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Il lascito politico di David Sassoli irradia la città di Roma

Riportiamo il discorso tenuto da Claudio Sardo nella sede della Città metropolitana di Roma, venerdì 17 novembre, in occasione della intitolazione della Sala Giunta a “David Sassoli”. L’autore ha curato la pubblicazione degli scritti istituzionali dello scomparso Presidente del Parlamento europeo.

Caro sindaco Gualtieri,

cara Sandra, cara Cecilia, cara Carlotta,

gentili consiglieri e partecipanti a questa cerimonia,

 

è per me un onore, e un’emozione, prendere la parola per ricordare David Sassoli, nel giorno in cui la Città metropolitana di Roma capitale dedica a lui una delle sale più prestigiose di Palazzo Valentini e istituisce due borse di studio in suo nome.

Credo che sia importante e giusto fissare solennemente il legame ideale tra Roma e la persona di David, tra Roma e il suo impegno professionale e politico, tra Roma e la cultura, la passione, le battaglie che lo hanno visto protagonista, dopo essersi formato in questa città e aver costruito qui tanta parte del suo percorso di vita.

David è stato presidente del Parlamento europeo in una stagione intensa e drammatica – come quella della pandemia e dei lockdown – che ha impresso un segno profondo nella storia politica del nostro Continente. Non un segno neutrale. Ma un segno di svolta. 

Nel tempo della presidenza Sassoli, grazie a un apporto determinante di David, sono stati violati tabù – come il debito comune – che parevano incrollabili. La spinta della solidarietà, della responsabilità comune europea, delle politiche espansive, della coesione sociale ha scardinato quel paradigma rigorista che molti ritenevano ormai parte organica, inscindibile dell’impalcatura stessa dell’Unione, benché avesse prodotto nelle crisi effetti economici recessivi, avesse accresciuto gli squilibri sociali e, non ultimo, avesse indebolito filiere strategiche, dove l’innovazione ha bisogno di investimenti pubblici coraggiosi e ben pensati.

L’Europa ha reagito alla pandemia dimostrando invece che, se vuole, può essere vicina ai cittadini, che può proteggerli, che può mettere insieme la forza dei suoi numeri e della sua civiltà, che, se vuole, può compiere balzi in avanti verso una maggiore e migliore integrazione, come è accaduto nell’organizzazione sanitaria e nella gestione dei vaccini, pur in un ambito in cui le competenze comunitarie erano sulla carta assai limitate.

Quella stagione ci ha lasciato in eredità il Next Generation EU, con un potenziale di risorse per investimenti che supera persino il mitico Piano Marshall. E non ci sarebbero state così tante risorse, non ci sarebbe stato un così chiaro indirizzo verso la sostenibilità ambientale e l’economia green, se Sassoli non fosse riuscito a tenere aperto il Parlamento nei mesi di più forte espansione del virus. 

Quella stagione ci ha indicato anche un senso di marcia. La transizione verde e digitale è premessa e condizione di un’Europa più sicura, più forte e credibile nel mondo. Ma la sfida della sostenibilità, del Green Deal europeo, ha un significato ulteriore che non può essere taciuto: è una sfida anche sociale, di uguaglianza, di coesione, di crescita comunitaria.

“Non ci sarà una svolta economica – disse David Sassoli ad Assisi nel gennaio del 2020 – senza porre la giusta attenzione alle diseguaglianze. La diseguaglianza è una questione ambientale, così come il degrado ambientale è una questione sociale”.

Sono i punti-cardine della Laudato Si’. Del messaggio più forte che Papa Francesco lancia al mondo.  E che David ha fatto suo, provando a cambiare la rotta del cammino futuro. 

Ora però il timone è nelle nostre mani. Nessuno dei risultati ottenuti durante la pandemia può infatti essere considerato come acquisito per sempre. Gli equilibri di domani – sul Patto di stabilità, sull’immigrazione, sulle regole dell’Unione – sono tutti in via di definizione. In democrazia nulla è scontato, neppure i suoi presupposti etici e sociali, come ci ha insegnato il grande giurista tedesco Böckenförde. Per questo considero particolarmente importante l’intitolazione di oggi. Vuol dire che Roma è consapevole del valore del lascito politico di Sassoli.

