Un voto che arriva fino a Roma
Il terremoto della Sassonia-Anhalt non si ferma ai confini tedeschi. L’AfD, con il 43,8 per cento e 39 seggi su 83, ha più che doppiato i consensi del 2021 e travolto la CDU, precipitata al 17,2 per cento. Non dispone però della maggioranza assoluta: servono 42 seggi e l’ingresso del BSW, sia pure per un soffio, nel Landtag ha contribuito a impedirgliela.
Il problema diventa dunque politico prima ancora che aritmetico: chi governerà il Land? Ed è una domanda che produce effetti anche in Italia, dove le reazioni hanno fatto emergere fratture che attraversano entrambi gli schieramenti.
Salvini e Tajani, due destre incompatibili
Nella maggioranza di governo Matteo Salvini esulta, si congratula con «l’amica Alice Weidel» e definisce quello dell’AfD un «successo clamoroso». Antonio Tajani, al contrario, parla di «pessima notizia» e considera l’AfD antitetica ai valori liberali e occidentali di Forza Italia. Giorgia Meloni, in questo quadro, sceglie la via del silenzio.
Non è una divergenza marginale. Quando nel 2027 l’Italia tornerà alle urne, la coalizione di centrodestra dovrà spiegare quale Europa intenda costruire: quella dei popolari della CDU, che mantengono il cordone sanitario attorno all’AfD, o quella immaginata da Salvini, nella quale la vittoria della destra nazionalista tedesca rappresenta un modello di cambiamento?
L’ambiguità di Conte
Ciò nondimeno a sinistra pesano analoghe divergenze. Giuseppe Conte individua nelle politiche europee una delle cause dell’avanzata dell’AfD: troppo riarmo, sostiene, e troppo poche risorse destinate a sanità, scuola e lotta alle disuguaglianze. È una critica legittima, ma lascia senza risposta la questione che il voto pone oggi, non domani.
Conte pensa che l’AfD debba governare perché ha vinto le elezioni? Considererebbe accettabile un sostegno diretto o indiretto del BSW, la formazione di Sahra Wagenknecht che su riarmo, Russia e Ucraina presenta non poche consonanze con le posizioni del Movimento 5 Stelle? Oppure ritiene giusto e necessario preservare il Brandmauer, il muro democratico che finora ha escluso l’estrema destra dal governo?
Il problema non è astratto. Andreas Schwab, autorevole europarlamentare della CDU, ha già indicato una strada radicalmente diversa: una larghissima intesa, fino a prendere in considerazione la collaborazione con la Linke, pur di costruire una maggioranza alternativa all’AfD.
L’Italia di mezzo deve reagire
La Sassonia-Anhalt pone dunque una domanda che presto o tardi investirà anche l’Italia. Destra e sinistra possono continuare a contenere al proprio interno posizioni incompatibili sull’idea stessa di Europa come spazio di civiltà democratica? Oppure arriverà il momento in cui sarà necessario scegliere?
Quel chiarimento difficilmente maturerà finché tra i due poli, in posizione autonoma, non acquisterà consistenza adeguata uno spazio politico capace di mettere in relazione, come giustamente sostiene Calenda, liberal-democratici e liberal-popolari. Non per cancellare le differenze, né per riesumare formule centriste del passato, ma per stabilire un confine politico: si può discutere degli errori dell’Unione, dell’immigrazione, della sicurezza, del riarmo e delle disuguaglianze senza trasformare la protesta contro l’Europa in una resa agli estremismi.
Il voto tedesco dice che il tempo per costruire questa alternativa si sta accorciando.

