Home GiornaleDavid, la Rivoluzione dipinta: quando l’arte racconta la nascita della Francia moderna

David, la Rivoluzione dipinta: quando l’arte racconta la nascita della Francia moderna

Nel giorno della presa della Bastiglia, il racconto della Rivoluzione Francese attraverso i capolavori di Jacques-Louis David, tra ideali politici, simboli universali e memoria storica.

La Bastiglia e gli ideali della Rivoluzione

14 luglio 1789: presa della Bastiglia. La rivolta di un popolo indigente ed affamato che prende d’assalto la fortezza-prigione, massimo simbolo del dispotismo dell’Ancien Règime. Così inizia clamorosamente la Rivoluzione Francese, un sommovimento sociale storico destinato a dare poi il via all’era napoleonica, esattamente il 9 novembre 1799, giorno del colpo di Stato del 18 Brumaio.

“Libertè, Egalité, Fratenité”, valori fondamentali che hanno sempre conservato, fino ai giorni nostri, un significato etico-sociale universale, simboli indissolubili di un concetto democratico di vita individuale e collettiva, che s’intrecciano per la costruzione di una vita migliore e per consentire agli individui di esprimersi ed agire senza subire soprusi, ossia rivendicando il diritto ad una giustizia eguale per tutti nonché ad una esistenza fondata sulla unità, solidarietà e fratellanza tra i cittadini.

A quei tempi, le arti visive, in particolar modo la pittura, narravano gli eventi, raccontando, a volte anche crudelmente, drammatici fatti di cronaca, fonte preziosa per cercare spunti di riflessione storica.

Su questo tema non si può dimenticare il contributo dato da Jacques-Louis David.

 

Il Giuramento della Pallacorda: manifesto della nuova Francia

L’autore eseguì l’opera-manifesto Il Giuramento della Pallacorda (1791), un dipinto mai concluso che celebra il momento fondante dell’Assemblea Nazionale del 1789, nel quale sono immortalati gli atteggiamenti eroici di neo-deputati determinati a scrivere una nuova Costituzione. Era il 20 giugno e nella sala della Pallacorda a Versailles i rappresentanti del Terzo Stato, autoproclamandosi membri dell’Assemblea Nazionale, giurarono solennemente che avrebbero formulato quel basilare atto costitutivo. Il quadro fu commissionato dal “Club dei Giacobini”. L’autore lo aveva concepito come un enorme manifesto corale – pieno di particolari allegorici e politici – di notevole dimensione: dieci metri per sette.

Al centro spicca la figura del primo Presidente dell’Assemblea Jean-Sylvain Bailly nell’atto del giuramento. La struttura ha una prospettiva di stampo neoclassico. La luce che illumina il Bailly è di rimando cinquecentesco, senza mai superare la classicità a favore di movimentate circolarità. Una luce solare entra dalla finestra situata sulla sinistra. Sono raggi quasi “profetici”, spirituali, una sorta di “annunciazione di una nuova nascita”. Alla luce si aggiunge una folata di vento (il vento della rivoluzione), aria nuova che si diffonde nell’ambiente, circonda i soggetti rappresentati, s’insinua tra decine di braccia che creano modularità spaziali, creando alternanze tra mani rivolte in varie direzioni, costruendo un collegamento iconografico, incroci vettoriali e creazione di un tutt’uno… la nuova Francia.

In primo piano l’autore ritrae il curato Grégoire e il certosino Dom Gerle in procinto di abbracciarsi, testimoni di una forte unione che supera barriere ideologiche e la divisione tra Clero e Terzo Stato.

Il dipinto non fu mai portato a termine per vari motivi contingenti e soprattutto per l’avvento del Terrore. Molti dei protagonisti ritratti da David vennero ghigliottinati. L’opera del grande artista fu poi considerata scomoda. Anche per questo, probabilmente, rimase allo stadio di bozzetto.

Altro celebre quadro-emblema eseguito da David è La morte di Marat (1793), ricordo dell’assassinio (13 luglio 1793) del rivoluzionario ad opera di Charlotte Corday.

 

La morte di Marat: il martirio della Rivoluzione

In quest’opera l’artista – spinto da profondi impulsi emozionali, dettati da una trascinante ideologia, a tratti in contrasto con la ferrea posizione accademica neoclassica – sembra sentimentalmente superare la barriera dell’estetica perfetta, rivolgendo fugaci sguardi lungo la strada romantica dell’emozione, tra tensioni interiori che relazionano il cuore con la mente. Egli affronta il tema del rapporto vita-morte e del superamento di quest’ultima.

Un ritratto dal forte realismo emotivo di un uomo che si trasforma in martire della Rivoluzione, ucciso mentre utilizzava la vasca come una scrivania, costretto da una grave malattia di dermatite a lunghi bagni terapeutici. David fu incaricato dalla Convenzione Nazionale di dipingere un memoriale del suo amico. In tal modo, l’artista lo rende eterno. Un’immagine che prelude alla fotografia-verità, reportage di fatti accaduti.

La penna che Marat non vuole lasciare (ultima speranza di vita) e trattiene tra le dita, il calamaio (in cui attingere per avere più forza), il foglio (nel quale manifestare il proprio altruismo) sono tutti mezzi, “armi pacifiche” che l’intellettuale usa per diffondere pensieri e supportare la lotta per una società migliore. Il braccio sfiora il pavimento, posizionandosi tra la scritta del suo nome ed il coltello insanguinato lasciato a terra da colei che l’ha ucciso così brutalmente. Una figura che rimanda alla mente iconografie della tradizione cristiana, come alcune deposizioni di Cristo realizzate da autori precedenti e manifesta parallelismi con il sacrificio di Gesù (si veda la ferita aperta sul costato).

Il soggetto occupa la parte inferiore del quadro, mentre quella superiore è un nero indefinito, leggermente illuminato lateralmente da una luce dorata, che si proietta sul corpo senza forzatura, quasi un pulviscolo diffuso. Si percepiscono gli studi tanto amati da David sul chiaroscuro del Caravaggio, ossia la luce che il grande artista proiettava sui soggetti (si veda la Deposizione). E poi si colgono singolarità di forme scultoree michelangiolesche (tra tutte, la Pietà).

David isola il dramma trasformandolo in una scena sacra, universale, ma allo stesso tempo sin troppo vera, terrena, che non riesce a staccarsi dall’oggettività del vissuto, nonostante la scritta simile ad una iscrizione sulla lapide “A Marat, David”. Un breve messaggio come inno alla libertà, uguaglianza e fraternità.