Treccani | Paparazzo, una parola italiana che non conosce confini.

Il web dà conto della diffusione del termine. Paparazzo sembra meglio correlarsi all’invenzione di un soprannome che non alla replicazione di un cognome. Di seguito uno stralcio del testo proposto dalla Treccani.

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Un ulteriore passaggio semantico ha caratterizzato la parola: da fotoreporter a simbolo di mondanità in generale – nomi di ristoranti, alberghi, sale vip, ecc. – e di italianità in particolare. La voce paparazzo ha dunque compiuto un percorso originale, diventando uno dei simboli dello spettacolo italiano e dell’Italia tutta, un nome che, grazie alla sua allusività e capacità evocativa, ha assunto un valore identificativo dell’italianità, specie nel commercio e in particolare nella ristorazione.

La Rete è piena di voci con base paparazz-, tra i quali possono citarsi i sostantivi: paparazzismo, paparazzume, paparazzaggine, paparazzata, paparazzeria, paparazzità, paparazzitudine, paparazzofobia, superpaparazzo, protopaparazzo, il femminile paparazza, paparazzetto, paparazzaccio; le voci verbali: paparazzava, paparazzerei, paparazzeggio, paparazzando, paparazziamo; e poi gli aggettivi e i participi: paparazzabile, paparazzevole, paparazzato e ultrapaparazzato… Se poi desideriamo ampliare la lista, spulciando nelle lingue straniere, iperpaparazzi e paparazzino sono documentati solo in inglese, paparazzista in finlandese, postpaparazzismo in spagnolo, paparazzese in portoghese brasiliano, paparazzita in varie lingue tutte diverse da quella italiana.

Si veda anche il titolo di un articolo che è quasi uno scioglilingua: Paparazzo paparazzato mentre paparazzava. Non è una novità. Certo è che Paparazzo ha superato per popolarità e diffusione, in Italia e ancor più all’estero, tutti gli altri nomi comuni e aggettivi derivanti da protagonisti di film.

 

Ma Paparazzo è un cognome o un soprannome?

 

All’origine, dunque, certo un cognome: ma in bocca a Fellini e a Mastroianni non sarà diventato forse un soprannome? Che cosa ce lo fa pensare? Vari particolari. Primo, nel film del 1960 i personaggi con cognome si contano sulle dita di una mano: il protagonista Marcello (Rubini nel film, peraltro appena citato), gli appartenenti alla famiglia Steiner e una figura trascurabile come Totò Scalise. Adriano Celentano è indicato come “il cantante”, Enzo Cerusico come “il fotografo”, Alfredo Rizzo come “il regista televisivo”, Umberto Orsini come “il giovane”, Jacques Sernas come “il divo” e poi Sylvia (Anita Ekberg), Maddalena (Anouk Aimée), Emma, Fanny, Robert, Nadia, Laura, Irene, Nico, Paola, Riccardo, senza mai un cognome.

Secondo: come detto, già nelle riprese Fellini si rivolgeva al gruppo dei fotografi appellandoli “paparazzi”. Il che, oltre ad aver accelerato il processo deonimico, sembra un’operazione onomastica più verosimile e condivisibile se si parte da un soprannome per sua stessa natura è attribuile a chiunque, che non da un nome di famiglia. Terzo: il significato di Paparazzo (discusso anche tra i linguisti) è stato spiegato in vari modi dai protagonisti, come se ci si divertisse a rispondere in modo sempre diverso alle domande di giornalisti e di curiosi, dando fondo alla propria fantasia etimologica. Anche questo aspetto sembra meglio correlarsi all’invenzione di un soprannome che non alla replicazione di un cognome.

Ma accontentiamoci della vulgata. Altrimenti dovrebbe cambiare anche il titolo di questo articolo.

 

Per saperne di più

https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/cognomi_paparazzo.html