Home GiornaleIl Centro da costruire. A proposito del libro di Fioroni

Il Centro da costruire. A proposito del libro di Fioroni

Con «Ovunque è il centro», Giuseppe Fioroni rilancia la cultura cattolico-democratica senza proporre nuovi partiti. Una riflessione sul bene comune, sulla formazione e sulla necessità di ricostruire un patrimonio politico disperso.

Non un altro partito personale

«Non ho scritto questo libro per fondare un partito personale. Ho scritto perché non voglio che una tradizione culturale scompaia…».

Così chiarisce Giuseppe Fioroni in un’intervista a proposito del suo libro Ovunque è il centro delle cose, della vita, della politica (Rubbettino, 2026).

E la dichiarazione di non voler fondare un nuovo partito è il grande merito di Fioroni, perché, come sappiamo, non passa giorno senza che spunti qualcuno intenzionato a fondarne uno nuovo, privato e personale.

Se il centrismo si presenta come un dilemma tra «vocazione o condanna», lasciamolo allora dire a Lorella Cedroni, con il suo interessante libro sul centro politico e partitico, da lei esaminato attraverso un confronto fra Augusto Del Noce e Norberto Bobbio.

 

Il centro è una vocazione

In dialogo con il sociologo Angelo Palmieri, che gli ha rivolto domande interessanti, Fioroni ci fa capire che il «centro ovunque» è una chiara scelta per fare il bene di tutti e dello stare insieme.

Quello che cerca, infatti, Fioroni non è un partito di centro, neanche di quelli che camminano – o guardano – verso sinistra. E non è nemmeno un movimento o un’associazione. Ma è qualcosa di più serio, che rende interessante la lettura.

A pagina 161 precisa che questo suo centro è rivolto verso «…un impegno comune. Per fare in modo che la politica torni a essere percepita non come un’arena ostile macchina di autoaffermazione, ma come una forma alta di servizio, di corresponsabilità, di bene comune. In fondo, è una domanda che riguarda tutti: le istituzioni, le famiglie, la scuola, le associazioni, la Chiesa, i territori…».

 

Il bene comune contro la politica degli antagonismi

Il centro della politica, dunque, equivale al luogo dove si cerca il bene di tutti, comune a tutti. Rimaniamo così mille miglia lontani da un luogo «politico» definito come scontro perenne tra amici e nemici, secondo la concezione di Carl Schmitt, con la sua politologia in odore di nazismo.

Questo centro di Fioroni emerge anche attraverso un continuo dialogo con Lucio D’Ubaldo ed è una forma alta di servizio, corresponsabilità e ricerca del bene comune. Riguarda tutti noi, quindi, compresi i giovani e gli anziani, troppo spesso dimenticati.

È una prospettiva utilissima nei momenti in cui, con le guerre, si ritorna al passato e si invocano nazionalismi e sovranismi patriottici, autonomi perché differenti.

In questo senso, a Fioroni dà indirettamente una mano il classico Dizionario di politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino, dove la voce «Centro» non compare e viene rimandata alla voce «spazio politico», definito come «area del conflitto politico».

Una definizione che Fioroni respinge, pur rimanendo lontano dal pensiero unico e continuando a credere nella dialettica e nel confronto fra idee diverse.

 

La centralità della persona e i valori universali

È quel centro, quel luogo, che Papa Leone, nel paragrafo 172 della sua enciclica Magnifica Humanitas, dopo essersi soffermato a lungo sui pericoli dell’intelligenza artificiale, sulle schiavitù e sulle nuove «dipendenze» a cui essa conduce, lascia indirettamente intravedere come luogo di «…rispetto della libertà e della dignità umana» e della persona, oggi, secondo il Papa, sfidate dalla mentalità tecnocratica e postumana e dalla «massimizzazione del profitto».

Un luogo e un centro politico che per Fioroni è «ovunque» e che nel suo libro diventa un centro di valori universali, da ritrovare e coltivare dappertutto.

Un libro che, tuttavia, non soddisfa i palati di chi si aspettava un tappeto steso e un invito a fondare l’ennesimo partito di centro – se ne contano più di dieci, tutti personali! – se non addirittura un nuovo partito di centro cattolico-democratico, sturziano e popolare, nel cui pensiero Fioroni si è formato e ha sempre creduto.

Si tratta, invece, di un libro rivolto a chi spera e si augura che alcuni valori, come quelli della fraternità e dell’uguaglianza, alcune idee, come quelle della giustizia sociale, dei diritti della donna e dell’uomo, del welfare e della libertà, non vadano dispersi.

Ma vengano nuovamente raccolti attorno a una cultura politica cattolico-democratica e popolare, oggi totalmente silenziosa e in disparte, frammentata, polverizzata e dispersa, oppure nelle poche mani di chi dimostra un’incomprensibile voglia di isolarsi.

Valori di base che, una volta storicizzati e calati nei tempi che viviamo, devono essere diffusi nell’ambito prepolitico, perché non vadano dispersi e siano trasmessi soprattutto ai giovani. Perché sono loro che «…amano la politica, avvertono il bisogno della politica, e ne cercano persino il senso».

 

La lezione anticipatrice di padre Sorge

Mi sembra però corretto ricordare, prima di chiudere, che c’è stato padre Bartolomeo Sorge che, con altri intenti e circa quarantacinque anni fa, ha toccato corde analoghe a quelle di Fioroni con un suo libricino: La ricomposizione dell’area cattolica in Italia (Città Nuova).

Anche padre Sorge non pensava a una «ricomposizione» utile a un partito politico come quello della DC, primo partito politico dei suoi tempi.

Ma, presagendo con larghissimo anticipo una crisi culturale, pensava anche lui di ricomporre quest’area attraverso un impegno prepolitico di formazione etica, utile a una nuova classe dirigente per far confrontare i valori cristiani con i tempi storici che si vivevano.

A pagina 18 scriveva: «…l’emergenza presente riveste prevalentemente un carattere culturale e pre-politico… ove il termine cultura ha un suo significato pregnante di visione dell’uomo e del mondo… scala di valori, mentalità e costume… che precede l’attività politica…».

Se si legge bene, tutto ciò lo lascia capire anche Fioroni nel suo libro.