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Effetto midterm: Putin e Netanyahu più soli, l’Europa davanti a una nuova opportunità

La vittoria democratica alle elezioni di metà mandato cambia gli equilibri americani e apre nuovi scenari internazionali. Trump più debole, Putin e Netanyahu sotto pressione. Per l’Europa una nuova opportunità.

Trump davanti al bivio: scontro o compromesso

La schiacciante vittoria dei democratici nelle elezioni di metà mandato americane segna un passaggio politico di grande rilevanza. La conquista di entrambe le Camere del Congresso modifica profondamente gli equilibri istituzionali negli Stati Uniti e apre una stagione nuova, destinata ad avere ripercussioni non soltanto sulla politica interna americana, ma anche sugli assetti internazionali.

Per Donald Trump si apre una fase delicata. Dopo due anni di sostanziale controllo repubblicano delle istituzioni federali, il presidente si trova ora di fronte a un Congresso nelle mani dell’opposizione. I democratici avranno la possibilità di bloccare parte della sua agenda legislativa, condizionare le nomine, avviare indagini sull’operato dell’amministrazione e sottoporre a un controllo molto più stringente le sue decisioni.

Anche la prospettiva dell’impeachment potrebbe tornare di attualità. Non si tratta di un esito automatico, ma il rischio di un conflitto istituzionale diventa non irrealistico. Occorre tuttavia una precisazione costituzionale: la Camera dei rappresentanti può approvare l’impeachment a maggioranza semplice, formulando formalmente le accuse nei confronti del presidente. La successiva condanna e la conseguente rimozione dall’incarico richiedono invece il voto favorevole dei due terzi dei senatori presenti. Percorso complesso, ma una minaccia che rappresenterebbe comunque un’arma politica che sottoporrebbe la presidenza a una grande pressione.

Ora Trump si trova davanti a un bivio. Se sceglierà lo scontro frontale con il Congresso, rischierà di aggravare il proprio isolamento politico, esponendosi a un logoramento istituzionale che potrebbe compromettere gli ultimi due anni del suo mandato e accrescere anche le controversie legate ai suoi interessi economici e patrimoniali. Se invece sceglierà la strada del compromesso e della trattativa con i democratici, potrebbe trovare una via d’uscita dignitosa, salvaguardando almeno in parte la capacità di concludere il mandato.

 

Anche il Medio Oriente…nel nuovo scenario

Ma le conseguenze più significative potrebbero manifestarsi soprattutto sul piano internazionale.

Putin e Netanyahu, che hanno trovato nell’amministrazione Trump un interlocutore particolarmente favorevole alle rispettive strategie, potrebbero scoprire di avere perso una parte importante del sostegno politico su cui hanno potuto contare finora.

Per Netanyahu, uscito perdente dalle elezioni e sottoposto a forti tensioni interne e a contestazioni sulla conduzione della guerra e sulla sicurezza di Israele, un cambiamento negli equilibri di Washington potrebbe rendere ancora più difficile mantenere la propria posizione di leadership, favorendo viceversa l’unità del fronte opposto. La possibilità di un cambio di governo in Israele potrebbe così diventare più concreta.

Per Putin il quadro non sarebbe meno complesso. La guerra in Ucraina ha progressivamente ristretto gli spazi diplomatici della Russia e aggravato i costi economici, politici e strategici del conflitto. Azzoppato il leader americano disposto a sostenere una linea di apertura verso Mosca, il Cremlino potrebbe trovarsi costretto a riconsiderare le proprie pretese e a tornare al tavolo negoziale con una diversa condizione nei rapporti di forza e margini di manovra più limitati.

Anche il Medio Oriente potrebbe risentire del nuovo scenario. La possibilità di riprendere i negoziati per una soluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e per la sicurezza dei traffici energetici potrebbe trovare nuove condizioni politiche. La stabilità dell’area, la libertà di navigazione e la riduzione del rischio di un allargamento del conflitto diventerebbero questioni ancora più urgenti per Washington.

 

L’Europa e gli equilibri del fronte sovranista

C’è poi una prospettiva europea che merita attenzione.

Negli ultimi anni si è consolidata una convergenza politica tra forze nazionaliste, sovraniste e populiste, spesso accomunate da una forte avversione nei confronti dell’integrazione europea e da una sostanziale sintonia con le posizioni di Trump e di Putin. Una convergenza che attraversa diversi Paesi, dalla Spagna alla Francia, dalla Germania fino all’Italia, pur con le dovute differenze politiche nazionali.

L’indebolimento dell’asse politico tra Washington e Mosca potrebbe modificare anche questo quadro. Le forze europee che hanno trovato nella presidenza Trump un riferimento internazionale, politico e culturale potrebbero perdere parte della loro forza propulsiva.

Naturalmente, questo non significa che i fronti alternativi europeisti abbiano la strada spianata verso la vittoria nelle prossime scadenze elettorali. Le dinamiche nazionali, le condizioni economiche, la credibilità delle opposizioni e la capacità di costruire proposte convincenti continueranno a essere determinanti.

Ma potrebbe cambiare qualcosa di più profondo: il clima politico e culturale nel quale si svolgono i confronti. La sensazione di una destra internazionale inarrestabile, sostenuta da una convergenza tra Washington e Mosca, potrebbe lasciare il posto a uno scenario più articolato, nel quale le forze democratiche ed europeiste ritrovino spazio e capacità di iniziativa.

 

Scongiurata una nuova Yalta?

La vittoria democratica negli Stati Uniti, dunque, non è soltanto una sconfitta elettorale per Trump e per il Partito repubblicano, ma potrebbe rappresentare l’inizio di una ridefinizione degli equilibri internazionali.

Certamente Putin non rinuncerà facilmente alle proprie ambizioni, Netanyahu non perderà facilmente il potere e Trump conserva prerogative presidenziali importanti. Ma il quadro è cambiato.

E forse la novità più importante è proprio questa: per la prima volta da tempo, l’avanzata delle destre sovraniste non appare più inserita in un contesto internazionale così favorevole e convergente.

Per l’Europa si apre quindi l’occasione di recuperare autonomia politica, riaffermare il valore della cooperazione democratica e tornare a essere protagonista nella costruzione dei nuovi equilibri internazionali.

La congiura per una nuova Yalta pare scongiurata.