Tra i capolavori di Peppino di Capri, Champagne di certo è il più celebre. Tutti/e, in particolare, ricordano i primi quattro versi: «Champagne / Per brindare a un incontro / Con te / Che già eri di un altro». Non tutti, invece, sanno che il testo del brano musicale descrive un amore infelice, una passione fugace: un incontro, dove “un” è soprattutto un aggettivo numerale cardinale. Un solo incontro, destinato a restare l’ultimo.
Tanto che alla fine il brindisi è amaro, all’insegna della solitudine.
Ma, come insegna la stessa sua biografia, l’artista sapeva che “un incontro” può divenire “l’incontro”. E gli incontri, quelli autentici, non si svolgono fra soggetti già definiti; al contrario, contribuiscono fortemente a definirli.
Ci si incontra innanzitutto parlando – “siamo un colloquio”, poetava Hölderlin. E Martin Heidegger commentava: «Ma che cosa significa allora un “colloquio”? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. È in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro».
Eccoci tornati all’incontro. L’incontro cantato in Champagne è anche di natura erotica e sentimentale, seppur clandestino e fugace.
E qui mi sento di dedicare a Peppino di Capri questi miei piccoli versi: “Una spinta è il sesso / sollecitazione / sangue che scorre, / un andare verso, / un sovrastare, / uscita del corpo da se stesso”. Sì, una sorta di estasi del corpo.
Un’estasi accompagnata, nei brani del cantante, da un intenso sentire.
