di non arrendersi

Ciò detto, l’impegno dei cattolici non può e non deve mai mancare perché, come diceva Don Luigi Sturzo: “…lo scopo è quello di creare un programma sociale, economico e politico di libertà, di giustizia e di progresso nazionale, ispirato ai principi cristiani”.

La semplice ipotesi di rilancio o ricostruzione di un soggetto a vocazione popolare mi sembra già più che sufficiente per concepire ed attuare una piattaforma politica in grado – come afferma D’Ubaldo – “di dare rappresentanza a chi non ce l’ha”.

Credenze, fede, fiducia

Laicità e linguaggio

La laicità, intesa come attitudine a distinguere gli ambiti, è fra le conquiste più alte dell’umanità. Eppure il vocabolo “credenze”, volto a indicare convinzioni o opinioni in ambito soprattutto religioso, mi è sempre parso inadeguato a esprimere i miei vissuti in merito.

Assai di più sento mio il termine “fede”, intesa principalmente come fiducia. Ecco, la mia religiosità – come quella di tanti altri e altre – consiste nel “fidarmi”, ad esempio, dei profeti, di Gesù, delle donne e degli uomini dei quali ci narrano le Scritture.

Non è un atto acritico

Potrebbe sembrare un atteggiamento acritico. Non è così, e non solo in quanto, al contrario, lo studio biblico può seguire un metodo storico-critico, ma soprattutto perché non mi baso sul “principio d’autorità” (l’ipse dixit, riferito originariamente, naturalmente in greco, a Pitagora, in seguito ad Aristotele). E neppure mi baso su una vaga “interiorità”, su un vago sentire interno.

Mi orienta, piuttosto, una sorta di “confidenza” con il mondo, con le cose, con gli altri e le altre. Quasi che mi affidassi a un rapporto e a un moto di simpatia interumana. Nulla di dogmatico, dunque, nulla di granitico; piuttosto carne, sangue, ossa, cervello.

La cattiva fede e il male

E dove collochiamo, però, la cattiva fede, la disonestà, il male? Non lo so. Del resto, il cristianesimo è quasi per definizione “controfattuale” (quanti porgerebbero davvero l’altra guancia, ad esempio?). Il mondo, l’ho scritto mille volte, è governato da Polemos, dalla discordia, dalla contesa.

Il pericolo maggiore: la perdita di fiducia

Tuttavia scorgo il pericolo maggiore, l’insidia più grande nella perdita di “confidenza” con l’altro/a, nella sospettosità che fa di ogni “altro” un potenziale nemico. È la “paranoia”, in senso antropologico, la peggior nemica della convivenza.

Paranoia troppe volte alimentata proprio dalle “credenze” religiose. Mentre l’armonia, l’aveva intuito, tra gli altri, il filosofo David Hume, si nutre della fiducia. Fiducia nell’altro/a per molti, anche nell’Altro/a per alcuni.

Tennis, Sinner: "Stagione incredibile, Torino uno stadio"

Roma, 16 nov. (askanews) – “E’ incredibile… una stagione incredibile. Venire e vincere qua a Torino, davanti al pubblico italiano, è stato fantastico. Prima del torneo non vedevo l’ora. Per me è molto speciale”. Jannik Sinner commenta così a fine partita la sua vittoria alle Atp Finals di Torino. “Senza un team non sarebbe possibile. Celebrare questo torneo dopo due mesi intensi è incredibile – spiega – Con Carlos bisogna giocare al meglio: ho servito bene in certi momenti. Lui è uno di quelli con la migliore risposta nel circuito. È stata una partita durissima. Significa tanto chiudere così la stagione”. E rivolto al pubblico di Torino: “Sembrava di giocare in un campo da calcio. Spero di avervi ridato un pochino di quello che avete dato a me”.

Alcaraz: "Per Sinner trofeo meritato, ci vediamo l’anno prossimo"

Roma, 16 nov. (askanews) – “Sono contento del livello che ho avuto, ho giocato contro qualcuno che non perde mai a livello indoor” così Carlos Alcaraz nelle interviste sul campo dopo la finale delle Atp Finals a Torino. “Ha meritato con il suo team – continua – ogni volta torna più forte. Complimenti per il livello, se perde una partita è sempre più forte. E’ stato un grande anno, ora è il momento di riposarti. Prepariamoci bene per il 2026, ci vediamo l’anno prossimo”. Le ultime parole sono per Torino: “Eravate in gran parte per Jannik ma non mi avete mai mancato di rispetto”

Sinner batte Alcaraz e trionfa alle Atp Finals

Roma, 16 nov. (askanews) – Jannik Sinner conferma il suo dominio a Torino, battendo Carlos Alcaraz 7-6, 7-5 nella finale che tutti aspettavano. Un match intenso, pieno di colpi spettacolari e momenti di grande tensione, che regala all’azzurro il bis alle ATP Finals e il 24esimo titolo in carriera.

Il primo set scorre in equilibrio quasi perfetto. Entrambi i giocatori difendono il servizio con attenzione, alternando accelerazioni e variazioni di ritmo. Alcaraz mostra la sua potenza, ma Sinner risponde sempre con freddezza e precisione. Il set si accende nel tie-break: Alcaraz va 4-3, ma Jannik rimane glaciale, annulla il set point con una prima vincente e risponde con colpi millimetrici. Il punto che resterà nella memoria è un pallonetto “alla Alcaraz” di Sinner, perfetto e millimetrico, che fa esplodere il pubblico. Dopo un’ora e 19 minuti, con un set point conquistato e un altro annullato, Jannik chiude 7-4 e porta a casa il primo set, nonostante la pausa di 11 minuti per un malore sugli spalti e un medical time-out richiesto dallo spagnolo per un problema alla coscia destra.

Il secondo set è un’autentica battaglia punto a punto. Alcaraz parte aggressivo e conquista subito il break grazie a due doppi falli di Sinner, ma l’azzurro reagisce immediatamente: nel terzo game restituisce il break con una palla corta perfetta che manda in delirio l’Inalpi Arena. Il match continua tra scambi lunghi e tensione crescente: nel settimo game Sinner salva una palla break in uno scambio infinito di 24 colpi, dimostrando grande lucidità e sangue freddo. La partita si gioca anche sui servizi, con Jannik ingiocabile quando sale in battuta e Alcaraz costretto a forzare. Nel finale, Sinner sale 6-5, con Alcaraz che deve servire per rimanere nel match: dopo qualche punto combattuto, l’azzurro chiude 7-5, conquistando la vittoria e il bis alle ATP Finals.

Allarme Mattarella su "dottor Stranamore" e contro guerre d’aggressione

Berlino, 16 nov. (askanews) – “Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’. Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, Russia” si rifiutano di mettere al bando gli esperimenti sul nucleare e questo rende “la minaccia incombente. Si odono dichiarazioni di altri Paesi su possibili ripensamenti del rifiuto dell’arma nucleare. Emerge, allora, il timore che ci si addentri in percorsi ad alto rischio, di avviarsi ad aprire una sorta di nuovo vaso di Pandora”. Sergio Mattarella non nasconde tutta la sua preoccupazione per lo scenario globale sempre più fosco e questa volta lo fa in un luogo e in una circostanza particolarmente solenne, qualcuno direbbe “storica”, cioè “La giornata del lutto nazionale” in Germania, la cerimonia nata nel 1952 su proposta della Commissione tedesca per le tombe di guerra commemora oltre ai soldati anche le vittime civili della guerra: donne, bambini e uomini che sono caduti vittime della guerra e della violenza nei paesi occupati e in Germania. Una dichiarazione che quest’anno il presidente federale Frank Walter Steinmeier ha voluto estendere anche a chi fu perseguitato per motivi sessuali e agli agenti della polizia.

Il presidente della Repubblica prende la parola davanti all’aula del Bundestag e alle massime cariche istituzionali tedesche, e chiede: “Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”. Dopo la seconda guerra mondiale si disse Mai più, “Nie wieder”, lo pronuncia in tedesco il capo dello stato ma lo sguardo sui conflitti in corso lo spinge a dire “wieder”, “di nuovo. Di nuovo guerra. Di nuovo razzismo. Di nuovo grandi disuguaglianze. Di nuovo violenza. Di nuovo aggressione”.

“È quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza” dice dove assistiamo ad un “accrescimento di crudeltà. Con l’era atomica, un solo gesto può cancellare una città e l’innocenza stessa del mondo”, avverte. E quello che l’attualità ci mostra è che la guerra continua a colpire gli innocenti, i civili: il 90% delle vittime secondo le Nazioni Unite, ma questo “non può rimanere impunito o ignorato” insiste Mattarella. “Nessuna ‘circostanza eccezionale’ può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanità”.

Ma questo “scenario di dolore” per il capo dello Stato ha anche degli “antidoti”: “la pace” che non è frutto di rassegnazione ma di coraggio e va costruita e preservata dagli organismi internazionali, tra questi l’Unione europea, che è stata quella che in questi decenni vi ha contribuito di più, e poi “le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale, le missioni di pace, le agenzie umanitarie”. Non bisogna dimenticare che “la sovranità popolare appartiene, appunto ai cittadini. La sovranità è dei cittadini e non appartiene a un Moloch impersonale che pretenda di determinarne i destini”.

Mattarella ricorda che “la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino. La volontà di avere successo di una nazione non si traduce nel produrre ingiustizia. La guerra di aggressione è un crimine”. Il Presidente cita poi l’insegnamento di Norimberga con le parole di Robert Jackson, procuratore di quel tribunale: “‘se riusciremo a imporre l’idea che la guerra di aggressione è la via più diretta per la cella di una prigione e non per la gloria, avremo fatto un passo per rendere la pace più sicura’”. Rinnova l’appello che a più riprese ha lanciato in questi anni di conflitti: “tocca a noi, tocca anche a noi”. All’Italia, Alla Germania, all’Europa: “I Paesi europei hanno dimostrato di avere coraggio. I leader europei hanno dimostrato di avere coraggio. Non lasciamo che, oggi, il sogno europeo – la nostra Unione – venga lacerato da epigoni di tempi bui. Di tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione”. La “democrazia vivente è la chiave fondamentale nel rapporto tra principio di autorità e principio di democrazia – ricorda -. È, infatti, la democrazia che sorregge l’autorità e la legittima. Superando le tentazioni di totalitarismi che pretendono di essere e rappresentare il tutto”.

Piantedosi pro-condono attacca sinistra: sanatorie solo per immigrati?

Roma, 16 nov. (askanews) – E’ bufera sulle parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a favore della norma proposta da Fdi per riaprire il condono del 2003 che il candidato del centrodestra alle elezioni Regionali in Campania Edmondo Cirielli si è detto pronto a recepire in caso di vittoria. A margine di una conferenza stampa sul tema della sicurezza a Napoli, accanto a Cirielli, il titolare del Viminale ha respinto “questa visione così negativa quando tutta Italia ha fatto ricorso a quel condono che fu stabilito più di venti anni fa: condonare significa, a determinate condizioni, mettere in regola vecchie procedure, resettare, ripartire”.

“Non capisco – ha poi attaccato il Ministro – perché la parte politica che si contrappone a quello che Cirielli ha detto, a quello che il governo vuole fare, perché poi propone sanatorie in materia di irregolarità della posizione di soggiorno degli immigrati? I condoni, le sanatorie, le regolarizzazioni valgono solo se servono a perseguire obiettivi ideologici? Credo che sia un’operazione di buonsenso consentire anche ai cittadini campani di fare qualche cosa che fu consentito ai cittadini di altre 19 regioni in tutta Italia”.

Insorgono le opposizioni: “Le parole del ministro Piantedosi sui condoni lasciano esterrefatti. Quando si arriva ad equiparare la vita delle persone alle cose che si possiedono, vuol dire che si è persa la bussola dei valori o che ci si consegna al cinismo assoluto. Come si fa a dire che al centrosinistra vanno bene i condoni per i migranti irregolari ma non i condoni in materia di casa, senza cogliere la gravità di quel che si dice? C’è di che essere molto preoccupati del sistema valoriale che ispira le politiche di questo governo”, osserva la senatrice del Pd Sandra Zampa.

Per l’esponente di Avs Angelo Bonelli “Piantedosi oggi ha pronunciato parole inaccettabili: per difendere l’ennesimo condono edilizio di Fratelli d’Italia arriva a paragonare l’abusivismo edilizio – che devasta territori, causa vittime e alimenta interessi criminali – alle sanatorie sui permessi di soggiorno dei migranti. Un paragone indegno di un ministro dell’Interno. Il ministro sa bene che le sanatorie sul soggiorno servono a tutelare diritti, garantire legalità nel lavoro e combattere lo sfruttamento, e che una delle più grandi fu fatta proprio dal centrodestra nel 2002: 646.000 colf e badanti regolarizzate dal governo Berlusconi-Bossi-Fini. Eviti dunque lezioni ipocrite. Il punto politico è enorme: Piantedosi difende un condono edilizio come “atto di buon senso”, quando è l’ennesima misura criminogena che incentiva l’abusivismo e mette a rischio la sicurezza. Altro che legalità: Meloni e Piantedosi trasformano lo Stato in un distributore di impunità e usano la manovra come strumento di consenso. Meloni aveva promesso “mai più condoni”, ma oggi il suo governo ne produce uno dopo l’altro: abbiamo perso il conto. Con queste dichiarazioni Piantedosi piega il Viminale alla propaganda, distorce la realtà e finisce per legittimare l’illegalità edilizia. Una deriva gravissima, indegna del ruolo che ricopre”.

