Da sempre nel nostro Paese, è un dato di fatto e non un’opinione, il Centro è stato anche e soprattutto sinonimo di una presenza politica di matrice cattolico-popolare, cattolico-sociale e cattolico-democratica.
Certo, e com’è ovvio e persino scontato, il Centro non ha mai coinciso solo e soltanto con la cultura, la storia, la tradizione e il pensiero del cattolicesimo politico. Com’è altrettanto noto, la cultura liberale, la cultura repubblicana e lo stesso pensiero socialdemocratico, ambientalista e i mille rivoli del civismo sono tranquillamente riconducibili alla cultura e al progetto politico centrista. E questa, del resto, è stata la costante che ha sempre caratterizzato la storia politica e democratica del nostro Paese.
Un Centro contro la polarizzazione
Ora, per tornare all’oggi, siamo di fronte a un secco bipolarismo che molti definiscono come una sorta di «opposti populismi» oppure di «opposti estremismi», per recuperare un triste slogan del nostro passato.
Un assetto politico che certamente non aiuta né favorisce la crescita e il consolidamento di una vera e credibile cultura di governo. E non è un caso che proprio di fronte a un bipolarismo sempre più violento e sempre più polarizzato si imponga la necessità di avere un luogo politico che privilegi la cultura di governo, la cultura riformista e, di conseguenza, una prassi politica che faccia della lotta all’estremismo, al massimalismo, al populismo e al radicalismo la sua cifra essenziale.
Un Centro che coltivi l’obiettivo di recuperare la migliore tradizione del passato e che punti, neanche tanto nascostamente, a mettere in discussione il violento e polarizzato assetto bipolare che si è andato progressivamente affermando nel nostro Paese.
Il “rischio” di un nuovo Partito Liberale
Ma questo obiettivo si può realisticamente perseguire a una sola condizione. E cioè che questo luogo politico centrista venga percepito anche come un luogo culturalmente plurale.
Per dirla con parole più semplici e più chiare, che non si riduca a essere – e lo dico con il massimo rispetto politico e culturale – una sorta di riedizione, seppur aggiornata e rivista, del glorioso e antico Partito Liberale Italiano.
Perché, se così fosse, come purtroppo appare leggendo qua e là i vari resoconti giornalistici, lo stesso luogo politico centrista che vuole tentare di incrinare l’attuale assetto bipolare non andrebbe oltre l’ormai noto e conosciuto 3 per cento.
Perché quella è, seppur in un contesto storico profondamente diverso rispetto al passato, l’area di massima influenza politica ed elettorale del mondo e del pensiero liberale nel nostro Paese.
Il contributo decisivo dei cattolici popolari
Certo, al riguardo molto dipende anche e soprattutto da quanto il mondo e l’area cattolico-popolare e cattolico-sociale credano in questo progetto politico. E, nello specifico, da come possano renderlo credibile agli occhi di un elettorato sempre più disorientato e disamorato.
Questa è, oggi, la vera sfida per tutti coloro – a cominciare, appunto, dal mondo variegato e composito dell’area di matrice popolare – che vogliono ricostruire una credibile ed efficace offerta politica centrista e riformista.
E questo perché senza tale contributo, e soprattutto senza questa presenza politica, culturale, programmatica e organizzativa, difficilmente la sfida centrista potrà decollare.
Senza escludere nessuno, com’è ovvio e scontato, ma con la consapevolezza che senza la partecipazione attiva di tutte le componenti di matrice centrista, il destino non potrà che essere la riedizione, appunto, di un nuovo e aggiornato PLI.

