HomeAskanewsOrsini: 5 leve per rimettere impresa al centro, da energia a fisco

Orsini: 5 leve per rimettere impresa al centro, da energia a fisco

Roma, 26 mag. (askanews) – “La responsabilità nazionale che invochiamo e proponiamo a tutte le parti politiche e sociali italiane deve muovere cinque leve per rimettere l’impresa al centro”. E’ l’invito lanciato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in occasione dell’assemblea annuale. Le priorità da affrontare, per mettere le imprese nelle condizioni di crescere e “rafforzare il Paese” sono: “energia; crescita dimensionale delle pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231; risorse adeguate agli obiettivi”.

Per Orsini, “la prima leva è l’energia e lo ripeto con la forza che emerge da tutte le nostre assemblee sul territorio: per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa”. L’Italia, “per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato. Diamo atto al governo – afferma – di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo”.

La seconda leva da azionare “è una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese”, sottolinea Orsini. Perchè “la sfida è costruire politiche selettive, sostenibili sul piano fiscale e coerenti con il tessuto produttivo. Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi”.

La terza leva da azionare per tornare a crescere “sono i contratti di sviluppo: potenziarli significa credere nel principale strumento a sostegno dei grandi investimenti, che ha già riguardato oltre 1.500 imprese”. Occorre anche “estendere il più possibile la sperimentazione e la rapida applicazione dell’Intelligenza Artificiale in tutte le filiere della manifattura”.

La quarta leva “sono le semplificazioni e la riforma della 231. Autonomia energetica e crescita dipendono da un ecosistema di regole stabili, un fisco prevedibile e organico, un’amministrazione capace di mettere in pratica le scelte della politica e le domande di investimento delle imprese. In tempi certi. Senza queste condizioni qualsiasi investimento rischia di arenarsi in continui rinvii. Anche qui si gioca la partita della fiducia. L’instabilità normativa è un male antico. Servono certezze”. C’è poi una questione centrale “per il nostro sistema produttivo che non possiamo più rimandare. Negli anni è diventato il simbolo dell’incapacità di tradurre in fatti concreti le riforme condivise solo a parole: mi riferisco al sistema della responsabilità connesso alla legge 231. Quando fu concepita, venticinque anni fa, il principio era giusto: incentivare chi innova i propri assetti organizzativi, premiare la prevenzione degli incidenti sul lavoro e punire chi delinque alterando la concorrenza”. Nel tempo, però, “la 231 si è trasformata in uno strumento quasi esclusivamente punitivo, avvicinandosi a forme di responsabilità oggettiva. Già un anno e mezzo fa l’avevamo indicata tra le priorità a costo zero per la competitività, e abbiamo contribuito in modo costruttivo al cantiere avviato dal governo. Dopo un anno e mezzo, quella riforma non è più solo necessaria, è assolutamente urgente”.

La quinta leva da attivare, per Orsini, “è quella delle risorse adeguate agli obiettivi. Sappiamo che la finanza pubblica italiana ha margini molto stretti. Per questo pensiamo che la via da seguire sia quella di un’azione di responsabilità nazionale per mobilitare risorse private a fianco di quelle pubbliche. Cominciamo dal fisco che è una leva di competitività. Richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique. Non può essere un ostacolo agli investimenti. Anche su questo, vogliamo fare la nostra parte. L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati, ma esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”. Orsini lancia una proposta al Governo e alle parti sociali: “lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”.