Critico anche M5s: “Il ministro dell’Interno del governo Meloni appare un po’ confuso. Nell’ennesima intemerata sulla campagna elettorale in Campania, in cui ancora una volta si piega il ruolo istituzionale alla propaganda politica, Piantedosi scambia gli immobili con gli esseri umani. Ed è ancor più ipocrita fare la morale sulla regolarizzazione degli immigrati a pochi giorni dal voto sul ‘decreto flussi’ alla Camera. Questa campagna elettorale sta tirando fuori il peggio dalla compagine di governo, un pessimo spettacolo per tutti i cittadini italiani”, afferma la deputata e vicepresidente vicaria del M5S alla Camera Carmela Auriemma.

Golf, Matt Fitzpatrick trionfa a Dubai

Roma, 16 nov. (askanews) – Matt Fitzpatrick ha conquistato il DP World Tour Championship e Rory McIlroy ha sigillato la sua settima Race to Dubai al termine di un’ultima giornata spettacolare negli Emirati. Una finale di stagione che ha premiato il coraggio dell’inglese e la resilienza del nordirlandese, capaci di trasformare il round conclusivo in un duello da ricordare. Fitzpatrick si è imposto per la terza volta in carriera nel torneo, decidendo tutto alla prima buca di play-off dopo che i due ex compagni di squadra alla Ryder Cup di Bethpage avevano chiuso i 72 regolamentari a -18.

La vittoria dell’inglese è maturata grazie a una rimonta furiosa: “birdie alla 14, 15 e 18 per ridurre drammaticamente il distacco” dopo essere scivolato a tre colpi dal leader con una serie di otto par consecutivi. Il birdie finale sembrava aver messo la parola fine, staccando dal gruppo i vari Ludvig Åberg, Tommy Fleetwood, Rasmus Neergaard-Petersen e Laurie Canter, tutti a -17. Ma Fitzpatrick non aveva ancora fatto i conti con McIlroy, capace di riaprire tutto all’ultimo respiro: “un colpo d’approccio spettacolare a 4,8 metri dalla buca sulla 72ª buca, da dove ha realizzato l’eagle per raggiungere Fitzpatrick in testa”.

Nel play-off la svolta è arrivata subito: McIlroy ha trovato “il ruscello in mezzo al fairway” con il tee shot, compromettendo la buca. Fitzpatrick, solido attorno ai green per tutta la settimana, ha chiuso con un chip perfetto dopo essersi salvato dal rough, costringendo il nordirlandese a un improbabile par da sei metri che non è arrivato. L’inglese ha poi imbucato il suo par per il titolo. Con questo successo, Fitzpatrick sale al terzo posto della Race to Dubai. Per McIlroy arriva comunque un traguardo storico: è numero uno d’Europa per la settima volta, superando definitivamente Seve Ballesteros e avvicinandosi al record di Colin Montgomerie. A Dubai erano in palio anche dieci carte per il PGA TOUR 2026: le hanno ottenute Marco Penge, Laurie Canter, Kristoffer Reitan, Adrien Saddier, Alex Noren, John Parry, Haotong Li, Keita Nakajima, Rasmus Neergaard-Petersen e Jordan Smith. (foto DP World Tour)

MotoGp, Bezzecchi vince a Valencia, fuori Bagnaia

Roma, 16 nov. (askanews) – Super Bezzecchi chiude in trionfo: vittoria a Valencia nell’ultima gara della stagione Il pilota Aprilia domina l’ultimo GP dell’anno davanti a Raul Fernandez e Di Giannantonio. Primo giro da incubo per Bagnaia, out dopo un contatto con Zarco. Martedì si torna subito in pista per i test ufficiali.

Marco Bezzecchi saluta il Mondiale 2025 nel modo migliore: con una vittoria netta e mai in discussione sul circuito Ricardo Tormo di Valencia. Il pilota Aprilia, già in testa dal via, ha tenuto un ritmo imprendibile per tutti, resistendo nel finale al ritorno di Raul Fernandez e chiudendo davanti al compagno di marca per una splendida doppietta. Terzo un brillante Fabio Di Giannantonio, autore del sorpasso decisivo su Acosta al penultimo giro.

Gara da dimenticare invece per Pecco Bagnaia: il campione è finito nella ghiaia al primo giro a causa di un contatto con Zarco, poi penalizzato con un long lap. Tra i ritiri eccellenti anche Morbidelli (frattura al 5° metacarpo), Ogura, Martin, Quartararo, Vinales e Aleix Espargarò, al termine di un pomeriggio ricco di colpi di scena.

Bezzecchi firma così la sua sesta vittoria in top class, la terza dell’anno, e regala ad Aprilia l’ottavo successo nella massima categoria, con numeri che confermano il momento magico della casa di Noale. Lo stesso Bezzecchi è ora il pilota Aprilia con più gare vinte in una singola stagione, eguagliando i record di Aleix Espargarò.

La MotoGP non si ferma: martedì, sempre a Valencia, i piloti torneranno in pista per una giornata di test ufficial

Libano, carro armato israeliano apre il fuoco contro truppe Unifil. L’idf si giustifica: incidente

Roma, 16 nov. (askanews) – Truppe israeliane hanno aperto il fuoco contro degli osservatori dell’Unifil nel sud del Libano, senza causare feriti: lo ha reso noto la stessa forza internazionale in un comunicato.

Secondo quanto reso noto dall’Unifil dei colpi di mitragliatrice sparati da un carro armato israeliano hanno colpito il terreno “a circa cinque metri dai peacekeepers, che hanno dovuto mettersi al riparo”.

“I Caschi blu hanno chiesto alle forze amate israeliane di interrompere il fuoco attraverso i canali di collegamento dell’UNIFIL, e sono riusciti a lasciare la posizione in sicurezza trenta minuti dopo, quando il carro armato Merkava si è ritirato all’interno delle posizioni delle IDF”, conclude il comunicato.

Gli spari contro i militari dell’Unifil da parte di un carro armato istraeliano nel sud del Libano sono stati un incidente causato “dalle cattive condizioni meteorologiche”: lo hanno reso noto le forze armate dello Stato ebraico. L’Idf, in un comunicato, ha parlato di “colpi di avvertimento”: “Dopo un’analisi, è stato stabilito che si trattava di militari delle Nazioni Unite che stavano effettuando un pattugliamento nella zona ed erano stati classificati come sospetti a causa delle cattive condizioni meteorologiche”.

Il comunicato conclude sottolineando come non sia stato sparato “alcun colpo deliberato contro i soldati dell’UNIFIL e la questione è stata gestita attraverso i canali ufficiali di collegamento militare”; l’incidente non ha causato alcun ferito.

Mattarella: colpire civili è contro il principio di umanità, senza eccezioni

Berlino, 16 nov. (askanews) – “Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo al Reichstag alla commemorazione della Giornata del lutto nazionale.

Il capo dello Stato ha ricordato che “la Prima guerra mondiale lasciò sul terreno almeno 16 milioni di morti, la metà dei quali civili, oltre a venti milioni di feriti e mutilati. La Seconda guerra mondiale, estesa al fronte del Pacifico, si calcola che abbia visto settanta milioni di morti. Le vittime, Paese per Paese, sono impressionanti. E va ricordato che non di numeri si tratta ma di persone.Come è possibile che tutto questo sia potuto accadere e pretenda di ripresentarsi?”. “Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti è tra i civili. Questo non può rimanere ignorato e impunito”, sottolineato Mattarella, parlando al Reichstag a Berlino in occasione della Giornata del lutto nazionale.

“Il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case, la propria terra, non ha precedenti. Secondo il rapporto reso noto ad aprile dall’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, questi erano 122 milioni, in aumento di anno in anno” ha ricordato il capo dello Stato sottolineando che “non si tratta di statistiche. Sono volti, persone in cammino, famiglie cancellate, alle quali viene sottratto il futuro che preparavano”.

E “nessuna ‘circostanza eccezionale’ può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanità” “E’ l’applicazione sistematica della ignobile pratica della rappresaglia contro gli innocenti. Colpisce l’ordine internazionale, basato sul principio del rispetto tra i popoli e del riconoscimento dell’orrore della guerra, oggi aggravata dal continuo irrompere di nuove armi”, ha sottolineato Mattarella.

“Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba ‘amare la bomba’. Il Trattato che mette al bando gli esperimenti nucleari (1997) non ha visto ancora la ratifica da parte di Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, mentre la Russia ha ritirato, nel 2023 la sua. Il rispetto, sin qui, delle prescrizioni che contiene, non attenua la minaccia incombente” h aproseguito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo al Reichstag a Berlino in occasione della Giornata del lutto nazionale.

“Si odono riflessioni su possibili ripensamenti, emerge il timore che si intraprendano percorsi ad alto rischio e che si apra nuovo vaso pandora”, ha ammonito il capo dello Stato ma tutto questo “porta soltanto a sofferenze e a divisioni rottamare i trattati, le istituzioni edificate per porre riparo a violenze che nelle nostre società nazionali consideriamo reati e censuriamo severamente, mentre taluno pretende siano legittime nei rapporti internazionali”.

Al via l’iter parlamentare per rendere permanente l’ora legale

Milano, 16 nov. (askanews) – “Finalmente in Parlamento qualcosa si muove sul fronte dell’introduzione dell’ora legale permanente in Italia”. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), evidenziando che lunedì 17 novembre alle ore 14:30 presso la sala stampa della Camera dei deputati sarà illustrata ai giornalisti la richiesta ufficiale di indagine conoscitiva presentata alla Commissione attività produttive – su impulso di Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Lega) – volta ad avviare l’iter parlamentare per dire addio all’ora solare nel nostro Paese, adottando tutto l’anno quella legale.

La discussione trae origine dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora. Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente; tuttavia il processo si è arenato a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema sospeso.

Un’indagine conoscitiva che mira ad una analisi dei benefici dell’ora legale, sia dal punto di vista economico che ambientale, sanitario e sociale, attraverso un approfondimento di studi scientifici sul tema e audizioni di soggetti istituzionali, associazioni di categoria, accademici, esperti del settore. Entro il 30 giugno 2026, in caso di approvazione, si arriverà alla conclusione dei lavori che porterà ad una proposta normativa sull’ora legale permanente.

Contestualmente il 17 novembre la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Consumerismo no Profit consegneranno alla Camera, nella persona dell’on. Andrea Barabotti (Lega), promotore dell’indagine conoscitiva, 352mila firme di cittadini che, attraverso la petizione online lanciata dalle due organizzazioni, chiedono di adottare l’ora legale tutto l’anno.

Dal 2004 al 2025 l’ora legale ha consentito risparmi in bolletta per complessivi 2,3 miliardi di euro, pari a minori consumi di energia per oltre 12 miliardi di kWh (dati Terna), e ha ridotto le emissioni di CO2 in atmosfera tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate in meno all’anno, pari a quella assorbita piantando dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi – ricordano Sima e Consumerismo – Si stima che mantenere l’orario estivo tutto l’anno potrebbe generare un risparmio annuo di circa 720 milioni di kWh con vantaggi in bolletta per 180 milioni di euro.

Tra gli effetti positivi si possono includere anche l’aumento dei consumi nel commercio al dettaglio e nella ristorazione, l’ampliamento della stagione turistica e un miglioramento della sicurezza pubblica.

Da non dimenticare poi i benefici sul fronte della salute, considerando che il passaggio all’ora solare altera la ritmicità circadiana, ossia l’orologio biologico del nostro organismo, ha effetti sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, crea problemi del sonno con conseguenze negative su concentrazione e umore e quindi su rendimento scolastico, efficienza sul lavoro, relazioni personali, ecc. Altri studi hanno poi certificato una correlazione tra il passaggio da ora legale a ora solare e l’incremento di incidentalità stradale e sul lavoro, senza parlare delle possibili conseguenze sulla criminalità: con l’ora solare si allungano le ore di buio serali, quelle in cui si concentrano furti, rapine e altri reati.

Manovra, Gelmetti (FdI) ritira il contestato emendamento sugli scioperi ma annuncia un disegno di legge

Milano, 16 nov. (askanews) – “Occorre intervenire sulla stortura derivante dalla normativa che attualmente regola gli scioperi nel contesto del trasporto pubblico. Oggi il solo annuncio di uno sciopero, anche da parte di una sigla sindacale minore, comporta che le aziende di trasporto siano costrette a ridurre del 50 per cento il servizio. Questo qualunque sia il reale livello di adesione allo sciopero stesso. Così capita che ad adesioni sindacali irrisorie corrispondano comunque grandissimi disagi per gli utenti. Un vero e proprio fenomeno di dumping degli scioperi che penalizza soltanto gli italiani e non le aziende, visto che il trasporto pubblico è finanziato con risorse dello Stato. Occorre, quindi, per i servizi essenziali come i trasporti pubblici, introdurre un meccanismo che garantisca un equilibrio tra la riduzione del servizio e la reale adesione agli scioperi, nel pieno rispetto del legittimo diritto dei lavoratori di far sentire la propria voce. Sono consapevole che si tratti di un tema complesso e di grande rilevanza. Per questa ragione ritengo opportuno ritirare l’emendamento che avevo presentato alla legge di Bilancio, dove per ragioni oggettive mancano le condizioni per una discussione approfondita ed ampia, ripromettendomi di presentare sull’argomento un disegno di legge più articolato, per il quale sono sicuro che sarà possibile quel confronto che adesso mancherebbe”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti.

