Sono un ragazzo di strada: i Corvi tra rock e questione sociale

Canzone tra le più iconiche della band beat rock degli anni ‘60. È un grido di protesta contro l'ingiustizia sociale, nonché un messaggio di speranza per un futuro migliore. Bella e…attuale.

“Io sono quel sono, Non faccio la vita che fai, Io vivo ai margini della città, Non vivo come te” . Con questo testo dirompente la band beat rock de I Corvi nel 1966 entra nel dibattito  del nuovo umanesimo, delle aree urbane, dei  fili “interconnessi” che abitano le nostre comunità. “Un ragazzo di strada” arriva in anni stravolti da diversi accadimenti nel Mondo ed in Italia.  L’attualità di un testo di questa portata rievoca riflessioni, pensieri, sofferenze, ma soprattutto la questione delle “diseguaglianze sociali”. 

Oggi come allora. “Io sono quel che sono” è l’evidenza errata della propria percezione, dell’identità urbana alla quale si appartiene, è mettere a nudo i labirinti dell’anima. “Io vivo ai margini della città”, è comunicare dove abita la rabbia, la voglia di riscatto, la ricerca continua della nornalità come diritto umano,  non solo acquisito ma anche conquistato. L’impatto post rock che ne deriva è il messaggio della “canzone impegnata” . I Corvi, nella voce delicata ma graffiante di Angelo Ravasini,  esplorano in comunione i sentieri della speranza,  in particolare nelle parole “non faccio la vita che fai” e “non vivo come te”. Il desiderio di esserci, di provare a cambiare le cose ma al contempo scagliarsi contro la società, che non include e non ti accoglie. È riconoscersi nel diritto alla città di Lefebvre che sogni quotidianamente e che sembra ancora oggi inarrivabile. “Io sono un poco di buono, Lasciami in pace perchè, Sono un ragazzo di strada, E tu ti prendi gioco di me”. I suoni e gli arrangiamenti si incontrano, si intrecciano, si allineano e al canto “Io sono un ragazzo di strada” la voce della band “si rende aspra, dura, ostile, di lotta e di protesta”. 

Qui tra parole, chitarra, batteria, melodia e voci ci si incammina sulle vie dell’ecologia integrale di Papa Francesco, dove la cura della casa comune è prendersi cura della persona “ai margini della città”. I Corvi hanno il dono di averci offerto in epoca beat una delle primissime “canzoni rock di impegno sociale” nel quale hanno sottolineato già nel 1966 che una nuova crisi stava avanzando,  quella “centrata sulla persona”. “Hai tutto quello che vuoi, Conosco quello che vale, Una ragazza come te”.  E’ il racconto di un mondo urbano “altro da noi”.  Un testo questo dei Corvi che aiuta a riflettere sull’uguaglianza negata e la speranza del “diritto delle persone” come comunità inclusive. Il tema trattato da I Corvi ci proietta nella sfera sociale dell’originalità, ma che come dicono i critici musicali non venne significativamente sviluppato e particolarmente approfondito. 

Le cover rock successive di Vasco Rossi, dei RATS, dei Calibro 35 feat. Manuel Agnelli, dei The Bastard Sons of Dioniso o dei Santi Francesi riscoprono la preghiera e l’appello “urlato” di quel testo che ieri come oggi è un grido di speranza e di futuro per una società costruita con al centro la persona ed organizzata per il superamento delle diseguaglianze. “Io sono un poco di buono, Lasciami in pace perché,  Sono un ragazzo di Strada”.