Mentre ampie regioni del mondo sono scosse dalle azioni scomposte di “una manciata di tiranni”, nuovi comportamenti prendono piede, soprattutto nelle regioni più sviluppate. È il fenomeno dei cammini, ovvero di quell’escursionismo semplice, che può coinvolgere tutte le età, dai più giovani alle persone più anziane.
Il successo culturale dei cammini
Il film del 2025 “Buen camino”, dove una figlia adolescente, in rottura con il padre ricco e volgare, fugge di casa per intraprendere il cammino di Santiago, è stato un successo oltre ogni limite. Interpretato da quella macchina da guerra socio-culturale rappresentata dalla coppia Checco Zalone (protagonista) – Gennaro Nunziante (regista), è divenuto in pochi mesi il film italiano più visto di sempre, con oltre 9,5 milioni di spettatori e incassi record.
L’analogo film francese di successo “Compostelle”, uscito nel 2026, racconta come un adolescente problematico accetta di percorrere un lungo cammino di 2 mila km come pena alternativa alla detenzione, e si trova insieme ad una insegnante, anch’essa in difficoltà familiare e professionale.
Cammina e re-inventa la tua vita, sembra essere il fil rouge di una narrazione assai realistica, secondo la quale una lunghissima camminata, per settimane e con sconosciuti, può aiutare a ricostruire sé stessi, a recuperare almeno un po’ dell’equilibrio smarrito.
I numeri di un fenomeno europeo
Solo nel 2025 il cammino di Santiago è stato percorso da oltre 500 mila “pellegrini” che si sono registrati all’arrivo per ottenere l’attestato di riconoscimento. Erano circa 50 mila all’inizio del millennio.
In Francia i randonneurs (escursionisti) praticanti sono 27 milioni, ovvero circa il 56% della popolazione. È di gran lunga il Paese europeo dove questo fenomeno è più diffuso, con oltre 60 mila km di sentieri segnalati nella natura.
Anche in Italia il numero dei praticanti è in crescita. Nel 2024 si sono contati circa 200 mila camminatori lungo i percorsi segnalati. In particolare la via Francigena ha fatto segnare numeri record, specie dopo la pandemia.
Il cosiddetto turismo lento, ovvero il cammino di più giorni e settimane, si confonde ancora da noi con il trekking di montagna, praticato, almeno saltuariamente, da circa 9 milioni di italiani.
Guide, editoria e nuovi interessi sociali
Il fenomeno è in tale silenziosa espansione che i nostri due maggiori quotidiani, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, nel mese di aprile hanno iniziato la pubblicazione congiunta di una collana di circa 30 guide di altrettanti cammini ufficiali in Italia e in Europa.
L’uscita settimanale, ormai al quarto numero, trova l’interesse di decine di migliaia di acquirenti.
In particolare in Toscana questa pratica attira ogni anno centinaia di migliaia di persone, da ogni parte del mondo, che percorrono 100-200 km attraverso campagna, boschi, natura e borghi particolarmente curati e attrezzati. Non altrettanto si può dire per il resto del nostro Paese.
L’esperienza della Francigena
Confesso che, da oltre 10 anni, con 3 amici franco-spagnoli, pratico saltuariamente, per alcuni periodi di più settimane all’anno, queste esperienze. Ho, tra l’altro, percorso quasi tutta la via Francigena, da Aosta fino a Roma, e poi da Roma fino a Benevento.
Si tratta, come è noto, di un cammino definito nel secolo X dopo Cristo dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico, che intendeva giungere in quel tempo “oscuro” a Roma per incontrare il Papa.
Il diario originale del viaggio di ritorno, in latino antico, è custodito presso la British Library di Londra, ma ve ne sono copie tradotte in vari archivi italiani.
Nei secoli successivi il cammino si prolungò da Roma fino a Leuca, divenendo il percorso principale dei crociati che dal nord Europa, territorio dei Franchi, andavano ad imbarcarsi per la Terra Santa.
I ritardi italiani
Purtroppo in Italia le autorità locali e regionali non hanno ancora dedicato la necessaria attenzione al fenomeno.
I cammini indicati sono prevalentemente su tratti asfaltati, e non su sentieri nella natura, sovente con promiscuità di traffico di auto. Gli amministratori non si spendono ancora abbastanza per rendere compatibili i sentieri escursionistici con le attività agricole e zootecniche, come avviene in Francia o in Spagna.
Abbiamo sentito preoccupanti affermazioni del tipo: “Dobbiamo espropriare il tracciato per consentire il cammino”, che francamente sembrano inopportune e del tutto sproporzionate. Non si tratta certo di immaginare altre “opere pubbliche”, ma solo di usare un po’ meglio quanto già c’è.
Chi pratica i cammini sono in genere persone assai educate e rispettose di usi e proprietà, di luoghi e di vegetazione, di coltivazioni e manufatti.
Purtroppo anche la gran parte di piccole Chiese e conventi è quasi sempre chiusa, non accessibile, neanche per una preghiera. Non si coinvolgono adeguatamente tutte le associazioni di operatori e di volontari che già esistono, né se ne sollecita la nascita di altre.
Poche settimane fa, a Benevento, abbiamo avuto modo di parlarne con Clemente Mastella che, avendo una lunga esperienza di vita pubblica, ci ha ascoltato con molta attenzione.
Camminare per ritrovare sé stessi
La nostra società contemporanea, prevalentemente urbanizzata, ha bisogno di riprendere a camminare, di riconnettersi con la natura, di ritrovare spazio e tempo per una dimensione spirituale, religiosa o più semplicemente umana.
Non ci vuol molto a comprendere l’importanza di questo fenomeno. E poi, più prosaicamente, ci sarebbe da parlare delle enormi ricadute sociali ed economiche. Migliaia di persone che si spostano devono dormire e mangiare, comprano attrezzature e altro.
I nostri piccoli borghi hanno tutto da offrire e l’Italia, in genere, più di ogni altro Paese al mondo.
Occorre una politica semplice, attenta, rispettosa, forse anche un po’ sanamente pedagogica, come da tempo si è un po’ troppo dimenticato. Gli effetti nel tempo potrebbero essere enormi.