L’emendamento aveva suscitato aspre critiche, dall’opposizione ma soprattutto dalle rappresentanze sindacali. Ieri i sindacati erano intervenuti uniti e con fermezza, esprimendo “ferma contrarietà” contro l’emendamento in manovra che imponeva ai lavoratori di comunicare con sette giorni di anticipo, in forma scritta e irrevocabile, la propria adesione a uno sciopero, “una misura che snatura il diritto stesso di sciopero garantito dalla nostra Costituzione, crea di fatto liste di scioperanti e apre la strada a discutibili pressioni e potenziali discriminazioni inasprendo le relazioni industriali”. La nota unitaria dei sindacati del settore trasporti Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, sottolineando che “il sindacato ha avuto da sempre un approccio molto responsabile nei confronti del ricorso allo sciopero”, ricordava che “la legge 146/90, unitamente alle innumerevoli regole di settore, già assicura pienamente il rispetto del diritto alla mobilità attraverso la garanzia dei ‘servizi minimi’. Questo nuovo obbligo è quindi inutile quanto pericoloso”. Inoltre “i problemi della mobilità italiana non possono risolversi limitando il diritto di sciopero, ma occorre un intervento costruttivo e migliorativo. É necessario investire sulle infrastrutture, sulla forza lavoro e adoperarsi per rimuovere le cause del conflitto riconducibili al mancato rispetto, da parte delle aziende, dei contratti collettivi di lavoro vigenti, degli accordi liberamente sottoscritti fra le parti e, peggio ancora, al mancato pagamento delle retribuzioni a fronte delle prestazioni di lavoro rese”.

Per questo Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti avevano chiesto “il ritiro immediato dell’emendamento” annunciando, in caso contrario, “tutte le iniziative necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dei trasporti, dei servizi accessori e complementari ai trasporti e del loro legittimo diritto di sciopero”.

Mosca: Usa e Russia stanno discutendo del processo di pace in Ucraina

Roma, 16 nov. (askanews) – Stati Uniti e Russia stanno attivamente discutendo il processo di pace in Ucraina sulla base delle discussioni tenutesi al vertice di Anchorage: lo ha affermato il consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov.

Dagli Stati Uniti “arrivano molti segnali, alcuni ci piacciono, altri no, ma la base di tutto è Anchorage” ha spiegato, sottolineando che Washington non ha mai dichiarato ufficialmente che le conclusioni raggiunte nel corso dell’incontro fra Donald Trump e Vladimir Putin non siano più valide.

Per quanto riguarda un nuovo vertice bilaterale, “avevamo concordato un incontro a Budapest, poi l’incontro è stato rinviato per un po’. I contatti su questo tema sono in corso”: “Ritengo che se Washington e Mosca dovessero raggiungere un accordo di principio su un incontro dei leader in un luogo o nell’altro, molte difficoltà tecniche e politiche passeranno in secondo piano”, ha concluso.

Il Papa: la povertà interpella chi ha ruoli di responsabilità, i leader ascoltino il grido dei più poveri

Città del Vaticano, 16 nov. (askanews) – “La povertà interpella i cristiani, ma interpella anche tutti coloro che nella società hanno ruoli di responsabilità. Esorto perciò i Capi degli Stati e i Responsabili delle Nazioni ad ascoltare il grido dei più poveri”. L’appello è giunto stamane da Papa Leone XIV nell’omelia della messa per il Giubileo dei poveri da lui celebrata nella Basilica di San Pietro. “Non ci potrà essere pace senza giustizia e i poveri ce lo ricordano in tanti modi, con il loro migrare come pure con il loro grido tante volte soffocato dal mito del benessere e del progresso che non tiene conto di tutti, e anzi dimentica molte creature lasciandole al loro destino”, ha quindi aggiunto Papa Prevost.

Ucraina, Zelensky: al lavoro su nuovi negoziati e scambio di prigionieri con Mosca

Milano, 16 nov. (askanews) – “Stiamo lavorando per garantire un nuovo avvio dei negoziati, affinché finalmente si prospetti la fine di questa guerra. Contiamo anche sulla ripresa degli scambi di prigionieri di guerra: per garantire ciò sono in corso numerosi incontri, negoziati e colloqui telefonici. Ringrazio tutti coloro che stanno dando il loro contributo. Grazie a tutti coloro che sostengono l’Ucraina”. Lo scrive in un post su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Dopo ogni attacco russo, garantiamo la ricostituzione delle nostre forze: non è facile, ma lo stiamo facendo – precisa in un altro post il presidente dell’Ucraina -. Inoltre, la nostra resilienza, la nostra preparazione per l’inverno. E, naturalmente, il fronte e la diplomazia”.

Venezuela, liberato Camilo Castro, il "Trentini" francese. Macron: così proteggiamo i nostri

Milano, 16 nov. (askanews) – Camilo Castro, il cittadino francese detenuto da fine giugno in Venezuela, “è libero”. L’annuncio è del presidente francese, Emmanuel Macron, che su X scrive: “Condivido il sollievo dei suoi cari e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per la sua liberazione”.

Il caso di Castro è molto simile a quello dell’italiano Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto da 365 giorni in Venezuela. “La Francia avanza talvolta senza rumore, ma sempre con determinazione e sangue freddo – evidenzia ancora Macron -: è così che proteggiamo i nostri”.

Il Piccolo coro dell’Antoniano e Topo Gigio insieme per Topo Top

Milano, 16 nov. (askanews) – E’ già disponibile in digitale – distribuito da SONY MUSIC ITALY – Topo Top (https://piccolocorodellantoniano.lnk.to/topotop), la prima uscita discografica del Piccolo coro dell’Antoniano e di Topo Gigio. È online sul canale YouTube del Piccolo Coro il video ufficiale per cantare e ballare insieme (https://www.youtube.com/watch?v=u4I11AWRlSg).

Topo Gigio torna allo Zecchino d’Oro, 68ª edizione, insieme al Piccolo Coro, in diretta su Rai 1 il 28, 29 e 30 novembre.

«Lo Zecchino d’Oro e Topo Gigio sono amici di lunga data: due mondi fatti di musica, sogni e tenerezza che da sempre parlano ai bambini. All’Antoniano siamo felici di questa amicizia, perché insieme continuiamo a portare un messaggio di gioia, semplicità e speranza adatto ad ogni età». (fr. Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano).

Topo Top è una canzone “city pop dance” piena di ritmo che trasmette allegria e Topo Gigio, con il suo sorriso e la voglia di giocare, trasforma ogni momento in una festa, dimostrando che anche chi è piccolo può fare grandi cose grazie alla creatività e all’amore, perché solo la fantasia può colorare la realtà.

«Il messaggio che voglio mandare con Topo Top è… è… ma in fondo non lo so se è un messaggio. Forse è più semplicemente una carica di allegria, gioia e speranza. Perché oggi più che mai ne abbiamo bisogno!». (Topo Gigio) Il testo del brano è firmato dal giovane e talentuoso autore musicale e cantautore Rondine e la musica da Rondine e Matteo Milita. «Dare voce e parole a un personaggio così iconico – e ormai storico – come Topo Gigio è stato per me un grande onore. Questa canzone rappresenta un vero e proprio tributo a Gigio: una superstar pop capace di incarnare felicità e divertimento per bambini, ragazzi e adulti. Topo Top!». (Rondine)

Il ceto medio dimenticato: perché la politica non lo vede più?

Un divorzio che nasce dal sistema politico

L’attuale dibattito sulla finanziaria ha fornito l’occasione per capire a quale punto sia giunto il livello di incomprensione della politica rispetto alla condizione dei ceti sociali intermedi. Un divorzio alimentato da diversi fattori concomitanti.

Il deficit di rappresentanza, che il bipolarismo forzoso creato dal sistema maggioritario ha reso ormai strutturale, ha prodotto negli anni un circolo vizioso. Con il disfacimento dei partiti di massa e con la contestuale adozione della prassi della nomina dei parlamentari da parte dei “cerchi magici” dei partiti, togliendo agli elettori il potere di scelta espressamente previsto dalla Costituzione, il personale politico risulta in gran parte selezionato dall’alto e non più espressione dei corpi sociali più rappresentativi.

Nel contempo, questo processo ha concorso ad accrescere la disaffezione verso la politica e verso le elezioni da parte di una buona metà dell’elettorato. A questo proposito va osservato, con pura constatazione dei fatti, che la tanto decantata elezione diretta, che continua ad avere estimatori tanto a destra quanto a sinistra, ha ammazzato la partecipazione dei cittadini alle elezioni per gli enti locali, oltre che alle legislative.

Una politica che non conosce più il ceto medio

Non stupisce, dunque, che in occasione della discussione della manovra finanziaria siano emerse proposte che denotano una non familiarità con la condizione del ceto medio. Come la proposta della Cgil di una patrimoniale sopra i due milioni. Pomposamente annunciata come la tassa sui “super-ricchi”, in pratica costituirebbe una nuova stangata sui comuni patrimoni familiari. Annunciata come la tassa sui paperoni, finirebbe per gravare per lo più sulla classica casalinga di Voghera.

Non è un caso che questa proposta sia stata sostenuta da Verdi e Sinistra Italiana: ulteriore conferma di una alleanza di interessi nei fatti fra sinistra estrema e veri super-ricchi, plurimilionari e miliardari, soggetti alle per loro allettanti regole dei paradisi fiscali.

Ma anche il centro, che dovrebbe essere il naturale interlocutore politico del ceto medio, denota una certa fatica a rappresentarlo. Spesso dà l’impressione di considerarlo solo come ceto benestante. Ma con la fine della politica economica, della programmazione e dell’economia mista pubblico-privata — sostanzialmente con la fine della Prima Repubblica — il ceto medio arranca.

L’allarme dell’Eurispes

Ce lo ricorda bene un commento dell’Istituto Eurispes alla legge di bilancio in discussione, per il quale occorre salvare il ceto medio, i cui componenti sono considerati “ricchi per legge, ricchi per ideologia, ma, in realtà, spina dorsale del Paese in profonda difficoltà economica e identitaria”.

Credo che una classe politica — specie se ama definirsi di centro — che voglia proporsi di superare l’attuale divorzio fra ceto medio e politica, debba interrogarsi sul rapporto che intercorre fra sistema politico-istituzionale, democrazia e ceto medio.

È un fatto che nella Prima Repubblica, nella quale era la politica a comandare, vi è stata una costante crescita del ceto medio. Nei sistemi in cui è il denaro a comandare, come nella Seconda Repubblica — almeno fino al governo Draghi, che molti considerano il governo della svolta — il ceto medio perde ruolo politico e vede peggiorare il proprio livello di vita.

Come osserva l’Eurispes:

“Non solo gli appartenenti all’attuale ceto medio non sono ricchi, ma devono anche pagare, ed hanno fino ad oggi pagato, per chi probabilmente è anche più ricco di loro.”

Servono politiche nazionali, comunitarie e globali per contrastare la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochissimi soggetti.

La ricchezza si concentra, la classe media arretra

Secondo i dati della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza delle famiglie italiane, nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 51,8% della ricchezza totale; nel 2024 è passato a detenerne il 60%.

La classe media, nello stesso periodo, passa dal 39% al 32,7% della ricchezza totale.

Perché l’Italia può essere un laboratorio di rinascita

Non si vede perché non possa essere proprio l’Italia il laboratorio per un cambio di strategia verso il ceto medio. Il modello italiano di sviluppo, che portò il Paese al boom economico, è stato molto studiato e in parte adattato in molti contesti di nuova industrializzazione.

Come dice Jannik Sinner “c’è tanta Italia a Torino”, così si potrebbe dire che c’è tanta Italia a Pechino, dietro il grande sviluppo del Dragone degli ultimi decenni.

La rinascita del ceto medio passa dal recupero e dall’attualizzazione di politiche che tanti benefici diedero al nostro Paese e che dimostrano di funzionare tuttora nei contesti dove non sia il denaro a comandare.

Ritorna la categoria dei cattolici professionisti

Un mondo variegato e ricco di talenti

Nella lunga, gloriosa, ricca e feconda storia del cattolicesimo politico italiano abbiamo conosciuto non solo le diverse sensibilità culturali che hanno caratterizzato questo mondo, ma anche — e soprattutto — i diversi talenti e le spiccate personalità, a volte molto diverse se non addirittura contrastanti tra loro, che articolavano e componevano i vari tasselli della presenza dei cattolici nella vita pubblica italiana.

“Sepolcri imbiancati” e “cattolici professionisti”

Al riguardo, non possiamo dimenticare due giudizi, ovviamente sferzanti, attribuiti negli anni a una tipologia specifica di cattolici impegnati nella vita pubblica. Carlo Donat-Cattin, durante la Prima Repubblica, bollava alcuni suoi compagni di viaggio come “sepolcri imbiancati”.

Mino Martinazzoli, nei primi anni Duemila, con maggior eleganza, li definiva “cattolici professionisti”. In entrambi i casi si trattava di esponenti del mondo cattolico che, pur senza ostentarlo spudoratamente, pretendevano di rappresentare la parte migliore, più coerente e più titolata del cattolicesimo politico. Una pretesa spesso alimentata da stampa compiacente e progressista.

Il modello Prodi

Per capirci, il percorso di Romano Prodi — “cattolico adulto” e modello del “cattolico doc” — risponde a questo schema: cattolico di sinistra, salottiero, legato ai gangli del potere, non riconducibile al tradizionale cattolicesimo popolare e sociale che nella Dc ebbe ben altri riferimenti.

Il caso Ruffini

Oggi, assistiamo alla discesa in campo di Ernesto Maria Ruffini, leader del movimento “Più uno”, noto ai più come “mister tasse” per il suo ruolo ai vertici dell’Agenzia delle Entrate. Al di là del progetto politico ancora confuso e aleatorio — al netto della predicazione dei soliti valori — colpisce la candidatura diretta a Presidente del Consiglio per il campo alternativo al centrodestra.

Un modello che ricorda la vecchia polemica nel Pci sui “migliori” che aspiravano alla Direzione del partito: ora, però, si parla nientemeno che di Palazzo Chigi.

