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De Gasperi, lezione necessaria

Lo statista trentino fu protagonista della ricostruzione politica e morale del Paese, della rinascita economica, della nuova collocazione internazionale dell’Italia e dell’avvio del processo di integrazione europea.

Ci sono libri che conservano intatta la loro attualità perché continuano a parlare al presente. È il caso della nuova edizione di “Alcide De Gasperi. Rivoluzione Riforme Libertà” di Igino Giordani, a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti (Roma, Studium, 2025, pp. 464, euro 38), con presentazione di Giuseppe Fioroni.

L’opera, inserita nella collana della Fondazione De Gasperi e sostenuta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, non si limita a riproporre il testo pubblicato nel 1955, ma lo arricchisce con materiali e documenti inediti che ne ampliano il valore storico e politico.

Nella sua presentazione, Giuseppe Fioroni invita a liberare De Gasperi dalla rappresentazione riduttiva del semplice conservatore, mettendo invece in luce la profondità democratica e sociale della sua visione politica. Il leader trentino appare così come uno statista capace di progettare nel lungo periodo, guidato da un’idea alta dell’uomo, della società e delle istituzioni.

L’introduzione dei curatori accompagna il lettore dentro una riflessione che nasce nel Novecento ma parla chiaramente anche all’oggi. D’Ubaldo e Lo Presti evitano ogni lettura nostalgica e restituiscono la figura di De Gasperi nella sua integrità: uomo di fede, di libertà e di responsabilità pubblica, capace di attraversare il secolo senza lasciarsi consumare né dal rancore né dalla retorica. Non a caso, osservano i curatori, a lui si torna a guardare in un tempo che sembra nuovamente assetato di speranza.

Il giorno successivo alla morte di Alcide De Gasperi, avvenuta a Sella di Valsugana il 19 agosto 1954, Igino Giordani — deputato alla Costituente, scrittore e giornalista — ricevette dalla Democrazia cristiana l’incarico di scriverne la biografia. Adone Zoli, allora presidente del Consiglio nazionale della Dc, ricordò nella prefazione del volume il clima di quei giorni: «Dominava nella Direzione un senso di vuoto e di smarrimento». Era lo stesso sentimento che accompagnava il viaggio del feretro da Trento a Roma, lungo una penisola che rendeva omaggio allo statista scomparso.

Giordani ripercorre le tre grandi “vite” di De Gasperi. La più conosciuta è certamente quella successiva alla caduta del fascismo: rappresentante della Dc nel Comitato di Liberazione Nazionale, ministro degli Esteri nei governi Bonomi e Parri, quindi presidente del Consiglio dal dicembre 1945 al 1953. In quegli anni De Gasperi fu protagonista della ricostruzione politica e morale del Paese, della rinascita economica, della nuova collocazione internazionale dell’Italia e dell’avvio del processo di integrazione europea.

Ma il libro mostra con efficacia quanto siano decisive anche le prime due stagioni della sua vita. Suddito dell’Impero austro-ungarico, nato a Pieve Tesino nel 1881, De Gasperi fu eletto nel 1911 al Parlamento di Vienna, dove difese i diritti e l’autonomia delle popolazioni trentine. Durante la Prima guerra mondiale visse da vicino il dramma di migliaia di profughi e internati trentini, mettendosi al servizio delle famiglie colpite dalla guerra e collaborando attivamente con il comitato dei profughi.

La seconda prova decisiva fu quella del fascismo. L’11 marzo 1927 De Gasperi venne arrestato alla stazione di Firenze insieme alla moglie Francesca Romani, con l’accusa di tentato espatrio clandestino. Dopo sedici mesi di carcere e gravi problemi di salute, trovò rifugio in Vaticano dove, anche grazie all’intercessione di Igino Giordani, ottenne un impiego presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Da lì contribuì, negli anni più difficili, alla ricostruzione della Democrazia cristiana.

Rileggere oggi questa biografia, a circa settant’anni dalla sua prima pubblicazione, significa riflettere su una concezione della politica che non si limita ad amministrare l’esistente ma sa costruire il futuro. Una politica che non si chiude nel risentimento o nella nostalgia, ma affronta la complessità del presente senza smarrire il senso del bene comune.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 18 giugno 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]