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La speculazione edilizia produce discriminazione sociale

La casa da diritto fondamentale diventa sempre più un lusso. Speculazione edilizia, prezzi insostenibili e impoverimento del ceto medio alimentano nuove disuguaglianze, precarietà e marginalizzazione sociale.

La casa, un diritto sempre più negato

Ho meditato a lungo sul tema di cui mi occupo in questo articolo e sul suo titolo: avrei potuto mettere ‘favorisce’ anziché ‘produce’ o anche ‘disagio’ al posto di ‘discriminazione’ ma l’evidenza diffusa del problema e certi aspetti di ultimativa drammaticità che evoca mi hanno fatto optare – ‘all’apparir del vero’- per un crudo realismo. Che l’argomento della casa sia attuale è sotto gli occhi di tutti, che si protragga longe et ultra da secoli diventa motivo per connotare una parte considerevole della storia dell’umanità e anche certe derive sedimentate in contesti e territori, dai villaggi alle aree metropolitane, dalle periferie emarginate al terzo mondo.

Abitare in un alloggio dovrebbe essere un diritto fondamentale per ogni essere umano ma osservando la realtà della condizione esistenziale nel mondo si palesano situazioni estreme: c’entrano tradizioni, stili di vita, scelte individuali, povertà endemiche, ricchezze consolidate o emergenti, miserie e nobiltà. Certe periferie degradate che si estendono a poco a poco ai centri urbani evocano scenari distopici, degni dei romanzi di Charles Dickens o di Victor Hugo: sono luoghi di marginalizzazione e anomia, solitudini estreme, precarietà, abbandono, emarginazione, espunzione dal contesto che chiamiamo civile.

La precarietà della condizione umana resta e si tramanda intatta dalle strade polverose di allora alla cementificazione selvaggia, dagli anfratti e dai cunicoli ai bi-loculi (degenerazione dei bilocali) di oggi.

Occupazioni abusive e sfratti dolorosi sono le due facce di una medaglia che rende le parole inclusione e integrazione due retoriche manifestazioni di una certa ipocrita mistificazione esistenziale. Dietro ogni malferma porta di casa ci sono storie di dolore e rabbia, prevaricazione e soccombenza, umiliazione e desolazione. Il fatto che la cementificazione selvaggia dilaghi senza regole e senza rispetto dei territori e della natura ma non riesca a risolvere la piaga endemica dell’abitare come diritto ad una sistemazione decorosa la dice lunga sul problema della casa come emergenza senza soluzione.

 

Le nuove forme dellemarginazione

Ascoltando certe storie dei vissuti di clochard e senza fissa dimora (gente che un tempo lavorava e aveva una famiglia, che ha perduto la propria identità sociale, che vive silente ai margini di un mondo conosciuto da cui viene improvvisamente escluso), si comprende come la loro condizione estrema di povertà ed emarginazione sia il risultato di una sorta di selezione sociale ingiusta e irrispettosa verso la dignità dell’essere umano.

Viene da interrogarsi sui mancati rimedi, mentre si discetta retoricamente su welfare e corpi intermedi, ascensore sociale e possibilità di riscatto: ci si interroga sul senso e il ruolo mancato della politica, sulla sua incapacità di risolvere un problema che dovrebbe essere in cima all’agenda degli impegni da assumere di ogni programma di corretta gestione della ‘res publica’.

 

Quando abitare diventa un lusso

Rendere la casa un lusso anziché un diritto civile determina una selezione sociale irrisolvibile e crea voragini di profonda, lacerante ingiustizia. I prezzi delle case in acquisto o in affitto raggiungono cifre da capogiro e inarrivabili per un cittadino medio che vive di stipendio o pensione, le giovani coppie non possono accedervi se non con l’aiuto della famiglia, non possono generare prole se non ci sono spazi di vivibilità.

Ecco la prima, vera causa del fenomeno delle culle vuote.

Eppure i costi lievitano in modo pauroso e insostenibile: non si tratta della conseguenza del libero mercato come mi ha detto un desolato sindaco che non si capacita dell’esistente piuttosto ciò è la diretta conseguenza della speculazione edilizia, della bramosia di denaro, si edificano case sempre più piccole a prezzi vertiginosi, riducendo gli spazi vitali per farci stare più appartamenti in un condominio.

Il diritto ad una casa viene decapitato, ucciso, rimosso e cancellato dall’egoismo di chi costruendo e vendendo, acquistando e affittando ha un unico, totalizzante obiettivo: il proprio personale tornaconto.

 

Una società che si polarizza

La società si polarizza e il ceto medio impoverisce, si creano nuove povertà, la soglia di sopravvivenza diventa sempre più ostica e umiliante, i ricchi diventano sempre più ricchi e gli indigenti accedono alla categoria dei soccombenti a vita.

Sono condizioni di status che si ereditano e si tramandano, di generazione in generazione: mentre assistiamo allo spettacolo penoso di una politica miope ed evanescente che si occupa di candidature e primarie per sopravvivere a sé stessa, c’è gente che percorre la parabola della vita tra umiliazioni e rinunce.

La casa – come il lavoro – dovrebbe essere una certezza rassicurante per non ridurre la vita a mera sopravvivenza. Il problema è enorme ma se ne parla troppo poco.