Ho avuto modo di leggere il libro che Beppe Fioroni ha di recente proposto, e vorrei anzitutto esprimere all’autore, non solo per la lunga amicizia, un sincero ringraziamento per il suo lavoro. Tante cose sono ben raccolte e proposte.
Anzitutto i valori politici fondanti, insieme al richiamo ai più grandi maestri di tutti noi, da Luigi Sturzo ad Alcide De Gasperi, da Andreotti a Moro. Poi ci sono molti spunti per un programma politico, non elenchi di cose da fare, ma per chi e perché farle e, soprattutto, come farle. Poi c’è un intenso e convinto richiamo al tema della formazione politica. Insomma, tanta roba.
Una tradizione che attraversa gli schieramenti
Alla presentazione di questo contributo sono intervenuti rappresentanti della storia democristiana e popolare oggi collocati in diversi schieramenti: nel centrodestra, nel centrosinistra, al centro. Ne è scaturito un dibattito serio, pacato, dove, chiudendo gli occhi, risultava difficile attribuire con certezza una paternità ai pensieri espressi. Abbiamo ascoltato, serenamente, riflessioni di sinistra da chi poi la storia ha oggi collocato a destra e viceversa. Anche in questo caso, tanta roba.
Se si stava cercando un’altra prova della necessità – e della potenzialità – storica di reincarnare questa tradizione e questo pensiero, Fioroni ci ha offerto un’occasione importante. Ora credo che bisogna portare avanti questo impegno e misurarlo con le contingenze e con i tempi della politica.
Il Melonellum e i rischi per la democrazia
Non sappiamo ancora con quale legge elettorale esattamente voteremo. Non sarei certo che la Consulta possa prendere decisioni stravolgenti. Non la penso certo come Giuliano Amato, che si è esposto addirittura a sostenere il Melonellum.
È una legge sbagliata in radice, perché esaspera un bipolarismo difficile, perché contiene un avanzamento in tema di “premierato”, perché assicura un premio di maggioranza sproporzionato in circostanze davvero confuse, perché finge di introdurre le preferenze, ovvero la libera scelta di un eletto da parte degli elettori. Arianna Meloni si è subito precipitata a parlare di Terza Repubblica. Questa destra vuole assolutamente lasciare un segno e squilibrare la Costituzione repubblicana e antifascista.
Se la Consulta dovesse intervenire con mano pesante, il governo sarebbe costretto a porvi mano nuovamente. Ma lasciamo stare queste riflessioni, sono del tutto premature.
Certo, per andare avanti sulla strada che Fioroni intensamente individua, ci vorrebbe una legge sostanzialmente proporzionale, magari con piccoli correttivi per favorire la formazione di una maggioranza politica in Parlamento. Questa legge oggi non l’abbiamo, e assai probabilmente non l’avremo nel breve-medio periodo.
Una tenda permanente per ricostruire la politica
Rimane però viva e forte l’esigenza di portare avanti il lavoro. Mesi fa su questo giornale ho scritto che bisognerebbe creare almeno una tenda permanente, uno spazio attrezzato dove incontrarsi, dove elaborare cultura politica, dove fare formazione politica utile.
Purtroppo non abbiamo un istituto o un’istituzione. Quel poco che c’è, senza bisogno di far nomi, è in mani accademiche, di persone assai valide, ma inidonee a sviluppare il lavoro che occorrerebbe fare, per riunire e ricucire esperienze e ambienti.
Il vuoto della formazione civica
La Chiesa italiana ha scelto da tempo di abbandonare la formazione politica, e questo è un bene, ma non svolge neanche adeguata formazione civica dei laici, al senso dell’odierna comunità, ai problemi della convivenza civile in un mondo frammentato.
Anche da questa parte non ci si può aspettare un intervento, almeno nel medio periodo. C’è tanto meraviglioso volontariato, ma non c’è un indirizzo lucido alla formazione di una comunità.
Ecco, credo che uno dei nodi da sciogliere sia proprio questo: con quale strumento si prosegue? Anche perché sull’esigenza di procedere c’è un consenso più ampio di quello che si vede.
Distinguere i tempi, mantenere la coerenza
Volutamente non mi addentro nella stretta contingenza politica e su ciò che sarà meglio fare per determinare la sconfitta della destra e la formazione di una coalizione politica – e di un governo – capace di fare quelle riforme sociali delle quali il Paese ha urgente bisogno.
Credo che i due piani oggi debbano rimanere seriamente distinti, ma anche legati da una significativa coerenza.

