Home GiornaleMons. Paglia: «Sui migranti basta risposte di pancia. L’Europa ritrovi la solidarietà»

Mons. Paglia: «Sui migranti basta risposte di pancia. L’Europa ritrovi la solidarietà»

Immigrazione, denatalità, lavoro, sicurezza e responsabilità dell’Europa. Il Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita invita la politica a governare il fenomeno migratorio superando tanto l’apertura indiscriminata quanto la chiusura dei confini.

Mons. Vincenzo Paglia affronta in questa intervista uno dei temi più controversi del dibattito pubblico, richiamando politica ed Europa alla responsabilità di governare l’immigrazione. E sollecita in particolare i cattolici impegnati nei diversi partiti a ritrovare, su questo terreno, una capacità comune di iniziativa.

 

L’immigrazione continua ad essere al centro del dibattito politico. Non solo in Italia ma anche a livello europeo. Come si può e si deve affrontare, concretamente, questo annoso problema?

A dire il vero il tema è mondiale: coinvolge l’intero Pianeta anche se in maniera differenziata tra regione e regione. Proprio per questo non deve essere affrontato con la “pancia” ma con la “testa”: riguarda il bene comune di tutti e, in particolare, di chi è più fragile (e i migranti sono tra questi a partire dai profughi). Vanno evitati con decisione i due atteggiamenti opposti: quello dell’apertura indiscriminata e quello della chiusura dei confini. Il fenomeno è vasto e complesso: va governato. Per questo sarebbe opportuno un apposito Ministero che comprenda anche la integrazione. Non si tratta solo di ordine pubblico di cui è responsabile il Ministero dell’Interno. E governarlo vuol dire gestirlo non solo pensando a difendere i confini. Ad esempio è scandaloso – e noi credenti ne risponderemo davanti a Dio – che nessuno si senta responsabile delle migliaia di morti nel Mediterraneo (che peraltro sono aumentati) vantando però che sono diminuiti gli sbarchi. E’ urgente più cultura e più politica. E anche di memoria storia. Guai a dimenticare che negli ultimi cento anni sono emigrati dall’Italia circa 23 milioni di cittadini e solo per motivi economici.

 

Gestire le politiche dell’immigrazione resta un capitolo decisivo, e forse anche prioritario, dell’attuale stagione politica italiana. Non sarà possibile trovare una convergenza politica tra i vari partiti e i vari schieramenti su un tema così complesso e delicato?

Non direi che il tema migratorio sia quello prioritario del Paese. E faccio due esempi. Credo che, rispetto alle immigrazioni, sia ben più importante la mancanza di 500 lavoratori come richiede la Confindustria. E ancora. Rispetto alle immigrazioni è ben più importante la questione della denatalità che sta portando il nostro Paese verso il declino. Mi interrogo sulla miopia della politica. Perché una saggia politica immigratoria aiuterebbero – certo non in maniera esaustiva – la soluzione sia dell’uno che dell’altro problema. Basta con l’incoscienza di scaricare sugli immigrati il problema della sicurezza! Se c’è – e certo che c’è – ma lo è in minima parte. Ben altri sono i problemi della sicurezza nel Paese. Concordo nella promozione del “piano Mattei”. Ma va sostenuto con maggiore coinvolgimento. La popolazione africana nei prossimi anni esploderà mentre quella europea diminuirà ancora: anche sul piano demografico vale la legge del riempire i vuoti.

 

Il ruolo e la presenza dei cattolici dovrebbe essere importante se non addirittura decisivo nella politica italiana nell’affrontare questo tema. Come vede, su questo argomento, l’iniziativa concreta dei cattolici impegnati in politica nei vari partiti?

I cattolici, a mio avviso, dovrebbero avere una “marcia in più” anche in questo settore. Lo sono stati ad esempio quando hanno accompagnato gli emigrati italiani all’estero. Sono sorte Congregazioni religiose per accompagnarli! E ci sono esempi propositivi anche oggi nel nostro Paese. Faccio un solo esempio: i “corridoi umanitari” promossi dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle chiese valdesi. In 10 anni hanno accompagnato in Italia – con il relativo permesso di soggiorno – più di 10mila stranieri, i quali sono anche ben integrati. Perché questo esempio non viene accolto anche dal Governo italiano e proposto anche a quelli europei? E se fosse pubblicizzato, quanti giovani africani si metterebbero in fila abbandonando i barconi? In ogni caso un sussulto dei politici cattolici è più che auspicabile.

 

È di tutta evidenza che la gestione dell’immigrazione va affrontata anche e soprattutto a livello europeo. Come giudica l’azione politica dell’Europa nel governare il fenomeno dell’immigrazione, sempre più massiccio ed invasivo in questi ultimi tempi?

Ma è ovvio che l’intero problema immigratorio deve – ripeto, deve – essere risolto a livello europeo. Anche in questo campo “nessuno si salva da solo!” Purtroppo la miopia delle risposte degli attuali Governi europei – la vicenda di Ceuta lo conferma, amaramente – sta di fatto sgretolando anche quel po’ di solidarietà europea che si era raggiunta. Un appello da parte dei cattolici impegnati nella politica, anche nei diversi partiti, dovrebbe avere per lo meno un comune sussulto se non un comune sentire. Basterebbe anche solo un minimo di attenzione ai magisteri dei Papi. Diceva Papa Francesco: “La nostra comune risposta (al problema migratorio) si potrebbe articolare a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. E, infine, non dimentichiamo che la salvezza – e non solo dei credenti, ma di tutti – è legata al comandamento: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).