Home GiornaleBonetti: «Il centro deve tornare a fare il centro»

Bonetti: «Il centro deve tornare a fare il centro»

Nel dibattito di ieri alla Camera sulle comunicazioni della Premier, la presidente di Azione ha riconosciuto significative convergenze sulla politica estera, denunciando altresì le divisioni della maggioranza. Il ricordo di Angela Maria Guidi Cingolani.

La solidarietà a Meloni e il rispetto delle donne

Presidente, in premessa ai contenuti di questo dibattito, anche io ho due ragioni per le quali esprimerle la mia e la nostra solidarietà.

La prima per le inaccettabili parole che le sono state rivolte dalla portavoce del Governo russo: Presidente, lei ha ben fatto a denunciare come negativo l’accordo di Trump e Putin; è affar suo perché è affare nostro, dell’Italia e dell’Europa.

Il secondo motivo riguarda il suo stigmatizzare la presenza, in quest’Aula, di un linguaggio di svilimento, misogino – dai lapdog ai vezzeggiamenti –, e su questo torno sulle ragioni per le quali io ho, personalmente, fatto una battaglia per difendere la presenza delle donne in questo Parlamento.

E non l’ho fatto, Presidente, per preservare – come qualcuno dal suo partito mi ha accusato – la mia poltrona o la poltrona delle altre colleghe, ma per preservare la presenza e il ruolo svolto dalle donne in questo Parlamento dall’inizio della storia della Repubblica, anche nella tutela di un linguaggio che non offendesse le donne, in quest’Aula e fuori di qua.

Questo è stato l’oggetto dell’intervento a titolo personale di Angela Maria Guidi Cingolani, la prima donna a prendere la parola in questa Assemblea costituente, a luglio del 1946.

Ucraina, difesa europea e scudo democratico

Detto questo, Presidente, noi abbiamo apprezzato la postura del suo discorso, abbiamo apprezzato le parole che ha usato nel ribadire il posizionamento dell’Italia a sostegno dell’Ucraina, nella costruzione di una solida azione europea a difesa del nostro continente, nelle proposte che ha avanzato e che avanzerà per contrastare l’enorme questione del costo dell’energia che grava sulle imprese e sulle famiglie.

Sono le idee che Azione sta tenacemente portando avanti, che anche il nostro segretario Calenda ha portato al tavolo di discussione con il Governo e con le altre forze politiche.

Siccome siamo una forza seria, riconosciamo e apprezziamo quando il Governo le accoglie, così come la ringraziamo, sentitamente, del fatto che ha riconosciuto e accolto la nostra proposta di introdurre uno scudo democratico a difesa del processo democratico.

E lasciatemi dire che, viste le parole che abbiamo sentito echeggiare oggi in quest’Aula, ne abbiamo decisamente bisogno, di questo scudo democratico.

Da donna dell’opposizione, ho apprezzato particolarmente la chiarezza dimostrativa con cui ha argomentato perché le spese per la difesa siano necessarie per custodire la libertà, la democrazia e la coesione sociale del nostro Paese, ma questo è un compito che appartiene a tutti noi e che noi riconosciamo appartenere a tutti noi.

Quindi, la semplificazione mentitrice di chi mette in opposizione le spese della difesa con le spese per la sanità e per la coesione sociale altro non fa che rinnegare questo impegno.

 

Il diritto di veto e le contraddizioni della maggioranza

Ma, proprio in virtù di questa chiarezza che noi le riconosciamo, ci sconcerta e ci offende invece l’arroganza con cui la sua maggioranza ci ha impedito di discutere in quest’Aula di uno dei punti oggi in oggetto del dibattito, cioè il diritto di veto.

Su questo, invece, noi, Presidente, la pensiamo diversamente da lei ed è lecito che sia così in democrazia. Pensiamo che l’Europa debba essere fatta più solida e più forte, non contrapponendo la dimensione europea a quella dello Stato.

Vogliamo un’Europa decidente e federata, perché pensiamo che solo in questo modo l’Europa sappia non solo coordinare e regolare, ma anche agire, generare e proteggere.

Noi la pensiamo come un suo alleato, Forza Italia, sul punto del diritto di veto, che la pensa diversamente da lei e dalla Lega.

Siccome la vostra maggioranza è orgogliosamente sicura della scelta che sta facendo di governare unita in Italia e divisa in Europa, io domando: ma perché non possiamo parlare serenamente in quest’Aula delle differenze che avete anche tra di voi, per esempio sul diritto di veto, come si fa in una democrazia matura?

Questo impedimento ci lascia sconcertati ed è una delle ragioni per le quali noi ci asterremo sulla vostra risoluzione.

Al di là della chiarezza delle sue parole, la seconda domanda è: dopo cosa accadrà?

