Home GiornalePutin tende la mano all’Europa. Perché proprio adesso?

Putin tende la mano all’Europa. Perché proprio adesso?

Mosca si dice pronta a ristabilire i rapporti con i Paesi europei. Le parole di Putin cercano interlocutori, ma non chiariscono il nodo decisivo: l’Ucraina.

Il presidente russo Vladimir Putin assicura che Mosca non ha «intenzioni aggressive» verso i Paesi europei e si dice pronta a «cooperare e a ristabilire le relazioni». Lo ha dichiarato ieri, durante una riunione della commissione per l’industria della difesa. Il luogo scelto rende ancora più evidente il contrasto tra il tono conciliante e la guerra che la Russia continua a condurre in Ucraina.

Perché parlare così proprio ora? Una prima lettura riguarda il pubblico europeo. Putin vuole presentarsi come l’uomo disposto al dialogo, lasciando ai governi dell’Unione il ruolo di chi lo rifiuta. È una mossa che può alimentare le divisioni sulle sanzioni, sulle spese militari e sul sostegno a Kyiv. Il messaggio sottinteso è semplice: se l’Europa desidera tornare alla normalità, può farlo. Ma a quali condizioni? Su questo il presidente russo non dice nulla.

C’è poi il rapporto con Washington. Già nei colloqui con Donald Trump, il Cremlino aveva fatto sapere che Putin negava piani aggressivi contro l’Europa. Ripetere oggi quella rassicurazione può servire a rendere più credibile l’immagine di una Russia con cui trattare, mentre si discutono nuove misure contro Mosca. È una mossa politica, evidentemente, non la prova di una svolta diplomatica: per riconoscerne una servirebbero proposte verificabili sulla guerra e sulla sicurezza europea.

Le prime reazioni mostrano quanto sia profonda la distanza. Sempre ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha richiamato l’attenzione sulle minacce ibride russe e chiesto misure per proteggere le infrastrutture francesi. Per molti governi europei, inoltre, la questione non è soltanto se Mosca intenda invadere un Paese della Nato. Conta anche ciò che accade sotto la soglia della guerra aperta: sabotaggi, attacchi informatici, intimidazioni e pressione sull’Ucraina.

Non bisogna escludere che la Russia abbia interesse, anche economico, a ricostruire in futuro qualche rapporto con l’Europa. Ma oggi Putin offre una disponibilità generica senza indicare il prezzo politico che sarebbe disposto a pagare. Il banco di prova resta l’Ucraina: finché alle parole non seguiranno passi concreti verso una pace rispettosa della sua sovranità, la mano tesa somiglierà soprattutto a un tentativo di cambiare il racconto della guerra.