Home GiornaleLa Calabria secondo Vannacci: l’antica frattura tra città e campagna

La Calabria secondo Vannacci: l’antica frattura tra città e campagna

Il voto di Futuro Nazionale mostra una significativa differenza tra Reggio Calabria e il resto del collegio. Una frattura territoriale che invita a riflettere sul rapporto tra modernità e tradizione.

“Ma sedendo e mirando” è nato un confronto con Lucio D’Ubaldo, il Direttore de Il Domani d’Italia, che ha ragionato sul fatto che il recentissimo voto in Calabria merita un’attenzione che debba sapersi guardare da commenti a caldo e saper andare a saldo dopo una accorta lettura dei dati.

Ne è emerso che quella Circoscrizione elettorale è composta da 71 Comuni, dove il più conosciuto è ovviamente Reggio di Calabria. Non è solo, quindi, quella città ad essere stata coinvolta nella chiamata al voto per le elezioni suppletive, dove si è affermato il rappresentante espressione dei partiti della compagine di governo.

 

Vecchio e nuovo in opposte trincee

Il dato su cui riflettere è come Vannacci abbia preso il 7% dei consensi in città e il 14% nel resto del collegio (70 comuni e una popolazione di circa il 44% sul totale). È possibile ipotizzare che la cultura woke abbia intimorito realtà territoriali più legate a valori di stampo tradizionale o, per dirla in altro modo, meno spregiudicate.

L’adozione di minori, ad esempio, per mano di coppie omosessuali e quant’altro nel bagaglio di questa attuale corrente di pensiero non ha dato luogo a reazioni soltanto nella periferia americana ma anche dalle nostre parti. I progressisti o quelli più alla moda potrebbero essere indotti a pensare che si tratta di una incapacità di emancipazione, di non saper leggere il nuovo che si fa strada e pretende spazio se non addirittura corsie preferenziali. I 12 Comuni che in quella Circoscrizione portano i nomi di Santi sono stati indotti probabilmente ad alzare le barricate contro un vento che non li persuade affatto.

Emancipare indica la possibilità di uscire da una certa condizione e prendere per mano il proprio destino. Eppure è da poter credere che le più agresti realtà di periferia preferiscano starsene nel loro e non andare troppo sotto braccio al centro metropolitano, città di Reggio che la fa un po’ da padrona.

 

La lezione di Esopo

Messe così le cose, la tentazione è quella di ricondursi alla favola di Esopo in cui si racconta di due cugini, un topo di città ed uno di campagna. Il primo, dopo un periodo passato come ospite del secondo, si è dovuto adattare a cibarie semplici che rasentano la miseria. Quindi inviterà a sua volta il modesto topo avvezzo al mondo contadino a sperimentare il lusso e lo sfarzo di una città.

Nell’occasione, a fronte di ogni grazia di Dio da gustare, vengono a galla i pericoli costanti da fronteggiare in un ambiente di tal genere. Saranno costretti a guardarsi da cani feroci e padroni di casa per nulla accoglienti. Al termine, il topo di campagna emetterà una massima lapidaria: “Meglio lardo e fagioli in pace che dolci e marmellata nell’angoscia”.

 

Voglio andare a vivere in campagna

Potrebbe essere questo il punto di forza di Vannacci che, in buona misura, trova voti al sapore di lardo, sapendo intercettare i sentimenti della gente che abita in zone rurali, facendo appello alla tradizione solo per la parte che gli torna utile.

Stando alle ultime espressioni del Santo Padre non si ha l’impressione che Italia Futura abbracci infatti il Vangelo per ogni sua pagina, compresi i doveri di comprensione e compassione.

In ogni caso si consiglia di essere prudenti perché “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”.