Home GiornaleCalcio italiano, futuro cercasi disperatamente

Calcio italiano, futuro cercasi disperatamente

La corsa alla presidenza della FIGC si consuma tra appoggi incrociati, ripensamenti e il caso Genoa. Nel confronto tra Malagò e Galliani, i programmi rischiano di restare sullo sfondo della conta dei consensi.

Come volevasi dimostrare, la corsa alla presidenza della FIGC si arricchisce ogni giorno, per non dire ogni ora, di novità che assomigliano più al gossip di un tabloid inglese che al confronto sul futuro del calcio italiano. Dichiarazioni, ripensamenti, sostegni concessi e poi ritirati: un guazzabuglio che alimenta malumori e restituisce l’immagine di una classe dirigente incapace di fare chiarezza persino sulle proprie scelte.

 

Il caso Genoa e la conta degli appoggi

L’ultimo episodio è il caso Genoa. Prima il sostegno a Galliani attraverso l’amministratore delegato, poi quello a Malagò attraverso il presidente, con la revoca della precedente adesione. Una vicenda sulla quale dovrà pronunciarsi la commissione competente. Nel frattempo, resta una scena quasi surreale: un club, due indicazioni contrapposte e un’altra controversia a occupare lo spazio che dovrebbe appartenere alle riforme.

È questo il punto politico della partita. Il calcio italiano avrebbe bisogno di discutere di giovani, impianti, sostenibilità e qualità dei campionati. E invece il dibattito pubblico continua a ruotare attorno a chi sostiene chi, a quale componente cambia posizione, a quale firma possa spostare gli equilibri. Persino le regole della candidatura diventano protagoniste più delle ragioni per candidarsi.

La maggioranza che aveva portato Malagò alla vittoria di giugno appare oggi incrinata. Il sostegno della Serie A, allora pressoché unanime, si è diviso: una frattura che rende la competizione aperta e il futuro federale incerto. Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti rappresentano complessivamente il 52% del peso elettorale. E i dilettanti guidati da Giancarlo Abete, con il loro 34%, hanno un ruolo potenzialmente decisivo. Numeri che spiegano perché ogni interlocuzione pesi e ogni promessa trovi un pubblico attento.

 

Malagò e Galliani, due programmi alla prova

I programmi, intanto, ci sono. Malagò rivendica la continuità con il percorso avviato: organizzazione delle Nazionali, valorizzazione dei vivai, accompagnamento dei giovani verso il calcio adulto, sostenibilità economica e ammodernamento degli impianti. Galliani propone uno “sprint di due anni”, con seconde squadre Under 23, incentivi alla formazione, rafforzamento della Riforma Zola, nuovi ricavi e interventi sulla fiscalità.

Liquidare tutto come il nulla sarebbe troppo facile. Il problema è capire quali priorità distinguano davvero i candidati, quali interessi siano disposti a mettere in discussione e quali decisioni intendano assumere anche a costo di perdere qualche consenso. Giovani, stadi e sostenibilità sono obiettivi sui quali raccogliere applausi è semplice. Più difficile è spiegare chi dovrà cambiare abitudini, chi sosterrà i costi e come si misureranno i risultati.

 

Il rischio di una vittoria che impedisce di cambiare

Finché queste risposte resteranno in secondo piano rispetto alla conta degli appoggi, il sospetto sarà inevitabile: che si stia cercando soprattutto il punto di equilibrio tra le componenti, lasciando ancora una volta le trasformazioni necessarie in fondo all’agenda.

Il rischio è vincere le elezioni riuscendo ad accontentare abbastanza interlocutori e scoprire, il giorno dopo, che proprio quegli accordi impediscono di cambiare.

La corsa alla presidenza procede. Il calcio italiano aspetta ancora di sapere verso dove.