Dalla Persona Dei alla persona hominis
Per capire il senso di quella filosofia che va sotto il nome di “personalismo” può servire ripercorrere le fasi fondamentali che ha attraversato nella sua storia, rilevando anzitutto che il personalismo ha, nella sua originaria identità, una connotazione religiosa, nel senso che trova nelle religioni monoteistiche il fondamento della “persona”; infatti, questa categoria è stata introdotta nel dibattito teologico relativo alla questione trinitaria e alla questione cristologica. Dalla Persona Dei si passa alla persona hominis, e questa trova diverse definizioni dal tardo antico al medioevo in Severino Boezio, Riccardo di San Vittore, e San Tommaso d’Aquino. Successivamente la persona, con il richiamo all’idea biblica dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, è centrale nel Rinascimento (Giovanni Pico della Mirandola: De hominis dignitate); poi con riferimento all’autonomia della ragione nell’Illuminismo (Immanuel Kant: Critica della Ragione pratica).
Il Novecento e la nascita del personalismo
Solo nel 1900, quasi a inaugurare il nuovo secolo, la riflessione sulla persona è oggetto di una riflessione denominata con un neologismo “personalismo” in Charles Renouvier, e si caratterizza come specifico movimento denominato “personalismo” magari con la specificazione di “personalismo comunitario” a partire da Emmanuel Mounier; in ogni caso con esponenti cristiani delle tre confessioni (cattolica: Jacques Maritain, ortodossa: Nicolaj Berdiaev, protestante: Paul Ricoeur), ebraici (Martin Buber) e islamici (Muhamed d’Aziz Lahbabi), tanto per esemplificare.
Dunque, l’uso del termine “personalismo” risale al 1900 con Charles Renouvier (Personalismo); anzi ad essere precisi al 1895 con Lucien Laberthonnière (Schizzo di una filosofia personalista, che rimase però inedito) e tuttavia è da ribadire che, nel significato che poi ha assunto come corrente di pensiero, il personalismo nasce negli anni trenta del ‘900, e lungo il secolo (dal 1932 ad oggi) mi pare che abbia assunto una triplice connotazione.
Inizialmente si è configurato come un movimento specifico, che ha trovato espressione soprattutto nel movimento di Emmanuel Mounier e della sua rivista “Esprit”. Successivamente si è configurato come un orientamento multidisciplinare, nel senso che, tramontato come movimento, si è avuta una diffusione dell’idea di “persona” in diverse filosofie e scienze. Infine si è configurato come una linea di tendenza che rinnova la riflessione sulla persona attraverso quella che si può denominare “cultura della persona”.
In tutte e tre le fasi la caratteristica del personalismo risulta essere duplice: per un verso la critica di impostazioni considerate riduzionistiche nei confronti della persona, e, per altro verso, la proposta di concezioni incentrate sulla persona come “diritto umano sussistente” (Antonio Rosmini), come soggetto che ha “dignità e non prezzo”, che è “fine non puro mezzo” (Immanuel Kant), che è “spirito incarnato” (Emmanuel Mounier), che è “qualcuno non qualcosa” (Robert Spaemann).
La persona come «prospettiva di prospettive»
Nel difendere la persona con questa identità umanistica il personalismo ha attraversato le suddette tre fasi, ponendosi in alternativa ad altre impostazioni, configurandosi prima come movimento specifico, poi come orientamento multidisciplinare, infine come tendenza diffusa: in ogni caso con traduzione pluralistica dal punto di vista diacronico e sincronico, per cui può essere intesa come “un insieme di prospettive”, dove la persona si connota come “prospettiva di prospettive”.
È, questa, la bella definizione che viene data da un libro recentissimo pubblicato dall’editrice Mimesis per una nuova Associazione di filosofia per la persona, significativamente intitolata “La persona al centro”: si tratta di una ricognizione su “Il personalismo italiano. Dal secondo Novecento ad oggi” curato da Vittorio Possenti, Claudio Ciancio e Giorgio Rivolta. È un libro che tra i suoi meriti ha quello di non presentare solo personalisti ex professo, ma anche personalisti in incognito, per dire che, dichiarati o anonimi, conta che gli autori siano pensatori impegnati nella difesa della persona (nella sua dignità principiale) e nella promozione delle persone (nella loro realtà effettuale).