Certo, sono accaduti fatti nuovi e sconvolgenti dopo che David ci ha lasciati. L’aggressione russa in Ucraina, la crisi energetica, la crescita dell’inflazione, ora l’esplosione del conflitto in Medio Oriente.

Tante volte ci siamo domandati cosa avrebbe detto e fatto David di fronte alle guerre e alle crisi, che stanno mettendo a durissima prova la solidità dell’Europa e le nostre coscienze. David che ha difeso la libertà dei dissidenti russi e dell’opposizione bielorussa quando non pochi governi europei per opportunismo (e per interessi economici) attenuavano i toni della condanna. David che ha visto crescere e ha provato a contrastare l’aggressività russa ai confini orientali dell’Unione. Ma è lo stesso David che non ha mai smesso di pronunciare la parola pace, e le parole dialogo, rispetto, cooperazione, integrazione. David era consapevole che sulla promessa di pace, seguita alla guerra più devastante, sono state edificate le costituzioni europee della libertà, del diritto eguale, della giustizia sociale, della solidarietà.

Aveva un forte senso della storia. E credeva nella politica democratica come processo, non come una manichea giustapposizione tra il bene e il male.

Un processo da costruire nella partecipazione. Con alleati e avversari. Una strada da percorrere guidati da ideali, che sono una componente essenziale della politica, non meno della sua necessaria concretezza, ovvero della sua capacità di rispondere qui e ora al bisogno che si manifesta anzitutto in chi è più svantaggiato. Non c’è politica, non c’è avanzamento, senza l’ideale, senza la speranza, senza lo slancio di un’utopia, che lui biblicamente amava chiamare “profezia”. Giorgio La Pira era un suo maestro.

Raccogliendo in un libro i discorsi pronunciati da David Sassoli nella sua veste di presidente del Parlamento europeo ho cercato di poggiare a terra alcuni primi mattoni, e ora con gioia vedo le università e gli studenti, grazie anche al sostegno delle istituzioni, lavorare per sistemare altri mattoni e riflettere ancora sui pensieri, le idee, i progetti di David. 

E’ un tesoro che – in tutta evidenza – interroga e sfida anche la sua parte politica: viene naturale collocare David nella filiera di europeisti di matrice cattolica che va da Jacques Delors a Romano Prodi, divenuti leader tra i più significativi della sinistra europea. La sinistra è chiamata a un ripensamento, di sé stessa, del proprio insediamento sociale, del proprio orizzonte progettuale. Credo che abbia bisogno di aprire le porte, oltre il confronto con il liberalismo, a nuove culture che hanno fondamento nella persona, nell’umanesimo, nell’ecologia integrale.

David Sassoli non ostentava la fede cristiana. Eppure quelle sua fede generava valori e cultura, imponeva coerenza nell’azione. Aveva radici piantate in una storia antica, robusta, familiare, quell’esperienza del cattolicesimo democratico che aveva raggiunto il culmine creativo nella Costituzione. Ma lui era un ragazzo del Concilio. E le radici antiche si sono intrecciate con esperienze nuove di dialogo e solidarietà, con l’impegno sociale e professionale, con tanta passione civile condivisa con chiunque cercava maggiore giustizia. Associazioni e gruppi cattolici oggi vedono in David un esempio cui ispirarsi, proprio perché è stato capace di affrontare con efficacia il tema forse più difficile per gli eredi del cattolicesimo politico: cioè la consonanza con lo straordinario magistero di Papa Francesco, con la sua radicalità evangelica che sta scuotendo vecchie mediazioni e rendite di posizione.

David Sassoli, senza clericalismi, ha espresso una politica più prossima (o meno distante) dal richiamo civile, laico, universale del magistero di Francesco. 

Il suo ultimo messaggio – ricordiamolo – è stato un inno alla speranza. “La speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie”. 

Grazie sindaco. Ora è come se le sue parole fossero scritte su queste pareti.

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