La domanda inevasa

Al di là delle legittime ambizioni di potere, resta una domanda: in virtù di cosa Ruffini dovrebbe candidarsi a Premier della coalizione progressista? Per le sue capacità manageriali? Forse. Perché “cattolico adulto”? Probabile.

O, come avrebbe detto Martinazzoli, perché è un “cattolico professionista”: migliore e più credibile degli altri. E quindi, più titolato a guidare.

Morale

La storia, si sa, non si ripete mai. O meglio — per non essere troppo dogmatici — si potrebbe dire che, in questo caso specifico, la storia non si ripete… “quasi” mai.

Il Dio di sempre, le guerre e ingiustizie di oggi

La guerra come una prassi consueta

A questo mondo le cose non girano più per il verso giusto. Stiamo cadendo in un gorgo senza fondo, un abisso dal quale si potrà riemergere solo quando l’avremo riempito di tanta morte da costringerlo a rigurgitarla fuori e svuotarsi dal suo pieno. Di guerre, di soprusi e di malfatte al mondo ce ne sono abbastanza per mettere in piazza, per protesta, gli studenti di ogni parte per invocarne la fine. Ogni giorno il manuale delle pagine di storia si gonfia di nuovi fatti e i giovani d‘oggi non hanno voglia di impegnarsi oltre in un eccesso di lettura, un programma che sovrasta crescentemente ogni altra materia. 

Pochi leader padroni del mondo

Si scherza con il fuoco come non lasciasse segni, come occorresse il nero della morte e il rosso del sangue per dipingere il quadro di una nuova era dell’umanità. Dio Padre, peccando di eccesso di discrezione, non interviene e non può far altro che allargare la porta dell’Inferno a causa di ingressi sempre più copiosi. I leader mondiali sentono di essere immuni da tutto, convinti di essere sempre e comunque loro a tirare il filo delle marionette mancando così di una superiore consapevolezza. La difesa dell’interesse di ciascuno si tradurrà in un generale annientamento, per primo, del senso della vita. Stiamo diventando altro rispetto all’uomo di un tempo e non perché le armi siano ora più distruttive. 

L’avvento di un’altra era

Siamo all’alba di un uomo nuovo cha ha abolito dal suo vocabolario ogni inibizione, non è più schiavo del male ma ne è fieramente padrone, la terra sta partorendo una generazione inedita tutta da scoprire. Il solo a dolersene è proprio il male che ha perso la sua dose di peccato e la malizia dell’infrazione, ma adesso è alla catena dell’uomo e non ha modo di fuggire.

La lezione biblica

Il salmo è un canto eseguito anticamente con la cetra, uno strumento sembra usato anche dall’esercito cretese per dare ritmo alla marcia delle sue truppe. Si ritorna da capo a dodici in modo che la guerra si prenda sempre la sua parte in primo piano. Forse è per questo che il Creatore, non potendo fare altro, non si rassegna almeno a lanciare un allarme dicendo le cose con una chiarezza che non conosce lusso di interpretazioni. 

Il libro della Sapienza

Ha lanciato l’ultima ciambella di sicurezza nel Libro della Sapienza, quella scelta proprio per dare forse più sapore alle sue parole: 

“Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, o governanti di tutta la terra. Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli, che siete orgogliosi di comandare su molte nazioni. Dal Signore vi fu dato il potere e l’autorità dall’Altissimo; egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi: pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio. Terribile e veloce egli piomberà su di voi,poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto. Gli ultimi infatti meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore. Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno, non avrà riguardi per la grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede in egual modo. Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza e non cadiate in errore”.

È un responso mosso senza una preventiva domanda, un tentativo di giocare in anticipo prima che sia troppo tardi, una indicazione di responsabilità che non dovrebbe essere elusa. I Re delle nazioni ne tengano conto finché sono in tempo, evitando che debbano essere le loro lacrime a lavare lo specchio in cui guardarsi con una chiarezza ormai tardiva.

Riforma elettorale: dal Rosatellum alla falsa legge proporzionale di Fratelli d’Italia

Una battaglia storica dei Popolari

Appartengo a quell’area di DC e Popolari da sempre schierati a favore della legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze; convinzione confermata, dall’esperienza delle diverse leggi maggioritarie che si sono succedute, dopo l’infausto referendum di Mariotto Segni, dal mattarellum sino all’attuale rosatellum. Leggi elettorali che ci hanno condannati a un sistema di bipartitismo forzato destra- sinistra, con i capi dei due partiti dominanti, impegnati a dare le carte e a scegliere i propri parlamentari “nominati”, inseriti in liste ordinate secondo un ordine fisso e immutabile dai cittadini elettori.

Risultato? Quanto accaduto nel settembre del 2022, dove la maggioranza di centro destra raccolta attorno all’On.Meloni, ha potuto garantirsi il controllo del  parlamento, pur risultando espressione della maggioranza di una minoranza di elettrici ed elettori, di fatto rappresentando non oltre il 16% del corpo elettorale.

Il lungo cammino del proporzionale in Italia

La nostra storia politica è nata con i Popolari  di Sturzo, grazie all’estensione del voto varata dal governo Giolitti e l’introduzione del sistema elettorale di tipo proporzionale puro- Legge 1401/1919. Sistema superato dall’infame Legge Acerbo del 1923 ( proporzionale con premio di maggioranza che permise la legittimazione della vittoria del fascismo), cui seguirono le leggi 122/1925 e 1019/1928 a sostegno del sistema plebiscitario. Fu con la legge 74/1946 che fu ripreso il sistema proporzionale classico, come indicato dalla Costituzione Italiana.

Gli articoli 48 e 51 della Costituzione rispettivamente recitano:

“Sono elettori tutti cittadini, il voto è personale ed eguale, libero e segreto”;

“Tutti i cittadini possono accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza”

Queste norme dispongono precisamente:

che il voto di ciascun elettore deve avere lo stesso valore, lo stesso peso,

che il voto deve poter essere espresso secondo la libera scelta di ciascuno;

che il risultato del voto deve rispettare le scelte di tutti gli elettori;

che a tutti i cittadini è consentito di essere candidati alle elezioni in condizioni di pari opportunità di essere eletti.

Date le norme della Costituzione sopra citate vi è un solo sistema elettorale che le può rispettare integralmente: il proporzionale puro (senza sbarramenti e senza premi di maggioranza).

Le due LIP: proporzionale e cancellierato

È una delle ragioni per cui, con gli amici di Iniziativa Popolare, abbiamo avviato la raccolta delle firme sue due importanti Leggi di Iniziativa Popolare ( LIP): la prima, per il ritorno alla legge proporzionale puro, senza sbarramenti e senza premi di maggioranza; la seconda, per il cancellierato sul modello tedesco, alternativo al premierato di impostazione meloniana, un unicum a livello internazionale destinato a infrangere il delicato equilibrio dei poteri fissato dai padri costituenti.

La mossa di Meloni: una legge proporzionale “corretta”

Ora l’on. Meloni, constatata la difficoltà di procedere sul premierato, lancia l’idea di una legge di tipo proporzionale con sbarramento e con un premio di maggioranza. Una proposta che intende superare il rischio del Rosatellum, qualora tutte le opposizioni si presentassero unite, specie al Sud; di qui l’idea di abolire i seggi uninominali e l’introduzione di un premio al di sopra del 40%.

Si ritrova in questo progetto un ricordo antico che, nella migliore della ipotesi, si rifà alla “legge truffa del 1953,” la quale modificò la legge elettorale italiana del 1946, introducendo un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 64,4% dei seggi della Camera dei deputati (380 su un totale di 590) alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato il 50% dei voti validi. Nella peggiore, alla famigerata Legge Acerbo che, come quella nelle intenzioni della Meloni, introdusse un premio di maggioranza al sistema proporzionale. Essa fu voluta da Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare,  modificando il sistema proporzionale in vigore dal 1919, integrandolo con un premio di maggioranza in quota fissa, pari ai 2/3 dei seggi, a beneficio del partito più votato qualora questo avesse superato il quorum del 25%.

Che cosa scrive la stampa

In assenza ancora di un testo definitivo del progetto di legge di iniziativa governativa ( sono agli atti solo le dichiarazioni di alcuni esponenti del partito di Fratelli d’Italia) ho tentato di verificare ciò che scrivono diversi giornali e riviste sulla questione.

Scrive, ad esempio,  “il Sussidiario” nel merito della nuova legge elettorale (che sarebbe la quinta in poco più di trent’anni):

“Se la legge attuale del Rosatellum prevede un sistema “spurio”, misto tra proporzionale e maggioritario con i collegi uninominali, l’idea di FdI e Lega – Forza Italia nutre qualche perplessità in più – è quella di presentare un sistema sostanzialmente proporzionale, con indicazione della preferenza per i candidati parlamentari, con soglia di sbarramento al 3% e con un doppio premio di maggioranza. Il primo riguarda l’assegnazione del 55% dei seggi alla coalizione che supera il 40% dei voti totali, il secondo invece addirittura un 60% dei seggi complessivi in caso che la coalizione prendesse sopra il 45% delle preferenze: via i collegi uninominali, cercando così di “contattare” la possibile convergenza del campo largo progressista su un singolo candidato con più partiti a sostegno. Dubbi invece sull’eventualità di inserire il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio per ogni coalizione: un po’ perché sarebbe appunto un “anticipo” del Premierato, e un po’ perché in Forza Italia permane la volontà di inserire il nome di Berlusconi nel simbolo e sarebbe problematico aggiungere anche quello del candidato Premier (in questo caso, Giorgia Meloni)”.

Una mobilitazione necessaria

Attendiamo, quindi, gli sviluppi del progetto,  sempre attenti a denunciarne tutta la pericolosità ed eventuale incostituzionalità, e, intanto, chiamiamo a raccolta tutti gli amici a sostegno delle due LIP già depositate presso il Ministero della Giustizia.

 

Esse si possono sottoscrivere cliccando:

 

per la legge proporzionale:

👉 firma qui

 

per il cancellierato:

👉 firma qui

Mattarella: benefici da apertura al mondo e condivisione

Berlino, 15 nov. (askanews) – “La collaborazione tra Comuni dei due Paesi, unendo le rispettive memorie, identità, aspirazioni, dà ai propri concittadini un tangibile esempio dei benefici che derivano dall’apertura al mondo, dalla condivisione”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia per il premio dei Presidenti a Berlino.

Secondo il capo dello Stato infatti “oggi più che mai le Municipalità sono protagoniste di un nuovo capitolo della storia globale. Nel mondo attraversato da profonde tensioni, geopolitiche, climatiche, da spinte regressive, le città non sono soltanto luoghi in cui riparare: sono fucine di umanità, incontro tra popoli, nodi di una rete in cui si vivono esperienze che possono migliorare la vita delle nostre comunità”.

“Il Premio valorizza il ruolo dei Comuni e incoraggia le Amministrazioni locali a tessere sempre nuovi rapporti con le realtà di altri Paesi, sviluppando così una vera e propria rete di diplomazia comunale – ha osservato il capo dello Stato -. Gemellaggi, reti di cooperazione, scambi culturali, progetti congiunti tra i Comuni di Germania e Italia permettono di accrescere la conoscenza reciproca, sviluppando cooperazione e fiducia” e quindi “le comunità locali, non sono soltanto ambasciatrici dei valori della propria comunità, ma danno vita a un modello ricco di fiducia nell’avvenire che ci unisce nella cornice europea”.

Repubblica Democratica del Congo, dopo anni di combattimenti governo e ribelli M23 firmano accordo di pace

Roma, 15 nov. (askanews) – I rappresentanti del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e del gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda, hanno firmato un accordo di pace in Qatar con l’obiettivo finale di porre fine ad anni di combattimenti.

La sigla dell’accordo è stata annunciata a Doha da Qatar e Stati Uniti, che lo hanno definito come una tabella di marcia per porre fine ai sanguinosi combattimenti e migliorare la grave situazione umanitaria nella nazione centrafricana. In sostanza, spiega Al Jazeera, l’accordo non cambierà immediatamente la situazione sul campo, ma farà avanzare un processo di pace più ampio.

Le due parti hanno condotto colloqui di mediazione per mesi e hanno firmato un primo accordo di tregua a luglio, che deve ancora essere oggetto di ulteriori negoziati sulle modalità di attuazione. L’accordo, spiega ancora l’emittente qatariota, include otto protocolli di attuazione, due dei quali sono già stati firmati, tra cui uno sul monitoraggio del cessate il fuoco e un altro sullo scambio di prigionieri.

Si prevede che i restanti protocolli saranno discussi e finalizzati nelle prossime settimane. Includono una cronologia e dettagli su come funzioneranno i diversi processi, su come gli aiuti umanitari potranno raggiungere la popolazione in difficoltà e su come consentire il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni.

Governo, Conte: paese in difficoltà, loro saltano e ballano

Roma, 15 nov. (askanews) – “Quando finiscono con balletti e saltelli gli ricordiamo che c’è un paese in difficoltà, che gli italiani stringono la cinghia”. Lo dice il leader M5s Giuseppe Conte in un video su Facebook in cui posta le immagini di Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi che ieri al termine del comizio al PalaPartenope di Napoli hanno saltellato sul coro “Chi non salta comunista è”.

“E’ per questo che li invitiamo a considerare l’estensione della no tax area sino a 20.000 euro, investimenti seri in sanità, l’incremento dell’assegno per i figli e ancora ritorniamo per le imprese a transizione 4.0 con il credito d’imposta come nel 2019 e nel 2020. Da ultimo facciamo un pacchetto serio per la sicurezza: è un’emergenza nelle nostre strade, nelle nostre periferie e anche nei centri storici. Prendiamo i soldi buttati in Albania e li mettiamo in questo pacchetto”, propone.

