Una ferita che interpella le coscienze
Quanto è accaduto a Gerusalemme nella Domenica delle Palme è un fatto grave, che ferisce la libertà di culto e il rispetto dovuto ai Luoghi Santi. Al cardinale Pizzaballa e a fra Francesco Ielpo va la nostra piena solidarietà, unita a una profonda apprensione per la Terra Santa, per il Medio Oriente e per l’Iran. Gerusalemme non è soltanto una città: è un luogo in cui la storia dell’uomo incontra il mistero di Dio. Per questo, proprio alle soglie della Settimana Santa, non basta l’indignazione: occorre un rinnovato impegno per la pace, per la fraternità tra i popoli e per la libertà religiosa.
L’intuizione profetica di Toniolo
Assume oggi una singolare densità di significato l’iniziativa promossa il 24 marzo dal Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, presieduto da mons. Mario Enrico Delpini, volta a riunire associazioni, fondazioni e scuole di formazione politica che si riconoscono nell’eredità del beato Giuseppe Toniolo, per rilanciare, in forma corale, un rinnovato impegno per la pace. Non si è dinanzi a un semplice passaggio organizzativo, ma a un atto di memoria operante e di autentico discernimento ecclesiale.
Nel giugno del 1917, nel pieno della guerra, Toniolo sottopose a Benedetto XV il progetto di un Istituto cattolico di diritto internazionale, consegnando alla Chiesa una visione della pace fondata sulla formazione delle coscienze, sulla giustizia e sulla responsabilità. Per questo la sua intuizione continua a interpellarci: in un tempo segnato da nuovi conflitti, essa richiama il dovere di servire la fraternità tra i popoli e, con essa, il destino dell’uomo davanti a Dio.
Dalla memoria all’opera
Questo cammino non sorge dal nulla. L’Azione Cattolica ha già accolto e tradotto questa eredità, dando vita, nel 2002, all’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, nel solco di un’intuizione che non ha cessato di custodire la sua carica profetica. Oggi, tuttavia, essa chiede di essere nuovamente assunta e riconsegnata, con rinnovato vigore, alla coscienza ecclesiale e civile del nostro tempo.
Si tratta, ora, di far sì che tale memoria non resti affidata soltanto alla custodia del ricordo, ma si trasfiguri in responsabilità condivisa e in operosa dedizione alla pace.
In questa prospettiva, il lavoro che l’Istituto Toniolo intende promuovere potrà svilupparsi in feconda consonanza con mons. Domenico Sorrentino e con il professor Vincenzo Buonomo, autorevole membro del Comitato di Indirizzo, così da concorrere, in piena continuità con l’opera già avviata dall’Azione Cattolica, a un rinnovato servizio alla pace, sorretto da sapienza ecclesiale, rigore istituzionale e sincera cura del bene comune.
Un segno dei tempi che domanda una risposta
Dopo quanto accaduto a Gerusalemme, non è più tempo di restare ai margini. Se il Santo Sepolcro diviene luogo di impedimento, proprio da lì deve levarsi un più fermo appello alla pace. Rilanciare, nello spirito del beato Giuseppe Toniolo, un Istituto per la pace significa affermare che la paura non può oscurare la coscienza e che la pace è un’esigente forma della carità nella storia.
Un gesto concreto di preghiera e di comunione
Dentro questo stesso orizzonte si colloca anche l’appuntamento di martedì 31, nel quadro della settimana “Non lasciare nessuno solo”, promossa dall’Istituto Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica e con la Fondazione Policlinico Gemelli. In tale cornice, la preghiera si estenderà idealmente ai fratelli del Medio Oriente e a tutti i popoli lacerati dalla guerra, perché il grido delle vittime non resti smarrito nel silenzio né consegnato all’abbandono.
La Via Crucis, che prenderà avvio dalla statua di san Giovanni Paolo II per concludersi presso il Centro Nemo, e che sarà presieduta da mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà dedicata alla pace, ai cristiani di Terra Santa, ai fratelli feriti dalla violenza e, in modo particolare, al cardinale Pizzaballa, quale rinnovato segno di vicinanza e di comunione.
Sarà un gesto insieme umile e alto, con cui la Chiesa attesta di non sottrarsi al travaglio della storia, ma di abitarlo con la preghiera, con la memoria e con la responsabilità. In questo senso, la Via Crucis si fa preghiera e responsabilità. Come ricorda papa Leone XIV, è dal Principe della pace che la Chiesa riparte, affidando a Dio il dolore dei popoli e la speranza della riconciliazione.
N.B. La nota, con altro titolo, è stata pubblicata in origine sul sito dell’Istituto Toniolo
