Un centro affollato, tra divisioni e prospettive elettorali
Con Più Uno di Ruffini-Gabrielli e la sponsorizzazione dell’on. Tabacci, sono sei le formazioni che, a diverso titolo, si rifanno al centro della politica italiana: Azione di Calenda, Liberaldemocratici di Marattin, Più Europa di Magi, con tradizioni radicali e già con Emma Bonino, Italia Viva di Renzi, Ora di Bordin e Forchielli.
Trattasi di un’area affollata che, almeno da quanto emerge dai primi sondaggi, in caso di voto si aggirerebbe, se riunita, sul 10-12%.
Diverse sono anche le prospettive politiche dei singoli raggruppamenti, mentre molto dipenderà da ciò che accadrà alla legge elettorale, se e quando la Corte costituzionale si pronuncerà sui diversi ricorsi in via di presentazione in alcuni tribunali italiani.
La ricomposizione delle culture politiche
Da parte mia, continuo a ritenere che, fatto salvo il comune intendimento di porsi in alternativa al trio di governo della destra (Meloni-Salvini-Tajani), se al centro non nasce una seria ricomposizione, ampia e plurale, tra le diverse culture politiche espressione della migliore storia repubblicana italiana – popolare, liberale, riformista socialista –, la sinistra da sola non potrà mai porsi come alternativa vincente alla destra del trio.
Il campo largo, oltretutto, vive una situazione ambigua e paralizzante, bloccato nel surplace tra programma e primarie, mentre non si sblocca il dualismo tafazziano Conte-Schlein.
Una proposta è giunta nei giorni scorsi, intelligentemente, dall’on. Rosy Bindi, con l’indicazione di Pier Luigi Bersani come possibile federatore di quel campo.
Personalmente considero Bersani un politico serio e affidabile, che ha dato molte dimostrazioni di efficacia ed efficienza sia da governatore di una regione come l’Emilia-Romagna, sia nei ruoli ministeriali da lui ricoperti.
Bersani e il possibile punto d’incontro
Anche per molti di noi dell’area cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale, Bersani potrebbe rappresentare un punto di riferimento compatibile con i nostri valori, soprattutto nella comune volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione, contro i tentativi di stravolgimento che il governo Meloni ha perseguito e continua a perseguire.
Specialmente con la messa in campo della legge elettorale super-truffa, autentico grimaldello per garantire a una minoranza (il 42% dell’elettorato) il controllo del Parlamento (premio al 55% degli eletti), con la possibilità di incidere, insieme al Presidente della Repubblica, sull’elezione dei più importanti organi di garanzia, a partire dalla Corte costituzionale.
Non molto distante, nella sua logica di alterazione della rappresentanza, dalla legge Acerbo del 1923, che favorì la conquista della maggioranza parlamentare da parte di Mussolini, il Melonellum diverrebbe una sorta di nuova marcia su Roma senza «libro e moschetto», da parte di una minoranza che, grazie al Rosatellum, dal 2022 già esercita il potere in Italia.
Il campo degasperiano e l’alternativa alla destra
Per battere questa destra del trio servirà un’alleanza forte di centrosinistra, nella quale un ruolo importante potrà e dovrà essere svolto dall’area cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale.
Quell’area cui punterà il «campo degasperiano» che, con gli amici di Tempi Nuovi, ci si appresta a promuovere: autonoma, distinta e distante dalla destra e dalla sinistra, impegnata a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione dei padri, la Carta che ha garantito ottant’anni di libertà e garanzie democratiche nel nostro Paese.