“Fatti, non saltelli, grazie”, scrive Conte a commento del video.

Tennis, Sinner "Contento di essere ancora in finale"

Roma, 15 nov. (askanews) – “È stata una partita molto difficile, soprattutto all’inizio ho sbagliato qualche risposta. Dopo ho cercato di alzare il livello, soprattutto nel secondo set”. Così Jannik Sinner rivolto al pubblico di Torino dopo il successo che gli vale la terza finale consecutiva alle Atp finals. “Il break iniziale – continua – mi ha dato fiducia per spingere ancor di più. Le Finals sono l’ultimo torneo dell’anno, siamo tutti un po’ stanchi, ma il pubblico è una spinta in più. Giocare in casa è speciale. Domani sarà difficile, ma sono contento di esserci ancora”

Atp Finals, Sinner piega De Minaur e torna in finale

Roma, 15 nov. (askanews) – Jannik Sinner torna in finale alle Atp Finals. L’azzurro è in finale a Torino per il terzo anno consecutivo grazie alla vittoria su Alex De Minaur, piegato con il punteggio di 7-5, 6-2 in un’ora e 51 minuti di gioco. È stato un match dai due volti per Sinner. Il primo set è stato lottato ed equilibrato, giocato al massimo da De Minaur e – di contro – tra alti e bassi dal numero 2 al mondo. Decisivo è stato il cambio di marcia di Jannik nell’undicesimo parziale, in cui ha conquistato il break all’ottava palla break del set. Nel secondo parziale, invece, non c’è stata partita: un monologo del tennista azzurro che rapidamente ha conquistato un doppio break di vantaggio. Alla decima finale stagionale (nuovo record personale), Sinner diventa così il terzo giocatore nella storia a giocare le finali in tutti gli Slam e alle Atp Finals nella stessa stagione dopo Roger Federer e Novak Djokovic. Domani alle 18, la finale per confermare il titolo conquistato un anno fa: di fronte ci sarà Carlos Alcaraz o Felix Auger-Aliassime.

“È stata una partita molto difficile, soprattutto all’inizio ho sbagliato qualche risposta. Dopo ho cercato di alzare il livello, soprattutto nel secondo set”. Così Jannik Sinner rivolto al pubblico di Torino dopo il successo che gli vale la terza finale consecutiva alle Atp finals. “Il break iniziale – continua – mi ha dato fiducia per spingere ancor di più. Le Finals sono l’ultimo torneo dell’anno, siamo tutti un po’ stanchi, ma il pubblico è una spinta in più. Giocare in casa è speciale. Domani sarà difficile, ma sono contento di esserci ancora”

Zelensky (dopo l’inchiesta dell’Anticorruzione): al via piano di riorganizzazione delle aziende dell’energia

Roma, 15 nov. (askanews) – “Stiamo avviando la riorganizzazione delle principali imprese statali nel settore energetico. Oltre a una revisione completa delle loro attività finanziarie, è previsto un rinnovamento della dirigenza di queste società. Oggi, insieme al primo ministro Yuliia Svyrydenko e al ministro dell’Economia Oleksii Sobolev, abbiamo definito la linea d’azione da seguire”. Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo l’inchiesta dell’Anticorruzione che ha svelato un capillare sistema di corruzione dentro le società energetiche del Paese, in cui sarebbero coinvolti due ministri e uomini molto vicini allo stesso Zelensky. Per quanto riguarda Energoatom, spiega il presidente ucraino su X, “entro una settimana devono essere soddisfatte tutte le condizioni per costituire un nuovo consiglio di sorveglianza, che consenta una completa riorganizzazione della gestione della società”. Su Ukrhydroenergo “dev’essere indetto un concorso urgente per nominare un nuovo amministratore delegato della società e completare la costituzione del consiglio di sorveglianza”. Per “Gas Transmission System Operator of Ukraine deve essere completato il consiglio di sorveglianza e deve essere indetto un concorso urgente per la posizione di amministratore delegato”, mentre per quel che concerne Naftogaz of Ukraine, “poiché i contratti dell’attuale consiglio di sorveglianza scadono nel gennaio del prossimo anno, deve essere indetto e condotto un concorso per il nuovo consiglio, in modo che possa iniziare a operare nel gennaio 2026”.

“In tutte le altre principali società energetiche statali, i rappresentanti dello Stato nei consigli di sorveglianza devono essere rinnovati”, sottolinea Zelensky.

Intanto le unità delle Forze di Difesa ucraine hanno colpito la raffineria di petrolio di Ryazan, nella regione russa di Ryazan. Sono state segnalate diverse esplosioni e un vasto incendio. Ne dà notizia lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine su Facebook, riporta l’agenzia di stampa Ukrinform.

La raffineria produce benzina, gasolio, carburante per aerei, gas liquefatti e altri prodotti petroliferi. Produce in media- aggiunge Ukrinform – 840mila tonnellate di cherosene per aviazione all’anno, utilizzato dalle Forze Aerospaziali russe. Le Forze di Difesa ucraine hanno inoltre colpito una stazione radar Nebo-U in Crimea, un treno militare nei pressi della città di Tokmak, occupata dai russi nella regione di Zaporizhzhia e personale militare russo nei pressi di Vovcansk, nella regione di Kharkiv.

Ai Dazi di Milano JTI presenta Ploom Aura

Milano, 15 nov. (askanews) – La tecnologia continua a fare passi da gigante, e ormai entrata a far parte della vita quotidiana in tutto e per tutto, perfino nel mondo del tabacco. il caso di Ploom Aura, il nuovo device a tabacco riscaldato di JTI, presentato a Milano ai Dazi di Levante e Ponente, con un grande evento di lancio. Il dispositivo, infatti, una vera e propria innovazione per il comparto: tra le sue tante caratteristiche peculiari, la capacit di dialogare con un’app dedicata, che permette di geolocalizzare il dispositivo, bloccarlo da remoto e scegliere modalit di utilizzo personalizzate. Abbiamo parlato con Jean Baudon Sales Director JTI Italia:

“Ploom Aura rappresenta un passo nel futuro per il dispositivo a tabacco riscaldato. stato sviluppato per offrire un’esperienza personalizzabile grazie a un’app dedicata che permette di gestire il device in modo semplice e intuitivo. Dalla geolocalizzazione al blocco da remoto, fino alla possibilit di impostare diversi modi d’uso, tutto pensato per adattarsi alle preferenze dei consumatori. In questo modo Ploom Aura anticipa il futuro del settore, un’esperienza pi connessa, sicura e su misura per i suoi consumatori”.

Sede privilegiata dell’evento di lancio, l’installazione realizzata dal brand in Piazza Sempione in occasione della presentazione del nuovo device. Un tunnel di luce, musica e tecnologia aperto al pubblico adulto che unisce i Dazi di Levante e Ponente ad opera di Davide Asker Carioni, e ispirato all’essenza della nuova rivelazione di JTI. poi intervenuta Adriana Valle, Corporate Affairs & Communication Director JTI Italia:

“Il lancio di Ploom Aura frutto di un percorso lungo e appassionato fatto di innovazione e di costante ascolto del consumatore. In JTI crediamo che la vera innovazione nasca dall’impegno, dalla competenza e dalla capacit di guardare oltre il presente. Da questa visione nato un prodotto che combina tecnologia, design e personalizzazione e questo il modo in cui intendiamo affrontare le nuove sfide del settore”.

Un viaggio alla scoperta dell’innovazione quello di Ploom Aura che, dopo la tappa milanese, toccher le principali citt del Paese, tra cui Napoli, Roma, Firenze, Bari, Bologna, Torino e Palermo con eventi unici capaci di unire design, musica e tecnologia.

MotoGp, Alex Marquez vince la Sprint a Valencia



Roma, 15 nov. (askanews) – Alex Marquez vince la Sprint Race di Valencia, prendendo la testa della corsa alla prima curva e andando a vincere in solitaria. Sul podio anche Acosta e Di Giannantonio, poi le Aprilia di Raul Fernandez e Bezzecchi (partito dalla pole, ha perso 5 posizioni nel primo giro) e l’altra Ducati VR di Morbidelli. Bagnaia chiude 14° una gara anonima. Marco Bezzecchi, grazie al 5° posto nella Sprint di Valencia e lo “zero” di Bagnaia (14°), si assicura la terza posizione nella classifica Mondiale. Acosta sale al quarto posto scavalcando Bagnaia: i due sono separati da 6 punti, per determinare la loro posizione definitiva saranno decisivi gli ultimi punti in palio. Domenica la gara lunga, l’ultima della stagione

Rugby, a Torino l’Italia cede 32-14 al Sudafrica



Roma, 15 nov. (askanews) – All’Allianz Stadium di Torino un’Italia coraggiosa mette in grande difficoltà il Sudafrica ma cede nel finale di fronte ai campioni del mondo, che passano 32-14. La squadra di Quesada sogna per 70 minuti e rimane in partita fino alla fine, con gli Springboks – in 14 dal 10′ per un rosso a Mostert – che fanno fatica ad imporsi fisicamente nel primo tempo e nella prima metà nella ripresa. L’Italia risponde colpo su colpo con i piazzati di Paolo Garbisi, sogna con la meta di Capuozzo che vale il 14-20, ma la marcatura di Williams al 71′ scava il solco definitivo. A tempo scaduto la meta di Hooker chiude il match su un 32-14 eccessivo per dimostrato in campo da un’Italia brava e coraggiosa. Ultimo appuntamento per gli Azzurri sabato 22 novembre alle 21.10 contro il Cile, al Luigi Ferraris di Genova.

Manovra, Schlein (Pd): tagli a enti locali, Meloni prende in giro sindaci

Bologna, 15 nov. (askanews) – “Dire che questa è la prima manovra senza tagli agli enti locali è prendere in giro i sindaci che i bilanci li conoscono”. Lo ha affermato la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, denunciando i tagli del governo agli enti locali nel corso della prima assemblea nazionale degli amministratori locali e dei sindaci democratici promossa a Bologna dal Pd nazionale.

“I bisogni e le aspettative di voi amministratori sono tante, mentre le risorse sono poche e in questo periodo costantemente decurtate dal governo che ha scaricato su di voi e sui cittadini il peso dei tagli, ma pure le sue responsabilità – ha spiegato Schlein -. I numeri sono testardi e smentiscono la propaganda autocelebrativa della presidente del Consiglio Meloni. Non finga la presidente Meloni di non sapere che le due manovre precedenti hanno già sottratto 10 miliardi e 700 milioni agli enti locali tra parte corrente e investimenti per i prossimi anni” ha proseguito la segretaria. “Oltre 800 milioni in meno per il 2026, 1,2 miliardo in meno per il 2027 e 1,4 in meno per il 2028. Credo che le si sia di nuovo rotta la calcolatrice”.

“Senza contare – ha concluso Schlein – che il governo, appena si è insediato, ha pensato bene di cancellare con un tratto di penna il fondo per l’affitto da 330 milioni di euro e quello per la morosità colpevole”.

Centrosinistra, Ruffini: a primavera progetto di cambiamento e di governo

Roma, 15 nov. (askanews) – “Diamoci appuntamento per rivederci in primavera. Se saremo capaci di diventare molti di più potremo decidere assieme dove portare questo progetto. Un progetto di cambiamento e di governo del Paese e per l’Europa”. E’ l’impegno che Ernesto Maria Ruffini ha lanciato ai promotori dei comitati Più Uno in conclusione della prima assemblea.

“Ognuno di noi è chiamato a fare la differenza. Un’ora alla settimana per un comitato, una proposta da portare, una persona da coinvolgere, un progetto da costruire. Un piccolo gesto che, moltiplicato, diventa un cambiamento reale”, ha detto Ruffini che ha invitato i promotori a diffondere i comitati, a costruire nuovi spazi di partecipazione, coltivando i comitati già nati e aiutando a far crescerne di nuovi “nelle città e nei paesi, nei centri e nelle periferie, tra i giovani e tra chi da troppo tempo si sente fuori. La sfida è moltiplicare i comitati, aprirli, farli circolare. Riaccendere la partecipazione democratica e accogliere chi vuole contribuire con il proprio impegno. Io continuerò a mettercela tutta, a non risparmiarmi in giro per il Paese e vi garantisco che il mio impegno non sarà quello di una comfort zone di qualche stanza romana”.

L’ultima citazione è per John Lennon: “Diceva che la vita è quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare altro. La buona notizia invece è che oggi siamo qui con la consapevolezza che se non saremo noi a fare questo lavoro, nessuno lo farà per noi. Per questo dobbiamo farlo”.

Condono edilizio in manovra, l’opposizione insorge: scambio elettorale

Roma, 15 nov. (askanews) – “Fdi ha presentato un emendamento alla manovra che di fatto riaprirebbe il condono edilizio del 2003, con un esplicito riferimento alla regione Campania. Più che un emendamento a noi sembra una promessa da campagna elettorale: votateci e riapriremo la sanatoria edilizia. Siamo curiosi di sapere cosa ne pensa Giorgia Meloni: ritiene che sia un emendamento consono alla sua ‘rigorosa’ manovra?”, attacca il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. Per la destra la ricetta è sempre la stessa: sotto elezioni un bel condono edilizio non si nega mai. E pazienza se poi tra qualche mese piangeremo sui danni di frane o alluvioni. L’ennesima vergogna di un manovra che ignora la crisi climatica e che non mette un euro per chi la casa non ce l’ha”. Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

“La premier aveva giurato: ‘Con me mai più condoni’. Oggi, invece, guida un governo che dell’abusivismo vuole fare uno strumento politico. L’emendamento di Fratelli d’Italia che riapre la sanatoria del 2003 è un atto criminogeno e che premia chi ha violato la legge”, così in una nota Angelo Bonelli parlamentare AVS e co portavoce di Europa Verde. “Non è un incidente di percorso: è un condono pensato per raccogliere voti, un vero e proprio voto di scambio”, sottolinea Bonelli, aggiungendo: “Meloni è in silenzio perché vuole questo voto di scambio lo vuole. L’Italia non ha bisogno di nuovi condoni: ha bisogno di legalità, di tutela del territorio, di fermare l’abusivismo che devasta coste e colline e aumenta il rischio idrogeologico. Il governo dei condoni di Giorgia Meloni, invece, continua a scegliere l’illegalità come strumento di consenso. Una vergogna politica che paga il Paese intero”.

