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L’estremo degrado della classe politica

Dalle cronache giudiziarie alle candidature discutibili, emergono segnali sempre più evidenti della crisi del ceto politico italiano. Non basta accusare la legge elettorale: è in gioco il senso stesso della partecipazione democratica.

Due vicende emblematiche

Dunque, riassumiamo. C’è un senatore berlusconiano che riceve una signora negli uffici del Senato e viene accusato di averla violentata. Il suo commento al riguardo è il seguente: “Io un bel ragazzo, lei normale”. Sulla violenza si indagherà e un giudice sentenzierà. Sullo stile e sul riguardo umano si può dire che la sentenza c’è già.

E poi ancora. Nel movimento del generale Vannacci viene designato come coordinatore della Campania un tale avvocato Catello Di Capua, il quale, una decina d’anni fa, era stato condannato per favoreggiamento, avendo svelato il contenuto dell’interrogatorio del suo assistito al legale di alcuni esponenti del clan dei Casalesi.

 

La selezione politica al grado zero

Sono solo due esempi tratti in fretta e furia dalle cronache di queste ore. Se ne potrebbero citare molti altri. Tutti insieme danno l’idea dell’estremo degrado a cui è arrivata la classe politica — chiamiamola così — dei nostri giorni.

Non che prima fosse tutte rose e fiori, ma almeno la selezione che avveniva attraverso le preferenze e i collegi imponeva un certo grado di decenza. Ora, invece, ci stiamo avvicinando al grado zero.

 

La crisi del senso democratico

Non si può dire che la colpa sia solo nella legge elettorale. C’è una più ampia perdita di senso della politica a cui tutti partecipiamo, anche quelli che se ne lamentano ogni giorno.

La democrazia è un rito corale e, se non si riprende il filo dell’impegno, è assai difficile che se ne possano trarre meriti e soddisfazioni. Tuttavia, poiché una nuova legge elettorale a quanto pare è in gestazione, sarà il caso di porsi il problema di come giungere a selezionare un ceto politico degno del nome.

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 11 giugno 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]