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Francia, la piazza si radicalizza e Le Pen può ergersi a paladina dell’ordine

La protesta studentesca rivela profonde fratture sociali. La radicalizzazione dello scontro rischia di favorire la destra nazionalista alle presidenziali del 2027, con conseguenze sull’intera Europa.

Le ragioni del disagio

La rabbia dei licei francesi nasce da problemi concreti: insegnanti assenti e non sostituiti, classi sovraffollate, edifici deteriorati. Nelle periferie parigine, racconta Le Monde, gli studenti denunciano soprattutto la distanza dalle opportunità offerte ai coetanei della capitale. È una domanda di uguaglianza e riconoscimento che merita ascolto.

La mobilitazione, estesasi alle università, è però accompagnata da incendi, aggressioni al personale scolastico e scontri con la polizia. Anche l’operato delle forze dell’ordine richiede verifiche: tre indagini dell’IGPN riguardano il ferimento di liceali durante i blocchi. La gravità delle violenze impone di accertare le responsabilità senza confondere l’intera protesta con i suoi episodi più distruttivi.

Il rischio della radicalizzazione

La vicenda porta alla luce una radicalizzazione della società francese, nella quale il disagio alimenta la contrapposizione e la mediazione perde terreno. Il governo accusa La France insoumise di esasperare le tensioni; il suo leader, Jean-Luc Mélenchon, denuncia la repressione e invita i suoi militanti a interporsi. Le accuse politiche, naturalmente, non costituiscono una prova delle responsabilità negli scontri.

Resta tuttavia il problema dell’effetto prodotto da questa posizione. Mélenchon può mobilitare i suoi sostenitori, ma rischia di spingere altri cittadini verso chi promette sicurezza. Marine Le Pen può così ergersi a difesa dell’ordine, raccogliendo il consenso di quanti guardano alle immagini delle violenze con paura e chiedono anzitutto protezione.

Non è un automatismo elettorale. È però una dinamica che la sinistra dovrebbe considerare: quando la difesa delle rivendicazioni non si accompagna a una condanna inequivocabile delle violenze, la destra nazionalista trova uno spazio favorevole. Il governo, intanto, ha ritirato i nuovi contributi previsti per alcuni percorsi post-diploma e annunciato incontri con le rappresentanze scolastiche. L’apertura dovrà produrre risposte concrete.

 

Il “rischio Francia” si proietta sull’Europa

La posta delle presidenziali del 2027 supera i confini francesi. Una vittoria della destra nazionalista ed euroscettica potrebbe indebolire la coesione dell’Unione e rendere più difficile assumere decisioni comuni.

Per questo la crisi merita attenzione europea. La Francia ha bisogno di ricomporre le proprie fratture, evitando che la domanda di cambiamento – contro squilibri e fratture sociali –  e quella di sicurezza diventino inconciliabili. Ebbene, se la politica democratica rinuncia a tenerle insieme, lascia alla destra nazionalista la possibilità di presentarsi come l’unica risposta all’inquietudine – e infine al disordine.

Tutto questo in una fase segnata dalla necessità di riordino della finanza pubblica, con gli attuali parametri pericolosamente fuori controllo. Mentre il governo annuncia una manovra lacrime e sangue, la piazza da’ sfogo alla ribellione. Per ora degli studenti.