“Tre mesi fa a Rimini, il meeting di CL e tutta la stampa applaudivano Giorgia Meloni che annunciava un piano casa da 15 miliardi. In Legge di Bilancio non c’è un centesimo. Però ieri in Campania, Giorgia Meloni ha annunciato il suo piano casa: un mega condono. Annunciano un condono, in Campania, la settimana del voto! Questo non è riformismo, questo è il governo dei mediocri, questo è il governo del voto di scambio”. Lo dichiara il leader di Iv, Matteo Renzi.

Di tutt’altro avviso Edmondo Cirielli, candidato per il centrodestra alla carica di presidente della Regione Campania. “La presentazione dell’emendamento che riapre i termini della sanatoria del 2003 rappresenta un atto di giustizia atteso da migliaia di famiglie campane costrette a realizzare case per necessità abitativa, non per abusivismo selvaggio. Ringrazio i parlamentari campani di centrodestra che si sono battuti per correggere una stortura che, per oltre vent’anni, ha prodotto disparità evidenti tra i cittadini della Campania e quelli del resto del Paese”. “L’emendamento inserito in manovra – ha sottolineato Cirielli – introduce strumenti più moderni per la riqualificazione urbanistica e ambientale, consente finalmente di definire con chiarezza la posizione degli immobili regolarizzabili, esclusi ovviamente quelli in zone rosse e quelli speculativi. Spetterà alle Regioni attuare la norma con il recepimento entro 60 giorni. Con me presidente, la Campania sarà la prima a recepirla: non possiamo perdere altro tempo. Dobbiamo chiudere una pagina di ingiustizia e restituire certezza a migliaia di famiglie che chiedono solo ciò che nel resto d’Italia è già realtà”.

Schlein: iniziativa meravigliosa con nostri amministratori

Bologna, 15 nov. (askanews) – “Una iniziativa meravigliosa con i nostri amministratori e le nostre amministratrici che ogni giorno realizzano quello che diciamo”. Lo ha affermato la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, tracciando un bilancio della due giorni di lavoro della prima assemblea nazionale degli amministratori locali e dei sindaci democratici promossa a Bologna dal Pd nazionale.

“Le cose in cui crediamo, a partire dalla cura delle nostre comunit, dagli asili nido gratuiti, dal trasporto pubblico locale gratuito per gli studenti, lo stiamo gi facendo – ha spiegato Schlein -. Le nostre citt sono un esempio di inclusione, sono un esempio in cui si porta avanti la creazione di opportunit di lavoro e si cerca di incentivare gli investimenti, attirare le imprese, sostenere anche le piccole botteghe artigiane che fanno fatica”.

“Siamo soprattutto nelle aree interne su cui abbiamo fatto una proposta di legge dedicata – ha proseguito la segretaria -. Sappiamo che per contrastare lo spopolamento bisogna portare i servizi, ma bisogna anche avere il coraggio di dire che l se si perde un posto di lavoro vale doppio. Quindi sostenere le attivit economiche produttive nelle aree interne anche con proposte di defiscalizzazione temporanea come quelle che stanno nella nostra legge” ha concluso Schlein.

Atp Finals, Bolelli e Vavassori fuori in semifinale

Roma, 15 nov. (askanews) – Si ferma in semifinale il cammino di Simone Bolelli e Andrea Vavassori alle Atp Finals. Prima coppia italiana di sempre ad aver superato il round robin del torneo, gli azzurri hanno perso contro i numeri 2 al mondo Harri Heliovaara ed Henry Patten con il punteggio di 6-4, 6-3 in un’ora e 16 minuti. Un match sempre di rincorsa per Bolelli e Vavassori che in entrambi i set hanno pagato il break subito nel terzo gioco. Tanti meriti a Heliovaara e Patten che hanno disputato una partita impeccabile, sia al servizio (24 su 27 con la prima) che in risposta. Per Bole e Wave il torneo si chiude a testa alta, ma la stagione non è ancora finita: la prossima settimana ci sarà per loro la Coppa Davis

La madre di Alberto Trentini: il governo si è speso poco per mio figlio

Milano, 15 nov. (askanews) – “Abbiamo contattato politici, diplomatici, artisti, giornalisti e negoziatori” mentre “fino ad agosto il nostro governo non aveva ancora avuto alcun contatto telefonico con il governo venezuelano. Fino ad agosto. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio”. Lo ha detto Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, il cooperante veneto Alberto Trentini detenuto da 365 giorni in Venezuela, in un passaggio della conferenza stampa tenuta a Palazzo Marino, sede del comune di Milano.

“Voglio ricordare che mio figlio è stato tolto un anno di vita – ha aggiunto – . E’ un’ingiustizia di cui non sappiamo darci pace”.

Trasporti, sindacati contro emendamento FdI in manovra: inaccettabile obbligo di dichiarare adesione a scioperi

Roma, 15 nov. (askanews) – “Esprimiamo ferma contrarietà all’emendamento proposto in Manovra da FdI che impone ai lavoratori di comunicare con sette giorni di anticipo, in forma scritta e irrevocabile, la propria adesione a uno sciopero. Una misura che snatura il diritto stesso di sciopero garantito dalla nostra Costituzione, crea di fatto liste di scioperanti e apre la strada a discutibili pressioni e potenziali discriminazioni inasprendo le relazioni industriali”.

Lo dichiarano in una nota unitaria i sindacati del settore trasporti Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, sottolineando che “il sindacato ha avuto da sempre un approccio molto responsabile nei confronti del ricorso allo sciopero”.

“La legge 146/90, unitamente alle innumerevoli regole di settore, già assicura pienamente il rispetto del diritto alla mobilità attraverso la garanzia dei ‘servizi minimi’. Questo nuovo obbligo è quindi inutile quanto pericoloso” proseguono. “I problemi della mobilità italiana non possono risolversi limitando il diritto di sciopero, ma occorre un intervento costruttivo e migliorativo. É necessario – proseguono le sigle sindacali – investire sulle infrastrutture, sulla forza lavoro e adoperarsi per rimuovere le cause del conflitto riconducibili al mancato rispetto, da parte delle aziende, dei contratti collettivi di lavoro vigenti, degli accordi liberamente sottoscritti fra le parti e, peggio ancora, al mancato pagamento delle retribuzioni a fronte delle prestazioni di lavoro rese”.

“Una attenzione particolare – spiegano ancora le tre organizzazioni sindacali – va riservata alle inefficienze aziendali, in molti casi croniche, che quotidianamente si ripercuotono negativamente sull’efficienza e sulla qualità del servizio pubblico reso agli utenti. Inoltre, a fare da detonatore a proclamazioni di sciopero c’è l’escalation di aggressioni e di violenze ai danni delle operatrici e degli operatori della mobilità e degli utenti”.

“Comprimere ulteriormente l’esercizio di un diritto costituzionale già fortemente privato della sua forza di creare le condizioni per risolvere le criticità e tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle lavoratrici e dei lavoratori dei trasporti, non è la strada giusta per garantire una mobilità di qualità”.

“Chiediamo – concludono Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti – il ritiro immediato dell’emendamento annunciando che, se del caso, metteremo in campo tutte le iniziative necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dei trasporti, dei servizi accessori e complementari ai trasporti e del loro legittimo diritto di sciopero”.

Centrosinistra, Ruffini: facciamo politica senza chiedere il permesso

Roma, 15 nov. (askanews) – “Facciamo politica senza chiedere il permesso a nessuno. E lo facciamo insieme, perché la politica che ci piace non è quella delle comfort zone in cui si sono rifugiati oggi i partiti, ma deve nascere dall’impegno di ognuno”. Lo ha detto Ernesto Ruffini, nel suo intervento introduttivo all’assemblea dei Comitati Più Uno.

“Unire – ha sottolineato l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, secondo la sintesi del discorso diffusa dagli organizzatori dell’evento – è un atto politico di coraggio e di responsabilità. Serve parlare a tutti per ricostruire quella comunità che il nostro Paese sembra avere perso. L’Italia deve ritrovare il coraggio di guardare in faccia i problemi e di confrontarsi senza dividersi per partito preso. Perché il Paese in cui desideriamo vivere è quello che tutti sentono proprio e di cui tutti si prendono cura. Un Paese diviso è un Paese più debole, più fragile dove finisce per vincere la destra, che è più brava a radicalizzare e non è interessata a una comunità”.

Per Ruffini l’astensionismo è il primo avversario da battere: “Non basta andare a votare. Partecipare è molto di più: significa esserci, proporre, discutere, costruire. Nessuno è inutile e soprattutto nessuno è sostituibile. Ognuno di voi è insostituibile”, ha proseguito, definendo questo “il tempo delle scelte. Non si tratta di scegliere fra diversi programmi di governo, come fossero il menu del giorno. Da una parte c’è chi alimenta un racconto fondato sulla paura. Un racconto che guarda e riconosce solo le paure delle persone. Le amplifica. Le isola. Dall’altra parte ci saremmo noi, se lo vogliamo, che crediamo che la politica non debba spaventare o alzare muri, ma aprire strade – ha concluso – guardando avanti e scegliendo la speranza”.

Il Papa: l’arte del cinema è in pericolo, le istituzioni riconoscano il suo valore culturale e sociale

Città del Vaticano, 15 nov. (askanews) – “Strutture culturali come i cinema e i teatri sono dei cuori pulsanti dei nostri territori, perché contribuiscono alla loro umanizzazione. Se una città è viva è anche grazie ai suoi spazi culturali: dobbiamo abitarli, costruirci relazioni, giorno dopo giorno. Ma le sale cinematografiche vivono una preoccupante erosione che le sta sottraendo a città e quartieri”. A denunciarlo è stato stamane Papa Leone XIV che ha incontrato in Vaticano il mondo del cinema. Il pontefice ha ricordato che “non sono in pochi a dire che l’arte del cinema e l’esperienza cinematografica sono in pericolo”. Da qui il suo “invito” alle “istituzioni a non rassegnarsi e a cooperare per affermare il valore sociale e culturale di questa attività”.

“La nostra epoca ha bisogno di testimoni di speranza, di bellezza, di verità: voi con il vostro lavoro artistico potete esserlo”,ha aggiunto il Papa, invitanto a “recuperare l’autenticità dell’immagine per salvaguardare e promuovere la dignità umana è nel potere del buon cinema e di chi ne è autore e protagonista”. “Non abbiate paura del confronto con la ferite del mondo. La violenza, la povertà, l’esilio, la solitudine, le dipendenze, le guerre dimenticate sono ferite che chiedono di essere viste e raccontate” ha, quindi, aggiunto il pontefice. “Il grande cinema non sfrutta il dolore: lo accompagna, lo indaga. Questo hanno fatto tutti i grandi registi”, ha poi detto il pontefice rivolgendosi proprio ai protagonisti del grande schermo ricordando loro che “dare voce ai sentimenti complessi, contraddittori, talvolta oscuri che abitano il cuore dell’essere umano è un atto d’amore”. “L’arte – ha quindi concluso – non deve fuggire il mistero della fragilità: deve ascoltarlo, deve saper sostare davanti ad esso. Il cinema, senza essere didascalico, ha in sé, nelle sue forme autenticamente artistiche, la possibilità di educare lo sguardo”.

Stamane in Vaticano si è tenuta l’udienza di Papa Leone con il mondo del cinema: attori, registi e maestranze, giunte da tutto il mondo per il Giubileo. Al termine del suo discorso il pontefice ha salutato e stretto la mano a molti di loro. La prima a recarsi dal pontefice è stata l’attrice e produttrice australiana-statunitense Cate Blanchett, subito dopo il regista Spike Lee che gli ha donato una maglietta di basket con su scritto il nome di Pope Leo.

A Monza la #BlueBalloonChallenge di Medtronic

Monza, 15 nov. (askanews) – In occasione della giornata mondiale del Diabete, che si celebra il 14 novembre, parte la #BlueBalloonChallenge, la campagna internazionale promossa da Medtronic Diabete, per accrescere la consapevolezza di vivere con il diabete di tipo 1 e a combattere lo stigma associato a questa malattia.

La Hot Air Balloon, ogni anno fa tappa in uno dei Paesi dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) e quest’anno il turno dell’Italia. Una mongolfiera, che rappresenta un gigantesco palloncino blu, sorvolata sul parco presso l’ex Ippodromo del Mirabello, fungendo da potente simbolo visivo per catturare l’attenzione del pubblico, ed evidenziare il delicato equilibrio necessario nella gestione del diabete, incoraggiando una maggiore comprensione e consapevolezza della malattia. Ne ha parlato cos Alberto Andolina, vicepresidente marketing Europa Medtronic: “Un’iniziativa che gi abbiamo lanciato per 5 anni, questa la quinta edizione, e che in qualche modo crea un parallelo tra vivere con diabete e costantemente mantenere un palloncino blu sempre in aria. Quest’anno si d tutta l’attenzione ai genitori di bambini con diabete tipo 1”.

