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Tempi nuovi, al centro per cambiare

Appello di “Tempi Nuovi” rivolto a movimenti, associazioni, circoli culturali.. A fine settembre, in un’Assemblea di Delegati convocata ad hoc si esaminera il Documento finale da porre a base della conseguente iniziativa politica.

APPELLO

La piattaforma dei “Cristiani e Popolari” propone un nuovo inizio, ispirato alla lungimirante lezione degasperiana, per restituire all’Italia una prospettiva politica unitaria e autonoma, fuori dalla polarizzazione sterile tra destra e sinistra.

Una piattaforma che sia al tempo stesso un ponte, anche tra generazioni diverse: ne sta crescendo una, infatti, con una sensazione molto precisa, e cioè che nessuno tra quelli al timone del Paese abbia intenzione di cambiare direzione. Il presente si mangia il futuro.

Lalternativa di centro non è equidistanza né moderatismo di ripiego, ma ricerca di una sintesi più alta tra libertà e giustizia sociale, sviluppo e coesione, interesse nazionale ed europeismo. Di fronte alla crisi del bipolarismo, al peso crescente dei populismi, alle disuguaglianze prodotte dall’economia globale, alla sfida demografica, tecnologica, ambientale e geopolitica, i cristiani sono chiamati a rinnovare la propria responsabilità pubblica.

La tradizione del cattolicesimo democratico e popolare non va restaurata, ma resa nuovamente feconda attraverso autonomia di giudizio, cultura della mediazione e visione di governo.

In questo quadro, levocazione della cosiddettafelicità pubblica” orienta una politica rivolta alla qualità della vita, alla partecipazione, ai beni comuni e alla dignità della persona. L’obiettivo è ricostruire una presenza popolare capace di unire società e istituzioni, sottraendo il governo del Paese al ricatto di sovranismi e populismi. “È il tempo della responsabilità”, ha detto Leone XIV al Meeting di Rimini. Di questo richiamo vogliamo assumere laicamente il peso e la complessità, senza confondere i piani della religione e della politica.

L’Europa è parte essenziale di questa prospettiva: non soltanto spazio di regole e di mercato, ma soggetto politico capace di produrre crescita, conoscenza, sicurezza e autonomia strategica. Rafforzare l’Europa è l’unico modo per restituire, nel solco della solidarietà atlantica, quel dinamismo che ha fatto dell’Occidente un fattore universale di civiltà.

La bussola resta la lezione di De Gasperi: prima l’interesse nazionale, poi quello della coalizione, infine quello del partito. Non guardiamo indietro. Vogliamo un “partito del domani”, capace di affontare le sfide lanciate dal cinico disegno del transumanesimo e della postdemocrazia. Nella nostra memoria ritorna la centralità del programma, da cui deriva in questo passaggio epocale l’ambizione di lavorare anzitutto per il risanamento finanziario – meno deficit, meno debito – e il rilancio della produttività nell’industria e nei servizi, ferma da troppi anni, dando una prospettiva di equità e di progresso alle nuove generazioni.

Uniti ce la possiamo fare.