Oltre 25 anni fa il filosofo Edgar Morin pubblicò un gustoso libretto a titolo “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. Al suo interno un capitolo tutto degno di attenzione che affrontava come poter insegnare la comprensione. Sarebbe ancor più oggi un utile esercizio per la nostra politica su come affrontare il dopo referendum e le sfide bellicose in giro per il pianeta.
La fatica dell’altro
Lì dove la tecnologia offre opportunità di comunicazione sempre più efficaci ( internet, telefoni cellulari, modem etc) progredisce tuttavia l’incapacità di intendersi. La comprensione, secondo il pensatore, si declina in intellettuale oppure umana.
La prima, necessita sempre di una spiegazione a supporto, mentre la seconda va oltre la spiegazione ed esige una conoscenza da soggetto a soggetto, insomma l’ego alter diventa alter ego. Così dovrebbero entrare in gioco i sentimenti di apertura, simpatia e generosità.
I nemici della comprensione
Semplificando, ci sono però elementi di ostacolo alla comprensione che è bene chiamare per nome.
L’egocentrismo che attraverso l’autoinganno tende ad imputare agli altri la causa di tutti i mali. In sostanza si mascherano a se stessi i propri difetti, così che ci fa spietati verso le carenze degli altri.
Morin è quindi particolarmente impietoso verso il mondo degli intellettuali che “dovrebbe essere il più comprensivo” ed è invece “il più incancrenito sotto l’effetto di una ipertrofia del sé nutrita dal desiderio di consacrazione e di gloria”.
E poi ancora occorre guardarsi dall’etnocentrismo e sociocentrismo con i loro razzismi di scorta e corredati da idee preconcette e frenetiche autogiustificazioni “che possono giungere a negare allo straniero la qualità dell’umano”.
All’opposto, l’etica della comprensione richiede argomentare, refutare anziché scomunicare e anatemizzare ed esige impegnativamente di comprendere l’incomprensione. “Se sappiamo comprendere prima di condannare, saremo sulla via della umanizzazione delle relazioni umane”.
Le contromosse per un buon vivere
Dovremmo pertanto armarci del ben pensare, dell’arte della introspezione e della tolleranza che richiede l’arte di rispettare il diritto di proferire un discorso che ci sembra ignobile, di saperci democraticamente nutrire di opinioni diverse e antagoniste, il rispetto della verità altrui. La tolleranza si applica ovviamente alle idee ma “non per gli insulti, le aggressioni, le azioni omicide”. Verrebbe da commentare come la recente battaglia referendaria non sembra abbia messo in mostra tutto questo.
Quale democrazia?
Tutto ciò è possibile in un sistema democratico dove Individuo e Società esistono reciprocamente. “La democrazia si fonda sul controllo dell’apparato di potere da parte dei controllati…i cittadini producono la democrazia che produce cittadini”.
La domanda è d’obbligo. E’ questa la realtà in cui siamo oggi?
“La sovranità del popolo cittadino comporta nel contempo l’autolimitazione di questa sovranità attraverso l’obbedienza alle leggi eil trasferimento del diritto di sovranità agli eletti. La democrazia comporta nel contempo l’autolimitazione della influenza esercitata dallo Stato, attraverso la separazione dei poteri, la garanzia dei diritti individuali e la protezione della vita privata”.
Se così stanno le cose non si ha l’impressione che nel nostro paese la democrazia possa forgiarsi di particolari spille sul petto.
La democrazia necessita di conflitti di idee e di opinioni che le danno vitalità e produttività tessendo insieme l’unione e la disunione, tollera e si alimenta di conflitti. “La democrazia vive di pluralità anche al vertice dello Stato (divisione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario) e deve mantenere questa pluralità per mantenere se stessa”.
Ci sarebbe allora da chiedersi quali siano le conseguenze quando i tre poteri entrano in conflitto tra loro.
Declino della democrazia e nuovi poteri
Infine, Scienza, tecnica e burocrazia attentano continuamente alla democrazia e producono non solo conoscenza ma anche macroscopica ignoranza. La specializzazione del sapere in mano solo ad esperti fa in modo che il cittadino perde il diritto alla conoscenza. Ad esempio “l’arma atomica ha sottratto totalmente ai cittadini la possibilità di pensarla e controllarla. La sua utilizzazione è generalmente delegata ala decisione personale del solo Capo di Stato, senza consultazione di alcuna istanza democratica regolare”.
I cittadini sono “espulsi dagli ambiti politici sempre più accaparrati dagli esperti e il dominio della nuova classe impedisce di fatto la democratizzazione della conoscenza. In queste condizioni, la riduzione del politico al tecnico e all’economico, la riduzione dell’economico alla crescita…produce l’indebolimento del senso civico, la fuga e il rifugio nella vita privata, l’alternanza tra apatia e rivolte violente”.
Basta comprendersi per capire dove stiamo andando.