“Altre iniziative che Medtronic segue, che hanno l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sono Unstoppable, che un progetto rivolto alle scuole primarie e secondarie, che mette a disposizione degli insegnanti dei materiali formativi che vogliono spiegare con parole semplici, ai bimbi e ai ragazzi, cos’ il diabete. Un’altra iniziativa che Medtronic sponsorizza e appoggia Diabetable. Parliamo alle istituzioni e a chi prende le decisioni in sanit per agevolare il pi possibile l’equit di accesso alle tecnologie” ha aggiunto Daniela Simonte, OU Diabetes Marketing Director Italy, Greece and Israel.

L’edizione 2025 dedicata ai genitori, che ogni giorno offrono supporto emotivo e concreto, permettendo ai bambini con diabete di vivere una vita quanto pi possibile normale. Gestire questa patologia cronica richiede attenzione e resilienza, in modo particolare per i pi piccoli. Nel mondo, circa 9,5 milioni di persone convivono con il diabete di tipo 1, tra cui circa 1,2 milioni di bambini e adolescenti sotto i 19 anni, mentre in Italia colpisce circa 300.000 persone. Ha parlato cos la paziente Carla Corvino: “Io ho il diabete da 22 anni e la quotidianit senza dubbio un po’ complicata, ma assolutamente gestibile grazie soprattutto alla tecnologia da qualche anno a questa parte. Per il resto diciamo che, anche chi ha il diabete di tipo 1 pu vivere esattamente tutte le esperienze e tutte le attivit che fanno tutte le persone, comprese le feste, comprese le cene, il divertimento, lo sport, tutto quanto”.

Un’edizione, quella del 2025 della #BlueBalloonChallenge, che cresce e che si contraddistingue anche per l’impegno verso la sostenibilit ambientale. Medtronic, infatti, ha adottato palloncini in materiali biodegradabili e soluzioni a basso impatto, in continuit con le buone pratiche introdotte negli anni precedenti.

Tajani sull’Ucraina sta con Crosetto (e non con Salvini): non c’entra niente la corruzione, aiutiamo un popolo

Napoli, 15 nov. (askanews) – “Non c’entra niente la corruzione, bene hanno fatto le autorità ucraine a far dimettere i due ministri corrotti, noi aiutiamo un popolo che non può essere considerato corrotto perché ci sono dei delinquenti e degli imbroglioni, i corrotti ci stanno purtroppo in tutto il mondo”. Così il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, rispondendo a Napoli a una domanda sugli episodi di corruzione in Ucraina.

“Proprio ieri a Roma si è svolta questa importante manifestazione dedicata alla lotta alla corruzione internazionale, voluta dal mio Ministero che abbiamo organizzato insieme ai ministri della Giustizia e dell’Interno, con la presenza anche di autorità messicane, quindi figuriamoci, noi siamo in prima fila – ha ribadito il titolare della Farnesina – Siamo pronti anche a fornire tutto il nostro saper fare, sia magistratura sia Guardia di finanza, per combattere la corruzione”. Tajani ha poi concluso: “Abbiamo fatto molto di questo lavoro con la guardia di finanza in Albania e lo stiamo facendo anche in Montenegro, quindi l’Italia è pronta e farà la sua parte, ma questo non significa che non si debba continuare ad aiutare l’Ucraina perché ci stanno due corrotti, condivido il pensiero del ministro Crosetto”.

Una presa di posizione che allinea il vicepremier forzista a l ministro di Fdi Crosetto, che da Berlino aveva respinto le obiezioni dell’altro vicepremier Salvini e del suo partito sull’invio di armi all’Ucraina sostenendo che “condannare” l’Ucraina per i casi di corruzione equivarrebbe a “condannare” la Sicilia per la presenza della mafia.

Frattura nella maggioranza? Ecco cosa è successo. Dopo la visita saltata di Guido Crosetto negli Stati Uniti, per ragioni ancora non chiarite ma che potrebbero avere a che fare con i malumori leghisti, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha frenato sulle armi all’Ucraina tirando in campo l’inchiesta sulla corruzione che ha scosso Kiev.

“Mi sembra che stiano emergendo gli scandali legati alla corruzione, poi coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che con quei soldi dei lavoratori, dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione”, aveva detto ieri il leader del Carroccio rispondendo ai giornalisti in merito alla richiesta Usa di acquisto di armi per Kiev. Linea poi rilanciata da tutta la Lega che chiedeva chiarezza prima di qualsiasi decisione sull’acquisto e invio di armi all’Ucraina.

Tranchant era stata la replica del ministro della Difesa Crosetto: “Capisco le preoccupazioni di Matteo Salvini ma io non giudico un paese per due corrotti esattamente come gli americani e gli inglesi sbarcati in Sicilia non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia ma sono venuti ad aiutare gli altri italiani, quelli onesti”. Il ministro che, al termine della Riunione dei ministri della Difesa in formato E5 (Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Polonia), ieri a Berlino, ha ribadito che “l’Europa e l’Occidente sono al fianco dell’Ucraina”, ha inoltre riferito di aver parlato con il ministro della Difesa ucraino dello scandalo, “dicendo – ha aggiunto Crosetto – che la corruzione andava combattuta anche perché poteva essere utilizzata dalla controinformazione russa per dare una lettura sbagliata che avrebbe avuto un effetto nelle piazze occidentali. L’arresto in sé dimostra che l’Ucraina ha gli anticorpi per combatterla”.

Il governo ucraino è stato investito dall’inchiesta “Midas”, avviata dalle agenzie anticorruzione ucraine NABU e SAPO. Le indagini coinvolgono figure di primo piano vicine al presidente Volodymyr Zelensky, tra cui l’ex ministro della Difesa Rustem Umerov. La prima ministra ucraina Yulia Svyrydenko ha annunciato la sospensione del ministro della Giustizia German Galushchenko, sospettato di essere implicato nello scandalo delle tangenti che sta scuotendo il settore energetico del Paese. I detective hanno arrestato 5 persone, mentre 7 membri dell’organizzazione sono stati formalmente informati del sospetto a loro carico, tra cui: un imprenditore, capo dell’organizzazione criminale (Timur Mindich,ndr); un ex consigliere del ministro dell’Energia (Ihor Mironyuk,ndr); il Direttore Esecutivo per la Protezione Fisica e la Sicurezza della JSC ‘NAEK Energoatom’ (Dmytro Basov,ndr); quattro individui – ‘dipendenti’ dell’ufficio di back office responsabile della legalizzazione dei fondi”.

La giornata dei premiati Balzan: quando la ricerca parla al presente

Berna, 15 nov. (askanews) – A Berna, nel Palazzo federale, sono stati consegnati i Premi Balzan 2025, riconoscimenti da 750 mila franchi ciascuno – circa 800 mila euro – assegnati ogni anno a studiosi che hanno dato un contributo decisivo nei loro campi.

I quattro premiati sono stati presentati da Marta Cartabia, presidente del Comitato Generale Premi: “Il Balzan – ha detto – un premio che cambia disciplina ogni anno. Non vengono premiate sempre le stesse discipline, quindi gi la scelta, la selezione delle materie un segnale sull’importanza di un determinato ambito di studi. E poi c’ una caratteristica importante: non soltanto un riconoscimento a una carriera gi avvenuta, ma anche un investimento con dei giovani per sviluppare progetti futuri”.

Il premio per la Terapia genica e le cellule geneticamente modificate stato assegnato allo statunitense Carl H. June, pioniere delle cellule CAR-T: una terapia rivoluzionaria che ha permesso di curare tumori ematologici mortali e che apre nuove possibilit in ambito autoimmune.

Per la Storia dell’arte contemporanea, il Balzan andato alla statunitense Rosalind E. Krauss, figura centrale negli studi sul modernismo e nella definizione dell’arte contemporanea come campo autonomo di ricerca.

Il premio per le Scienze dell’antichit stato attribuito all’americano Josiah Ober, per le ricerche che hanno ridefinito la comprensione della democrazia ateniese e il suo confronto con le sfide politiche attuali.

Per la fisica, il Balzan per Atomi e misura ultraprecisa del tempo stato assegnato al francese Christophe Salomon, tra i protagonisti della rivoluzione degli orologi atomici basati su atomi ultrafreddi.

Per Maria Cristina Messa, presidente della Fondazione Balzan “Premio”, il “ruolo del premio Balzan quello di dare risalto, visibilit a quanto la ricerca fa, pu fare e quanto ha fatto e, nel fare questo, di coinvolgere tutti a livello internazionale e generazionale”.

Met di ogni premio verr destinata dai vincitori a progetti di ricerca portati avanti da giovani studiosi: una scelta identitaria della Fondazione Balzan, nata nel 1957 per sostenere scienza, cultura e iniziative umanitarie.

La cerimonia stata preceduta dal Forum interdisciplinare, che ha messo in dialogo in pubblico medicina, fisica, storia dell’arte e scienze sociali.

Dall’immunoterapia ai nuovi orologi atomici, da Proust ad Atene, il Balzan premia idee che cambiano il modo in cui leggiamo il mondo e che investono nel futuro della ricerca.

Trump ha abbassato i dazi su alcuni alimenti (carne bovina, pomodori, caffè e banane)

Roma, 15 nov. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha abbassato i dazi su carne bovina, pomodori, caffè e banane, tra le altre importazioni agricole. Ne dà notizia la Cnn, secondo cui l’ordine firmato da Trump esclude tali prodotti dalle tariffe doganali “reciproche”, che partono dal 10% e arrivano fino al 50%. Tuttavia, l’ordine non esenta completamente i prodotti in questione.

Ad esempio – spiega il sito dell’emittente Usa – i pomodori provenienti dal Messico, uno dei principali fornitori degli Stati Uniti, continueranno ad essere soggetti a un dazio del 17%. La mossa del tycoon alla guida degli Usa – osserva Cnn – arriva dopo che gli elettori hanno espresso la loro frustrazione per lo stato dell’economia nei sondaggi effettuati all’uscita dalle urne all’inizio di questo mese, votando per i democratici nelle elezioni di medio termine in diversi stati.

Il Brasile, principale fornitore di caffè degli Stati Uniti, è soggetto ad esempio a dazi del 50% da agosto e secondo i dati dell’indice dei prezzi al consumo, a settembre i consumatori hanno pagato il caffè quasi il 20% in più rispetto all’anno precedente.

Ieri l’amministrazione Trump e il governo svizzero avevano già annunciato un nuovo accordo commerciale che prevede la riduzione delle tariffe sui beni provenienti dalla Svizzera dal 39% al 15%, un tasso che era tra i più alti tra tutti i paesi con cui gli Stati Uniti intrattengono rapporti commerciali.

Mario Biondi canta il Natale con "A Very special Mario Christmas"

Milano, 15 nov. (askanews) – Nel 2026 Mario Biondi, la voce italiana più calda e riconoscibile del soul-jazz, festeggerà un traguardo straordinario: i 20 anni di una carriera internazionale, costellata di concerti in tutta Europa e nel mondo, con un record di 50 Paesi in cui si è esibito, cominciata con l’esplosione del singolo “This Is What You Are”, contenuto in “Handful of Soul”.

Da quel 2006, la carriera del crooner non si è più fermata con live in Italia e all’estero e con certificazioni Oro e Platino dei suoi album. Non solo interprete, ma anche autore, produttore e arrangiatore dei suoi brani, Mario Biondi ha ricevuto la stima di musicisti e band di fama internazionale, collaborando con artisti del calibro di Gregory Porter, Incognito, Earth Wind & Fire, Dap-Kings, Chake Khan, Burt Bacharach, All Jarreau, Sarah Jane Morris, Till Brönner oltre a collaborazioni con grandi artisti italiani come Pino Daniele, Pooh, Renato Zero, Il Volo e molti altri. In questi anni si è esibito in location prestigiose, tra cui la Royal Albert Hall di Londra, e nei più importanti Festival Jazz Soul del mondo.

Tra i suoi grandi successi, il fortunato album “Mario Christmas” del 2013, contenente una raccolta dei più celebri brani natalizi reinterpretati dal cantante. Quell’album indossa una nuova veste in occasione delle feste con la riedizione “A Very special Mario Christmas” in uscita il 12 dicembre per Sony Music Italia.

Oltre ai classici del Natale rivisitati al tempo, conterrà anche il brano “Cool Yule (feat. Antonio Faraò)”, una raffinata rivisitazione della canzone scritta da Steve Allen e resa celebre nel 1953 da Louis Armstrong, un’artista che Mario Biondi ha sempre citato come fonte d’ispirazione fondamentale per la sua carriera. La collaborazione con il pianista jazz Antonio Faraò aggiunge al brano un tocco di sofisticatezza strumentale. Per la prima volta sarà disponibile in versione fisica anche il brano del 2020 “This Is Christmas Time”.

La riedizione di “A Very Special Mario Christmas” sarà disponibile in CD ed LP. Il pre-order è attivo da oggi, 14 novembre, al seguente link https://bio.to/mariobiondi.

Centrosinistra, Manfredi (Anci): dobbiamo parlare di sicurezza



Roma, 15 nov. (askanews) – Non serve un partito dei sindaci ma “servono dei partiti che ascoltino i sindaci perché noi dobbiamo accorciare la distanza della politica dai problemi concreti di tutti i giorni”. Lo dice Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli e presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani), intervistato dalla Stampa di Torino.

In vista dell’incontro di oggi a Bologna di amministratori e sindaci con la segretaria del Pd, Elly Schlein, Manfredi spiega che “il nostro contributo è quello di indurre la politica a parlare dei problemi concreti delle persone. Questo è il compito degli amministratori, spostare l’asse della discussione politica verso la concretezza e le esigenze reali ai cittadini. In più, il fronte progressista deve parlare di sicurezza, noi sindaci stiamo spingendo in questa direzione”.

