Le ragioni del disagio
La rabbia dei licei francesi nasce da problemi concreti: insegnanti assenti e non sostituiti, classi sovraffollate, edifici deteriorati. Nelle periferie parigine, racconta Le Monde, gli studenti denunciano soprattutto la distanza dalle opportunità offerte ai coetanei della capitale. È una domanda di uguaglianza e riconoscimento che merita ascolto.
La mobilitazione, estesasi alle università, è però accompagnata da incendi, aggressioni al personale scolastico e scontri con la polizia. Anche l’operato delle forze dell’ordine richiede verifiche: tre indagini dell’IGPN riguardano il ferimento di liceali durante i blocchi. La gravità delle violenze impone di accertare le responsabilità senza confondere l’intera protesta con i suoi episodi più distruttivi.
Il rischio della radicalizzazione
La vicenda porta alla luce una radicalizzazione della società francese, nella quale il disagio alimenta la contrapposizione e la mediazione perde terreno. Il governo accusa La France insoumise di esasperare le tensioni; il suo leader, Jean-Luc Mélenchon, denuncia la repressione e invita i suoi militanti a interporsi. Le accuse politiche, naturalmente, non costituiscono una prova delle responsabilità negli scontri.
Resta tuttavia il problema dell’effetto prodotto da questa posizione. Mélenchon può mobilitare i suoi sostenitori, ma rischia di spingere altri cittadini verso chi promette sicurezza. Marine Le Pen può così ergersi a difesa dell’ordine, raccogliendo il consenso di quanti guardano alle immagini delle violenze con paura e chiedono anzitutto protezione.
Non è un automatismo elettorale. È però una dinamica che la sinistra dovrebbe considerare: quando la difesa delle rivendicazioni non si accompagna a una condanna inequivocabile delle violenze, la destra nazionalista trova uno spazio favorevole. Il governo, intanto, ha ritirato i nuovi contributi previsti per alcuni percorsi post-diploma e annunciato incontri con le rappresentanze scolastiche. L’apertura dovrà produrre risposte concrete.
Il “rischio Francia” si proietta sull’Europa
La posta delle presidenziali del 2027 supera i confini francesi. Una vittoria della destra nazionalista ed euroscettica potrebbe indebolire la coesione dell’Unione e rendere più difficile assumere decisioni comuni.
Per questo la crisi merita attenzione europea. La Francia ha bisogno di ricomporre le proprie fratture, evitando che la domanda di cambiamento – contro squilibri e fratture sociali – e quella di sicurezza diventino inconciliabili. Ebbene, se la politica democratica rinuncia a tenerle insieme, lascia alla destra nazionalista la possibilità di presentarsi come l’unica risposta all’inquietudine – e infine al disordine.
Tutto questo in una fase segnata dalla necessità di riordino della finanza pubblica, con gli attuali parametri pericolosamente fuori controllo. Mentre il governo annuncia una manovra lacrime e sangue, la piazza da’ sfogo alla ribellione. Per ora degli studenti.

