Un «sì» alla democrazia, non soltanto un «no» a Trump
Qualcuno è forse tentato di sostenere che la valanga dem alle elezioni Usa di Midterm rappresenti soprattutto un sonoro «no» al presidente Donald Trump. Non concorderei: si tratta di un «sì» alla democrazia e, dunque, di un «no» alla «democratura».
In tal senso, la vicenda di James Talarico, neosenatore dem di uno Stato di quasi 32 milioni di abitanti e tradizionalmente conservatore o ultraconservatore come il Texas, è un exemplum: democratico della nuova generazione – è nato nel 1989 –, per certi versi bianco, anglosassone e protestante e per altri no (come è ormai noto, il padre adottivo, dal quale ha ricevuto il cognome e ha appreso lo stile di vita, è di origine calabrese), espressione di quella middle class in seria difficoltà in tutto l’Occidente, di cui pure ancora costituisce l’ossatura.
La destra religiosa e il rischio di una svolta autoritaria
Vi è un ulteriore motivo di interesse. Con l’era Trump, si è diffuso quasi un teorema secondo il quale il peculiare «protestantesimo senza Riforma» – per dirla con Dietrich Bonhoeffer – a stelle e strisce non poteva che contribuire potentemente a un esito illiberale della vicenda politica di quel grande Paese.
Come dire: il connubio tra la destra religiosa nel suo insieme (componente cattolica compresa), il fondamentalismo evangelical, le spinte, nello stesso tempo, alla chiusura protezionista e verso una linea neocoloniale, intimamente legate alla passione infelice della paura, sarebbe inevitabilmente approdato a una svolta autoritaria o, magari, a una sorta di guerra civile più o meno sotterranea.
Per chi, come me, si sente cristiano e vicino alla sensibilità protestante, un simile scenario evocava ancor di più inquietudine, pur sapendo che in realtà la situazione era assai più complessa, variegata e mutevole.
Le Chiese come anticorpi alla deriva trumpiana
Ecco, Trump è cresciuto in un ambiente presbiteriano (vale a dire calvinista, secondo la denominazione assunta nel mondo anglosassone), per poi presentarsi come un cristiano lontano da qualsiasi denominazione storica. E Talarico ha una formazione, anche teologica e da predicatore, maturata proprio nel contesto della Presbyterian Church.
Le chiese, in un Nord-America pure profondamente e variamente secolarizzato, rappresentano una fondamentale realtà del tessuto connettivo sociale, di quei “corpi molecolari” così importanti per la con-vivenza. Quasi un punto d’intersezione tra l’individuo, la «piccola comunità», la società nel suo insieme.
E proprio lì, anche lì si situano gli anticorpi rispetto alla deriva trumpiana, pur nel rispetto della laicità e della distinzione fra le sfere di vita, anzi proprio in nome di esse.

