Un documento dal forte valore istituzionale
È stato consegnato giovedì scorso direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo averlo firmato nella mattinata all’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma il “patto” tra Chiese e comunità religiose nel nostro paese. Ed è alquanto significativo, nonchè carico di contenuti, il titolo del Patto che nella sua definizione è preciso: “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. È stato firmato, appunto, dai rappresentanti delle comunità religiose in Italia. L’incipit del documento è chiaro e persin netto e merita di essere citato per esteso: “Siamo i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia, che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Abbiamo deciso di stendere questo Patto per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo. Il documento vuole essere rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione”. Parole chiare ed ineccepibili che indicano un percorso altrettanto concreto e determinato da parte delle varie comunità religiose che hanno sottoscritto il documento. Un ruolo importante e decisivo, è bene sottolinearlo, l’ha avuto la Cei e il dipartimento che ha accompagnato questo lavoro di confronto e di dialogo costruttivo e fecondo. Per tre anni, infatti, i rappresentanti dei principali cuti religiosi si sono incontrati alla Conferenza Episcopale Italiana per rafforzare il dialogo creando un tavolo interreligioso nazionale.
Tre anni di confronto e un progetto condiviso
Inoltre, è bene ricordare che dal 2024 anche i giovani rappresentanti delle diverse comunità religiose si sono riuniti per dare il loro contributo fattivo al decollo e alla concreta riuscita di questo importante progetto ecumenico. Un altro passaggio significativo del documento è quando si sottolinea che “condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”.
Impegni concreti contro pregiudizi ed estremismi
Insomma, non si tratta soltanto di dichiarazioni generiche, vagamente protocollari o burocratiche ma, al contrario, si parla di impegni concreti e finalizzati a costruire quel clima che resta indispensabile e necessario per dare gambe e sostanza al dialogo ecumenico ed interreligioso. Come quello, per fare un solo esempio, di mantenere sempre vivo il dialogo anche quando le posizioni tra le rispettive confessioni religiose divergono e le pressioni interne o esterne alimentano fratture o dissidi. Al contempo, educare le comunità al dialogo e alla conoscenza reciproca attraverso corsi di formazione e condivisione. E, ancora, contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo. Senza dimenticare la promozione della pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano.
Una nuova stagione per il dialogo ecumenico
Infine, si è convenuto sulla necessità di istituire una giornata nazionale del dialogo interreligioso, la promozione di occasioni di incontro e dialogo tra giovani delle diverse fedi e la valorizzazione del ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose. Una pagina importante, dunque, che può contribuire ad aprire una nuova fase del dialogo ecumenico nel nostro paese.
