Home GiornaleCritica alla critica del post-liberalismo: al centro la difesa della libertà

Critica alla critica del post-liberalismo: al centro la difesa della libertà

Crisi dell’occidente? La tesi di Russel Ronald Reno è che sia il prodotto della “società aperta” di Popper e Adorno. L’autore contesta l’attacco al liberalismo condotto negli Usa dai post-liberali. Segue uno stralcio.

[…] La tesi del post-liberalismo è ormai nota e il libro di Reno non si sottrae a questa prospettiva: il liberalismo, una volta realizzato il proprio ideale di emancipazione individuale, sebbene solo tendenzialmente, finisce per aprire la strada al proprio superamento. Secondo questa prospettiva, l’affermazione dei diritti individuali, sempre più estesi e potenzialmente illimitati, avrebbe comportato anche l’indebolimento dei legami sociali che tenevano unita la comunità. Da qui deriverebbe la necessità di prendere atto della crisi dell’ordine liberale, fondato su “dèi” considerati “deboli”, come la società aperta, la globalizzazione e il confronto critico, e di cercare nuove forme di convivenza. Tuttavia, i teorici del post-liberalismo sembrano indicare solo in modo vago una possibile alternativa, richiamandosi a un rinnovato spirito comunitario capace di restituire centralità ai cosiddetti “dèi forti”: religione, nazione e famiglia.

Va inoltre osservato che il post-liberalismo, nato nel contesto della cultura politica statunitense, risente dello slittamento di significato che il termine “liberale” ha subito negli ultimi decenni. Negli Stati Uniti, infatti, “liberale” è ormai spesso sinonimo di “progressista”, con un progressivo distacco dal liberalismo classico.

Questo mutamento linguistico ha spinto gran parte del conservatorismo americano ad abbandonare del tutto il termine “liberale”, cedendolo completamente agli avversari politici. Così facendo, il liberalismo è stato identificato con fenomeni molto lontani dalla sua tradizione originaria, come alcune espressioni della woke culture e del progressismo contemporaneo.

A questo punto sorgono alcune domande decisive. Se il liberalismo viene accusato di aver fallito, quale modello istituzionale propone realmente il post-liberalismo? In che modo immagina di organizzare il potere per evitare derive autoritarie o arbitrarie? È comprensibile che una società aperta e il confronto critico possano apparire scomodi, ma quale alternativa viene proposta? Forse una società silenziosa e priva di dissenso, dove nessuno possa mettere in discussione il potere? Se oggi si ritengono inaccettabili alcune opinioni espresse nello spazio pubblico, cosa accadrà quando saranno le nostre idee a essere considerate illegittime? Dovremmo forse accettare senza opposizione la censura di giornali non allineati o l’emarginazione di docenti e intellettuali contrari ai nuovi “dèi forti” imposti dal potere?

Se la democrazia liberale si fonda sulla società aperta e sul confronto critico: le idee si combattono con le idee, allora una democrazia post-liberale, rinunciando a questi principi, rischia inevitabilmente di trasformarsi in una “via verso la schiavitù”. Rinunciare al dibattito e alla libertà di confronto significherebbe privarsi di una delle dimensioni più autentiche e vitali dell’esperienza umana. Il liberalismo, infatti, sostituisce il conflitto delle armi con quello delle idee: il ferrum con il verbum, e trova nella critica il proprio elemento essenziale.

 

Il testo, qui riproposto per gentile concessione dell’autore, è la parte finale dell’articolo apparso su “Il Pensiero storico – Rivista internazionale di storia delle idee” (online).

 

Per leggere il testo completo clicca qui

https://ilpensierostorico.com/la-tentazione-post-liberale-contro-la-societa-aperta/