Le parole rivolte giorni fa da Papa Leone XIV ai giovani del Progetto Policoro meritano di essere raccolte con serietà. Non si tratta di un’esortazione generica, ma di un’indicazione precisa per il tempo che viviamo: la politica non può ridursi a competizione individuale né a palcoscenico per leader solitari.
Il Santo Padre ha ricordato che «il lavoro, l’economia, la politica e la comunicazione non si sostengono sul genio di leader solitari, ma su esperti di relazioni sociali». È un richiamo che interpella soprattutto i giovani, spesso spettatori disillusi di una scena pubblica gridata e autoreferenziale.
Restituire credibilità all’impegno politico
Se vogliamo che le nuove generazioni tornino a credere nella politica, dobbiamo anzitutto restituirle credibilità. Ciò significa indicare esempi concreti di servizio e responsabilità: figure come Aldo Moro, Tina Anselmi, Giorgio La Pira e Luigi Sturzo – altri se ne potrebbero aggiungere – non appartengono alla nostalgia, ma a una tradizione civile capace di parlare ancora al presente. Ne sono particolarmente convinto visto che apprezzo e condivido l’appello lanciato di recente a favore di un nuovo “campo delle idee” come formula implicante la riconquista di un autentico spirito democratico: il “campo degasperiano”.
La politica è stata, per queste personalità, luogo di dedizione e non di affermazione personale. De Gasperi per questo ha pagato anche con il carcere. Sono testimonianze che possono riaccendere la fiducia.
Una nuova grammatica del dialogo
Il Papa invita a non cedere alla cultura della competizione permanente. La vita democratica richiede invece capacità di relazione, ascolto e costruzione comunitaria. Serve una nuova modalità di dialogo pubblico: meno slogan, più confronto; meno appartenenze gridate, più responsabilità condivise.
Quando cresce la vita comunitaria — ricorda Leone XIV — si creano le condizioni perché germogli la vita sociale. È un principio semplice, ma rivoluzionario nel clima di polarizzazione che attraversa le nostre società.
Educare alla politica: una strategia necessaria
Non basta invocare l’impegno dei giovani: occorre accompagnarlo. La crisi della partecipazione nasce anche da una carenza formativa. Per questo è urgente promuovere percorsi strutturati di educazione civica e politica che uniscano conoscenza delle istituzioni, dottrina sociale, economia civile e pratica amministrativa.
Servono scuole di formazione, esperienze di servizio nei territori, luoghi in cui apprendere che governare significa prendersi cura della comunità.
Nessun giovane “in panchina”
Il Santo Padre ha ricordato che «nessun giovane può essere lasciato in panchina». È una responsabilità che interpella istituzioni, associazioni e comunità civili. Se sapremo offrire esempi credibili, spazi di partecipazione e percorsi formativi adeguati, molti giovani torneranno a considerare la politica non come un’arena ostile, ma come una forma esigente di servizio. Non servono nuovi protagonismi solitari. Serve una generazione capace di lavorare insieme per il bene comune.