Confcommercio: entro 2035 a rischio scomparsa un quinto dei negozi

Roma, 15 nov. (askanews) – Negli ultimi dodici anni l’Italia ha registrato una riduzione di oltre 140mila attività di commercio al dettaglio, tra negozi e attività ambulanti, con cali particolarmente accentuati nei centri storici e nei piccoli comuni. Un trend che, senza nuove ed efficaci politiche di rigenerazione urbana e senza interventi per riutilizzare gli oltre 105mila negozi sfitti, un quarto dei quali da oltre un anno, è destinato ad aggravarsi ulteriormente con il rischio di perdere, da qui al 2035, altre 114mila imprese al dettaglio. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio in vista dell’iniziativa nazionale “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, dedicata al futuro delle città e delle economie urbane, organizzato dalla Confederazione che si terrà a Bologna, a Palazzo Re Enzo, il 20 e 21 novembre prossimi.

In pratica, oltre un quinto delle attività oggi esistenti sparirebbe con gravi conseguenze per l’economia urbana, la qualità della vita e la coesione sociale. Questo è confermato anche dall’analisi della densità commerciale, cioè il rapporto tra numero di negozi e abitanti, che evidenzia come molte città medio-grandi del Centro-Nord sarebbero quelle più esposte a questo fenomeno, mentre per alcuni Comuni del Mezzogiorno il calo sarebbe più contenuto, soprattutto per la riduzione dei residenti e il minor ricorso agli acquisti online. Confcommercio, anche attraverso il progetto Cities, propone un’Agenda Urbana Nazionale da definire insieme a Governo, Regioni e Comuni, per rigenerare i centri urbani valorizzando le economie di prossimità e le imprese del terziario di mercato.

L’obiettivo è creare un quadro stabile e integrato delle politiche urbane, armonizzando i Distretti Urbani dello Sviluppo Economico e promuovendo strumenti condivisi contro la desertificazione commerciale e per una logistica urbana sostenibile.

Sudan, la posizione ufficiale degli Emirati Arabi Uniti: nessun coinvolgimento.

Con riferimento all’articolo dal titolo “Sudan, dopo il massacro di Al Fasher il mondo si sveglia?” pubblicato in data 13 novembre 2025 (leggi l’articolo qui), l’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti in Italia intende fornire chiarimenti in merito ad alcune dichiarazioni contenute nell’articolo per assicurare che i lettori della vostra spettabile testata giornalistica abbiano accesso a informazioni accurate e fondate, che consentano loro di avere una prospettiva veritiera sui fatti.

A tale scopo l’Ambasciata intende condividere con la vostra testata giornalistica la posizione ufficiale degli Emirati Arabi Uniti in merito all’atroce conflitto in corso in Sudan:

“Since the onset of the civil war, the UAE has consistently supported regional and international efforts to achieve an immediate ceasefire, protect civilians, and ensure accountability for violations committed by all warring parties.

The UAE is part of the Quad which in September issued a joint statement calling for a three-month humanitarian truce to enable the swift entry of humanitarian aid to all parts of Sudan and to lead immediately to a permanent ceasefire. That statement also underlined that there is no military solution to the conflict in Sudan. Only a transition not controlled by the warring parties, leading to an independent civilian-led government, can secure Sudan’s future.

We categorically reject any claims of providing any form of support to either warring party since the onset of the civil war, and condemn atrocities committed by both Port Sudan Authority and RSF.

Furthermore, we refer you to the latest UN Panel of Experts report released on 17 April 2025 which makes clear that there is no substantiated evidence that the UAE has provided any support to RSF, or has any involvement in the conflict”.

Alleghiamo il rapporto finale del Gruppo di Esperti sul Sudan del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel quale non si fa alcun esplicito riferimento al coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti nella questione.

Restiamo a disposizione per fornire eventuali informazioni aggiuntive o chiarimenti sulla questione.

Distinti saluti

Ambasciata Emirati Arabi Uniti

 

Allegato Rapporto finale del Gruppo di Esperti sul Sudan. Per accedere al documento fare clic su questo link

 

 

Traduzione:

«Dallo scoppio della guerra civile, gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto con coerenza gli sforzi regionali e internazionali volti a ottenere un cessate il fuoco immediato, proteggere i civili e garantire l’accertamento delle responsabilità per le violazioni commesse da tutte le parti in conflitto.

Gli Emirati fanno parte del Quad, che nel mese di settembre ha diffuso una dichiarazione congiunta chiedendo una tregua umanitaria di tre mesi, al fine di consentire l’ingresso rapido degli aiuti in tutte le regioni del Sudan e di avviare immediatamente un cessate il fuoco permanente. Tale dichiarazione sottolineava inoltre che non esiste una soluzione militare al conflitto sudanese. Solo una transizione non controllata dalle parti in guerra, che conduca a un governo civile indipendente, può garantire il futuro del Sudan.

Respingiamo categoricamente ogni genere di affermazione secondo cui avremmo fornito, dall’inizio della guerra civile, una forma di sostegno quale che sia a una delle parti in conflitto e condanniamo pertnto le atrocità commesse sia dalla Port Sudan Authority sia dalle RSF.

Richiamiamo inoltre l’attenzione sull’ultimo rapporto del Panel of Experts delle Nazioni Unite, pubblicato il 17 aprile 2025, dal quale emerge chiaramente che non vi è alcuna prova documentata che gli Emirati Arabi Uniti abbiano fornito sostegno alle RSF o siano in alcun modo coinvolti nel conflitto».

Nuova era atomica, futuro inquieto

L’ombra lunga delle minacce atomiche

Le insistite e velate minacce di ricorso all’arma nucleare che in questi anni di guerra in Ucraina i vertici politici russi hanno rivolto all’Occidente sono sin qui state derubricate a veicoli mediatici utili nel conflitto psicologico, che come tutti gli esperti di queste cose sanno bene è importante quasi quanto quello militare. Resta il fatto, però, che ove si faccia mente locale sul loro potenziale distruttivo si rimane terrorizzati. Perché si sta parlando, né più né meno, della distruzione del pianeta. Anche quando il riferimento è alle c.d. “armi nucleari tattiche”, limitate a circoscritte porzioni di territorio, in realtà non si può negare che il loro primo utilizzo provocherebbe una inevitabile reazione almeno di pari impatto, e quando una guerra la si comincia non si sa mai come e quando sia destinata a finire…

Trump, Putin e la spirale dei test

Ecco allora che la recente dichiarazione di Trump relativa ad una probabile ripresa da parte statunitense dei test nucleari, indipendentemente dalle vere ragioni per le quali è stata fatta alla vigilia del suo incontro con Xi Jinping, ha ri-allarmato chiunque segua con un minimo di attenzione un tema così delicato e inquietante.

Probabilmente – questa la tesi più accreditata – Trump ha voluto reagire al muscolare annuncio di Putin sul positivo risultato dei test effettuati dalla Russia con i nuovi missili da crociera Burevestnik dotati di testate nucleari e soprattutto col siluro sottomarino a propulsione atomica Poseidon, che sarebbe in grado di attaccare direttamente gli Stati Uniti dopo aver attraversato tutto l’Oceano Pacifico. E ha voluto altresì inviare un messaggio pure alla Cina, che negli ultimi anni non solo ha accresciuto in modo esponenziale la propria dotazione militare, soprattutto navale, ma pure ha incrementato significativamente il proprio arsenale atomico, del quale ha in previsione un’ulteriore crescita.

Trattati fragili e nuovi rischi geopolitici

Al momento si sta agendo sulle dotazioni nucleari – e questo, come vedremo fra poco, comporta seri rischi per il Trattato di Non Proliferazione Nucleare – ma non si sta intaccando il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari firmato nel 1996 (CTBT, Comprehensive Nuclear-Test Ban Treaty) del quale la Russia nel 2023 (l’anno non è casuale, come si evince con facilità) ha revocato la ratifica, però. Un trattato sottoscritto da 187 paesi ma notoriamente non ratificato da 9 di questi (fra cui USA, Cina, Iran, Israele) e invece non firmato da Corea del Nord, India e Pakistan.

Ora, non è chiaro se Trump alludesse a test su sistemi d’arma con potenzialità nucleari, senza esplosioni, oppure a test completi, abbandonati sin dal 1992 dagli Stati Uniti e dal 1998 da qualunque paese al mondo, con l’unica eccezione della solita Corea del Nord. Ma è perfettamente chiaro che se davvero Washington riprendesse i test nucleari in modo “completo”, Russia e Cina non starebbero a guardare. Con le implicazioni ambientali inevitabili e con la ripresa di una escalation propedeutica all’abbandono anche del New Start, il trattato sulla riduzione delle armi nucleari strategiche firmato da Russia e Stati Uniti nel 2010 che è in scadenza il prossimo febbraio.

La lenta erosione dell’architettura del disarmo

Purtroppo da quando gli USA, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, si ritirarono nel 2002 dal trattato anti-missili balistici del 1972 (Anti Balistic Missile – ABM) nell’ambito della politica del presidente Bush contro gli “stati canaglia”, è stato sancito il principio per il quale è possibile abbandonare unilateralmente questi accordi tanto importanti per il destino dell’umanità. Ed infatti successivamente gli Stati Uniti durante il primo mandato di Donald Trump si ritirarono prima dal Joint Comprehensive Plan of Action (JcpoA), l’accordo con l’Iran, e dopo dal Trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio del 1987 (Intermediate-Range Nuclear Forces – INF) che per la verità già la Russia non rispettava.

Insomma una condizione generale che rischia di mettere in discussione perfino il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Non-Proliferation Treaty – NPT) sottoscritto nel mitico 1968 e poi entrato in vigore nel 1970. L’intesa prevedeva (e tuttora prevede) che i paesi non dotati dell’arma nucleare si impegnano a non provvedere in tal senso a patto che gli altri (solo i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU al tempo della firma, ora qualcuno di più come è noto) controllino e riducano le loro dotazioni, oltre ad abolire i test.

Stiamo entrando, c’è da temere, in una nuova era atomica.

Il grande equivoco del centro nel campo largo

La coalizione egemone della sinistra

Diciamocelo con franchezza. È persino divertente registrare sulla stampa compiacente la galassia dei centristi – o sedicenti tali – che affollano il cosiddetto “campo largo”. Cioè l’alleanza della sinistra progressista saldamente guidata dalle quattro forze politiche che compongono ed esauriscono la coalizione, e che ne sono oggettivamente egemoni:

la sinistra sempre più radicale e massimalista del Pd della Schlein; la sinistra spiccatamente estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis; la sinistra populista e trasformista dell’ineffabile capo dei 5 Stelle Conte; e la sinistra di piazza e di classe, quella pan-sindacale guidata dal segretario della Cgil Landini.

I “centristi” che bussano alla porta del campo largo

Quel che incuriosisce, in questa fase politica liquida, confusa e contraddittoria, è la volontà dei centristi – o sedicenti tali – di far parte a tutti i costi di questa coalizione. Ovviamente guardando la partita dalla tribuna, perché in campo i giocatori titolari, e protagonisti, sono altri.

Non è facile censire tutte queste sigle, partiti e movimenti ai nastri di partenza. Ma si può tentare.

Renzi e la “Casa riformista”

Si comincia da Matteo Renzi, che ha sciolto il suo partito personale, Italia Viva, per dar vita a una fantomatica “Casa riformista”. L’obiettivo è noto: ottenere una manciata di seggi gentilmente elargiti dall’azionista di maggioranza della coalizione, cioè il Pd della Schlein.

I civici di Bettini e Onorato

Seguono i “civici” guidati dall’assessore romano Alessandro Onorato, operazione nata e organizzata dall’ex comunista e dirigente dem Goffredo Bettini, con la presenza di amministratori Pd o di area Pd. Un classico meccanismo da “porte girevoli”: un prestito di uomini e donne per costruire la cosiddetta “gamba moderata e civica” della coalizione di sinistra, sempre sotto l’egida del Pd.

Il movimento dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Terzo, il movimento dell’ex capo dell’Agenzia delle Entrate Ruffini: un progetto che ricorda l’espressione di Mino Martinazzoli sui “cattolici professionisti”. Un’operazione che ambisce a rappresentare una sorta di “crema” del mondo cattolico impegnato, sul modello prodiano: i famosi “cattolici adulti”.

I centristi del Pd

Poi ci sono i centristi interni al Pd, accucciati – modello Delrio/Guerini – in attesa di qualche riconoscimento in vista del 2027, nonostante il partito sia ormai spostato in modo radicale e organico a sinistra.

L’inevitabile candidatura dei 5 Stelle

Infine, la novità più significativa: la possibile candidatura del partito populista per eccellenza, i 5 Stelle, guidati dal principe del trasformismo politico italiano, Giuseppe Conte. Per dirla con Donat-Cattin: “capace, capacissimo, capace di tutto”. Inclusa – perché no – la rappresentanza dell’area moderata e centrista.

Un progetto alternativo alla Margherita

Scusandosi per non aver citato decine di gruppi locali che si autocandidano a rappresentare il centro nel “campo largo”, l’autore giunge alla conclusione: tutti questi tentativi sono radicalmente, strutturalmente e scientificamente alternativi al progetto che, nei primi anni Duemila, prese il nome di Margherita. Un progetto autonomo, autenticamente riformista, democratico, con una chiara cultura di governo, nato non per concessione della sinistra ma per una vocazione riformista propria.

L’elettorato centrista guarda altrove

Ecco perché l’elettorato centrista e moderato continuerà a guardare altrove o, purtroppo, astenersi.

Ecco perché è sempre più necessaria una iniziativa politica seria, credibile e coerente, capace di raccogliere le istanze dell’universo centrista e moderato per trasformarle in un progetto politico altrettanto credibile.