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Don Luigi Di Liegro, si apre la causa di beatificazione

Leone XIV ha annunciato ieri l’avvio dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del fondatore della Caritas romana, prete degli ultimi e protagonista della vita civile della Capitale,

«Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997». Con queste parole Papa Leone XIV ha annunciato ieri, venerdì 18 settembre, durante l’Assemblea della Diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano, l’avvio dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del fondatore della Caritas di Roma.

Un prete dentro Roma

È una notizia che riporta in primo piano una delle figure più significative della Chiesa romana del secondo Novecento. Perché don Luigi Di Liegro non fu soltanto il fondatore e primo direttore della Caritas diocesana di Roma. Fu soprattutto un sacerdote che volle spingere la Chiesa e la città a guardare ciò che spesso preferivano non vedere.

Nato a Gaeta nel 1928 e ordinato sacerdote nel 1953, Di Liegro maturò la sua vocazione pastorale nelle periferie romane. La sua idea di carità aveva poco a che fare con una semplice assistenza ai bisognosi: significava conoscere le cause dell’emarginazione, restituire dignità alle persone e chiamare le istituzioni alle proprie responsabilità.

Nel 1969 promosse un’indagine sulla religiosità dei romani, convinto che «non c’è incarnazione del messaggio senza ascolto della realtà». Un metodo che avrebbe accompagnato tutta la sua vita: prima conoscere, poi discernere, infine agire.

Il “convegno sui mali di Roma”

Fu tra i protagonisti del grande (e controverso) convegno ecclesiale del 1974 sulle attese di giustizia e di carità, passato alla storia come il “convegno sui mali di Roma”. La Chiesa della Capitale metteva sotto esame le proprie responsabilità e quelle della politica davanti alle diseguaglianze e alle contraddizioni della città.

Nel 1979 nacque la Caritas diocesana di Roma, che Di Liegro avrebbe diretto fino alla morte. Sotto la sua guida sorsero centri di ascolto, mense, ambulatori, strutture per i senza dimora e servizi per gli immigrati.

Don Luigi si occupò di realtà che allora molti preferivano lasciare ai margini: senza tetto, stranieri, carcerati, malati di Aids, persone escluse dai normali circuiti dell’assistenza. Memorabile fu il suo impegno per gli immigrati ammassati nell’ex Pastificio Pantanella all’inizio degli anni Novanta.

La carità come responsabilità

Non era un uomo accomodante. Dialogava con le istituzioni e, quando lo riteneva necessario, le incalzava. Per lui il povero non poteva essere ridotto a destinatario della beneficenza: era anzitutto una persona titolare di diritti. A Giuseppe Sangiorgi confessò, in una intervista (sul “Popolo” del 18 maggio 1996) che fece scalpore, di essere pronto, qualora le circostanze lo avessero richiesto o consentito, a fare come Sturzo: guidare, lui, il partito che in quella fase, caduta la Dc, aveva ripreso l’antica denominazione di Parito Popolare Italiano.

Leone XIV ha voluto richiamare proprio il metodo di Di Liegro: prima ancora di costruire opere e servizi, seppe “vedere”. E ha ricordato una domanda che il sacerdote rivolse agli operatori della Caritas poche settimane prima di morire: «Il discernimento è questa domanda: Signore, dove sei?».

Ora, a quasi trent’anni dalla morte, la Chiesa di Roma avvia formalmente l’esame della sua vita, delle sue virtù e della sua fama di santità. Si apre così il cammino della causa di beatificazione di don Luigi Di Liegro, il prete che fece della carità non un riparo dalle contraddizioni della città, ma un modo per entrarvi dentro e provare a cambiarle.