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Perché Dossetti non è stato e non è cattocomunista

Lo spunto è offerto dall’ultimo libro di Luigi Giorgi. Grazie all’autore riportiamo il capitolo che “spiega” il titolo del saggio, scritto per Mondoperaio, integralmente leggibile tramite il link a fondo pagina.

Dossetti è stato uomo tollerante, pur essendo dichiaratamente antifascista e anticomunista. Era, tuttavia, aperto al dialogo con tutti coloro i quali ritenevano di potere dare un contributo alle riforme in grado di garantire più giustizia sociale. In quest’ottica ha certamente accettato il confronto con le sinistre per piegare le resistenze dell’Italia del privilegio e della demeritocrazia.

Criticava i suoi amici della Dc, perché chiudendosi a ogni confronto con le sinistre, di fatto abilitavano questa parte dello schieramento politico ad avere una posizione egemonica con riferimento alle politiche tendenti a rendere il Paese meno diseguale. Contemporaneamente occorre rilevare che non ha mai pensato di stabilire un asse politico con le sinistre, ma di creare di volta in volta possibili convergenze sulle riforme di cui il Paese aveva bisogno.

Non è stato mai, come qualcuno l’ha definito, una sorta di profeta del cattocomunismo, se per cattocomunista si indica un individuo che per tendenza al compromesso, al quieto vivere, mira a conciliare due dogmatismi, a farli incontrare e al solo fine di trarre da ciò delle utilità politiche. Riteneva che i partiti non dovessero mai diventare delle chiese e che la Chiesa non dovesse mai diventare un partito. Non era sicuramente attratto dall’idea, coltivata dai cattocomunisti, che dei partiti-chiesa dovessero trovare delle convergenze tra loro, per realizzare utili compromessi sulle grandi questioni che riguardano l’interesse nazionale. Voleva che partiti conservassero una precisa identità, che non assumessero identità variabili, insomma che non perticassero l’indifferentismo identitario.

Il partito che sognava era un partito in grado di promuovere uno stato cristiano-sociale, che avesse come base teorica il pensiero di Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier. E voleva uno Stato che riconoscesse la centralità della persona umana, salvaguardandone la dignità in tutte le forme possibili. Non pare esserci alcuna contiguità tra questa aspirazione di Dossetti e il catto-comunismo conosciuto negli anni della prima Repubblica. Non pensava, come poi spiegheranno i catto-comunisti nella fase di crisi della prima Repubblica, che un cattolico progressista dovesse optare per una scelta politica e programmatica di tipo comunista, accettando la gran parte del pensiero marxista. Ecco perché Dossetti non ha nulla a che vedere con il catto-comunismo di chi ha cercato abusivamente di impossessarsi della sua eredità.

 

 

Per leggere il testo integrale

 

 

Salvo Andò, socialista, più volte deputato, ha ricoperto l’incarico di Ministro della Difesa nel primo governo Amato (1992-1993).

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