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Ordine pubblico, purtroppo mancano la Dc e il Pci

La violenza di piazza impone un patto di responsabilità tra maggioranza e opposizione. Negli anni del terrorismo, Dc e Pci seppero difendere insieme la democrazia. Oggi chi raccoglie quella lezione?

La violenza di piazza è sotto gli occhi di tutti. Chi la minimizza o chi, peggio ancora, finge che il tutto si possa giustificare o comprendere con un crescente “disagio sociale” avalla, di fatto, il ritorno di questo imbarbarimento nelle nostre comunità e nelle nostre città.

Un patto politico contro la violenza

Ora, a fronte di questa situazione concreta e oggettiva, se avessimo una politica adulta, matura ma soprattutto responsabile, si imporrebbe quasi per legge un “patto” tra la maggioranza e l’opposizione. Un patto politico che avrebbe come unico, se non esclusivo, obiettivo quello di cercare di arginare e, se possibile, battere insieme il ritorno e il consolidamento della violenza.

Una violenza che può avere effetti devastanti per la nostra società e per la stessa conservazione della nostra democrazia.

Ma per poter centrare questo obiettivo è indispensabile avere partiti e soggetti politici responsabili, animati dalla volontà di difendere la democrazia, di non soffiare sugli istinti violenti e, in ultimo, ma non per ordine di importanza, di non lavorare per l’antico ma sempre attuale slogan del “tanto peggio tanto meglio”.

La lezione degli anni Settanta

Del resto, è appena sufficiente rileggere la storia politica del nostro Paese per rendersi conto che nei momenti di maggiore difficoltà, di norma, emerge da un lato lo spessore della classe dirigente politica e, dall’altro, il senso delle istituzioni che posseggono gli stessi partiti.

Quando si dicono queste cose, il pensiero corre immediatamente agli anni Settanta e alla lotta dura e senza esclusione di colpi contro il terrorismo rosso e nero.

Ma un’iniziativa del genere richiede anche e soprattutto un forte senso delle istituzioni. Certo, se il confronto politico tra i partiti ha come principale, se non esclusivo, obiettivo quello di distruggere e annientare il nemico politico, è difficile, molto difficile, poi trovare seri punti di convergenza sul come affrontare le principali emergenze sul tappeto.

Dc e Pci, il senso dello Stato

Eppure, nel passato questo obiettivo è stato possibile centrarlo concretamente e credibilmente. E lo hanno centrato, nello specifico, le classi dirigenti dei principali partiti di governo e di opposizione.

Si pensa subito, in particolare, alle classi dirigenti della Dc e del Pci.

Insomma, e per farla breve, sarebbe indispensabile avere partiti popolari, di massa, democratici e con un alto senso dello Stato. Cioè partiti che, di fronte al rischio di mettere in discussione le fondamenta democratiche e costituzionali del nostro Stato, agiscono di comune accordo.

Il rischio della speculazione politica

Certo, e per tornare all’oggi, se il comportamento concreto resta quello di speculare sulle difficoltà – in questo caso si parla di una dura e spietata violenza di piazza – e di pensare di trarne vantaggi politici ed elettorali, il rischio è quello di mettere definitivamente in crisi i valori e i principi su cui regge la nostra democrazia e il nostro assetto istituzionale.

La responsabilità che manca

Ecco perché, infine, si tratta di sciogliere un nodo. Ovvero, o prevale la responsabilità politica dei principali attori politici oppure, di conseguenza, prepariamoci a una stagionPubblichiamo la parte finale della presentazione di Renato Balduzzi al Convegno nazionale dell’Associazione italiana dei costituzionalisti su «Attuazione e revisione della Costituzione» (Teramo, 23-24 ottobre 2026). Al centro, l’equilibrio tra i poteri e il ruolo dell’opinione pubblica.e ricca di avventure, di insidie e di sistematica e potenziale violenza distruttiva. Molto, anche se non tutto, dipende dalla politica.

Ieri c’erano la Dc e il Pci. Oggi chi abbiamo?