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Impresa, pace e tecnologia: la scelta di campo dell’UCID

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’Intervento del neopresidente dell’UCID. Il sostegno del mondo dell’impresa a Papa Leone XIV è un gesto di adesione a una visione fondata su pace, diritto e centralità della persona.

di Paolo Porrino

Una solidarietà che diventa visione

C’è una forma di solidarietà che si esaurisce nel gesto, e ce n’è un’altra che implica una scelta di campo. La prima è episodica, la seconda è strutturale. La vicinanza che oggi il mondo dell’impresa cristiana esprime nei confronti di Papa Leone XIV appartiene senza esitazioni a questa seconda dimensione: non è una risposta emotiva agli attacchi ricevuti anche da Donald Trump, ma è il riconoscimento lucido e consapevole di una visione del mondo che interpella in profondità la nostra epoca.

Il Santo Padre non si limita a denunciare, ma esercita una capacità di proposta che tocca due nodi decisivi del nostro tempo: la guerra e la tecnologia. Due fenomeni apparentemente distinti, ma in realtà legati da una medesima radice: la pretesa che la forza – militare o tecnologica – possa sostituire il diritto, la coscienza, la responsabilità.

 

Guerra e diritto: il fondamento dell’ordine

Il rifiuto della guerra, ribadito con chiarezza da Leone XIV, non è una posizione moralistica né un richiamo astratto alla pace. È un giudizio radicale sulla deriva della politica internazionale. Quando la guerra diventa uno strumento accettabile di regolazione dei rapporti tra Stati, quando la logica della sopraffazione si traveste da realismo geopolitico, ciò che viene meno non è soltanto la pace: è l’idea stessa di ordine internazionale fondato sul diritto.

Il richiamo al diritto internazionale, che il Papa pone con forza, è allora tutt’altro che formale. Esso rappresenta il tentativo di ricostruire un argine contro il ritorno della legge del più forte. Ed è proprio su questo punto che il mondo dell’impresa scopre una consonanza profonda, che unisce ragione e interesse, etica e pragmatismo d’impresa.

La guerra, infatti, non è mai neutrale dal punto di vista economico. Essa produce instabilità, altera i mercati, distorce la concorrenza, introduce barriere. Lo vediamo nei costi energetici che crescono sotto la pressione dei conflitti, nelle catene di approvvigionamento che si spezzano, nei dazi e nelle restrizioni commerciali che proliferano in un clima di tensione permanente. Ma ridurre il discorso a questo sarebbe insufficiente.

La verità più profonda è che la pace non è soltanto una condizione favorevole all’economia: è il suo presupposto morale. Non può esistere impresa giusta dove la dignità della persona è minacciata. Non può esistere sviluppo autentico dove prevalgono paura e conflitto. Non può esistere futuro dove domina l’incertezza sistemica.

 

Tecnologia e potere: la sfida del nostro tempo

Ed è proprio quando si prova a immaginare il futuro che emerge con forza il secondo grande tema indicato da Leone XIV: la tecnologia. Qui il discorso si fa ancora più delicato, perché non siamo di fronte ad una minaccia esterna, ma a una trasformazione interna, via via più pervasiva.

La rivoluzione tecnologica in atto, con l’intelligenza artificiale al centro, non è semplicemente un avanzamento degli strumenti produttivi. È un cambiamento di paradigma. Sta ridefinendo il rapporto tra uomo e lavoro, tra conoscenza e potere, tra libertà e controllo. E, come ogni grande trasformazione, porta con sé una domanda decisiva: chi governa chi?

Il rischio che si profila è quello di una deriva tecnocratica. Non una distopia lontana, ma una tendenza già visibile. Una visione del mondo in cui le decisioni si concentrano nelle mani di pochi detentori di potere tecnologico, in cui gli algoritmi sostituiscono il giudizio umano, in cui l’efficienza diventa il criterio assoluto, anche a costo di sacrificare la dignità umana.

Alcuni dei principali punti di riferimento culturale del contesto politico-economico che affianca l’attuale presidente degli Stati Uniti hanno esplicitamente teorizzato modelli in cui la tecnologia non è più al servizio della democrazia, ma tende a superarla. In questa prospettiva, il potere non deriva dal consenso, ma dalla capacità di controllo: dei dati, delle infrastrutture, delle piattaforme.

È qui che il richiamo di Leone XIV si fa particolarmente urgente. In continuità con il magistero di Papa Francesco, egli propone una visione alternativa: una tecnologia che resti strumento e non diventi fine, che sia orientata all’umano e non lo domini, che venga governata da criteri etici e non soltanto da logiche di mercato o di potenza.

 

Il compito dell’impresa: responsabilità e umanesimo

Non si tratta di opporsi al progresso: sarebbe una posizione sterile e perdente. Si tratta, al contrario, di guidarlo. Di riconoscere che l’innovazione, per essere autentica, deve essere anche giusta. Che l’intelligenza artificiale, per essere davvero intelligente, deve essere umanamente orientata.

Per il mondo dell’impresa, questa sfida è concreta, quotidiana, inevitabile. Significa scegliere come utilizzare le tecnologie nei processi produttivi. Significa decidere se l’automazione debba sostituire o integrare il lavoro umano. Significa interrogarsi su quale modello di sviluppo si vuole perseguire: uno fondato sull’accumulazione di potere o uno orientato alla diffusione di opportunità?

In questo senso, l’impresa non è spettatrice. È protagonista. E proprio per questo è chiamata a una responsabilità più grande. Non basta essere efficienti. Non basta essere competitivi. Occorre essere giusti, capaci di promuovere valori umani.

La Dottrina Sociale della Chiesa offre da sempre criteri preziosi per affrontare queste sfide. E realtà come UCID dimostrano che è possibile coniugare innovazione e centralità della persona, crescita economica e bene comune, tecnologia e umanesimo.

 

Una scelta che riguarda il futuro

La solidarietà che abbiamo voluto riferire a Leone XIV nasce da qui. Non da una logica difensiva, ma da una convergenza profonda. Egli non rappresenta soltanto una voce morale: rappresenta una proposta culturale e civile. Una proposta che rifiuta la guerra perché distrugge l’uomo e l’economia. E che mette in guardia dalla tecnocrazia perché rischia di svuotare l’uomo della sua libertà.

In un tempo segnato da grandi potenze che tornano a misurarsi sul solo terreno della forza e da grandi piattaforme tecnologiche che concentrano un potere senza precedenti, il rischio è quello di un mondo sempre più efficiente ma sempre meno umano. Un mondo in cui tutto funziona, ma poco ha senso.

È proprio contro questo rischio che si leva la voce del Papa. E proprio per questo essa merita di essere sostenuta.

Perché, in fondo, la questione è semplice e radicale: vogliamo un futuro governato dalla forza – militare o tecnologica – o un futuro guidato dal diritto, dalla responsabilità, dalla centralità della persona?

La risposta non è già scritta. Ma dipende anche da noi. Anche dal mondo dell’impresa. Anche dalle scelte che, ogni giorno, siamo chiamati a compiere.

Ed è in questa consapevolezza che la solidarietà diventa impegno. E l’impegno diventa, finalmente, visione.

 

L’UCID associa in Italia oltre 3.000 imprenditori e dirigenti ispirati alla dottrina sociale della Chiesa ed è emanazione diretta della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).