Quando riciclare non conviene più
Il problema esiste ed è serio. La filiera europea del riciclo della plastica è sottoposta alla pressione delle importazioni a basso costo, soprattutto asiatiche e cinesi, sicché la plastica vergine (di bassa qualità) costa meno di quella riciclata in Europa. Il risultato è paradossale: proprio mentre si chiede di aumentare il riciclo, il mercato rende più conveniente utilizzare materia prima nuova.
È la “plasticaccia” che sta mettendo fuori mercato una parte della filiera europea. I riciclatori trovano meno sbocchi, il materiale selezionato si accumula, il consorzio Corepla riduce o rallenta i ritiri e la congestione risale la catena fino agli impianti e alla raccolta urbana.
L’allarme era già scattato a giugno
Non si tratta, dunque, di un’emergenza locale e delle ultime ore. Proprio per questo Roma e il Lazio hanno poche attenuanti. Il 16 giugno l’Emilia-Romagna aveva già denunciato ufficialmente una “grave crisi strutturale”, con centri di stoccaggio prossimi alla saturazione. A luglio Anci e Utilitalia chiedevano l’intervento del Governo. Il problema era ormai nazionale e perfettamente conosciuto.
La Pisana e il Campidoglio avevano quindi avuto il preavviso. Eppure, quando in agosto Rocca Cencia e Ponte Malnome hanno cominciato a ingolfarsi, la risposta è stata quella consueta: rallentare i conferimenti, cercare nuovi spazi, aumentare temporaneamente gli stoccaggi. Gestire il problema come che sia, quando già era diventato vera e propria emergenza.
Gualtieri e Rocca non hanno alibi
Dunque, il giudizio su Roberto Gualtieri e Francesco Rocca non può che essere severo. Il sindaco conosce da tempo la fragilità del sistema romano e la sua dipendenza dagli impianti esterni. Il presidente della Regione dispone di un Piano che riconosce esplicitamente l’insufficienza impiantistica del Lazio. Nessuno dei due può sostenere di essere stato colto di sorpresa.
Ancora in questi giorni di settembre, mentre la crisi è conclamata da mesi, nel Lazio si lavora alle autorizzazioni per nuovi stoccaggi provvisori. Troppo tardi. La Cina spiega l’origine dello shock, ma ciò non giustifica l’impreparazione con cui Roma e il Lazio finora lo hanno affrontato.
A Bruxelles la cura, a Roma la responsabilità
Le responsabilità vanno però tenute distinte. L’Europa deve intervenire sul mercato, impedendo che il riciclo europeo venga strangolato da importazioni prodotte a costi e condizioni incomparabili con quelli imposti alle aziende dell’UE. Servono controlli, clausole di salvaguardia e condizioni che rendano nuovamente conveniente utilizzare materia riciclata.
Ma nell’attesa le autorità locali devono fare il loro mestiere: predisporre capacità temporanee di stoccaggio, ricercare gli sbocchi possibili, coordinare gli impianti e impedire che la crisi industriale si trasformi in cassonetti pieni per le strade.
La formula, in fondo, è semplice: la Cina ha acceso la crisi, l’Europa deve spegnerla. Ma Roma e il Lazio avevano il dovere di non farsi trovare impreparati e soprattutto, adesso, di recuperare in fretta i ritardi accumulati. La rabbia dei cittadini, con i cassonetti pieni e la raccolta trattenuta in casa, può esplodere da un momento all’altro.

