Home GiornaleFra dieci anni un miliardo di robot: come si governa la transizione?

Fra dieci anni un miliardo di robot: come si governa la transizione?

Musk annuncia al G20 una rivoluzione dell’economia senza precedenti. Ora, se le macchine produrranno più degli uomini, chi possiederà la ricchezza generata? Torna in campo l’esperienza del cattolicesimo sociale e democratico.

La profezia di Musk

Elon Musk ha portato al G20 una previsione che sarebbe imprudente liquidare come una delle sue abituali provocazioni. Fra dieci anni, ha detto, potrebbero esserci almeno un miliardo di robot umanoidi, ciascuno con una produttività cinque volte superiore a quella di un essere umano. L’intelligenza artificiale potrebbe accrescere l’economia mondiale del 20-30 per cento e, combinata con la robotica, moltiplicare enormemente la capacità produttiva.

Numeri discutibili, certamente. Ma la direzione di marcia lo è molto meno. E proprio qui emerge la contraddizione. Musk intravede una trasformazione capace di sconvolgere lavoro, produzione e distribuzione della ricchezza, ma continua a invocare meno regolamentazione, sostenendo che l’innovazione dovrebbe essere, per principio, libera salvo divieti specifici.

È singolare: si annuncia una rivoluzione industriale più rapida e profonda di tutte le precedenti e si pretende che la politica si limiti a non disturbarla.

 

Chi possiederà il lavoro delle macchine?

Supponiamo per un momento che Musk abbia ragione. Un miliardo di robot cinque volte più produttivi di un uomo rappresenterebbe, in termini puramente teorici, una capacità produttiva equivalente a quella di cinque miliardi di lavoratori. Ma quei robot avranno un proprietario. E il reddito che produrranno non verrà distribuito attraverso cinque miliardi di salari.

È questo il punto che il tecno-ottimismo tende a rimuovere. Non basta chiedersi quanto produrrà l’intelligenza artificiale. Bisogna chiedersi a chi apparterrà ciò che produrrà.

Bill Gates ha formulato il dilemma con maggiore lucidità: l’IA può diventare il più grande strumento di uguaglianza oppure una gigantesca fonte di ingiustizia. Per questo propone interventi pubblici e nuove forme di tassazione dell’automazione. Musk vede soprattutto la potenza dell’innovazione; Gates comincia a vedere il problema della sua distribuzione.

Il

cattolicesimo sociale e democratico ha molto da dire

Di fronte a questa trasformazione, il cattolicesimo sociale e democratico possiede un patrimonio di idee che sarebbe imperdonabile lasciare negli archivi. Da Leone XIII alla Laborem exercens, passando per il popolarismo sturziano e la cultura politica dei cattolici democratici, corre un filo preciso: il mercato non è un ordine naturale sottratto alla politica e la proprietà non è un diritto separabile dalla sua funzione sociale.

Giovanni Paolo II, nella Laborem exercens, indicava esplicitamente la comproprietà dei mezzi di lavoro, la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili, l’azionariato del lavoro. Erano risposte maturate nella società industriale. Ma il principio diventa persino più attuale nella società dell’intelligenza artificiale: il capitale deve servire il lavoro e la persona, non trasformarli in variabili residuali.

Se una parte crescente del valore sarà prodotta da algoritmi e robot, la partecipazione non potrà più riguardare soltanto l’organizzazione dell’impresa. Dovrà investire la proprietà e la distribuzione del dividendo tecnologico. Partecipazione agli utili, azionariato dei lavoratori, fondi collettivi alimentati dalla produttività automatizzata, nuove forme di welfare e fiscalità: non abbiamo ancora la ricetta, ma possediamo un criterio.

La straordinaria crescita della produttività promessa dall’intelligenza artificiale non può tradursi in una straordinaria concentrazione della proprietà e del potere.

 

Il sindacato dopo il lavoro

Per anni si è pensato che la rivoluzione digitale avrebbe cancellato il sindacato insieme alla vecchia fabbrica. Potrebbe accadere il contrario. Se il lavoro umano diventa meno necessario alla produzione, diventa ancora più necessario rappresentare politicamente e socialmente chi rischia di non partecipare più alla distribuzione della ricchezza.

Il sindacato del futuro non potrà limitarsi a contrattare salario e orario. Dovrà contrattare tecnologia, algoritmi, produttività, partecipazione e proprietà.

È qui che il cattolicesimo sociale e democratico è chiamato nuovamente alla politica. Non basta testimoniare che la persona viene prima della macchina. Occorre tradurre quel principio in istituzioni, contratti, fiscalità e nuove forme di democrazia economica.

Un miliardo di robot non pone soltanto una questione tecnologica. Pone una questione di potere. Se le macchine lavoreranno al nostro posto, la politica dovrà decidere per chi lavoreranno.