Nessuno può ancora cantare vittoria
La Svezia si sveglia senza sapere con certezza chi abbia vinto. È forse questo il dato più importante di una notte elettorale che rischia di essere raccontata ancora una volta secondo il vecchio schema: destra contro sinistra, un blocco contro l’altro. A prima vista, la fotografia provvisoria del nuovo Riksdag restituisce un Paese diviso esattamente a metà.
La proiezione assegna 175 seggi al fronte che comprende Socialdemocratici, Sinistra, Verdi e Centro e 174 all’area formata da Moderati, Democratici Svedesi, Cristiano Democratici, Liberali. Un solo deputato di differenza su 349. E bisognerà attendere mercoledì, con il completamento del conteggio dei voti in ritardo e dall’estero, prima di considerare acquisito il risultato.
Dunque, prudenza. Ma dentro questo equilibrio quasi perfetto si intravede già qualcosa che il racconto bipolarista rischia di nascondere.
Arretrano le ali, cresce il centro
I maggiori partiti non escono rafforzati come ci si sarebbe potuti attendere da una competizione tanto polarizzata. E soprattutto arretrano, fortunatamente, i Democratici Svedesi (SD), la formazione della destra radicale che negli ultimi anni ha condizionato profondamente il centrodestra e l’esperienza di Tidö.
Contemporaneamente emerge un dato di segno opposto: crescono le due forze che, pur collocate oggi in schieramenti diversi, occupano politicamente lo spazio centrale, il Centro (C) e i Cristiani Democratici (KD).
Non sono due partiti sovrapponibili. Il Centro proviene dalla tradizione agraria e ha sviluppato un liberalismo territoriale, comunitario ed europeista; i Cristiani Democratici affondano invece le proprie radici nelle Chiese libere protestanti e nella cultura democristiana nordeuropea. Eppure proprio queste diverse genealogie possono incontrarsi nella ricerca di un’alternativa alla polarizzazione.
La domanda adesso è per KD
Il Centro aveva avanzato prima del voto una proposta destinata oggi ad assumere tutt’altro peso: tagliare le ali, costruendo una maggioranza che non dipenda né dalla sinistra radicale di Vänsterpartiet né dalla destra radicale dei Democratici Svedesi.
A questo punto la domanda riguarda soprattutto KD. Fino a che punto i Cristiano Democratici sono disposti a “morire” politicamente per tenere in piedi il rapporto con la destra di SD? Ebba Busch, la leader del partito, nella sua dichiarazione a tarda notte ha escluso un cambio di strategia. Tuttavia, come ha chiosato Elisabeth Thand Ringqvist, leader del Centro, il lavoro “comincia domani”.
Il risultato definitivo dirà chi dispone di un seggio in più, ma il significato politico del voto potrebbe in ogni caso essere altrove. La Svezia che doveva consacrare ancora una volta la politica dei due blocchi potrebbe aver aperto, invece, uno spazio per il suo “ricentramento”.
E sarebbe il paradosso più interessante di queste elezioni: mentre tutti guardavano alle ali per sapere chi avrebbe vinto, gli elettori potrebbero aver rimesso il centro della politica…al centro della politica. Il lavoro, in effetti, comincia domani.

