Home GiornaleValorizzare l’umano, fondamento spirituale della vita politica democratica

Valorizzare l’umano, fondamento spirituale della vita politica democratica

Una riflessione sul valore della politica come servizio al bene comune e, quindi, sulla crisi della democrazia e sulla necessità di restituire centralità alla persona, alla cultura e alla responsabilità morale.

La politica come servizio e la crisi della democrazia

Quando uno Stato, e di conseguenza i suoi territori, si svuotano di credibile senso politico, sempre più proni ai dettami autoreferenziali del potente di turno, non possiamo parlare di Stato/territori democratici. È urgente che la politica torni ad esercitare, con determinazione civile il suo proprio, ovvero ‘servire la povera gente’, edificandone vita. Una politica che punta solo a occupare posti di potere, beneficiare di privilegi, senza incarnare i bisogni reali della società, svuota il suo ruolo di servizio al bene comune e di rispetto verso il popolo. Ecco che la gente perde di motivazione, di senso di appartenenza, di fiducia, rendendo deserte le urne elettive, abiurando il voto. È un messaggio preoccupante per ogni democrazia la non partecipazione, una questione che tanto la politica in assemblea legislativa, tanto gli amministratori locali, eludono da decenni, nonostante aumenti la percentuale di chi si astiene dal partecipare alle elezioni poiché non se ne sente parte, non si sente rappresentato, né rispettato.

Nel tempo attuale vige un fare politico spogliato del suo fine, vestito di spregiudicata noncuranza e disinteresse verso la realtà e il bene comune. Un segno emblematico è stato il dono fatto dal Presidente della Turchia, Erdogan, ai potenti della terra, rappresentanti dei Paesi della Nato, al summit di Ankara alla chiusura dei lavori: una pistola con cartucce. Un ‘ricordino’ che ha dato un chiaro messaggio di legittimata arroganza travestita di cortesia, una sorta di ‘concessione’ a togliere la vita a chi si oppone alle democrature evidenti.

Cosa può generare questo modo raccapricciante di intendere la politica? Certo non ci dobbiamo aspettare fiori, né democrazia da tale sistema di vergognoso e squilibrato interpretare la politica. I doni insolenti offendono i popoli civili, e chi accetta il ‘ricordino’ si pone, prono, allo stesso intendere, ovvero non servire ma servirsi della politica intesa come potere da esercitare con la forza di una canna fumante. Sgradevole gesto, bruttissimo messaggio che tutti i ‘potenti politici’ presenti hanno però intascato senza proferire minimo disappunto, sdegno, riprovazione, come se fosse normale!

 

La centralità della persona e la coscienza morale

È doveroso recuperare una politica autentica, di servizio, che sappia essere incisiva nelle coscienze sane e libere. È l’uomo il fine della società democratica, ed essendo primari per l’uomo i beni di natura spirituale, la condizione fondamentale per il suo perfezionamento intellettuale e morale è la possibilità di aderire spontaneamente alla verità. Quando ci domandiamo “Che cosa è un uomo?”, la risposta è la sua definizione: “È proprio dell’uomo essere animale ragionevole” (Tommaso d’Aquino, C. Gent., III, 39). Determinante, però, nell’uomo è l’autoaffermazione coscienziale, ovvero la sinderesi come capacità di distinguere il bene dal male. La sinderesi, cioè, permette all’uomo di avere autocoscienza, esame di sé, conoscenza innata del bene e del male, capacità di dirigersi verso ciò che lo protegge, verso il bene che lo favorisce. Questo bene però non è sommo egoismo, o compiacimento di sé, auto soddisfacimento di ciò che è più utile al soggetto aspirante, piuttosto è elemento di relazione con il prossimo: non si può ignorare di vivere in una collettività chiamata a includere e non a escludere.

 

Testimoni credibili e giustizia come virtù civile

Andando oltre le banalità del relativismo qualunquista e dell’opportunismo interessato, appare lampante l’incapacità al determinismo, alla responsabilità, all’incisività verso il bene civico e dei Popoli da parte delle rappresentanze deputate: assistiamo a una sgradevole retorica che mostra muscoli e non intelligenza, prestanza votata all’apparire che innesca contrapposizioni, divisioni tra personaggi che fermano il cammino della civiltà verso l’oggi creare e il domani sperare.

Quaestio: esistono testimoni credibili, penetrati dalla passione politica autentica, che sappiano tenere fermo l’ideale della vita, della civiltà, dei diritti umani, che sappiano con determinazione esporsi e affermare la propria visione, senza tentennamenti o timori di perdere sostegno, poltrona, appoggio anche economico? Sembra, ahimè, di vivere costantemente sotto la cappa della mala pianta con associazioni costringenti, massoneria affarista, delinquenza psicologica che frena desideri di crescita. I bisogni umani sono un dato realistico, anelano risposte, e non alimento di terrore che si ciba del terrore stesso.

In tanti abbiamo sperato e speriamo che testimoni sani, infervorati di senso del servizio al bene comune, difendano i valori umani nel criterio nobile del senso della giustizia umana. La giustizia è più una qualità del cuore, la disposizione virtuosa dei rapporti umani. Coinvolge chiunque appartenga ad una comunità, rappresenta la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, e sa riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto. E, mentre le virtù morali rendono l’uomo migliore in se stesso, la giustizia lo rende migliore anche in rapporto agli altri. Per di più, poiché Dio non è morto, per analogia, occorre fare in modo che nella politica non si celebri la morte del pensiero: la società civile, ingolfata da mediocrità politica, diventa sempre più liquida e sempre meno aperta, a discapito della dignità umana ferocemente insultata.

 

Cultura, fede e speranza per una politica dellumano

Permane salda la speranza nel cuore mio pensante: se si nasce, è alla vita, e allora, come monito, si crede con fermezza che la meta sia il bene, l’umano sentire, il bonum facere. La fede si incontra con l’uomo in un terreno molto privilegiato: la cultura. Cultura, da còlere, significa coltivare, e coltivare è il dato massimo della sensibilità, implica un’azione contemplata, di cura, di comprensione, di penetrazione dell’anima. Cultura è sensibilità prima di ogni cosa, è sensibilità! E se “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno al servizio degli altri”, (Paolo VI, Octogesima adveniens, n. 46), valorizzare l’umano non può prescindere da un atto di fede che consolida, integra e illumina il patrimonio di verità che la ragione umana acquisisce.

Non si può rinunciare al sogno della vita: l’anima, in quanto forma spirituale, sorpassando tutta la capacità della materia, immette anche nell’uomo la vita propria dello spirito, cioè la vita intellettiva. Essa mostra capacità aperte sulla totalità dell’essere: l’intelletto per conoscere e la volontà per volere. Di fronte a tale umanità completa, dilaga nell’uomo ragionevole, che ambisce impegno politico, il senso del ritrovarsi e rinnovarsi, scardinando la morte sociale e restituendo vita, azione, cultura democratica.