Home GiornaleOccupare il centro per governare: la sfida della prossima legislatura

Occupare il centro per governare: la sfida della prossima legislatura

Fabio Giuseppe Angelini, su “Avvenire”, rilegge la politica attraverso la metafora della “T” dello squash e richiama alla necessità di una maggioranza capace di governare gli equilibri costituzionali

Una metafora efficace per leggere la fase politica
L’articolo di Fabio Giuseppe Angelini, apparso ieri su Avvenire, offre una chiave di lettura tanto semplice quanto penetrante: la “T” dello squash, quel punto centrale del campo da cui si domina il gioco. Trasposta in politica, l’immagine consente di cogliere una dinamica spesso trascurata nel dibattito pubblico: la differenza tra chi occupa stabilmente il centro e governa il ritmo, e chi invece resta confinato negli angoli, costretto a inseguire.

È una metafora che illumina l’attualità italiana. Negli ultimi anni, osserva Angelini, il consenso si è spesso costruito giocando sugli estremi, accentuando contrapposizioni e polarizzazioni. Ma questo approccio, pur efficace nel breve periodo, rischia di indebolire la capacità complessiva del sistema politico di produrre equilibrio e direzione.

Il centro come funzione costituzionale
Il passaggio più rilevante dell’analisi è quello che ridefinisce il “centro” non come luogo geometrico o come spazio elettorale, ma come funzione. Non si tratta di moderazione nel senso riduttivo del termine, bensì di una postura costituzionale: la capacità di tenere insieme, regolare, comporre.

In questa prospettiva, occupare la “T” significa esercitare una funzione di governo che va oltre la rappresentanza. Significa intervenire sugli equilibri tra i poteri dello Stato, mantenere il rapporto tra politica, economia e società dentro un quadro di coerenza, preservare quella sintesi tra libertà e coesione che è propria della tradizione costituzionale italiana.

Angelini coglie qui un punto essenziale: senza questa funzione, la politica si riduce a somma di spinte divergenti, incapace di tradursi in stabilità.

Il segnale del referendum e la domanda di equilibrio
L’esito del recente referendum – letto al di là delle singole opzioni in campo – viene interpretato come un segnale di questa esigenza. Da un lato, ha mostrato i limiti di proposte che si collocano rigidamente su un solo versante; dall’altro, ha fatto emergere una domanda di direzione, non soltanto di contrapposizione.

In altri termini, il sistema sembra chiedere meno ingegneria costituzionale e più capacità politica: meno forzature strutturali e più responsabilità nel far funzionare ciò che già esiste. È un richiamo, implicito ma netto, alla centralità dei partiti come luoghi di mediazione e di costruzione di equilibrio.

La prossima legislatura e la sfida della “T”
È in questo quadro che si colloca la riflessione sulla fase che si apre. Scrive Angelini:
“La partita che si è già aperta in vista della prossima legislatura non si giocherà perciò solo sul terreno della conquista dei voti ma dovrà guardare alla costruzione di una maggioranza in grado di occupare stabilmente la “T” dell’arco costituzionale”.

La frase coglie il punto strategico: non basta vincere le elezioni, occorre costruire le condizioni per governare in modo stabile e coerente. Il centro, inteso come funzione, diventa così il luogo decisivo in cui si misura la qualità della proposta politica.

Oltre la moderazione, verso l’affidabilità
Un altro elemento di interesse è la distinzione tra moderazione apparente e affidabilità sostanziale. Chi saprà occupare la “T” non dovrà necessariamente apparire più moderato, ma dovrà essere riconosciuto come costituzionalmente solido, capace di governo, credibile nel lungo periodo.

È un rovesciamento significativo rispetto a molte semplificazioni correnti. Il centro non è il punto medio tra posizioni opposte, ma il punto da cui si rende possibile l’azione politica nel suo insieme.

Una lezione per il sistema politico
Nella sua linearità argomentativa, l’articolo restituisce una lezione utile per il dibattito italiano: senza una rinnovata capacità di presidiare il centro – nel senso alto e funzionale del termine – la politica rischia di restare prigioniera di una dinamica reattiva, incapace di guidare i processi.

La “T” dello squash diventa così più di una metafora: è un invito a ripensare la politica come esercizio di responsabilità e di equilibrio. Una prospettiva che, nella tradizione del cattolicesimo democratico, non è mai stata un ripiego, ma una forma esigente di governo della complessità.

Fabio Giuseppe Angelini è Executive Vice Chairman del Tocqueville-Acton Centro Studi e Ricerche, ente privato di ricerca senza scopo di lucro riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.