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Il tempo abita dentro di noi

Il tempo non è soltanto ciò che misuriamo: è memoria, attesa, percezione e coscienza. Da Seneca a Sant’Agostino, fino alle neuroscienze, il presente resta il luogo autentico del vivere.

“Nell’anno ci sono solo due giorni nei quali non si può fare niente. Uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani. È oggi il giorno per credere, amare, fare e, soprattutto, vivere”.
(Dalai Lama)

 

Il tempo è nostro

Che cosa è il tempo? E’ una domanda che ci poniamo spesso nell’incessante turbinio della vita, altre volte la eludiamo in un’epoca in cui si vive più di ricordi che di speranze e lo stesso presente sembra incerto e fonte più di ansie che di certezze e di approdi rassicuranti. Scriveva Seneca nelle Lettere a Lucilio: “Dunque, caro Lucilio, fa’ ciò che mi scrivi; fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro’. (“Dum differtur, vita transcurrit”).

Una densa visione antropologica dell’esistenza ed anche una sollecitazione alla consapevolezza di abitare il presente che Seneca richiama nel De brevitate vitae: “Non è vero che abbiamo poco tempo, è che ne perdiamo molto”. Sul concetto di tempo Sant’Agostino esprime una considerazione decisiva che diventa un riferimento fatto proprio dalla scienza: il tempo non è qualcosa di esterno, ma abita dentro l’anima, in interiore homine. Come peraltro possiamo leggere nella sua celebre frase «Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas» (Non uscire fuori, rientra in te stesso, la verità abita nell’interiorità dell’uomo). Il concetto di tempo non si può descrivere come realtà tangibile e materica, non è qualcosa che si possa astrattamente fissare, non è una sequenza oggettiva di eventi ma piuttosto una modalità del vivere, una tensione interiore, una percezione.

 

La distensio animi” di SantAgostino

Il tempo – per l’uomo – è quindi avvertito e vissuto prima che misurato. Lo spiega assai bene il filosofo di Ippona usando un’espressione che rende l’idea del suo convincimento: ‘distensio animi’ (Confessioni XI, 26.33). L’anima, dice Agostino, è “distesa” tra memoria e immaginazione, tra i ricordi e l’attesa, in una continua tensione tra passato e futuro, raccolta nella riflessione sul presente.

Diceva dunque Sant’Agostino “E’ nella mia mente allora che misuro il tempo”, intuendo che è solo nella mente umana che esiste una ricostruzione del passato, letta al presente che può diventare anticipazione del futuro. Considerata oggi alla luce delle spiegazioni delle neuroscienze questa intuizione viene confermata: è nell’essenza dell’uomo, quindi che il tempo esiste, dentro i miliardi di connessioni delle sue reti neurali, dentro la nostalgia dei suoi ricordi, senza i quali nessun tempo potrebbe esistere. Le neuroscienze affermano che la percezione del tempo è un evento creato da meccanismi del cervello in cui un ruolo è svolto dall’ippocampo, crocevia della memoria, coadiuvato dall’amigdala, dai lobi parietali, l’area supplementare motoria, i gangli della base, il cervelletto…tante aree che ci portano in contatto con il mondo esterno…. Una considerazione già ascoltata e condivisa dal Prof. Arnaldo Benini nelle interviste realizzate con lui, che il Prof. Giulio Maira cita nel suo recente saggio “Dove danzano i pensieri” e che rafforza il concetto del tempo come di un costrutto della mente.

 

Schiavi del tempo o padroni delloggi?

Come ci ricorda una celebre battuta de ‘Il riformatore del mondo’ di Thomas Bernhard “Oggi siamo spesso più impegnati a preparare che a fare”. Densità e accumulo di impegni, scadenze, obblighi generati da una vita sociale sempre più intensa, figlia della globalizzazione ed espressione di una gestione eterodiretta del nostro tempo saturano la nostra vita e ci rendono schiavi di un doverismo rendicontativo: la categoria del tempo come distensio animi bisticcia con la burocrazia invasiva, con la comunicazione attraverso i media e i social, deve fare i conti con il prevalere delle tecnologie e il pensiero computazionale. Di converso c’è anche chi sostiene che per svincolarci da queste categorie esteriori e riappropriarci delle nostre nicchie di intima libertà la stessa I.A. se correttamente gestita, potrebbe aiutarci a misurare correttamente il nostro tempo.