Patto stabilità Ue, Gentiloni: lettera 11 paesi non aiuta

Non fortificare diverse posizioni, ma costruire posizioni comuni

Sulla proposta di riforma del Patto di stabilità sui bilanci dei paesi Ue, “penso che le posizioni dei singoli paesi siano ovviamente legittime, ma credo che alla Commissione spetti il compito di costruire soluzioni comuni”.
Lo ha detto il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, al suo arrivo alla riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo, in risposta alla lettera congiunta dei ministri delle Finanze di 11 paesi dell’Eurozona (Germania, Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca Croazia, Danimarca, Estonia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Slovenia), pubblicata oggi da diversi giornali, in cui si chiede il mantenimento di condizioni di bilancio rigorose nel nuovo Patto di stabilità.
Penso, ha aggiunto Gentiloni, “che questo sia il momento di costruire ponti tra le diverse posizioni, e non di fortificare le posizioni di ciascun paese, creando schieramenti; perché questo, onestamente – ha sottolineato – non aiuta la soluzione generale.
Quindi, legittime le posizioni, ma facciamo uno sforzo per andare verso una posizione comune”, ha concluso il commissario.

“Si avrebbe dovuto fare di più”: è l’errore più evidente e sorprendente della strana versione in italiano della lettera inviata oggi da 11 ministri delle Finanze dei paesi cosiddetti “frugali”, guidati dalla Germania, ai giornali del gruppo Lena (Leading European Newspaper Alliance), in cui si prende posizione a favore di una versione della riforma del Patto di stabilità più favorevole al rigore di bilancio e alle politiche d’austerità, rispetto alla proposta presentata in aprile dalla Commissione europea.

Quella pubblicata in Italia è, in realtà, una versione più corta, tradotta male e sintetizzata peggio, della versione originale completa, pubblicata in altri giornali europei, come il testo francese di FigaroVox/Tribune. La lettera è stata pubblicata, non a caso, alla vigilia della riunione del Consiglio Ecofin che discuterà della proposta di riforma del Patto, domani a Lussemburgo.

Nella versione italiana sono stati omessi dei passaggi fondamentali per capire le argomentazioni degli 11 paesi “frugali” (Germania, Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Slovenia) e per evidenziarne l’ispirazione ancorata nelle sciagurate politiche dell’austerità che condannarono molti paesi dell’Eurozona a una seconda crisi, a causa della mancanza d’investimenti e della speculazione dei mercati contro il debito sovrano, dopo la crisi finanziaria del 2008-2009.

Mentre il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, non perde occasione di ricordare che durante l’austerità gli investimenti pubblici nell’Eurozona vennero azzerati e le politiche Ue intervennero in modo pro-ciclico, invece che anticiclico, gli 11 ministri “frugali” ripetono il mantra ideologico dell’austerità secondo cui non esiste debito buono (quello degli investimenti produttivi) e debito cattivo, ma il debito è sempre un male.

Ecco la frase in questione, riportata dalla versione francese, e assente nella sintesi pubblicata in italiano: “Una cosa dovrebbe essere chiara per tutti: per i mercati dei capitali, un debito è un debito. I mercati dei capitali non si interessano ai motivi dell’indebitamento, per quanto validi possano essere. Per preservare la loro credibilità di fronte ai mercati dei capitali, gli Stati membri devono evitare i deficit e i livelli d’indebitamento eccessivi, o mettere in opera delle riduzioni realistiche, opportune e sufficienti dei deficit e dei tassi d’indebitamento”.

Un’altra frase omessa nella versione italiana, spiega bene il motivo dell’opposizione degli 11 ministri a una delle proposte chiave della Commissione, che consentirebbe di spostare dal breve al medio termine i tempi richiesti per gli aggiustamenti di bilancio, dando più margine agli Stati membri impegnati a realizzare investimenti pubblici in alcuni settori prioritari.

“Noi non siamo convinti – scrivono gli 11 ministri nella versione originale – che i calendari degli sforzi di consolidamento necessari che si estendono ben al di là del ciclo di una legislatura produrranno i migliori risultati possibili”.

Il testo italiano contiene anche una svista che rende incomprensibile un’altra argomentazione dei frugali: “Mentre gli Stati membri dell’area euro nel 2019 avevano un debito pubblico medio dell’86% del Pil, nel 2020 questo indice era salito quasi al 100%, per scendere poi nel 2020 a circa il 93%. Nel 2002, quando fu introdotto l’euro, la percentuale ammontava al 68%”.
Dalla versione francese, si capisce che la riduzione del debito/Pil al 93% si riferisce al 2022, e non al 2020.

Interessante anche la frase secondo cui “prima della pandemia, la politica di bilancio era a volte troppo espansiva in Europa. Si sarebbe dovuto fare di più per consolidare e costituire delle riserve di bilancio quando l’economia funzionava a un ritmo regolare e sano. Le regole del Patto (di stabilità, ndr) sono state concepite con questo intento, ovvero permettere ai paesi di accumulare delle riserve di bilancio nei periodi di congiuntura favorevole e utilizzarle nei periodi di congiuntura sfavorevole”.

La lettera degli 11 ministri è stata criticata oggi dal commissario Gentiloni, secondo cui “questo è il momento di costruire ponti tra le diverse posizioni, e non di fortificare le posizioni di ciascun paese, creando schieramenti; perché questo, onestamente – ha concluso – non aiuta la soluzione generale.
Quindi, legittime le posizioni, ma facciamo uno sforzo per andare verso una posizione comune”.

Interessante anche il fatto che l’Olanda (un altro paese considerato tradizionalmente “frugale”) non abbia firmato la lettera degli Undici. La ministra delle Finanze Sigrid Kaag ha ricordato, a margine della riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo, di aver firmato nella primavera scorsa una proposta congiunta con la collega spagnola Nadia Calviño, proprio per superare la tradizionale frattura tra paesi del Nord e del Sud Europa.

“Speriamo – ha osservato Kaag – di poter trovare dei modi per andare avanti, che alla fine portino a un Patto di stabilità e crescita riformato ed efficace, e che sia rispettato”. Invece – ha avvertito-, “un ritorno verso il vecchio Patto significherebbe il fallimento politico del nostro sforzo collettivo; perché il vecchio Patto di stabilità e crescita non funziona, non è efficace, e molti paesi non vi aderiscono”.

Assicurare il rispetto del Patto, “è un problema reale; e preferisco spendere tutto il nostro tempo e tutti i nostri sforzi, con i colleghi ministri delle finanze e ovviamente con la Commissione, per focalizzarci su ciò che funziona meglio per creare consenso”, ha concluso la ministra olandese.