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Super Habits, la forza delle virtù nella società contemporanea

Il libro di Andrew V. Abela rilancia il tema della formazione del carattere come risorsa decisiva per imprese, istituzioni e relazioni sociali. Un percorso che unisce etica, libertà e responsabilità.

Lo scorso 20 marzo è stata pubblicata, per Rubbettino Editore, l’edizione italiana di Super Habits. Il sistema universale per una società libera e felice, presentata pochi giorni prima al Senato della Repubblica. Il volume, con la prefazione di Giuseppe Lavazza e la nota di Vladimiro Caroli, porta nel dibattito pubblico il lavoro di Andrew V. Abela, economista, decano e fondatore della Busch School of Business della Catholic University of America. Insieme a Flavio Felice ho curato questa edizione nella convinzione che il linguaggio delle virtù, se interpretato con rigore e concretezza, possa parlare oggi tanto alle imprese quanto alle famiglie, alle università e alle istituzioni.

Dallhabitus alla vita quotidiana

Che cosa sono, in concreto, le super habits?

Abela riprende la categoria tomista di habitus e la conduce nella vita di tutti i giorni: non semplici automatismi, ma abitudini profonde e stabili, quelle che la filosofia morale chiama “virtù”. Non si tratta di buoni propositi, ma di disposizioni interiori che, esercitate con metodo e perseveranza, cambiano il modo in cui guardiamo le situazioni, prendiamo decisioni, reagiamo allo stress.

Abela le descrive come “muscoli nascosti” già presenti in ciascuno di noi: più li alleniamo, più diventano naturali e ci fanno stare bene. È l’immagine di chi, dopo aver a lungo “gattonato” tra scelte istintive e reazioni emotive, impara a camminare, fino a correre. Saper vivere, in fondo, significa proprio questo: passare dalla semplice reazione istintiva alla capacità di orientare la propria esistenza con lucidità, gentilezza e libertà.

Le virtù come fattore sociale

La forza del libro sta nel mostrare che tutto ciò non è un discorso astratto, ma ha conseguenze verificabili in ogni ambito dell’esistenza: dalla famiglia alla politica, dal lavoro alla società civile.

Le superabitudini sostengono nei momenti di pressione, riducono la tendenza a comportamenti autodistruttivi, attenuano i conflitti, migliorano la qualità delle relazioni. In famiglia si traducono in meno esplosioni di rabbia e più capacità di ascolto; nella gestione del quotidiano, in più ordine nel tempo e nelle priorità; nei luoghi di lavoro diventano leadership responsabile orientata al bene comune; nella sfera pubblica contribuiscono a una politica più affidabile e a istituzioni più credibili.

L’autocontrollo, ad esempio, evita scelte impulsive che possono compromettere carriere e relazioni; l’umiltà permette di imparare dai collaboratori e di correggere la rotta senza perdere autorevolezza; l’ordine aiuta a gestire tempo ed energie in modo sostenibile; la gentile fermezza consente di affrontare i problemi senza trasformare ogni divergenza in scontro personale.

Poco alla volta emerge una grammatica del carattere che rende più vivibili gli spazi che abitiamo, in ogni contesto della nostra quotidianità.

La Busch School e il laboratorio delle superabitudini

Super Habits nasce dall’esperienza della Busch School of Business, che Abela ha pensato come un vero laboratorio in cui formazione economico-professionale e formazione etico-filosofica procedono di pari passo.

Gli studenti non ricevono soltanto nozioni di economia e management: vengono accompagnati a sviluppare, in modo sistematico, le superabitudini che li rendano affidabili sul piano umano. Le rilevazioni indipendenti su benessere, coinvolgimento nel lavoro e occupabilità dei laureati confermano l’intuizione di fondo: le competenze sono necessarie, ma non sufficienti.

A fare la differenza, nel lungo periodo, sono correttezza, umiltà, senso di responsabilità, capacità di collaborazione, resilienza. In una parola: virtù, organizzate nel libro di Abela come sistema di superabitudini.

Il capitale umano nelle organizzazioni

Dal mio osservatorio quotidiano sulle imprese, vedo in queste pagine non solo una costruzione teorica ben riuscita, ma la fotografia di dinamiche che incontriamo ogni giorno, insieme a possibilità molto concrete di trasformazione.

In qualunque contesto, il vero capitale è quello umano. Un lavoratore che esercita queste disposizioni porta con sé relazioni stabili, meno tensioni e un clima organizzativo più affidabile, oltre che produttivo; un dirigente che unisce fermezza e capacità di perdono genera fiducia; un imprenditore che coltiva la superabitudine della saggezza pratica sa affrontare l’incertezza senza scaricarne il prezzo sui più deboli.

Per università, scuole di management, imprese, enti del Terzo settore e organizzazioni complesse, la proposta di Abela è esigente ma, al tempo stesso, semplice: non è più sufficiente formare professionisti competenti, occorre formare persone capaci di abitare l’esistenza con senso, umiltà e responsabilità.

L’esperienza della Busch School, dunque, non è un modello da osservare da lontano, ma un laboratorio da cui lasciarsi ispirare e che meriterebbe di essere replicato, con intelligenza, anche in Italia. Immaginare business school, percorsi executive e academy aziendali che considerino le superabitudini asse portante della formazione non significa moralizzare l’economia, ma darle fondamenta umane più solide e, proprio per questo, più produttive.

Una proposta per il nostro tempo

In conclusione, il merito di Super Habits sta nella capacità di tenere insieme questi piani: tradizione filosofica, risultati delle scienze sociali e della psicologia positiva, esperienza concreta di vita familiare, lavorativa, politica e sociale.

Non promette scorciatoie né soluzioni istantanee: propone, invece, un cammino fatto di piccoli passi ripetuti, attraverso cui abitudini “speciali” possono diventare virtù stabili. È una proposta che riguarda tanto il manager quanto il giovane al primo impiego, il genitore o l’insegnante, l’imprenditore o il lavoratore subordinato, il cittadino e il rappresentante pubblico.

Scoprire che dentro ciascuno di noi esiste già un patrimonio di superabitudini da attivare significa restituire all’individuo il ruolo di persona: non semplice ingranaggio di un sistema, ma soggetto capace di tenere insieme libertà e produttività, lavoro e vita, etica e cura, pensiero e spiritualità.

In un tempo segnato da incertezza e trasformazioni profonde – nel lavoro come nella famiglia, nella politica come nella società civile – riscoprire il valore delle super habits non è nostalgia del passato, ma condizione necessaria per costruire istituzioni più solide e comunità autenticamente umane.