Home GiornaleImmigrazione, basta con propaganda e irresponsabilità

Immigrazione, basta con propaganda e irresponsabilità

Il fenomeno migratorio non può essere affrontato con slogan.. Servono ingressi programmati, cooperazione con i Paesi di origine, tutela della dignità umana e una strategia europea capace di coniugare sicurezza, lavoro e coesione sociale.

«Una rivoluzione copernicana». Così, nel giugno scorso, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva presentato il pacchetto di norme appena varato dal Consiglio dei ministri. Si tratta, disse, di un decreto-legge di attuazione che servirà ad «accompagnare l’immediato ingresso e l’entrata in vigore» del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, che entrerà in vigore la prossima settimana, «anche forti del fatto che, come governo, riteniamo di essere stati attori principali del processo riformatore».

Ne è seguita una polemica che, da molto tempo, è al centro della politica italiana, sulla quale la destra ha puntato le sue fiches, sin qui risultate vincenti, e rispetto alla quale la sinistra appare spesso indecisa, se non in estrema difficoltà.

Le promesse della destra alla prova dei fatti

Nulla di ciò che il duo della destra di governo, Meloni-Salvini, ha sin qui sostenuto si è verificato. Basterebbe ricordare quanto è emerso nell’indagine di ActionAid “La frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, con cui si denuncia il sistema prodotto dai diversi decreti del governo che, a detta di quel rapporto, ha «ignorato le reali disponibilità dei territori», producendo non l’auspicata sicurezza invocata, ma una sempre più accentuata marginalità sociale.

Dalle intemerate salviniane, sulle quali la Lega aveva costruito larga parte del suo recente consenso, siamo giunti alle sciagurate tesi di “remigrazione” amplificate dall’ex generale Vannacci.

Ho condiviso l’articolo dell’on. Tarolli su Il Domani dItalia del 5 febbraio scorso sul tema: “Immigrazione, lavoro e coesione sociale”, così come mi sembrano quanto mai opportune le considerazioni svolte dall’on. Minniti sul caso della crisi nei rapporti tra Italia e Spagna, dopo l’annunciata sospensione di Schengen da parte del governo Meloni, sulla quale Minniti ha scritto: «Sospendere il trattato può portare a esiti opposti a quelli sperati. Ora serve un vero patto tra Ue e Africa, che non ci esponga al ricatto di singoli Paesi e organizzazioni criminali, come accaduto in Marocco».

 

Ingressi programmati e cooperazione con i Paesi di origine

Di fronte alla complessità del fenomeno migratorio servirebbero politiche intelligenti e non le improvvisazioni di questo governo di dilettanti allo sbaraglio. Volevano fare i blocchi navali, poi le basi in Albania, ignorando la realtà di un’immigrazione di tipo planetario di milioni di giovani, prolifici e affamati, che dall’Africa, dal Medio e dall’Estremo Oriente vedono l’Europa come «l’America del nuovo secolo».

L’Italia, con i suoi 8.000 chilometri di coste, è, come la Spagna, l’approdo diretto di questa ondata di poveri, manovrati da loschi trafficanti. Migranti per i quali andrebbero organizzati corridoi speciali e, soprattutto, previste iniziative dirette nei Paesi di provenienza.

Nessuna persona di intelligenza media, di destra o di sinistra, potrebbe restare indifferente a ingressi senza regole e, nello stesso tempo, in un Paese di vecchi, satolli e con uno dei più gravi cali demografici, servirebbe una politica di ingressi programmati, funzionale alle nostre necessità sociali, economiche e produttive. Tutto il resto, come la proposta dell’ex generale estimatore della X MAS, è solo bieca propaganda.

 

La dignità della persona come criterio politico

Da cattolici democratici, liberali e cristiano-sociali, dovremmo ascoltare le parole del Santo Padre, Papa Leone XIV, che nel suo recente discorso a Castel Gandolfo ha ribadito, come fece nel suo storico discorso durante il recente viaggio alle Canarie, che «la questione migratoria deve essere affrontata a partire dal rispetto della dignità umana e dalla comprensione delle cause che costringono milioni di persone a lasciare la propria terra».

«Molte volte non riconosciamo le ragioni per le quali queste persone hanno dovuto uscire dai loro Paesi», ha osservato, citando «violenza, guerra, conflitti» e «tante ragioni». Secondo il Pontefice non esistono soluzioni semplicistiche a fenomeni così complessi. «Occorre vedere i casi» e, soprattutto, «trattare con rispetto le persone come persone».

Altro che i reiterati, retorici annunci del governo del trio, amplificati dalle scomposte grida del “dalli all’immigrato” dell’ex generale Vannacci.