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Macron tenta la “convergenza globale”: dialogo tra G7, Cina e Sud del mondo

Alla vigilia del vertice di Evian, il presidente francese promuove una videoconferenza tra le grandi economie industriali e i Paesi emergenti. Sul tavolo: squilibri globali, commercio, industria europea e nuove regole della cooperazione internazionale.

A pochi giorni dal vertice del G7 di Evian, Emmanuel Macron prova a rilanciare un’idea di governance economica internazionale fondata sul dialogo tra potenze industriali e grandi Paesi emergenti. Giovedì il presidente francese organizzerà una videoconferenza denominata “vertice di convergenza globale per la crescita”, alla quale prenderanno parte i membri del G7, la Cina, il Fondo monetario internazionale e alcuni attori strategici del Sud globale come India, Brasile, Corea del Sud, Kenya ed Egitto.

L’iniziativa, annunciata dall’Eliseo, viene presentata come il tentativo di creare “le condizioni per una crescita equilibrata, sostenibile e condivisa”. Ma dietro la formula diplomatica emerge soprattutto la consapevolezza che il sistema economico mondiale attraversa una fase di forte tensione: guerre commerciali, squilibri macroeconomici, competizione tecnologica e crescente frammentazione geopolitica stanno logorando il quadro multilaterale costruito dopo la Guerra fredda.

 

Un segnale politico prima del G7

La scelta di convocare una riunione allargata prima ancora dell’apertura ufficiale del G7 non è casuale. Macron intende mostrare che l’Europa può ancora svolgere una funzione di mediazione tra Stati Uniti e Cina, evitando che il confronto tra Washington e Pechino degeneri in una nuova guerra fredda economica.

Secondo l’Eliseo, il vertice segnerebbe “una nuova disponibilità di Cina, Stati Uniti ed Europa a impegnarsi in un percorso di coordinamento economico”. Una formula prudente, ma significativa, in una fase in cui i rapporti internazionali restano segnati da diffidenze reciproche, dazi e competizione industriale.

La Francia punta inoltre a rafforzare il profilo politico del G7, allargandone la capacità di interlocuzione verso quelle economie emergenti che oggi incidono sempre più sugli equilibri globali.

Industria europea e commercio globale

Nel ragionamento francese pesa anche la questione industriale. Parigi insiste da tempo sulla necessità di “reindustrializzare” l’Europa e di correggere gli squilibri commerciali con Cina e Stati Uniti. Il tema riguarda soprattutto la capacità europea di restare competitiva nei settori strategici: energia, tecnologie avanzate, semiconduttori, intelligenza artificiale e difesa.

Negli ultimi anni la Francia ha criticato sia il dumping industriale cinese sia le massicce politiche di incentivazione americana, considerate penalizzanti per l’industria europea. Da qui l’idea di una “cooperazione regolata” che riduca le tensioni commerciali senza rinunciare alla tutela degli interessi strategici continentali.

Macron cerca dunque un difficile equilibrio: mantenere saldo il legame atlantico senza trasformare l’Europa in una semplice appendice economica degli Stati Uniti.

Il ritorno della questione multilaterale

La novità politica dell’iniziativa consiste forse proprio nel tentativo di riportare al centro il metodo multilaterale. Negli ultimi anni molti organismi internazionali hanno mostrato limiti evidenti, mentre le relazioni tra Stati sono diventate sempre più competitive e conflittuali.

Il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale e di Paesi come India e Brasile segnala la volontà di costruire tavoli più inclusivi rispetto ai tradizionali formati occidentali. Non si tratta ancora di un nuovo ordine economico mondiale, ma certamente di un tentativo di evitare la frammentazione definitiva dell’economia globale.

In controluce emerge anche la consapevolezza europea di una crescente vulnerabilità. Senza cooperazione internazionale, infatti, l’Europa rischia di trovarsi schiacciata tra le grandi potenze continentali e le nuove aree di

influenza economica.

LEuropa cerca una voce autonoma

Resta da capire quanto questa strategia francese sia condivisa dagli altri partner europei e soprattutto dagli Stati Uniti. Washington continua infatti a guardare con sospetto ogni apertura verso Pechino, mentre diversi governi europei oscillano tra prudenza commerciale e fedeltà geopolitica atlantica.

Tuttavia il messaggio di Macron appare chiaro: l’Europa non può limitarsi a subire le dinamiche globali, ma deve tentare di orientarle. In questo senso il “vertice di convergenza” rappresenta anche un test politico sulla capacità europea di parlare con una voce autonoma nel nuovo scenario internazionale.

Il risultato concreto della videoconferenza sarà probabilmente limitato. Ma il segnale politico potrebbe essere rilevante: dopo anni di tensioni e divisioni, le grandi economie mondiali tornano almeno a sedersi allo stesso tavolo.