Home GiornaleLeone XIV, l’intelligenza artificiale e la nuova questione europea

Leone XIV, l’intelligenza artificiale e la nuova questione europea

La Magnifica humanitas affronta le “cose nuove” del nostro tempo mettendo al centro dignità e libertà della persona. Una sfida che incrocia quella dell’Europa sulle nuove concentrazioni di potere e la crescita dei nazionalismi.

Una nuova Rerum novarum

Papa Leone ha dedicato la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non è stata una passeggiata. Perché il Pontefice è entrato sino in fondo nel merito di quell’avvertimento lanciato a Firenze dal suo predecessore, Papa Francesco, circa dieci anni fa: «Non viviamo un’epoca di cambiamento, quanto un cambiamento d’epoca».

Leone XIV ci ha consegnato, in qualche modo, una nuova Rerum novarum: un’enciclica sulle “cose nuove” del nostro tempo, mai viste, sentite o immaginate prima. E bisogna aggiungere che il nostro è un Paese singolare. Nonostante la secolarizzazione galoppante e le chiese che tendono a svuotarsi, il libro dell’enciclica ha suscitato un interesse notevole.

Sarà per il timore ancora largamente inesplorato suscitato da questa intelligenza creata dall’uomo; sarà per la curiosità di conoscere il giudizio di un Papa su un paradigma destinato a modificare profondamente le nostre conoscenze; sarà per comprendere meglio un fenomeno che sta cambiando il mercato e i rapporti di potere. Qualunque sia la ragione, una cosa è certa: l’IA è ormai una tecnologia destinata ad accompagnarci nei prossimi anni e, ancora di più, ad accompagnare i nostri figli e nipoti nel loro futuro.

Il primato della persona

Papa Leone ha voluto guardare dentro questa trasformazione, soffermandosi sull’impatto e sui pericoli di un’intelligenza non umana, sui diritti della donna e dell’uomo, sulle loro libertà, sulla persona intesa nella sua dimensione relazionale. E sulla stessa democrazia.

Il punto centrale è il primato della persona: l’intelligenza artificiale può rappresentare un aiuto prezioso, ma deve rimanere sottoposta alla responsabilità umana, alla trasparenza e a regole capaci di tutelare dignità e libertà.

Su un altro piano, ma con preoccupazioni in parte convergenti, si collocano le parole pronunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. Al centro c’è anche il problema dell’enorme potere accumulato dai grandi colossi tecnologici mondiali: soggetti economici che operano ormai su una scala tale da porre agli Stati e all’Unione europea un problema essenziale di sovranità democratica.

L’Europa davanti ai nuovi poteri

L’intelligenza artificiale, la disinformazione, le interferenze esterne, la concentrazione del potere economico e tecnologico impongono dunque all’Europa una domanda politica. Non basta più stare insieme soltanto attraverso la moneta.

Occorre rafforzare l’unità politica europea, mettere in comune le forze oggi disperse e superare la tentazione di rifugiarsi dietro nuovi muri nazionali. Perché le grandi potenze – dagli Stati Uniti alla Cina, fino alla Russia – si muovono ormai dentro uno scenario globale nel quale tecnologia, sicurezza, commercio e geopolitica sono sempre più strettamente intrecciati.

Di fronte a questa trasformazione, l’Europa rischia di pagare il prezzo delle proprie divisioni. Da qui torna d’attualità l’idea di procedere con maggiore decisione verso una vera unione politica, capace di difendere insieme libertà, democrazia e modello sociale europeo.

L’allarme che arriva dalla Germania

A rendere ancora più urgente questa riflessione è la crescita delle forze nazionaliste e antieuropeiste. Il caso tedesco è quello che suscita le maggiori preoccupazioni: Alternative für Deutschland ha consolidato soprattutto nella Germania orientale un consenso che investe ormai direttamente gli equilibri politici della Repubblica federale.

È stato Romano Prodi ad andare oltre, lanciando domenica scorsa sul Sole 24 Ore un allarme molto netto: «Se l’AfD vince le elezioni tedesche, l’Europa è finita». Un giudizio che l’ex presidente della Commissione motiva definendo l’AfD antieuropea, nazionalista e radicalmente contraria alle istituzioni sovranazionali.

Il filo che lega questioni apparentemente così diverse diventa allora visibile. Governare l’intelligenza artificiale, difendere la centralità della persona e preservare la democrazia richiedono istituzioni politiche forti. E per l’Europa significa anzitutto ritrovare le ragioni dello stare insieme.