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Quel treno per Taranto

La vicenda del Frecciarossa Roma-Taranto diventa il simbolo di una Questione Meridionale ancora aperta e della necessità di misurare le politiche pubbliche sul Bene Comune e sulla qualità della vita.

Lo specchio inaccettabile della Questione Meridionale

C’è un treno che va oltre i binari. È il Frecciarossa Roma-Taranto, prima soppresso e poi ripristinato soltanto grazie all’intervento economico della Regione Puglia. Una vicenda che potrebbe apparire marginale nella cronaca dei trasporti italiani, ma che in realtà racconta molto di più: racconta il persistente divario tra Nord e Sud, la fragilità dei diritti di cittadinanza nel Mezzogiorno e l’incapacità del Paese di considerare lo sviluppo territoriale come una questione di Bene Comune.

Taranto è diventata negli anni il simbolo di una contraddizione nazionale. Per decenni la città ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute, ambiente e qualità della vita in nome di interessi economici considerati strategici per l’intero Paese. Eppure, quando si tratta di garantire servizi essenziali, infrastrutture moderne e collegamenti efficienti, quella stessa città sembra improvvisamente diventare periferia, margine, problema locale.

La soppressione del collegamento ferroviario veloce è stata vissuta da molti cittadini come l’ennesimo segnale di una marginalizzazione che dura da troppo tempo. Non è soltanto una questione di mobilità. Un treno collega persone, opportunità, lavoro, studio, investimenti, relazioni. Quando un territorio perde connessioni, perde anche possibilità di sviluppo.

 

Le risorse e la misura dellequità

I numeri richiamati dalla Rete Civica Meridionale sono particolarmente significativi: tra il 2016 e il 2023, a fronte dell’obbligo di destinare al Mezzogiorno il 34% degli investimenti in conto capitale, successivamente elevato al 40%, ne sarebbe stato assegnato poco più del 21%, con una differenza stimata in circa 77 miliardi di euro. Se questi dati trovassero piena conferma nelle sedi istituzionali, non saremmo di fronte soltanto a un problema economico, ma a una questione di equità nazionale.

Ma oggi non basta più rivendicare maggiori risorse. Occorre anche interrogarsi su come vengono utilizzate e quali effetti producono concretamente sulla vita delle persone. Una infrastruttura, un servizio ferroviario, una struttura sanitaria o un investimento pubblico non possono essere valutati esclusivamente sulla base dei costi sostenuti o delle opere realizzate. La domanda centrale dovrebbe essere: quanto contribuiscono a migliorare la qualità della vita delle comunità, a ridurre le disuguaglianze territoriali, a favorire l’accesso ai diritti fondamentali?

 

Il Bene Comune come criterio di valutazione

In questa prospettiva, il Bene Comune non può limitarsi a essere un principio ispiratore delle politiche pubbliche, ma deve diventare un criterio concreto di valutazione. Per questo diventa sempre più necessario affiancare agli indicatori economici tradizionali strumenti capaci di misurare l’impatto umano e sociale delle decisioni pubbliche. Non basta sapere quanti chilometri di ferrovia sono stati costruiti; occorre comprendere se quei collegamenti hanno ridotto l’isolamento dei territori, aumentato le opportunità per i giovani, migliorato l’accesso alla salute, all’istruzione e al lavoro.

Un territorio che perde collegamenti non perde soltanto infrastrutture: perde relazioni, opportunità e capacità di generare Bene Comune.

La Questione Meridionale, quindi, non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse, ma anche la capacità di valutare se le scelte pubbliche contribuiscano effettivamente a costruire sviluppo umano, coesione sociale e Bene Comune.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: meno infrastrutture, minore accesso ai servizi, maggiore difficoltà nel garantire il diritto alla salute, opportunità lavorative ridotte e una continua emigrazione giovanile che impoverisce il capitale umano del Sud.

 

LHumanization Impact Framework

È proprio questa la sfida di nuovi approcci valutativi come l’Humanization Impact Framework (HIF), che propone di osservare e misurare quanto servizi, infrastrutture e politiche pubbliche siano realmente orientati alla persona, alla partecipazione, all’inclusione e alla generazione di valore sociale. Un collegamento ferroviario come il Frecciarossa Roma-Taranto non rappresenta soltanto una questione di trasporto: è un indicatore della capacità di un territorio di essere connesso alle opportunità del Paese e di garantire pari dignità ai propri cittadini.

Ma la Questione Meridionale non può essere affrontata soltanto attraverso la lente delle risorse finanziarie. Serve un cambio di paradigma culturale. Occorre tornare a considerare i territori non come aree da compensare occasionalmente, ma come comunità da valorizzare. L’umanizzazione delle politiche pubbliche significa proprio questo: mettere al centro la persona, i suoi diritti, la sua dignità e la possibilità concreta di vivere nel luogo in cui è nata senza essere costretta a partire per mancanza di opportunità.

In questa prospettiva, il Bene Comune non coincide con la somma degli interessi individuali né con la semplice crescita economica. Il Bene Comune si realizza quando ogni cittadino può accedere in condizioni di equità ai servizi essenziali, alla mobilità, alla salute, all’istruzione e al lavoro, indipendentemente dalla regione in cui vive.

Una Rivoluzione Gentile per il futuro del Paese

Il caso del treno per Taranto diventa allora uno specchio.

Riflette una domanda che l’Italia non può più rinviare: è accettabile che nel 2026 esistano ancora cittadini di serie A e cittadini di serie B in base alla collocazione geografica?

La risposta non può essere la protesta sterile né la contrapposizione territoriale.

Può essere, invece, quella che la Rete Civica Meridionale definisce una “Rivoluzione Gentile”: una mobilitazione civica fondata sulla partecipazione, sulla responsabilità e sulla richiesta di politiche realmente orientate alla coesione nazionale.

Perché quel treno non riguarda soltanto Taranto. Riguarda l’idea stessa di Italia che vogliamo costruire: un Paese che divide o un Paese che connette. Un Paese che lascia indietro i territori più fragili o un Paese che riconosce nella loro crescita una condizione indispensabile per il futuro di tutti.

 

FareRete InnovAzione BeneComune APS promuove la cultura del Bene Comune attraverso attività di formazione, progettazione sociale e partecipazione civica, favorendo reti di collaborazione tra cittadini, istituzioni, imprese e Terzo Settore per contribuire allumanizzazione della società e allo sviluppo dei territori.