Perché è vero che adesso la sua autorevolezza e fermezza sulla difesa dell’Ucraina ha tenuto la barra dritta del Governo e glielo riconosciamo, ma mentre lei parlava il suo Vicepremier a Bruxelles ha detto: va bene, sì, li abbiamo aiutati a Kiev, però basta, non è che li possiamo aiutare all’infinito.

Mentre lei parlava, arrivavano le agenzie del Vicepremier Salvini che la contraddiceva.

Allora, è in virtù di questa contraddizione che mi sembra molto motivato il nostro voto di astensione oggi, pur riconoscendole invece una condivisione di massima sulle linee, in particolare, della politica sulla difesa estera e del sostegno e della difesa dell’Ucraina.

 

Le risoluzioni e le divisioni del campo largo

Detto questo, arrivo alle altre dichiarazioni di voto che è doveroso fare: noi voteremo contro la risoluzione di AVS e del MoVimento 5 Stelle, ci asterremo sulla risoluzione del Partito Democratico – in alcune parti condivisibile e in altre, invece, abbiamo visioni e distanze significative –, voteremo a favore delle risoluzioni di Italia Viva e di +Europa.

Perché quello che abbiamo visto oggi rispetto alla giornata di ieri è stata l’ulteriore metamorfosi.

Ieri abbiamo visto i partiti del campo largo, anche la parte riformista, un po’ posseduta dalla figura del Presidente Conte, che giustamente ieri, nel pomeriggio, ha rivendicato con orgoglio che aveva non solo influenzato, ma sostanzialmente portato tutto il campo largo a firmare una risoluzione che contraddiceva l’identità e la visione stessa di questi partiti.

Noi siamo molto contenti perché oggi, invece, la parte riformista di questo campo largo è tornata ad assumere l’identità che ha e a scrivere una risoluzione che noi condividiamo e sulla quale voteremo a favore.

 

L’appello: «Il centro deve tornare a fare il centro»

Su questo e tornando anche sui punti che, invece, noi poniamo e portiamo avanti, lasciatemi concludere questo primo ragionamento – e poi arrivo, invece, alla parte sulla nostra risoluzione – facendo un altro ragionamento politico.

Oggi noi ci siamo un po’ trovati al dibattimento su da che parte deve stare il centro, se a destra o a sinistra.

Siccome mi sembra evidente, colleghi di Forza Italia, colleghi di Italia Viva, colleghi di +Europa, colleghi della parte di chi si riconosce in una tradizione di centro, che la pensiamo uguale, uniti per esempio sul tema europeo della politica europea, l’invito è unico: forse il centro deve tornare a fare il centro, e farlo anche per sostenere in un Parlamento quella politica che porta il Paese nell’ancoraggio giusto a livello europeo.

 

La risoluzione di Azione: sostegno all’Ucraina e difesa comune

E qual è questa politica che noi abbiamo scritto nella nostra risoluzione?

E ringraziamo il Ministro Foti anche per averne accolto delle parti che, ovviamente, sono in linea con l’azione che il Governo sta portando avanti.

Noi vogliamo continuare a difendere il continente europeo, difendendo senza se e senza ma la popolazione ucraina.

Non abbiamo paura e non ci vergogniamo a dire, come ci ha chiesto il Ministro Crosetto, che serve inviare delle armi per difendere quella popolazione che oggi è massacrata dai bombardamenti della Russia.

Pensiamo che si debba fortemente insistere per un’azione europea di sanzioni nei confronti della Russia, utilizzando eventualmente anche i beni russi congelati.

Pensiamo che la difesa europea vada perseguita in modo forte, costante, ma pragmatico, quindi non ci riconosciamo in chi dice: nessuna arma, nessuna risorsa agli eserciti nazionali, solo quando avremo un esercito europeo.

L’esercito europeo e la difesa europea si fanno rafforzando le difese nazionali e obbligandole ad avere una condivisione, una compartecipazione in un’azione comune, strategica e sinergica a livello europeo.

 

Green Deal, energia e competitività industriale

Insistiamo nel dire che serve una revisione del Green Deal, perché serve una politica industriale che torni a far marciare la competitività delle imprese italiane, non disconoscendo gli obiettivi sulla transizione climatica, ma perseguendo quel mix strategico, fondamentale, delle rinnovabili con il nucleare e riportando l’Italia e l’Europa a quella autonomia strategica, anche di innovazione e di competitività.

Su questo, siamo d’accordo con voi che gli ETS vadano sospesi e ci auguriamo che, non solo nel prossimo Consiglio europeo, Presidente, lei rappresenti questa visione anche di unità nazionale, ma che la prossima legge di bilancio, che chiederà un rigore e una determinazione nelle scelte da fare anche a livello italiano per la diminuzione dei costi dell’energia, lo faccia con questa visione strategica e sinergica che solo nel contesto di un’Unione europea più forte e più coesa può vedere anche l’Italia più forte.