Destra e sinistra
Spesso si ricorda che la distinzione tra destra e sinistra (“voi della destra”, “voi della sinistra”) nasce con la rivoluzione francese.
Ma anche un altro, possente fenomeno ne è il lascito: la secolarizzazione. Poniamoci in ascolto del compianto teologo, storico e pastore valdese Paolo Ricca: «“Secolarizzazione” è il termine scelto da Napoleone e dai suoi consiglieri per descrivere lapidariamente la storica decisione presa, per volere dello stesso Napoleone, dai delegati degli stati tedeschi riuniti a Ratisbona il 25 febbraio 1803: essi decretarono la fine del regime dei vescovi-principi, cioè del potere temporale dei vescovi cattolici, creato più di otto secoli prima da Ottone I (936-973), incamerando le loro vaste proprietà terriere. Il fatto che il XIX secolo s’inauguri con atto pubblico di “secolarizzazione”, oltre che un grande rilievo storico, ha anche un’indubbia valenza simbolica».
In seguito, infatti, la portata semantica del vocabolo si è assai estesa, finendo per indicare quasi un’estraneità di fondo dell’uomo e della donna contemporanei, almeno nel Nord del globo, rispetto al fenomeno religioso. E quando, tra gli altri, il filosofo Jürgen Habermas parlava di mondo post-secolare, aveva ben presenti ed esplicitava le differenze fra Europa e Stati Uniti. Non solo; il prefisso “post” non nega e non cancella l’aggettivo che segue: semplicemente, segnala che esso va letto e concepito in maniera articolata, quasi problematica, come una “questione” aperta.
Martini, Ruini e il ruolo delle autorità morali
Ecco, nel nostro angolo di mondo la secolarizzazione è un fatto. Nel mio piccolo, tocco con mano un diffuso senso di estraneità e talora quasi di insofferenza, poniamo, quando propongo qualche riferimento biblico o teologico. E qui si impone, di nuovo, una distinzione. Privi ormai di ancore e stelle polari, smarriti, molti di noi avvertono un gran bisogno di “autorità morali”. Da qui, ad esempio, l’attenzione verso le affermazioni e le encicliche di papa Francesco e, ora, di papa Leone.
Credo che proprio in tale distinzione si situi, tra l’altro, la differenza fondamentale fra due figure assai prestigiose quali il compianto cardinale Carlo Maria Martini e il compianto cardinale Camillo Ruini. Non è questione di orientamento “verso destra” o “verso sinistra”. Per il primo, ormai tutte le confessioni cristiane sono minoranze: grandi minoranze e piccole minoranze. Il biblista, comprensibilmente, poneva attenzione proprio al rapporto degli italiani (e degli europei) con le Scritture e con le acquisizioni e le discussioni della teologia. Ruini, più attento alla portata politica dei fenomeni religiosi, rilevava proprio la presa della Chiesa di Roma intesa come “autorità morale”. Anzi; potremmo aggiungere che a motivarlo era, per l’appunto, la preoccupazione per la realtà, così evidente, della secolarizzazione.
